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Il cibo bio riduce i pesticidi nel corpo. Mangiare senza compromettere la salute è possibile

(di Patrizia Gentilini  da Il Fatto Quotidiano - Ambiente & Veleni - 13 dicembre 2017)

La ricerca di alcuni pesticidi nelle urine di una famiglia romana prima e dopo 15 giorni di alimentazione biologica ha suscitato, oltre che grande interesse, anche quesiti e critiche cui intendo rispondere in qualità di membro del Comitato dei Garanti dell’iniziativa.  “I pesticidi dentro di noi”, è la prima di una serie di campagne che rientrano in un progetto di più ampio respiro “Cambia la Terra” il cui obiettivo è  rendere consapevoli dei danni  dell’agricoltura industriale e dimostrare che si può produrre cibo di qualità senza compromettere la salute né di chi lo fa né di chi lo consuma, senza inquinare l’ambiente, le acque, salvaguardando biodiversità e fertilità dei suoli.  Si tratta di un progetto “culturale”, impegnativo e stimolante, nato grazie a Federbio, supportato economicamente da aziende del biologico cui partecipano anche WWF, LIPU e Legambiente.   Nelle urine di una famiglia romana (padre Giorgio, madre Marta e due figli: Stella 9 anni e Giacomo 7) sono stati ricercati – presso il Medizinisches Labor Bremen – glifosato, clorpirifos e due metaboliti dei piretroidi (CL2CA ed mPBA),  sia prima che dopo l’adozione di una dieta rigorosamente biologica durata due settimane. Dalle analisi pre-dieta tutta la famiglia  è risultata pesantemente contaminata.  Pesticidi nelle urine umane non dovrebbero esserci e pertanto non esistono “limiti di legge”: già il fatto che li si ritrovino testimonia che la legislazione vigente non è in grado di tutelarci. L’unico confronto possibile è quello con popolazioni di riferimento tratte da studi pubblicati o – in loro assenza- dai dati in possesso del laboratorio relativi ad analisi effettuate su popolazione danese e tedesca.  Nelle analisi pre-dieta il glifosato – al centro di vivaci contestazioni – nelle urine di Giorgio, Stella e Giacomo è superiore al valore medio della popolazione di riferimento, mentre nelle urine di Marta,  che segue una dieta senza cereali è al di sotto del limite di rilevabilità.

Il clorpirifos è un insetticida organofosforico di cui è nota l’azione neurotossica, ma che agisce anche come interferente endocrino ed è particolarmente pericoloso per il cervello in via di sviluppo. In tutti componenti della famiglia, ma specie in Marta e Giacomo, è presente in concentrazioni superiori alla media. I piretroidi sono insetticidi ad ampio spettro utilizzati anche contro le zanzare, molto più persistenti e tossici rispetto al piretro naturale. Tutta la famiglia è risultata positiva, in particolare ad m-PBA.  Dopo due settimane di dieta biologica, il glifosato scompare nelle urine di Giorgio, Giacomo e Stella. Il clorpirifos si riduce del 75% nelle urine di Marta, in quelle di Giorgio  scende sotto soglia di rilevabilità, in Giacomo si riduce di circa 2/3, in Stella invece nessun cambiamento. Anche per i piretroidi risultati eclatanti: l’m-PBA – che in Marta era elevatissimo – scende sotto la media di riferimento e in Giorgio si riduce di oltre il 60%. Nei figli netta riduzione di entrambi i metaboliti.  Che significato ha tutto questo? Una critica ricorrente è che sia una ricerca “farlocca” e senza valore scientifico: critica che sarei la prima a condividere se l’iniziativa fosse stata spacciata per un “esperimento scientifico”. Come chiaramente risulta nessuno l’ha mai considerato tale, data l’esiguità del campione, l’assenza di un gruppo di controllo etc: ciò che interessava mostrare in modo mediaticamente efficace era che i “veleni” sono dentro di noi e che cambiando le nostre abitudini è possibile ridurli.  Tuttavia i risultati non sono stati affatto sorprendenti perché in linea con ciò che numerosi studi scientifici segnalano fin dal 2006. Gli effetti di una dieta biologica sono evidenti soprattutto nell’infanzia, come dimostra una ricerca condotta su 40 bambini dai 3 ai 6 anni in California; un altro studio segnala che addirittura già dopo soli 5 giorni si ha la scomparsa pressoché totale delle sostanze indagate.

