Messaggi elettronici ai pazienti, medici statunitensi invitano alla cautela

(da Doctor33)  I medici dovrebbero fare molta attenzione nell'invio di messaggi elettronici ai propri pazienti: lo ha sollecitato in un apposito report la American medical association (Ama). In una sessione formativa, gli esperti dell'associazione hanno enfatizzato la necessità di agire con estrema prudenza, fornendo anche molti esempi delle conseguenze indesiderate di comunicazioni inviate con superficialità.  Ingrid Hubbard ReidyeMike O' Neill, risk manager di una importante assicurazione medica statunitense, hanno raccomandato di utilizzare numeri di telefono e indirizzi e-mail riservati all'attività professionale e distinti da quelli privati e di assicurarsi che nessuno possa accedere alle informazioni che vengono scambiate con i pazienti.
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I vaccini causano l’autismo e contengono sostanze pericolose? Ecco il “fact checking” dell’ISS per far chiarezza su ‘bufale’ e paure

(da Quotidiano Sanità)  La discussione sul decreto vaccini, con il passare del tempo, è andata ben oltre il semplice dibattitto sulla nuova introduzione dell'obbligo. In questi mesi circolano sempre più sul web studi di discutibile autorevolezza e molte 'bufale' sui presunti "pericoli" delle vaccinazioni. Per far chiarezza sui tanti dubbi venutisi a creare, l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato un "fact checking" che interviene in maniera puntuale su diversi aspetti legati alle malattie ed alle vaccinazioni ad esse correlate: dalla paura di poter contrarre possibili patologie autoimmuni alla tossicità di diverse sostanze contenute nei vaccini, fino alla possibile comparsa dell'autismo.
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Ecm, ora è completamente deducibile. Che cosa cambia per liberi professionisti, convenzionati e dipendenti

(da Doctor33)  Iscrizioni, viaggi, vitto e alloggio: i corsi di formazione continua ora sono totalmente deducibili. Ma la chance contenuta nella legge 81 pubblicata il 13 giugno scorso (Gazzetta ufficiale serie generale 135) rischia di fare figli e figliastri svantaggiando i medici dipendenti. Se quest'anno si è continuato a dedurre le spese per corsi di formazione al 50% del loro ammontare con il vecchio criterio sancito dal Testo Unico Imposte sui redditi del 1986, nel 2018 la deducibilità delle spese Ecm sostenute quest'anno sarà integrale, «entro il limite annuo di 10.000 euro» che include sia le spese d'iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale sia le spese per viaggi e soggiorni. Sono poi tutte deducibili entro il limite annuo di 5.000 euro le spese sostenute "per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all'auto-imprenditorialità (...) erogati dagli organi accreditati ai sensi della disciplina vigente" e "gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà". Il vantaggio sussiste se si è lavoratori autonomi, ad esempio dentisti o liberi professionisti puri. Ma negli anni scorsi l'Ecm è stata difficile pure per i dipendenti: turni da non lasciare scoperti causa vuoti in organico, aziende che non investono sulla formazione. In questi casi la legge non fa "volano".  
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Campagna informativa sui certificati di malattia

Agli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri dell'Emilia Romagna Al fine di garantire modalità uniformi e corrette degli adempimenti dei medici certificatori e dei lavoratori assenti dal lavoro per malattia, nell'ambito di una campagna informativa estesa sull'intero territorio nazionale, l'INPS ha realizzato un sintetico documento divulgativo. La locandina e il pieghevole allegati, differenti solo nel formato grafico ma di identico contenuto, sono stati elaborati nell'ottica di fornire uno strumento di facile lettura privilegiando quindi la sinteticità del testo; con la consapevolezza di non aver esaurito il complesso argomento della malattia e dei certificati medici, ci si è soffermati dunque sulle regole principali che medici e lavoratori devono osservare.
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Medici, pensione sempre più magra. Cresce l’attenzione per fondi aperti di categoria

