Rapporto Sdo, sul medico di famiglia ricade lavoro non svolto da ospedali

(da Doctor33)  «Si sono ridotti i ricoveri e sono diminuiti da qualche parte i viaggi della speranza, ma in molte regioni si sente il peso della crisi e della riduzione delle prestazioni negli ospedali pubblici, e a sentirlo non è solo il paziente ma anche il medico di famiglia sul quale ricade buona parte del lavoro non più svolto negli ospedali». Ernesto Lavecchia segretario organizzativo del Sindacato Medici Italiani commenta il Rapporto sulle Schede di Dimissione ospedaliera 2015 da poco presentato dal Ministero della Salute. Lavecchia ha una particolarità, è medico di famiglia molisano, e la ricerca dice due cose importanti sul suo lavoro e sulla sua regione. In primo luogo, si è ospedalizzato di meno nelle specialità dove i medici di famiglia "presidiano" di più, come le cronicità attinenti a patologie cardiovascolari e diabete. In secondo luogo, le regioni piccole come la sua stanno vivendo una "terza vita", da produttori di prestazioni che avrebbero dovuto tendere all'autosufficienza sono divenute negli anni scorsi poli di buona sanità e di alta specialità, per poi ricadere - lo dice l'ultimo rapporto Sdo, appunto - nel gruppo di chi esporta pazienti in strutture di altre regioni più grosse e attrezzate.   
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Denosumab e osteonecrosi dei mascellari: attenzione a estrazioni e protesi rimovibili

(da Dental Academy – Marzo 2017) Non solo bisfosfonati nello sviluppo di osteonecrosi dei mascellari. Il denosumab è un farmaco anti-riassorbimento osseo di recente introduzione, appartenente alla classe degli anticorpi monoclonali e utilizzato nella cura di quadri di osteoporosi severa e/o in caso di metastasi ossee. Agisce inibendo l’attività osteoclastica, riducendo il riassorbimento e aumentando la densità del tessuto osseo. Il suo meccanismo d’azione è altamente selettivo, volto a inibire il ligando Rankl, un fattore chiave per il rimodellamento osseo che gioca un ruolo essenziale per la formazione, la funzione e la sopravvivenza degli osteoclasti.
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Nuova versione portale Inps: come trovare dove compilare le certificazioni on line

Dal 1 Aprile 2017 (data molto significativa) l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha completamente rivoluzionato il suo sito web, e molti colleghi si sono trovati in difficoltà nel reperire le “maschere” on line su cui compilare le certificazioni di richiesta Invalidità per via telematica. Ecco un breve riassunto con le istruzioni per orientarsi sul nuovo portale. Digitando l’indirizzo www.inps.it compare la videata principale. Occorre subito andare a fondo pagina, e cliccare su “Tutti i Servizi”. Comparirà la pagina 1 di “Prestazioni e Servizi” con i link delle prime prestazioni disponibili. Ma non sono quelle che servono a noi medici. Sotto l’elenco di prestazioni di Pagina 1, bisogna cliccare sul numero 6, e finalmente a Pagina 6 compaiono i link per andare al Certificato medico introduttivo per istanza di invalidità previdenziale (SS3), al Certificato medico per il riconoscimento delle cure balneo termali ed al Certificato medico per il riconoscimento dell'invalidità civile.

Il fenomeno del bullismo

(da harmoniamentis.it ) Il bullismo è un fenomeno dilagante nella società moderna, soprattutto nelle persone più giovani. Notizie e fatti di cronaca inerenti adolescenti o giovani adulti vittime di tali atteggiamenti si susseguono, infatti, quasi quotidianamente. Il bullismo consiste in un comportamento aggressivo e violento (sia fisicamente che psicologicamente) assunto in maniera intenzionale nei confronti dei propri coetanei, soprattutto in ambienti scolastici. Gli atti di bullismo possono essere sia diretti, con aggressioni verbali o fisiche, che indiretti, con atteggiamenti di esclusione sociale.   Recentemente, il bullismo si sta diffondendo attraverso gli smartphone, i social network e Internet, definendo il fenomeno del cyberbullismo, cioè un tipo di atteggiamento violento che viene perpetrato attraverso l'utilizzo di strumenti elettronici.
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Non rispondete alla “European Medical Directory”

