Golden scales of justice, gavel and books on brown background

Pensioni, cosa cambia per i medici dopo l’intesa Governo-sindacati

(da Doctor33)   Come avevamo dato per ampiamente probabile, con l’accordo governo sindacati dell’altro ieri dal 2017, sempre che non ci si mettano i vincoli di stabilità europei a bloccare il pacchetto pensioni varato dalla gestione Renzi, diventerà possibile ricongiungere spezzoni di periodi lavorati anche nella gestione separata Inps. E a quanto pare, diversamente da ora, sarà fattibile a titolo non oneroso, anche se l’impatto della non onerosità sull’ente previdenziale degli italiani è tutto da verificare.

Fronte Enpam – «La notizia è molto buona per i medici specializzandi che dal 2006 destinano il 24% dei soldi del loro contratto alla gestione separata Inps ma non possono ricongiungerli ai contributi che poi verseranno in Enpam, e nemmeno a quelli in Inps-Inpdap», spiega Marco Perelli Ercolini esperto di previdenza e membro dell’Osservatorio Anziani Enpam. «Le nuove misure formalizzerebbero il passaggio da un modello di società dove si cambiava raramente lavoro, e tutt’al più si prendeva in considerazione il transito dal pubblico al privato in un arco contributivo relativamente breve, ad uno dove il lavoro è fluido, si cambiano molte occupazioni e di conseguenza si maturano spezzoni in tanti enti previdenziali in un arco contributivo molto più lungo».
Le quattro leggi – Come ricorda Perelli, inizialmente la ricongiunzione non era onerosa e operava solo nel transito dal pubblico al privato all’interno dell’Inps. «La 322 del 1958 consentiva ai dipendenti pubblici che cessavano dal servizio senza aver maturato il diritto alla pensione di trasferire i contributi all’Inps. Nel 1979, la legge 29 consente di ricongiungere al Fondo dipendenti Inps tutti i contributi esistenti nelle gestioni sostitutive dello stesso ente o speciali dei lavoratori autonomi. Nel 1990, la legge 45 amplia il ventaglio dei beneficiari di ricongiunzione, dando la possibilità di agganciare all’Inps i contributi alle casse privatizzate e viceversa. E provocando costi inattesi. Specie quando, alzata l’età pensionabile anche per le donne con differenza tra pubblico e privato (nel privato la donna può pensionarsi prima), molte pubbliche dipendenti hanno chiesto la ricongiunzione all’Inps per andare in pensione qualche anno prima. Ed ecco che nel 2010 è arrivata l’abrogazione della 322 del ’58 a rendere le ricongiunzioni onerose e a subordinarle a una contribuzione di almeno cinque anni nella cassa “minore”».
Quattordicesima e Ape – Al di là del mondo medico, il ventaglio delle misure ventilate ai sindacati da premier e sottosegretari è molto ampio. Lo stato metterà 6 miliardi in tre anni per innalzare la quattordicesima ai pensionati a basso reddito. L’incremento crescerà quanti più sono gli anni di contributi versati. Il diritto a percepire l’assegno si estenderà alle pensioni fino a 1000 euro lordi mensili e non più fino a 750, limite vigente finora e pari a una volta e mezzo il minimo Inps. Si conferma poi la volontà del governo di concedere a chi lo chiede la chance di pensionarsi in anticipo (ape), fino a 3 anni e 7 mesi prima del limite di vecchiaia posto nel pubblico e per i maschi nel privato a 66 anni e 7 mesi (in ambito Inps, mentre in Enpam è 67 anni). Chi va in pensione prima dovrà chiedere un prestito ventennale alla banca e pagare gli interessi, e stipulare un’assicurazione che subentra in caso di premorienza per il lavoratore, rimborsando tutto con una fetta dell’assegno pensionistico, più o meno grande a seconda di quanto prima va in pensione. A fine ventennio, la rinuncia potrebbe essere di svariate decine di migliaia di euro. La proposta del governo è di esentare dalle spese disoccupati e categorie particolari, quella dei sindacati è di esentare tutti entro il limite di 1300 euro di pensione lordi; sempre esenti gli esodati, che non hanno deciso loro di andare via prima (pagherebbe l’azienda). Tutto da vedere il capitolo sui lavori usuranti: il requisito per andar via fino a 5 anni prima non dovrebbe essere più quello di star ancora praticando quel lavoro, ma di averlo praticato in sette degli ultimi dieci anni.