(da Doctor33)   Si chiama tasso di sostituzione e fa sempre più paura ai medici, è il rapporto in percentuale tra ammontare del primo assegno pensionistico e dell'ultimo stipendio percepito. Oltre l'80% dei medici teme che una volta in pensione si prenda tra il 30 e il 50% in meno. Lo afferma un sondaggio degli avvocati di Consulcesi su 2722 medici che scopre come ormai un 51% del campione si sia iscritto a Fondi integrativi previdenziali. Ma attenzione, tre quarti del drappello (39% dei rispondenti) ha preferito un fondo privato, mentre solo un 13% degli intervistati (l'altro quarto di chi ha scelto la previdenza integrativa) ha virato su un fondo della categoria. Sarebbero i medici del Sud (42%) a preferire il privato, seguiti da Nord (39%) e Centro (35%). A tutte e tre le latitudini si teme la pensione povera (81% di spaventati), il 42% dei medici teme di perdere oltre il 50%; il 39% oltre il 30%. Solo il 7% dichiara che avrà sostanzialmente lo stesso reddito attuale. I più pessimisti sono i medici del Nord.
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Un semplice esame neonatale scova cardiopatie alla nascita

(da Adnkronos Salute)  Misurare l'ossigeno nel sangue del bebè appena nato per scovare eventuali cardiopatie congenite: è possibile con un test semplicissimo e non invasivo, che si effettua con il pulsossimetro, una apparecchiatura medica che viene collegato alla manina e al piedino del neonato. L’efficacia di questo test di screening è stata confermata in uno studio multicentrico a cui hanno partecipato 17 diversi centri neonatologici italiani, tra cui l’Unità operativa complessa di neonatologia della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli, che fa parte del Polo scienze della salute della donna e del bambino, diretto da Giovanni Scambia.
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Politerapia negli anziani: meglio gestirla col paziente, eliminando farmaci non necessari

(da Doctor33)   La politerapia è un problema ben noto nei pazienti anziani e la dimissione dall'ospedale dopo un ricovero può essere un buon momento per eliminare i farmaci inutili e gestire le preferenze espresse dal paziente, secondo un articolo pubblicato su Jama Internal Medicine. Casey Carroll e Ahmed Hassanin, del Department of Internal Medicine alla University of Colorado di Aurora, Stati Uniti, prendono spunto da un caso reale per affrontare questo discorso.
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Nell’anziano se la PAS si abbassa troppo aumenta il rischio di morte

(da M.D.Digital) In soggetti che hanno 80 anni una pressione arteriosa sistolica al di sotto di 120 mmHg si osserva un incremento del rischio di mortalità, indipendentemente dal tipo di trattamento antipertensivo, dallo stato di fragilità, dal sesso. Il dato emerge da uno studio recentemente pubblicato su Circulation.  Precedenti studi avevano dimostrato che trattare con farmaci antipertensivi anche soggetti molto anziani è in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari e la mortalità. Questo nuovo studio aggiunge però altre informazioni prognostiche e suggerisce che un sostanziale declino della pressione arteriosa può costituire una caratteristica degli stadi finali della vita, in cui un abbassamento dei valori sistolici rappresenta un marker dell'imminenza della morte.
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Responsabilità professionale, in arrivo novità su linee guida di buona pratica clinica

(da Doctor33)   Riguarda l'accreditamento delle società scientifiche deputate a emanare linee guida di buona pratica clinica il primo decreto che arriverà per attuare la legge 24 sulla sicurezza delle cure e la responsabilità sanitaria. Approvata lo scorso marzo, la legge affida a un Sistema nazionale la redazione di linee guida e raccomandazioni ad esse connesse che se seguite dal medico ne escludono la negligenza (e quindi la colpa grave e la conseguente responsabilità penale). L'imminente uscita del decreto attuativo è stata annunciata da Federico Gelli deputato Pd, medico e soprattutto relatore e artefice della legge. Il decreto è uno dei sei che il governo dovrebbe emanare, sulla carta entro luglio, per dare gambe alla legge.
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Uso prolungato degli inibitori di pompa protonica – Linee guida su prescrizione e deprescrizione

(da Univadis - a cura di: Marco Cambielli – MMG Varese)   Gli Inibitori di Pompa Protonica (IPP) rappresentano la classe di farmaci tra i più prescritti nel mondo e, secondo il rapporto OSMED 2016; la più prescritta e venduta in Italia. Eppure non vi è accordo unanime sulla durata del loro uso prolungato o cronico, tanto che negli ultimi tre mesi sono stati pubblicati alcuni contributi che, sulla base dell’Evidenza, cercano di definire compiutamente il tema.  La Società Americana di Gastroenterologia (AGA) nel Marzo 2017 ha pubblicato una rassegna sui rischi e benefici dell’uso a lungo termine degli IPP (1), con uno sguardo particolarmente attento alle possibili conseguenze negative dell’uso di questa classe di farmaci segnalate in letteratura. Le raccomandazioni di buona pratica clinica sono:
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disposizione di una stanza adibita ad ambulatorio medico

