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Prescrizioni inappropriate di antibiotici: le strategie per ridurle

(da  Doctor33)   Gli antibiotici sono un’arma indispensabile nell’arsenale medico, ma se prescritti inutilmente non solo non servono, ma possono favorire infezioni, causare allergie e, peggio ancora, selezionare i cosiddetti superbugs, batteri multiresistenti fonte di infezioni potenzialmente mortali.

I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) stimano che negli Stati Uniti circa metà delle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici non siano necessarie, e che ogni anno fino a due milioni di persone sviluppino infezioni resistenti agli antibiotici con 23.000 decessi. E a complicare le cose ci ha pensato lo scorso maggio un articolo pubblicato su Antimicrobial Agents and Chemotherapy, in cui i ricercatori del Walter Reed Army Institute of Research segnalavano il primo caso di resistenza alla colistina negli Stati Uniti: una donna di 49 anni trattata per un’infezione urinaria da Escherichia coli risultata resistente alla colistina, un vecchio antibiotico che per la sua nefrotossicità è tenuto come ultima scelta contro le infezioni multiresistenti. «Anche se altri fattori, come ad esempio l’uso di antibiotici nel bestiame, hanno contribuito, le prescrizioni inappropriate giocano un ruolo chiave nella pressione selettiva che porta all’aumento della resistenza batterica» afferma Marian McDonagh, professore di epidemiologia medica all’Oregon Health & Science University di Portland e prima autrice di una revisione sistematica sulle strategie per razionalizzare l’uso di antibiotici. Servono quindi prescrizioni selettive da parte dei medici, ma come ottenerle? Educare i medici all’uso corretto degli antibiotici ha avuto un effetto modesto. Gli avvisi inviati attraverso la cartella clinica elettronica ricordando di non prescrivere inutilmente si sono persi nel mare di messaggi in arrivo. Offrire incentivi finanziari ha avuto scarsi risultati, anche per la modestia del premio. Servono dunque soluzioni alternative, e una potrebbe essere quella proposta su Jama dai ricercatori dell’University of Southern California (Usc) di Los Angeles. Nelle cure primarie due interventi comportamentali socialmente motivati, ossia la giustificazione responsabile e il confronto tra pari, hanno portato a una significative riduzione nella prescrizione inappropriata di antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie acute, mentre un terzo intervento privo della componente sociale, ossia le alternative suggerite, non ha avuto effetti. «Nonostante le linee guida finora pubblicate e decenni di sforzi per cambiare i modelli prescrittivi, l’uso eccessivo di antibiotici persiste» scrivono su Jama i ricercatori della Usc, assegnando in modo casuale 248 medici di 47 studi di medicina generale a Boston e Los Angeles a ricevere uno o nessuno dei tre interventi per 18 mesi. I tre approcci comportamentali erano:
1) le alternative suggerite, un sistema telematico che suggeriva trattamenti non antibiotici;
2) la giustificazione responsabile, che chiedeva ai medici di inserire a testo libero nelle cartelle dei pazienti i motivi per cui avevano prescritto gli antibiotici;
3) il confronto tra pari, in cui venivano inviati messaggi di posta elettronica ad altri medici per confrontare i reciproci tassi di prescrizioni inappropriate. E l’analisi dei dati indica che la giustificazione responsabile e il confronto tra pari riducono in modo significativo l’inappropriatezza prescrittiva, mentre le alternative suggerite non hanno effetto.

«Nel loro insieme, gli studi svolti suggeriscono che strategie semplici e poco costose, fondate sulla conoscenza del comportamento umano, possono essere estremamente efficaci per affrontare i problemi legati alla prescrizione inappropriata di antibiotici» conclude McDonagh.
(Medscape. Jun 21, 2016 http://www.medscape.com/viewarticle/864802)