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Tariffe e onorari dei medici chirurghi e degli odontoiatri per prestazioni rese in regime di libera professione

La materia degli onorari professionali per le prestazioni medico-chirurgiche ed odontoiatriche è stata oggetto di “liberalizzazione” a partiredal cosiddetto “Decreto Bersani”. Infatti in precedenza, in forza della Legge 21/02/1963 n. 244 e del DPR 17/02/1992, era previsto in via normativa, un tariffario minimo per le prestazioni di cui trattasi, cui i medici e gli odontoiatri erano tenuti ad attenersi, non potendo praticare tariffe a valori inferiori a quelli previsti dalle citate norme.
L’art. 2 del Decreto Legge 04/07/2006 n. 223, convertito con modificazioni nella Legge 04/08/2006 n. 248 ha però abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedevano, con riferimento alle attività libero-professionali e intellettuali, l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime.

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Un paziente su 5 è dimesso dall’ospedale con segni vitali instabili

(da fimmg.org)

Il venti per cento delle persone ricoverate è dimesso prima che tutti i segni vitali siano stabili, un modello che è associato ad un aumentato rischio di morte e di riammissione in ospedale, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center. Mentre i ricoveri in ospedale hanno accorciato drasticamente la loro durata nel corso degli ultimi 30 anni, sta aumentando la preoccupazione che i pazienti vengano dimessi prima che tutti i segni vitali si siano stabilizzati, mettendoli a rischio per eventi avversi dopo la dimissione.

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Richiesta di aggiornamento dati

Al fine di offrire un servizio sempre più efficiente agli Iscritti ed ottimizzare i processi comunicativi tra Ordine e sanitario, si richiede cortesemente di inviare:

  1. numero di telefono cellulare
  2. numero di rete fissa (studio e/o abitazione)
  3. indirizzo e-mail
  4. indirizzo PEC (qualora non corrisponda a quella fornita in convenzione con l’Ordine)
  5. eventuali variazioni di indirizzo di residenza e/o domicilio

Tali dati devono essere inviati in forma scritta nelle seguenti modalità:

  • via e-mail a: info@ordinemedicifc.it
  • via PEC a: segreteria.fc@pec.omceo.it
  • via fax al numero: 054327157 (attivo in orario di apertura della Segreteria)
  • per posta ordinaria
  • per presentazione diretta alla Segreteria (lun-merc-ven 9.00-14.00 e mart-giov 9.00-14.00 15.30-18.30)

Si ricorda che l’indirizzo PEC è obbligatorio per l’art. 16, co 7 e 7-bis, del D.L.29/11/2008 n.185 convertito con modificazioni nella L. 28/1/2009 n.2.; inoltre la L. 17/12/2012 n.221 ha istituito l’INI-PEC, un elenco pubblico denominato Indice Nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti presso il Ministero per lo sviluppo economico.

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Pensioni, cosa cambia per i medici dopo l’intesa Governo-sindacati

(da Doctor33)   Come avevamo dato per ampiamente probabile, con l’accordo governo sindacati dell’altro ieri dal 2017, sempre che non ci si mettano i vincoli di stabilità europei a bloccare il pacchetto pensioni varato dalla gestione Renzi, diventerà possibile ricongiungere spezzoni di periodi lavorati anche nella gestione separata Inps. E a quanto pare, diversamente da ora, sarà fattibile a titolo non oneroso, anche se l’impatto della non onerosità sull’ente previdenziale degli italiani è tutto da verificare.

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Ecm, arriva lo sviluppo continuo

(da Doctor33)  Modificare l’attuale sistema di formazione continua, per renderlo più idoneo alla rivalidazione delle competenze acquisite da medico e odontoiatra: è la proposta emersa al convegno organizzato a Bari da Fnomceo sul tema Ecm. In un articolo esplicativo sul portale della Federazione, Sergio Bovenga, membro del Comitato Centrale, ha chiarito che il nostro Paese va verso il Continuous Professional Development, una forma evoluta di educazione continua, sulla scia di quanto avviene negli altri Paesi Europei e della Francia che nel 2016 ha varato un programma su 1,7 milioni di sanitari mutuando le indicazioni delle direttive dell’Unione Europea sulla libera circolazione dei professionisti. Ma perché emanciparsi dall’ECM se ancora una parte dei medici non riesce a colmare i fabbisogni formativi del triennio?

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