Prestigioso Poliambulatorio in Gambettola mette a disposizione una stanza con servizi wc, adibita ad ambulatorio medico,  a medico specialista con propri pazienti. L'ambulatorio misura m.q.25,18 ed è dotato di arredo completo: lettino, bilancia meccanica a colonna, scrivania e  lavello, come richiesto dalla normativa vigente. Sono compresi: sala d'attesa, servizio telefonico, segreteria, pulizie e wi-fi. Contatti: Poliambulatorio Heva, Dir. San.Dott. Andrea Mazzocchi. Gambettola.FC. Tel .0547 657657- 0547 58458 - 335 5719224; www.poliambulatorioheva.it
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«Dottore, ma è vero che?»: nasce il portale dei medici contro le “bufale” sulla salute

(da Il Sole24Ore.com)  Dalla falsa correlazione tra vaccini e autismo agli effetti “miracolosi” di alcune sostanze contro tumori e Aids, l’universo delle fake news sanitarie corre veloce sul web, come un’onda amplificata da migliaia di condivisioni sui social media. Per contrastare il diffondersi delle “bufale”, la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha creato un portale ad hoc. Si chiamerà “Dottoremaeveroche”.  «Otto pazienti su 10, secondo le statistiche, consultano internet per cercare informazioni sulla salute - spiega Alessandro Conte, coordinatore del gruppo di lavoro della Fnomceo per il nuovo progetto web -.
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Ipertensione, nuova strategia terapeutica con dosaggi più bassi e meno effetti collaterali

(da Doctor33)   Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Hypertension, un trattamento con il quarto di una dose standard di uno o più farmaci antipertensivi può essere sufficiente per il controllo della pressione sanguigna con il vantaggio di portare meno effetti collaterali. «C'è una necessità critica di strategie di riduzione della pressione sanguigna che abbiano grande efficacia e minimi effetti collaterali» spiega Alexander Bennett, del George Institute for Global Health alla University of Sydney in Australia e autore principale dello studio. I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una metanalisi di studi controllati randomizzati e i risultati della ricerca, su 42 studi randomizzati con 20.000 adulti, hanno mostrato che la terapia con un quarto di dose di un singolo agente antipertensivo riduceva la pressione sanguigna rispetto al placebo, ma era meno efficace della monoterapia a dose standard; la terapia con un quarto di dose di due agenti, invece, ha ridotto la pressione sanguigna rispetto al placebo, ed è risultata efficace come la monoterapia a dose standard.  Per quanto riguarda la terapia con un quarto di dose di quattro agenti, i dati erano limitati a due studi. Gli eventi avversi nella terapia a singolo e doppio agente con un quarto di dose non erano significativamente diversi rispetto al placebo, ed erano significativamente inferiori rispetto alla monoterapia a dose standard. «L'uso di una terapia di abbassamento della pressione sanguigna doppia con un quarto di dose può essere preferibile alla monoterapia a dose standard» dicono gli autori, che poi concludono: «In alternativa, l'aggiunta di un quarto di dose di un singolo agente alla terapia esistente è in grado di conferire una riduzione di pressione sanguigna sistolica da 3 a 4 mmHg senza ulteriori effetti collaterali e quindi potrebbe essere preferibile al raddoppio della dose dell'agente in uso». «Anche se clinicamente rilevante, la metanalisi di Bennett e colleghi ha limiti intrinseci che dovrebbero essere menzionati» scrivono in un editoriale di accompagnamento Guido Grassi e Giuseppe Mancia dell'Università di Milano-Bicocca. «Queste limitazioni, tuttavia, non riducono l'interesse verso i dati dello studio e le loro favorevoli implicazioni cliniche» concludono. (Hypertension. 2017. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.117.09202https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28584013)