In questi giorni i medici Italiani stanno ricevendo per posta la offerta da parte una società chiamata “EuroMedi” per entrare a far parte di un database professionale chiamato ‘Euroepan Medical Directory’ Consigliamo i nostri iscritti di NON RISPONDERE, dato che le modalità di contatto e le finalità sembrano le medesime del famigerato “Registro Italiano Medici” di qualche anno fa. Se il medico aderisce e manda i suoi dati, firmando la adesione, gli viene poi richiesta una ‘quota’ annuale di registrazione (ne contratto vengono citati in piccolo 877 euro) che poi è molto difficile evitare di corrispondere. Ripetiamo, non rispondete, e cestinate la lettera
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Nuovi Lea tra “indicazioni di appropriatezza” e “condizioni di erogabilità”. Qualche chiarimento.

(da Fimmg.org)   Il recente DPCM sui “nuovi LEA” ha suscitato una serie di discussioni relative alle limitazioni dell’attività prescrittiva del medico.  Qualche chiarimento sembra necessario.  Fondamentale è la distinzione tra “indicazioni di appropriatezza” e “condizioni di erogabilità”. Le “condizioni di erogabilità” sono precisi vincoli prescrittivi che vietano al medico di attuare una prescrizione. Sono state limitate a pochissime situazioni, quali i test genetici, la densitometria ossea, alcune prestazioni  di medicina nucleare. Hanno, di fatto, lo stesso significato delle note AIFA. Le “indicazioni di appropriatezza” , invece, sono uno strumento per il medico prescrittore che consente di identificare le situazioni nelle quali le evidenze scientifiche rendono  raccomandabile l’esecuzione di un accertamento. Le indicazioni relative ai test allergologici, oggetto di recente polemica, si collocano proprio tra queste. Di per se non pongono alcun vincolo al medico, che, nella singola situazione clinica, può derogare alle stesse senza che ciò gli venga contestato. Tuttavia, le “indicazioni di appropriatezza” consentono alle Regioni dalla Aziende Sanitarie di disporre di indicazioni ufficiali sulle quali indirizzare le attività di controllo e valutare il comportamento prescrittivo complessivo del medico, compito comunque di difficile attuazione, ma del tutto impossibile in assenza di riferimenti validati da uno specifico consenso. Tuttavia, dal momento che le conoscenze scientifiche e di conseguenza le linee guida sono in continua evoluzione, è previsto l’aggiornamento periodico delle indicazioni di appropriatezza da parte dell’apposita commissione ministeriale, che è già al lavoro. Vale la pena di ricordare come anche la recente legge sulla responsabilità del medico faccia espresso riferimento alle linee guida anche in tema di responsabilità penale: i due ambiti sono solo apparentemente diversi. Come poi Regioni e Aziende Sanitarie attueranno i controlli sul complessivo profilo prescrittivo del medico è ancora materia tutta da definire, per molti aspetti legata anche al prossimo rinnovo convenzionale. Medicina amministrata? Forse, ma forse anche necessità di assumere la responsabilità del proprio comportamento prescrittivo sostenendolo dal punto di vista scientifico oltre che da quello dell’uso appropriato delle risposte. Certo è che rispetto al “Decreto appropriatezza”, formalmente abrogato proprio dal DPCM “Nuovi Lea” lo scenario è completamente cambiato. Commento: I colleghi Guido Marinoni e Filippo Anelli, autori dell’articolo, sono certamente ottimi professionisti e grandi conoscitori delle norme della professione. Ci limitiamo, peraltro, a ricordare ai nostri iscritti che da sempre la nostra Regione è una delle più rigide nella applicazione delle norme nazionali e anche una delle più assidue nei controlli. Attenersi attentamente alle norme de nuovi Lea pare, quindi, assolutamente consigliabile 
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Enpam: Online il bando per i sussidi nido e baby sitter