Ma tutto questo cosa c’entra con la salute? Uno studio molto interessante condotto in Italia in residenti in prossimità di meleti ha evidenziato che in corrispondenza dei trattamenti aumentano i pesticidi nelle urine e, di concerto, diminuiscono i meccanismi di riparo del dna, segnale indubbiamente preoccupante che qualcosa di negativo accade nell’organismo; interessante il fatto che l’assunzione di miele biologico recupera questi deficit.  L’alimentazione biologica rappresenta “la chiave di volta” e la stessa Ue ha riconosciuto che grazie ad essa diminuisce il rischio di malattie allergiche, obesità, antibiotico-resistenza e in gravidanza  si protegge lo sviluppo cerebrale. Inoltre negli alimenti biologici vi è minor presenza di cadmio e maggiori livelli di polifenoli, vitamine e omega 3, conoscenze ormai ampiamente documentate in letteratura. Una altra critica è che “Cambia la Terra” sia un modo mascherato di marketing del biologico: se questo rischio fosse anche solo minimamente presente mai e poi mai Isde avrebbe accettato di far parte del Comitato dei Garanti, di cui fa parte anche un rappresentante di Ispra ed un professore ordinario della Facoltà di Agraria di Milano. “Cambia la Terra” è una campagna “politica”, culturale e di informazione, considerarla una campagna “pubblicitaria” è riduttivo e miope perché, specularmente, si dovrebbe concludere che chi difende le ragioni dell’agricoltura convenzionale, lo fa per vendere fitofarmaci. Non si dimentichi inoltre che il mercato del biologico non necessita affatto di promozione, essendo in crescita costante di oltre il 20% annuo. Ed infine una nota personale: sono profondamente grata a chi ha avuto l’idea di dar vita a “Cambia la Terra”, progetto cui sono orgogliosa di collaborare perché finalmente si offre a tutti la possibilità di documentarsi e capire che praticare una “nuova agricoltura” è una necessità inderogabile per salvaguardare la salute nostra e dell’infanzia.

Formazione ai medici per imparare a dire ‘no’ alle richieste clinicamente inappropriate

(da Doctor33)  Il rifiuto da parte del medico di soddisfare alcuni tipi di richieste del paziente è stato associato a una peggiore soddisfazione di quest'ultimo rispetto all'operato del professionista, secondo uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine. «Studi precedenti suggerivano che la risposta positiva o negativa alle richieste avesse un effetto sulla soddisfazione, ma includevano un aggiustamento limitato per i fattori confondenti del paziente. Inoltre, tali studi non esaminavano tipi diversi di richieste», spiega Anthony Jerant, della University of California Davis School of Medicine di Sacramento, autore principale del lavoro.
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Politerapia, una guida sugli accorgimenti da adottare per evitare potenziali rischi

(da Doctor33)   Anche, e soprattutto, a causa dell''invecchiamento della popolazione, la politerapia è un fenomeno in costante in aumento. Si calcola che in Italia l'11% degli ultra 65enni assuma 10 o più farmaci e circa il 50% ne tra 5 e 9 (tra medicinali diversi e/o somministrazioni ripetute degli stessi durante il medesimo giorno). Allo scopo di aiutare i pazienti a curarsi in sicurezza, evitando errori ed effetti collaterali, è apparsa su "JAMA" una guida semplice per la gestione delle politerapie.

