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“Le banche dati” Incontro di aggiornamento per medici ed odontoiatri Sabato 8 aprile 2017

Caro Collega,

quest’Ordine organizza in collaborazione con la EBSCO Information Services di Boston un importante incontro di aggiornamento per medici ed odontoiatri  Sabato 8 aprile 2017 ore 08.30 – 13.30 c/o Sala Conferenze Ordine dei Medici, Viale Italia, 153 – scala C – 1° piano – Forlì, avente per titolo:

Le banche dati ed i sistemi di supporto decisionali Evidence Based disponibili nella Biblioteca Medica Virtuale sul portale FNOMCeO:

guida all’utilizzo per la formazione continua, l’aggiornamento sistematico e per l’appropriatezza nella pratica clinica

La EBSCO  è uno dei principali produttori mondiali di banche dati di letteratura scientifica, per l’accesso alla biblioteca medica virtuale con la più imponente rassegna di riviste internazionali di medicina ed odontoiatria in FULL TEXT, la Cochrane Library ed il più potente sistema di supporto alla pratica clinica basato sull’evidenza (Dynamed Plus).

L’incontro darà la possibilità di acquisire conoscenze tecniche sull’utilizzo efficace delle banche dati per l’accesso alla letteratura scientifica medica primaria e secondaria, alle revisioni cliniche ed ai sistemi di supporto decisionali più autorevoli e completi a sostegno della ricerca, dell’aggiornamento sistematico e della formazione continua dei medici.

Sono stati richiesti i crediti ECM.

E’ un’occasione da non perdere e Vi invito a partecipare numerosi.

Programma

Il Presidente

Dott. Michele Gaudio

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MMG e prescrizioni ancora limitate dai nuovi Lea

(da M.D.Digital)    “Le cose vanno descritte per quello che sono e non farcite di significati che non hanno: il cosiddetto Decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva non è mai stato cancellato o sospeso, e questo provvedimento sui nuovi Lea ne è la dimostrazione. Si tratta, ancora una volta, dell’affermazione di una logica di limitazione dell’operato dei medici e si aggiunge un ulteriore tassello alla crisi del sistema sanitario pubblico”. È questa l’opinione di Pierluigi Bartoletti, vicesegretario Fimmg, in merito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 dei nuovi Livelli essenziali di assistenza. Insomma: il tanto vituperato “Decreto Lorenzin”, lesivo dell’attività clinica dei medici e della fruibilità del sistema sanitario pubblico, cacciato dalla porta pare rientrare dalla finestra. “Nessuno nega la necessità di trovare una strada per risparmiare – continua Bartoletti – ma questi provvedimenti restrittivi dell’attività medica determinano un effetto, soprattutto sui pazienti che usufruiscono per necessità dell’assistenza pubblica, che dovranno muoversi in un percorso tortuoso e a ostacoli; chi può utilizzare servizi privati, invece, non vivrà cambiamenti nella sua esperienza in termini assistenziali. È  per questo che bisognerebbe cominciare a ragionare sull’accesso alle cure”.

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OSAS: implicazioni per sicurezza e salute

(da M.D.Digital)   Non sono consapevoli della loro patologia ma al mattino si svegliano astenici, non sono riposati, durante il giorno hanno una scarsa attentività e soffrono di sonnolenza. Hanno marcati deficit di concentrazione, di attenzione, di memoria. E hanno un rischio importante di incidenti se sono alla guida di veicoli o addetti a macchinari in ambito lavorativo. Si stima che un quarto degli incidenti stradali siano causati da pazienti con apnee del sonno e negli autotrasportatori la prevalenza di OSAS è particolarmente elevata (si stima che ne soffra almeno un soggetto su dieci). Sul lavoro oltre a raddoppiare il numero di incidenti, è il principale fattore che riduce produttività ed efficienza lavorativa e che aumenta le assenze per motivi di salute e la spesa sanitaria.

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Lo studio, i medici sono i pensionati più longevi

(da Doctor33)   Ricchi, prestigiosi, eternamente giovani. Da pensionati, i medici vivono più a lungo degli altri. L’Enpam se ne sobbarca l’assistenza in media per altri 21 anni scarsi, all’incirca sei mesi in più di quanto non faccia la Cassa degli avvocati, e ben due anni in più di quanto non debba fare l’Inps con la popolazione generale. Lo afferma uno studio dell’ordine degli attuari su 15 milioni di pensionati. Lo studio dice altre cose, semplici e meno. Tra le “meno”: se si utilizzasse la popolazione pensionata al posto di quella complessiva in Italia, le curve relative all’attesa di vita ci darebbero tutti destinati ad invecchiare a lungo, con -nel 2045- maschi che arrivano mediamente fino a 88 anni e femmine che doppiano il traguardo dei 92 anni. Secondo “input”: se separiamo i pensionati che furono lavoratori pubblici da quelli che furono autonomi, l’attesa di vita dei primi è 2 anni esatti in più dei secondi, 20,3 contro 18,4. Un terzo concetto: più sale l’importo dell’assegno più cala la mortalità.

Da ricchi si vive di più, un dato scontato? «Un po’ sì, anche se non riguarda i soli medici. La ricchezza si mostra proporzionale all’attesa di vita. Non avere preoccupazioni economiche è determinante dal punto di vista psicologico e degli stili di vita assunti, più salutari. Da una parte, con un assegno mensile “cospicuo”, si acquistano servizi, anche sanità integrativa; dall’altra con le spalle coperte si guarda al futuro con uno stato d’animo più sereno, ci si organizza meglio, si programma il divertimento e persino lo sport, lo stile di vita attivo, che fa bene», dice Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria.
Ma che un medico viva di più di un avvocato, di un commercialista o di un politico è un dato “scontato”, magari visto che di salute ne sa di più…? «Credo sia una contingenza di un periodo -relativamente lungo – in cui il medico è persona soddisfatta del proprio lavoro e del proprio ruolo. Per compensi economici e psicologici, ben si inserisce nella fascia dei soggetti “candidati” a vivere più a lungo. E comunque lavora in un contesto gratificante, la sua professione è fonte di prestigio sociale».
Il camice vive vent’anni dalla pensione in poi: una misura di tempo o anche di qualità di vita? «Nella quantità di vita c’è anche qualità di vita, come ho detto. Se si riferisce alle probabilità di decadimento cognitivo, anche l’incidenza di quest’ultimo dovrebbe essere minore rispetto alla popolazione generale; in caso contrario l’attesa di vita ne risulterebbe intaccata e, quindi, inferiore».

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