È stato pubblicato il bando per le dottoresse mamme che vogliono chiedere all’Enpam un sussidio per la maternità. La cifra messa a disposizione per il 2017 è di 1.500 euro da utilizzare per le spese di nido (pubblico e privato accreditato) e babysitting nei primi dodici mesi di vita del bambino o di ingresso del minore in famiglia in caso di adozione o affidamento. Il beneficio è concesso una volta per ciascun figlio. Si potrà fare domanda a partire dalle 12 dell’8 maggio fino alla mezzanotte del 7 luglio. I sussidi si aggiungono alle nuove tutele previste per la maternità introdotte a partire da quest’anno: più soldi per l’assegno minimo, che sfiora i 1200 euro mensili per cinque mesi, indennità di gravidanza a rischio per tutte le professioniste, copertura dei buchi previdenziali ed estensione di tutele anche alle studentesse di medicina e odontoiatria non ancora laureate. “La professione medica è sempre più femminile ed è necessario prenderne atto anche nelle tutele offerte – dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Da custodi di un sistema previdenziale, inoltre, dobbiamo pensare al lavoro ed è importante che una professionista possa diventare serenamente mamma, sapendo di avere a disposizione delle opzioni che le consentano di conciliare vita e professione. Per noi infatti le dottoresse mamme sono colleghe che hanno dei figli, non delle donne che devono essere aiutate paternalisticamente”. Queste nel dettaglio le misure previste, contenute all’interno del regolamento:
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Approvati bilancio consuntivo 2016 e bilancio di previsione 2017

Si è tenuta martedì 4 Aprile l’Assemblea Ordinaria degli Iscritti del nostro Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Forlì-Cesena. Il tema della serata era la presentazione del Rendiconto Generale esercizio 2016 e dell’Assestamento Bilancio di Previsione 2016. La relazione del nostro Tesoriere Dott. Balistreri è stata chiara ed esaustiva, ed ha dimostrato, per quanto riguarda l’esercizio 2016, di un Avanzo di Amministrazione di oltre € 71.000, per cui si è reso necessario un assestamento di oltre € 19.000 nei principali capitoli di spesa del Bilancio di Previsione 2017. I due bilanci, già disponibili on line nella sezione “Amministrazione Trasparente” del nostro sito web, sono stati approvati all’unanimità.
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Roberto Burioni: «I vaccini sono i farmaci più sicuri in circolazione»

(da Thefielder.net) Abbiamo il piacere di intervistare il dottor Roberto Burioni, docente di virologia e microbiologia e specialista in immunologia clinica, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle tematiche legate alle vaccinazioni e sul suo libro da poco pubblicato. 1)  Secondo i dati raccolti dall’Iss e dal ministero della Salute, la copertura vaccinale per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B è ormai al di sotto del 95%, mentre per morbillo, parotite e rosolia risulta addirittura inferiore all’86%. Numeri che non raggiungono gli obiettivi minimi stabiliti dal Piano nazionale per le vaccinazioni, né quelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Quali sono le conseguenze a breve e lungo termine di questi numeri piuttosto preoccupanti?   R:  Se la copertura vaccinale cala al di sotto della soglia necessaria per fornire alla comunità l’immunità di gregge, i virus possono circolare. Siccome siamo ben al di sotto di questa soglia (che è intorno al 95%) i virus circolano e possono infettare. Chi ci rimette sono i non vaccinati, quelli che non si sono potuti vaccinare (magari perché sono immunodepressi a causa di una malattia o di una chemioterapia) e quelli che non si sono ancora vaccinati. 2) “I vaccini sono correlati all’insorgenza dell’autismo e del cancro”, “I vaccini non servono perché esiste già l’immunità naturale”, “I vaccini sono strumenti usati da Big Pharma per manipolare le persone”: può spiegare ai nostri lettori perché queste sono solo alcune bizzarre teorie prive di qualsiasi fondamento scientifico?   R: I vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo in circolazione: infatti per nessuna altra molecola abbiamo dati così estesi a confermarci che gli effetti collaterali sono rarissimi e la protezione estremamente efficace. Queste non sono bizzarre teorie: sono pericolose bugie che impauriscono i genitori e li portano a mettere in pericolo i loro figli. Fanno il pari con le scie chimiche e con la convinzione che la terra sia piatta: balle che si possono trovare su internet.
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Il probiotico che frena le allergie