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Cannabis per il dolore cronico: tante speranze, poche evidenze

(da M.D.Digital)   Dal 14 dicembre 2016 è disponibile in Italia, per la prescrizione di preparazioni magistrali, la cannabis FM2 prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze e contenente tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD). Lo scorso 22 febbraio il Ministero della Salute ha emanato una circolare con le informazioni necessarie a medici e farmacisti per la preparazione e l’utilizzo della cannabis FM2. Tra le indicazioni, ‘l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali’ e ‘l’analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace’. La circolare sottolinea che ‘la cannabis […] è un trattamento sintomatico di supporto a quelli standard, quando questi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare effetti collaterali’.

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Medici in sciopero per difendere salute di tutti, non solo categoria

(da AdnKronos Salute)  I medici italiani dipendenti del servizio pubblico si avviano allo sciopero proclamato per il 12 dicembre con preoccupazione, rabbia e delusione per la mancanza di attenzione del Governo al settore, confermata - sottolineano - anche dalla manovra economica dove per la sanità c'è poco o nulla. Ma anche convinti che la loro protesta, nonostante l'inevitabile disagio per i cittadini, sia necessaria per difendere il servizio sanitario pubblico a vantaggio di tutti i cittadini, e non solo per tutelare la categoria "sempre più bistrattata". Lo hanno ribadito i camici bianchi delle diverse sigle aderenti all'Intersindacale medico, che oggi hanno manifestato a Roma in un affollato incontro a cui hanno partecipato anche parlamentari e rappresentanti dei cittadini.

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onvenzione con Groupama Assicurazioni per Crediti vantati dai Liberi Professionisti verso i propri Debitori.

Stipulata nuova convenzione con Groupama Assicurazioni di Mengozzi e Morigi di Forlì che, con il partner commerciale AeC Underwriting, propone una nuova polizza assicurativa che garantisce i Crediti vantati dai Liberi Professionisti (identificabili come società a altri liberi professionisti) verso i propri Debitori. Per ulteriori informazioni contattare:   Dott.ssa Marianna Lamberti Cell. 3295455083 Tel. 054368804   Mengozzi e Morigi Assicurazioni – Agenzia Generale Groupama P.zza Falcone e Borsellino, 12 47121 – Forlì
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Il Manifesto della MG: l’orgoglio di una professione

