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Dieci azioni per dare più valore alla vaccinazione antinfluenzale

(da M.D.Digital)    Promuovere e implementare l’accesso alla vaccinazione antinfluenzale e l’appropriatezza nell’utilizzo delle terapie disponibili; perfezionare un modello organizzativo efficiente ed integrato; rafforzare le attività di comunicazione e informazione verso i cittadini e gli operatori sanitari: sono questi in sintesi gli step principali delle 10 linee di azioni  concrete per attuare una prevenzione vaccinale efficace contro l’influenza. È quanto si evidenzia nel documento “Il Valore della vaccinazione antinfluenzale: priorità e azioni concrete per aumentare le coperture e migliorare la salute dei cittadini” presentato a Roma nell’ambito di una conferenza stampa organizzata da The European House-Ambrosetti, con il supporto incondizionato di Sanofi Pasteur, all’Università Cattolica durante la seconda giornata del Congresso Nazionale della SiHTA.
In Italia ogni anno l’influenza colpisce circa 4 milioni di persone, per arrivare a 8 milioni negli anni di picco, generando un impatto molto rilevante per il nostro sistema sanitario. “Ogni anno 1 anziano su 2 non è coperto dalla profilassi vaccinale antinfluenzale ed ha un rischio molto elevato di avere complicazioni che portano alla ospedalizzazione e, nei casi più gravi al decesso. Molti studi dimostrano il valore della profilassi vaccinale in generale ed in particolare nel caso dell’influenza non solo per gli anziani, con età superiore a 65 anni ma anche nei pazienti cosiddetti fragili, cioè i cronici (adulti e bambini), gli immunodepressi, le donne in gravidanza e nelle cosiddette categorie a rischio, a partire dagli operatori sanitari. Eppure i dati ci dicono che non vacciniamo soprattutto le categorie dei più fragili. La corretta informazione e il dialogo tra specialisti e medicina del territorio sicuramente è uno dei fattori prioritari su cui agire” – ha affermato  Francesco Vitale, Professore Ordinario di Igiene e Presidente Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Palermo.
“Comprendere a fondo le ragioni dei bassissimi livelli di copertura vaccinale tra gli operatori sanitari (mediamente tra il 20 e il 30%) e intervenire con vari strumenti e su molteplici livelli, dai meccanismi di comunicazione/formazione ai meccanismi di monitoraggio e incentivazione- ha aggiunto Michele Conversano, Direttore, Dipartimento di Prevenzione, Asl Taranto e Presidente Alleanza Italiana Invecchiamento Attivo Happy Ageing – è indispensabile. Proteggere i pazienti con cui gli Operatori Sanitari vengono a contatto è un dovere etico e deontologico e deve coinvolgere tutte le professionalità. Alcuni interventi concreti potrebbero essere: introdurre la vaccinazione antinfluenzale tra i requisiti di qualità delle strutture sanitarie e ospedaliere, l’obbligo di registrare l’eventuale dissenso alla vaccinazione da parte degli Operatori Sanitari, inserire i target di copertura degli OS tra gli obiettivi dei Responsabili delle strutture sanitarie, ospedaliere e dei Distretti”.
Il ruolo del medico di medicina generale diventa indispensabile per un nuovo modello di organizzazione integrata del sistema di prevenzione vaccinale. “Il rapporto di fiducia, la prossimità tra il Mmg e il paziente e la conoscenza dei bisogni assistenziali dell’assistito rendono il Medico di Medicina Generale un canale di accesso efficace e rapido alla profilassi vaccinale – ha evidenziato Tommasa Maio, Responsabile Nazionale Area Vaccini, Fimmg – la piattaforma NetMedicaItalia realizzata da ‘Fimmgraccoglie i dati’ delle cartelle cliniche dei pazienti in carico e ci permette di monitorare le stagioni influenzali in corso. Occorre inoltre superare il tema dell’età dei 65 anni e ampliare l’offerta anche alla popolazione attiva per fare prevenzione sullo sviluppo delle complicanze delle cronicità”.
A livello di sistema socio-economico, secondo uno studio realizzato dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma, si evidenziano effetti non solo sulla perdita di produttività del lavoro ma anche sul sistema dei consumi e del gettito fiscale. “Il modello di analisi del Fiscal Impact applicato all’influenza – dice Americo Cicchetti, Professore di Organizzazione Sanitaria all’Università Cattolica e Direttore di Altems – ci permette di stimare la dimensione complessiva dell’impatto sul sistema e di avere degli spaccati in funzione delle fasce di età e categorie di lavoratori. Nell’ambito del Board abbiamo declinato il modello alla fascia di popolazione attiva tra i 15 e i 64 anni considerando gli impatti sul sistema della previdenza sociale, sulle imprese in termini di perdita di produttività del lavoro, sul reddito dei lavoratori e sulla propensione al consumo e infine, sulla riduzione del gettito fiscale per il sistema. Nell’ipotesi di avere 2,1 milioni di infetti si stimano 8,12 milioni di giornate di lavoro perse con un impatto sul sistema economico complessivo pari a 800 milioni di euro”.
“Questo documento si inserisce in un percorso attraverso il quale Sanofi Pasteur intende contribuire alla sensibilizzazione di Istituzioni e cittadini sul valore della vaccinazione antinfluenzale, sia dal punto di vista della salute pubblica sia per quanto riguarda le ricadute che la mancanza di prevenzione porterebbe dal punto di vista economico e sociale” – ha dichiarato Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur Italia e Malta – “In particolare questo studio approfondisce ulteriormente il potenziale impatto dell’influenza dal punto di vista fiscale, economico e sociale sul nostro sistema sanitario. I dati emersi dimostrano un nuovo profilo del valore della vaccinazione antinfluenzale, funzionale non solo dal punto di vista epidemiologico e di prevenzione per i soggetti a rischio, ma anche ai conti pubblici e alla sostenibilità del sistema stesso”