(da Doctor33)   Si stanno scoprendo molte nuove azioni dei probiotici (che molti ancora chiamano "fermenti lattici") perché sta cambiando il modo in cui si pensano. Non più come "ricolonizzatori" dell'intestino ma come veri e propri segnali inviati all'organismo, per trattare allergie e dermatiti, aiutare il controllo del sovrappeso, intervenire sull'umore e addirittura regolare alcune azioni ormonali. I probiotici si devono oggi chiamare con nome e cognome, definiti dalla selezione di singoli ceppi batterici. Tutto inizia dal 2008 con il lavoro di O'Mahony (1) che ha confermato la specificità del microbioma per ottenere gli effetti cercati, che non sono legati a un mix generico di batteri ma alla presenza di alcuni specifici ceppi e negli ultimi anni è infatti cresciuta la ricerca dei più adatti a ottenere delle azioni ben determinate.  Curare un raffreddore da fieno o una dermatite allergica affiancando a una dieta corretta un probiotico specifico, è una possibilità che è stata proposta e precisata con un lavoro randomizzato e controllato in doppio cieco da Costa (2) che ha definito con certezza che il Lactobacillus paracasei può trattare efficacemente in adulti e bambini la rinite allergica attraverso la somministrazione per almeno 2 mesi del prodotto.
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“Le banche dati” Incontro di aggiornamento per medici ed odontoiatri Sabato 8 aprile 2017

Caro Collega, quest'Ordine organizza in collaborazione con la EBSCO Information Services di Boston un importante incontro di aggiornamento per medici ed odontoiatri  Sabato 8 aprile 2017 ore 08.30 - 13.30 c/o Sala Conferenze Ordine dei Medici, Viale Italia, 153 - scala C - 1° piano - Forlì, avente per titolo:

Le banche dati ed i sistemi di supporto decisionali Evidence Based disponibili nella Biblioteca Medica Virtuale sul portale FNOMCeO:

guida all'utilizzo per la formazione continua, l'aggiornamento sistematico e per l'appropriatezza nella pratica clinica

La EBSCO  è uno dei principali produttori mondiali di banche dati di letteratura scientifica, per l'accesso alla biblioteca medica virtuale con la più imponente rassegna di riviste internazionali di medicina ed odontoiatria in FULL TEXT, la Cochrane Library ed il più potente sistema di supporto alla pratica clinica basato sull'evidenza (Dynamed Plus). L'incontro darà la possibilità di acquisire conoscenze tecniche sull'utilizzo efficace delle banche dati per l'accesso alla letteratura scientifica medica primaria e secondaria, alle revisioni cliniche ed ai sistemi di supporto decisionali più autorevoli e completi a sostegno della ricerca, dell'aggiornamento sistematico e della formazione continua dei medici. Sono stati richiesti i crediti ECM. E' un'occasione da non perdere e Vi invito a partecipare numerosi. Programma Il Presidente Dott. Michele Gaudio
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MMG e prescrizioni ancora limitate dai nuovi Lea

(da M.D.Digital)    “Le cose vanno descritte per quello che sono e non farcite di significati che non hanno: il cosiddetto Decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva non è mai stato cancellato o sospeso, e questo provvedimento sui nuovi Lea ne è la dimostrazione. Si tratta, ancora una volta, dell’affermazione di una logica di limitazione dell’operato dei medici e si aggiunge un ulteriore tassello alla crisi del sistema sanitario pubblico”. È questa l’opinione di Pierluigi Bartoletti, vicesegretario Fimmg, in merito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. Insomma: il tanto vituperato “Decreto Lorenzin”, lesivo dell’attività clinica dei medici e della fruibilità del sistema sanitario pubblico, cacciato dalla porta pare rientrare dalla finestra. “Nessuno nega la necessità di trovare una strada per risparmiare - continua Bartoletti - ma questi provvedimenti restrittivi dell’attività medica determinano un effetto, soprattutto sui pazienti che usufruiscono per necessità dell’assistenza pubblica, che dovranno muoversi in un percorso tortuoso e a ostacoli; chi può utilizzare servizi privati, invece, non vivrà cambiamenti nella sua esperienza in termini assistenziali. È  per questo che bisognerebbe cominciare a ragionare sull’accesso alle cure”.
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OSAS: implicazioni per sicurezza e salute