(da M.D. Digital)  “Non è assolutamente vero che il nostro Ssn non è più sostenibile, è costruito male”. Esordisce così Claudio Cricelli, presidente Simg alla conferenza stampa di presentazione del 34° Congresso della Società, svoltosi di recente a Firenze. “Il nostro Sistema  Sanitario Nazionale - continua Cricelli - pur essendo stato filosoficamente incardinato sulla Medicina Generale e sulle Cure Primarie, in realtà è diventato un sistema specialistico: i piani terapeutici li redigono gli specialisti in piena libertà senza che nessuno ne metta in dubbio la qualità, le prescrizioni dei farmaci innovativi sono affidate a loro. Nel frattempo i Mmg sono sotto esame in tempo reale attraverso le ricette elettroniche, i FSE. Inoltre, con le armi spuntate, devono fare i conti con un cambiamento estremamente significativo: l’età di insorgenza delle malattie croniche che noi registriamo nelle cartelle cliniche dei nostri pazienti, rispetto a dodici anni fa, è passata da 55 a 51 anni. E considerando che sono milioni gli italiani affetti da cronicità, la gestione economica di queste patologie diventa ingestibile se il sistema non effettua una inversione a U, investendo sulla MG e liberando l’assistenza specialistica da funzioni improprie. Questo significa che la maggior parte del percorso di cura e di salute deve essere interamente affidato alle Cure primarie, il che vuol dire riscriverle. Da qui nasce la decisione di dare vita ad un nuovo Manifesto Programmatico della Medicina Generale”. “Si tratta di una gigantesca opera aperta, hortus inconclusus, esclusiva di tutti e proprietà di nessuno - precisa Cricelli nel suo intervento di apertura al Congresso -  che va condivisa nei suoi obiettivi, ma va affidata per obbligo morale a chi questo futuro deve vivere, i giovani medici, i futuri medici, i cittadini. Lo affidiamo anche a chi la professione vive da decenni perché vi trasferisca la sua eredità, il segno di una costruzione, tenace anche se incompiuta”. “Ci sarà un sito, un luogo fisico, - spiega il presidente Simg - un luogo condiviso nella Rete al quale ciascuno darà il proprio contributo per definire i punti cardine del Manifesto: competenze, ruolo, formazione, organizzazione e obiettivi della nostra professione”. “Con il Manifesto - sottolinea poi  Ovidio Brignoli vice-presidente Simg -  entriamo in un nuovo ciclo della vita della Medicina di Famiglia, per questo si deve aprire una nuova fase dell’appropriatezza. Dalle anacronistiche e illogiche limitazioni prescrittive basate sui titoli professionali, si deve passare alla rigorosa appropriatezza fondata su regole condivise e valide per tutti i professionisti, indipendentemente dal comparto di appartenenza. L’accontabilità, il rigore professionale, la competenza clinica e la valutabilità dei comportamenti devono essere l’unico criterio di valutazione dell’operato del medico”. “Il percorso delineato nel Manifesto - conclude Cricelli - dovrà portarci alla liberazione dalla ‘galera’ asfissiante dei silos economici, dei piani terapeutici astrusi, del finanziamento privilegiato dell’elevata intensità per lasciare solo le ‘briciole’ alle cure primarie. I silos, che determinano l’allocazione dei fondi solo in base al valore economico dei singoli comparti, vanno eliminati e sostituiti da un sistema sanitario longitudinale in cui ogni comportamento determini un aumento di efficienza e di qualità con risparmio dei costi. Con questo Manifesto chiudiamo il primo ciclo della nostra storia e indichiamo la traccia per lo sviluppo della professione. Un futuro anti-corporativo, appartenente ad una visione propria di una disciplina moderna”.
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Ricetta Dematerializzata: Divieto invio via E-Mail del promemoria cartaceo

(da Fimmgroma.org)   L'avvento della de-materializzazione, e il passaggio parziale delle prescrizioni attraverso il rilascio del promemoria cartaceo, se da un lato ha razionalizzato la prescrizione limitando al minimo errori o disattenzioni, dall'altro fa nascere nuovi problemi legislativi legati alla Privacy e alla rispondenza della prescrizione stessa ai rigori legislativi.  Proprio in questi giorni da alcune regioni di Italia , le Marche e la Sardegna, sono stati lanciati alcuni allarmi sulla non rispondenza legislativa dell'invio del promemoria cartaceo attraverso la posta elettronica, nello specifico direttamente in farmacia.  Il problema però, insorge indipendentemente dal destinatario, e pertanto vorremmo ricordare alcune regole da osservare nella compilazione ed erogazione del promemoria cartaceo delle prescrizioni dematerializzate.

IL PROMEMORIA NON PUO' ESSERE INVIATO VIA E MAIL

Il Garante, nella sua annuale relazione della propria attività presentata il 28.06 u.s. in Senato (allegato n. 1 pag.72), ha ricordato quanto segue: L'art. 1, comma 4, decreto del MEF del 2 novembre 2011 prevede che "il medico prescrittore rilascia all'assistito il promemoria cartaceo della ricetta elettronica secondo il modello riportato nel disciplinare tecnico Allegato 2". Il menzionato decreto, precisa che potranno essere resi disponibili ulteriori canali per accedere ai servizi di cui al presente disciplinare erogati dal Sac, in modo particolare per la fruizione del promemoria da parte degli assistiti (art. 3.5.1.) attraverso il sito del Ministero dell'economia e delle finanze (www.sistemats.it) (art. 4.1.). Ma allo stato le modalità alternative per usufruire del promemoria non sono state ancora individuate. Pertanto nell'attesa che il MEF stabilisca le vie alternative per l'invio del promemoria cartaceo la posta elettronica è a rischio sanzioni per violazioni della Privacy.