Depressione del medico: i fattori di rischio pesano di più

(da M.D.Digital)   Cosa accade quando è il medico ad essere depresso? Come si comportano quando i giorni bui si trasformano in settimane, e a volte anche in mesi? Esistono dei fattori specifici che portano alla depressione nel medico? Quali trattamenti i medici cercano o evitano? La realtà è che quello che molti medici depressi fanno è … niente. Oppure provano rimedi che in realtà non aiutano. In una recente indagine è stato chiesto a un gruppo di medici se avessero sperimentato episodi di depressione durante la loro carriera e, in caso affermativo, che tipo di intervento hanno scelto per uscire. Questi in sintesi i risultati: il 33% ha deciso per un aiuto professionale, il 27% si è affidato all'autocura, il 14% ha avuto comportamenti autodistruttivi, il 10% non ha fatto alcunché, il 6% ha cambiato lavoro, il 5% si p autoprescritto dei farmaci, il 4% ha dichiato un generico altro, l'1% si è rivolto alla preghiera. Per quanto riguarda la terapia, al maggior parte dei medici ha tentato opzioni multiple. Tuttavia, la maggior parte non ha preso nessuna misura per mesi se non addirittura per anni prima di decidersi finalmente a fare qualcosa (e talvolta questo si è tradotto in autolesionismo).
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Contro le allergie alimentari arriva un vaccino in cerotto

(da DottNet)   Quasi come se fossero malattie infettive, anche per le allergie alimentari ci si può 'vaccinare', o meglio 'desensibilizzare' con l'esposizione a quantità controllate dell'allergene. Dal concetto, nato peraltro in Italia, di 'immunizzazione orale' si potrebbe passare presto a quella cutanea, attraverso un cerottino da applicare sulla pelle. I risultati dei primi test su questo metodo sono stati presentati al Congresso annuale della World Allergy Organization promosso dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.  Negli studi finora eseguiti questi cerotti aumentano la tolleranza per arachidi e per latte. Il trattamento, hanno spiegato gli esperti al congresso, viene ben tollerato senza reazioni allergiche sistemiche, ma in alcuni pazienti è stato osservato un aumento delle reazioni cutanee eczematose locali Il cerotto sfrutta il fatto che la pelle ha una potente attività immunitaria, ma allo stesso tempo l'assenza di vascolarizzazione dell'organo in superficie riduce notevolmente il rischio di reazioni sistemiche. Il cerotto contiene una quantità controllata dell'allergene che stimola la risposta immunitaria, 'abituando' l'organismo al contatto.  "Forse in un prossimo futuro vaccineremo i nostri bambini allergici con un cerottino sulla pelle - afferma Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù -. Sempre più avanzate sono poi le immunoterapie specifiche per l'allergia alimentare, che si evolvono ad una integrazione con immunomodulatori naturali quali i probiotici per migliorare la loro efficacia".     Proprio l'allergia al latte, uno delle due allergeni per cui si sta sperimentando il cerotto, è uno dei temi principali trattati dal congresso, che inizierà il lavoro per la revisione delle linee guida su questo problema. "L'allergia al latte è la prima a comparire nell'età infantile con una frequenza che varia tra lo 0.7 ed il 2.5% - spiega Fiocchi. Questo significa che in Italia tra i 3500 ed i 12500 bambini l'anno sono allergici all'alimento cardine per la loro crescita. Le tappe per gestire l'allergia al latte sono tre: sospettarla, diagnosticarla, stabilire una dieta appropriata. Non dovunque, nel mondo, questo avviene nello stesso modo".   Una raccomandazione degli esperti è che non ci si può affidare a metodiche alternative per la diagnosi: solo il dosaggio delle IgE specifiche, il test cutaneo e soprattutto il test da carico sono in grado di smascherare una allergia al latte. Un capitolo cercherà anche di razionalizzare il tema dei sostituti del latte da usare, che non sono tutti uguali. "Se in molte parti del mondo si usa prevalentemente il latte di soia per sostituto - spiega l'esperto - in Europa si usano di più gli idrolisati di latte, in Italia l'idrolisato di riso ed in Arabia il latte di cammella. Insomma, Paese che vai atteggiamento che trovi"
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Indagine, 84% medici favorevole a obbligo vaccini, 1 paziente su 4 contrario

(da AdnKronos Salute)  Il 68% dei pazienti e l’84% dei medici si dichiara favorevole all'obbligatorietà dei vaccini per andare a scuola voluta dal decreto in vigore da questa settimana. E' quanto emerge da un sondaggio effettuato dal portale Dottori.it, che ha cercato di indagare come sia effettivamente percepito questo cambiamento che ha spaccato l’opinione pubblica. Quasi un paziente su quattro (23%) si è detto contrario alla nuova legge e l’8% dice di non avere ancora una posizione in merito. La percentuale dei medici contrari al decreto è più bassa e si ferma all’11%, mentre solo il 5% degli specialisti ha detto di non avere un’opinione.
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