(da M.D.Digital)   Non sono consapevoli della loro patologia ma al mattino si svegliano astenici, non sono riposati, durante il giorno hanno una scarsa attentività e soffrono di sonnolenza. Hanno marcati deficit di concentrazione, di attenzione, di memoria. E hanno un rischio importante di incidenti se sono alla guida di veicoli o addetti a macchinari in ambito lavorativo. Si stima che un quarto degli incidenti stradali siano causati da pazienti con apnee del sonno e negli autotrasportatori la prevalenza di OSAS è particolarmente elevata (si stima che ne soffra almeno un soggetto su dieci). Sul lavoro oltre a raddoppiare il numero di incidenti, è il principale fattore che riduce produttività ed efficienza lavorativa e che aumenta le assenze per motivi di salute e la spesa sanitaria.
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Lo studio, i medici sono i pensionati più longevi

(da Doctor33)   Ricchi, prestigiosi, eternamente giovani. Da pensionati, i medici vivono più a lungo degli altri. L'Enpam se ne sobbarca l'assistenza in media per altri 21 anni scarsi, all'incirca sei mesi in più di quanto non faccia la Cassa degli avvocati, e ben due anni in più di quanto non debba fare l'Inps con la popolazione generale. Lo afferma uno studio dell'ordine degli attuari su 15 milioni di pensionati. Lo studio dice altre cose, semplici e meno. Tra le "meno": se si utilizzasse la popolazione pensionata al posto di quella complessiva in Italia, le curve relative all'attesa di vita ci darebbero tutti destinati ad invecchiare a lungo, con -nel 2045- maschi che arrivano mediamente fino a 88 anni e femmine che doppiano il traguardo dei 92 anni. Secondo "input": se separiamo i pensionati che furono lavoratori pubblici da quelli che furono autonomi, l'attesa di vita dei primi è 2 anni esatti in più dei secondi, 20,3 contro 18,4. Un terzo concetto: più sale l'importo dell'assegno più cala la mortalità. Da ricchi si vive di più, un dato scontato? «Un po' sì, anche se non riguarda i soli medici. La ricchezza si mostra proporzionale all'attesa di vita. Non avere preoccupazioni economiche è determinante dal punto di vista psicologico e degli stili di vita assunti, più salutari. Da una parte, con un assegno mensile "cospicuo", si acquistano servizi, anche sanità integrativa; dall'altra con le spalle coperte si guarda al futuro con uno stato d'animo più sereno, ci si organizza meglio, si programma il divertimento e persino lo sport, lo stile di vita attivo, che fa bene», dice Marco Trabucchi, presidente dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria. Ma che un medico viva di più di un avvocato, di un commercialista o di un politico è un dato "scontato", magari visto che di salute ne sa di più...? «Credo sia una contingenza di un periodo -relativamente lungo - in cui il medico è persona soddisfatta del proprio lavoro e del proprio ruolo. Per compensi economici e psicologici, ben si inserisce nella fascia dei soggetti "candidati" a vivere più a lungo. E comunque lavora in un contesto gratificante, la sua professione è fonte di prestigio sociale». Il camice vive vent'anni dalla pensione in poi: una misura di tempo o anche di qualità di vita? «Nella quantità di vita c'è anche qualità di vita, come ho detto. Se si riferisce alle probabilità di decadimento cognitivo, anche l'incidenza di quest'ultimo dovrebbe essere minore rispetto alla popolazione generale; in caso contrario l'attesa di vita ne risulterebbe intaccata e, quindi, inferiore».