PROMEMORIA E FARMACIE (Divieto di invio)

Partendo dalle segnalazioni delle Regioni Sardegna e di Federfarma Marche possiamo consigliare che: Non è possibile che il medico prescrittore invii il promemoria via mail direttamente alla farmacia, ma addirittura "nei casi in cui il medico prescrittore dovesse procedere alla trasmissione via mail dei dati della ricetta dematerializzata direttamente ad una farmacia non è escluso che possa ravvisarsi, per entrambe le figure professionali, medico e farmacista, un comportamento rilevante dal punto di vista disciplinare, civile, ed, eventualmente, anche penale"

leggi il parere del garante Leggi questo link

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Michele Gaudio confermato Presidente del nostro Ordine

Facendo seguito alle elezioni per il triennio 2018-2020, tenutesi il 18, 19 e 20 Novembre 2017, il Consiglio dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Forlì Cesena, nel corso della seduta Consiliare del 28 Novembre, ha confermato il Dott. Michele Gaudio Presidente dell’Ordine per il prossimo triennio. Ecco sotto tutte le nomine del Direttivo e i Consiglieri eletti: Dott. Michele Gaudio - Presidente     Dott. Gian Galeazzo Pascucci - Vice Presidente Dott.ssa Liliana Zambelli - Segretario    Dott. Fabio Balistreri – Tesoriere Consiglieri: Dott. Alberto Castellani, Dott. Angelo Castellini, Dott. Matteo Costantini, Dott. Andrea De Vito, Dott. Alberto Forgiarini, Dott.ssa Roberta Gunelli, Dott. Leonardo Lucchi, Dott.ssa Veronica Pasini, Dott. Marco Ragazzini, Dott. Claudio Simoni, Dott. Gilberto Vergoni Consiglieri Odontoiatri: Dott. Paolo Paganelli, Dott. Andrea Alberti    Commissione Odontoiatri: Dott. Paolo Paganelli -  Presidente, Dott. Andrea Alberti, Dott. Domenico D’Arcangelo, Dott.ssa Benedetta Giulianini, Dott.ssa  Melania Vicchi   Revisori dei Conti: Dott. Giovanni Fabbroni – Presidente, Dott. Marco Gardini, Dott.ssa Paola Possanzini Revisore dei Conti Supplente: Dott.ssa Daniela Zanetti

Vytenis Andriukaitis, commissario Ue alla Sanità: “I no-vax responsabili morali per la morte dei bambini”

(da Huffingtonpost.it)   I movimenti no-vax hanno la "responsabilità morale" per la morte di bambini il cui decesso è dovuto alla mancata vaccinazione. Lo ha detto il commissario europeo alla Sanità, Vytenis Andriukaitis, rispondendo a una domanda sulle posizioni del Movimento 5 Stelle in Italia durante una conferenza stampa per presentare un rapporto sullo stato della salute nell'Unione Europea.

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Influenza, iniziata ufficialmente la stagione: per i medici vaccinazione è obbligo morale

(da Doctor33)   La stagione influenzale del 2017/2018 è ufficialmente iniziata con il primo isolamento del virus influenzale a Palermo e, come afferma Aurelio Sessa, presidente regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) della Lombardia, da questo momento la sensibilità della diagnosi da parte dei medici che partecipano alla sorveglianza epidemiologica sale di colpo. «La contemporanea presenza in un paziente di febbre elevata, di un sintomo respiratorio e di uno sistemico permette al medico sentinella di fare diagnosi di influenza clinica». Tra medici di medicina generale e pediatri di famiglia, i medici sentinella sono oltre mille e un centinaio partecipa anche alla sorveglianza virologica, potendo fare un tampone faringeo o nasale ai pazienti per identificare il ceppo di virus presente. Quello individuato a Palermo è A/H3N2: «è contenuto nel vaccino - dice Sessa - ed è il sottotipo che maggiormente è circolato la scorsa stagione. Come lo scorso anno, l'isolamento del virus è avvenuto prima del solito e potrebbe configurare un anticipo della stagione influenzale, con il picco proprio durante le vacanze di Natale. Quello di Palermo, tuttavia, potrebbe essere un caso sporadico e in questo momento ogni previsione sarebbe prematura». Ciò che è davvero importante è difendersi con la vaccinazione, specie per alcune categorie di cittadini: «Se gli anziani rispondono sempre bene all'appello, non così avviene per gli operatori sanitari - denuncia l'esponente Simg - la percentuale di copertura è molto bassa, tra il 10% e il 20 %, mentre dovrebbe essere del 100%. È una vaccinazione raccomandata ma non obbligatoria, ma io lo definisco un obbligo morale; un medico si deve vaccinare perché viene a contatto spesso con persone malate e può essere un portatore di virus. Penso non solo ai medici di famiglia, ma anche ai colleghi ospedalieri che hanno contatti con pazienti assolutamente fragili». All'estero non è dovunque così e Sessa ricorda che «negli Usa, dalla pandemia del 2009, le direzioni ospedaliere non permettono di lavorare ai medici che non si sono vaccinati e quest'anno, in Inghilterra, i medici che non si vaccinano devono rendere ufficialmente conto delle proprie motivazioni».
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Ministero Salute, Iss e Coni lanciano Campagna “Salute, sport e movimento fisico”.

(da Quotidiano Sanità)  Stimati risparmi di 2 mld per il Ssn grazie ai benefici dell’attività fisica In Italia solo il 50% degli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e la sedentarietà colpisce più del 32% degli italiani. Il Sud va peggio del Nord. Aumentano così i rischio di insorgenza di malattie croniche e i costi sociali sotto forma di spese sanitarie aggiuntive, assenze lavorative e morti premature. "Il movimento è salute! … a tutte le età" è quindi il claim della nuova campagna con Spot televisivi trasmessi nelle tre reti della Rai.  Leggi l'articolo completo al LINK

AVVISO DI CONVOCAZIONE ASSEMBLEE ELETTORALI – TRIENNIO 2018/2020

L'Assemblea elettorale degli iscritti all'Albo dei Medici Chirurghi e all'Albo degli Odontoiatri è convocata, in seconda convocazione, nei giorni: Sabato               18 novembre 2017       dalle ore 10.00 alle ore 19.00 Domenica         19 novembre 2017      dalle ore 10.00 alle ore 19.00 Lunedì               20 novembre 2017      dalle ore 10.00 alle ore 17.00   presso la sede dell’Ordine in Viale Italia n.153 scala C (primo piano), per l’elezione dei componenti del Consiglio Direttivo iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi, della Commissione Albo Odontoiatri e del Collegio dei Revisori dei Conti.   Avviso Convocazione Assemblee elettorali. Albo Medici Chirurghi Avviso convocazione Assemblee elettorali. Albo Odontoiatri

Obbligo di POS e multa di 30 euro per i medici che non accetteranno il pagamento

(da DottNet e Fimmg.org)    Alla fine la sanzione è stata confermata: i medici, e i professionisti in genere nonché negozianti e altre figure, che non accetteranno il bancomat o la carta di credito per i pagamenti, anche se si tratta di un caffè, avranno una multa di 30 euro. L'obbligo del POS, pur essendo stato introdotto già da parecchio tempo, non aveva prodotto grandi risultati poiché finora era mancato un sistema sanzionatorio finalizzato ad incentivare l'uso della moneta elettronica.