Risposta Ufficiale dell’INPS nazionale ai nostri quesiti su certificazioni malattia

OGGETTO: riscontro a quesiti su certificazioni di malattia dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Forlì-Cesena (PEC del 21 febbraio 2017) Si fa riferimento alla vostra nota di cui all'oggetto, pervenuta per competenza  anche a questa Direzione centrale, in merito alla validità della data di decorrenza della prognosi indicata nel certificato di malattia ai fini del riconoscimento della tutela previdenziale da parte dell'Istituto. A tal proposito, si precisa che il certificato di malattia ha validità dal giorno di redazione e l’eventuale compilazione della voce "dichiara di essere ammalato dal.." assume rilevanza solo come dato anamnestico. Pertanto, sono confermate le indicazioni fornite con le circolari Inps n. 63 del 7 marzo 1991 (punto 1) e n. 147 del 15 luglio 1996 (punto 3). Solo in caso di certificazione rilasciata durante una visita domiciliare, l'Istituto ammette la possibilità di riconoscere (come precisato nelle suddette circolari cui si rinvia per gli ulteriori approfondimenti) la sussistenza dello stato morboso e la relativa copertura previdenziale di malattia, anche dal giorno precedente alla data di redazione del certificato medesimo. Nelle ipotesi, infine, di lavoratori turnisti - in merito ai quali nella nota in oggetto si chiedono specifiche informazioni - qualora l'evento di malattia si manifesti in orario successivo alla chiusura dell'ambulatorio medico, il lavoratore, ai fini dell'erogazione dell'indennità di malattia dell'Inps, dovrà necessariamente rivolgersi ad una Struttura pubblica di continuità assistenziale per il rilascio della certificazione attestante l'incapacità temporanea al lavoro.  Qualora ciò non fosse possibile, per motivi giustificati e da documentare adeguatamente, il lavoratore medesimo potrà farsi rilasciare la certificazione di malattia dal medico curante il giorno successivo all'inizio dell'evento. Cordiali saluti Maria Grazia Sampietro  (Segreteria DEL DIRETTORE GENERALE/Direzione/Abbate Stefania)   Commento: Diverse segnalazioni di iscritti medici di MG, conseguenti alla diffusione di notizie e circolari sulla invalidità della prognosi attribuita al giorno precedente alla redazione del certificato di malattia, avevano motivato una nostra richiesta ufficiale all’INPS nazionale. La risposta pervenuta conferma che, ora che nella “maschera” del certificato telematico è possibile imputare se la visita è stata eseguita in ambulatorio o al domicilio del paziente, solo nel caso della visita domiciliare l’Istituto ammette la “copertura” del giorno precedente. Le citate circolari del 1991 e 1996, infatti, si riferivano al periodo in cui la redazione era esclusivamente cartacea, e non era possibile identificare con certezza se la visita era stata domiciliare o ambulatoriale. Da questo derivava pertanto, una “tolleranza” dell’istituto sul giorno precedente alla redazione della certificazione. A questo punto, consigliamo a tutti i colleghi una estrema attenzione in materia, e a sensibilizzare immediatamente i pazienti a questi comportamenti: - se la prognosi di malattia termina il venerdì e il pz lavora al sabato o alla domenica, in caso di prolungamento dello stato di malattia recarsi tempestivamente in PS o alla Continuità Assistenziale per certificazione di continuazione - se la prognosi di malattia termina il sabato, presentarsi dal medico di famiglia il lunedì immediatamente successivo per la eventuale certificazione di continuazione - avvisare gli assistiti del rischio che possa non venire rimborsato un giorno di malattia in caso di comportamento difforme Il Presidente                                                                                                         Il Vice Presidente Dott. Michele Gaudio                                                                             Dott. Gian Galeazzo Pascucci

Responsabilità professionale e sicurezza delle cure. La legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Il testo e la sintesi

(da QuotidianoSanità)  Dopo la firma negli scorsi giorni da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stata pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo la legge 8 marzo 2017, n. 24 recante "Disposizioni in materia di  sicurezza  delle  cure  e  della  persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale  degli esercenti le professioni sanitarie", approvata dal Parlamento il 28 febbraio scorso.. L'obiettivo della legge è quello di risponde principalmente a due problematiche: la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica. Il tutto nell'ottica della ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto medico-paziente che permetta, da una parte ai professionisti di svolgere il loro lavoro con maggiore serenità, grazie alla nuove norme in tema di responsabilità penale e civile, e dall'altra garantendo ai pazienti maggiore trasparenza e la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti.
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Epilessia, nuova classificazione per far comunicare meglio medici, pazienti e ricercatori