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Età pensionabile, Anaao: medici fanno lavoro usurante. Deroghe anche per loro

(da Doctor33)  Quelle degli infermieri sono attività usuranti, quelle dei medici no. A questa conclusione si arriva se si scorre l'elenco delle categorie di lavori usuranti per le quali il Governo ha prospettato deroghe all'innalzamento dell'età pensionabile. Lo sottolinea una nota di Anaao Assomed che osserva come non siano chiari «i criteri oggettivi di analisi dell'usura lavorativa, al di là della tradizionale distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale».  «Tra le attività usuranti» sottolinea la nota «sono, giustamente, comprese quelle degli infermieri impegnati nei turni o nelle sale operatorie ma, con un salto illogico, ne sono esclusi i Medici, impegnati negli stessi turni e frequentatori abituali delle stesse sale operatorie. Eppure il loro lavoro è obbligato ad essere performante, perché con la salute delle persone, che non è una merce, non si può scherzare, e la responsabilità di decisioni vitali da assumere in frazioni di secondo costa "fatica", malgrado il progresso della tecnica e delle conoscenze, o forse anche a causa sua». «I medici» continua la nota Anaao «non sono secondi a nessuno per l'impegno in turni, guardie, reperibilità, lavoro notturno e festivo, esposizioni a rischi, stress psicofisico. E, a differenza degli infermieri, il cui orario di lavoro settimanale è pari a 36 ore, hanno un debito orario di 38 ore settimanali, in molti ospedali superato per quasi un mese all'anno con ferie non godute che si misurano cumulativamente in anni. Non a caso la comunità europea ha richiamato l'Italia al rispetto dell'orario massimo di lavoro per i medici italiani. Non può essere accettata una ennesima e immotivata discriminazione, che non tiene conto nemmeno della sicurezza delle cure rese ai cittadini, per pregiudizio ideologico e sistematica avversione ai Medici italiani che già hanno la più alta età media al mondo e che, unici in tutto il pubblico impiego, sono costretti al lavoro notturno fino quasi a 70 anni. Ad onta di evidenze scientifiche che hanno più volte segnalato il disagio lavorativo dei medici, sempre silenziato quando si parla di benefici previdenziali, e del fatto che l'età anagrafica dei curanti non è una variabile estranea o "indipendente alla efficacia ed alla sicurezza delle cure. La verità» conclude la nota «è che i Medici pubblici sono davvero stanchi, non solo sul piano fisico ma soprattutto su quello della tenuta dell'assetto psichico ed emotivo, necessari a prendersi cura degli altri. E stanchi di essere considerati dalla Politica l'ultima ruota del carro rispetto non solo al rinnovo del Ccnl, avviato per tutti ma non per loro, ma anche ad una età di quiescenza che disconosce la gravosità e la rischiosità del loro lavoro. Il Governo rifletta bene. Non riconoscere il lavoro usurante dei Medici porta all'usura l'intero Ssn».
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Troppi farmaci a over 65, inutile 1 su 4: arriva un algoritmo

(da DottNet)    Cinque milioni di anziani ogni anno vengono ricoverati per diverse patologie, e ogni volta che lasciano l'ospedale si ritrovano con due nuove prescrizioni di farmaci che si aggiungono a quelli che già assumono. Con il risultato che si passa da una media di cinque a ben sette medicinali da prendere ogni giorno. Così nel giro di tre mesi, a un over 65 su cinque serve un nuovo ricovero per 'eccesso di pillole', da cui esce con altri farmaci: un serpente che si mangia la coda e provoca oltre un milione e mezzo di ricoverati ogni 12 mesi. Non solo, in due milioni sperimentano ogni anno una reazione avversa da farmaci, con conseguente aumento di visite mediche e specialistiche. L'allarme arriva dagli esperti riuniti per il Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna, Simi, a Roma dal 27 al 29 ottobre e che da quella sede lanciano un innovativo progetto per tagliare i farmaci inutili in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, Policlinico di Milano e il Policlinico di Bari. Proprio dai dati di uno studio dell'Istituto Mario Negri viene fuori che grazie all'uso del software INTERcheck, la probabilità di essere esposti a farmaci potenzialmente inappropriati passa dal 42 al 12%, mentre il rischio di interazioni scende dal 59 al 33%.   Un ausilio, questo, importante per medici e pazienti poichè inserendo nel sistema i medicinali assunti e portati con sè dai pazienti, indica immediatamente se vi sia la possibilità di interazioni e segnala le possibili prescrizioni inutili, oltre ad abbattere i costi che oggi sfiorano i 16 miliardi. Insomma, il 25% dei farmaci sarebbe evitabile, così come il 55% dei ricoveri - dicono dalla Simi - migliorando l'appropriatezza nelle prescrizioni. Ecco perchè nasce il Progetto De-prescribing che ha l'obiettivo di ridurre e sospendere le 'pillole inutili' e che coinvolgerà oltre 300 tra medici di medicina generale, internisti e geriatri ospedalieri.  "Il ricovero è un momento cardine ma oggi, anziché essere l'occasione per una revisione critica delle terapie è purtroppo una circostanza in cui il carico di farmaci aumenta", osserva Franco Perticone, presidente Simi. Alessandro Nobili dell'Istituto Negri rincara la dose: "Stiamo cercando di individuare i metodi più efficaci per interrompere la 'cascata prescrittiva' di cui sono vittime gli anziani, anche perché al crescere del numero di farmaci diminuisce fino al 70% l'aderenza alle cure con conseguenze molto negative per la salute dei pazienti".
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Farmaci e guida, è bassa la consapevolezza dei possibili rischi

(da M.D.Digital)   Una consistente proporzione di soggetti che fa uso farmaci potenzialmente in grado di compromettere la sicurezza alla guida non è sufficientemente conscia dei possibili rischi. Uno studio pubblicato su Journal of Studies on Alcohol and Drugs ha stabilito che circa il 20% dei soggetti con recente prescrizione di queste classi di farmaci non presta attenzione al rischio e questo nonostante abbiano ricevuto informazioni in merito dal proprio medico o dal farmacista, e che la necessità di cautela sia riportata nel foglietto illustrativo. Le percentuali di coloro che hanno dichiarato di aver ricevuto un avvertimento da una di queste fonti variano per tipo di medicinali: 86% per i sedativi, 85% per gli analgesici narcotici, 58% per gli stimolanti e 63% per gli antidepressivi.  Il dato proviene da una survey condotta nel 2013-2014 che ha voluto valutare l'uso di droghe e di farmaci in relazione alla guida di veicoli. Poichè non è stato chiarito se i partecipanti alla survey avevano ricevuto avvertimenti o se li avevano ricevuti ma poi avevano ignorato le informazioni gli autori sottolineano la necessità di approfondire ulteriormente l'argomento.  Nello studio in oggetto è stato anche approfondito se il tipo di farmaco si correlava alle percezioni dei conducenti circa il livello di rischio ed è emerso che i farmaci ipnoinducenti erano considerati più pericolosi e maggiormente influenzare una guida sicura, con maggiori probabilità di procurare incidenti ed esswre gravati da oneri penali, seguiti da morfina/codeina, amfetamine e rilassanti muscolari. I farmaci per la terapia del disturbo di iperattività e deficit di attenzione (ADHD) sono stati considerati come i meno probabili a rappresentare un rischio per la sicurezza alla guida. Tuttavia, commentano ancora gli autori, il solo fornire informazioni sui rischi associati potrebbe non essere sufficiente a ridurre il fenomeno e ipotizzano che un aiuto in tal senso potrebbe derivare dall'instaurare misure deterrenti analogamente a quanto stabilito per chi guida in stato di ebbrezza. (Pollini RA, et al, Receipt of Warnings Regarding Potentially Impairing Prescription Medications and Associated Risk Perceptions in a National Sample of U.S. Drivers. Journal of Studies on Alcohol and Drugs 2017; DOI: 10.15288/jsad.2017.78.805)   
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