(da Doctor33)    L'International League Against Epilepsy ha pubblicato sulla rivista Epilepsia un aggiornamento al suo sistema di classificazione delle epilessie. Questa classificazione è uno strumento chiave per la valutazione clinica della patologia, ma il suo impatto si estende ben oltre la quotidianità medica, fino alla ricerca clinica e allo sviluppo di nuove terapie, attraverso la chiarificazione di un quadro di riferimento per comprendere il tipo di crisi, il rischio di comorbilità e di mortalità, e viene utilizzata spesso come guida per la selezione terapie antiepilettiche. Ingrid Scheffer del Department of Medicine alla University of Melbourne, di Victoria, in Australia, ha presentato assieme ai colleghi tre livelli di intervento diagnostico. Il primo passo è la diagnosi del tipo di convulsioni, dopo di che si passa alla selezione del tipo epilessia, tra l'epilessia focale, l'epilessia generalizzata, l'epilessia combinata generalizzata e focale, e un gruppo di epilessie di cui ancora si sa poco. Il terzo livello è quello della diagnosi riguardante la sindrome epilettica specifica. L'eziologia è suddivisa in sei sottogruppi, in base alle potenziali conseguenze terapeutiche, e se ne sottolinea l'importanza in ogni passo della diagnosi. Nel documento vengono introdotti alcuni nuovi termini, come "encefalopatia dello sviluppo ed epilettica". Il termine "benigna" è sostituito dai termini "autolimitata" e "farmacoresponsiva". «L'esito che desideravamo per la classificazione è una maggiore facilità di comunicazione sul tipo di convulsioni tra clinici, comunità non medica e ricercatori» concludono gli autori. In un editoriale di accompagnamento, Robert Fisher, dello Stanford Department of Neurology & Neurological Sciences a Stanford, California, e colleghi hanno preparato un "manuale di istruzioni" destinato al medico per utilizzare correttamente il nuovo sistema nella pratica clinica. Nel documento si spiega anche con l'aiuto di schemi la nuova classificazione, specificando in particolare alcuni dettagli che riguardano le cure primarie. Si sottolinea per esempio che il termine "focale" viene ora usato al posto di "parziale" nel descrivere convulsioni che insorgono in un emisfero del cervello, in contrapposizione a quelle generalizzate che originano in entrambi gli emisferi, e che le convulsioni focali sono ora ulteriormente suddivise in base alla consapevolezza di sé o dell'ambiente. (Epilepsia. 2017. doi: 10.1111/epi.13709  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28276062 Epilepsia. 2017. doi: 10.1111/epi.13671  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28276064 )

Forti evidenze di associazione tra obesità e tumori

(da Doctor33)    Una "forte evidenza" supporta l'associazione tra obesità e 11 tipi di cancro. Lo dimostra una recente revisione ombrello della letteratura, pubblicata su BMJ. Secondo il primo autore dello studio, Maria Kyrgiou, del Dipartimento di Chirurgia e Cancro dell'Imperial College di Londra, vi potrebbero essere anche altre associazioni ma per ora vi è incertezza. L'attuale studio è definito come "revisione ombrello" o "meta-review" in quanto basata su precedenti meta-analisi e revisioni sistematiche. Per Kyrgiou e colleghi il grasso corporeo in eccesso fa incrementare la maggior parte dei tumori del sistema digerente, nonché i carcinomi mammari ed endometriali in post-menopausa. È un dato in accordo con la relazione dello scorso anno dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che, peraltro, aveva rilevato associazioni con ulteriori tumori (come quelli epatici, tiroidei e ovarici). La conclusione inevitabile da trarre è che la prevenzione dell'eccessivo aumento di peso nell'adulto può ridurre il rischio di cancro.   
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