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Sul pagamento delle certificazioni INAIL serve chiarezza

(da M.D.Digital)    I medici vogliono chiarezza sul pagamento delle certificazioni Inail: “Non possiamo accettare – scrivono Anaao Assomed e Cimo al Direttore Generale dell’Inail – che per assurdo l’Istituto incassi i contributi senza pagare chi fornisce il relativo servizio di certificazione, né che Inail si sottragga ad un preciso obbligo contrattuale. Occorre, pertanto, sanare questa delicata vicenda, che sta privando il personale medico dell’emergenza del riconoscimento economico spettante per una attività aggiuntiva ai compiti istituzionali, in un momento avaro di riconoscimenti economici per la categoria tutta, a fronte di progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro, e particolarmente penalizzante i medici che lavorano nei Pronto soccorso”.  Anaao Assomed e Cimo oltre a chiedere un incontro ai vertici dell’Istituto, sollecitano anche l’intervento del Ministro della Salute, nel suo ruolo di organo vigilante sulla attività dell’Inail, per garantire il rispetto della dignità del lavoro dei medici e degli obblighi contrattuali sottoscritti.
A tale proposito ricordiamo che nel 2016 è entrato in vigore il decreto legge semplificazioni 151/2015 che obbliga tutti i medici a fare il certificato di apertura dell’infortunio – siano essi di Pronto soccorso, di medicina generale, di continuità assistenziale e competenti, convenzionati o meno – ove siano loro per la prima volta a prestare assistenza al paziente vittima di infortunio. L’attestazione medica che certifica l’evento morboso, infatti, non deve più essere trasmessa dal datore di lavoro ma dal medico certificatore o dalla struttura sanitaria che effettua la prima assistenza al lavoratore che si è infortunato o è malato a seguito di una malattia professionale o causa di servizio.

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Rischio cardiovascolare, anche fumare poco espone a pericolo

da Doctor33)   Chi fuma una sola sigaretta al giorno ha circa la metà del rischio di malattia coronarica e ictus rispetto a chi ne fuma 20, quindi si espone a un pericolo molto maggiore di quanto si possa pensare, secondo una revisione pubblicata sul British Medical Journal. «I fumatori dovrebbero smettere completamente di fumare invece di ridurre la quantità di sigarette per far diminuire significativamente il rischio di malattie cardiache e ictus. Queste informazioni potrebbero essere particolarmente utili all’inizio di un nuovo anno, quando è probabile che molti fumatori si impegnino per smettere di fumare o per fumare di meno» afferma Allan Hackshaw dello UCL Cancer Institute allo University College di Londra, che ha guidato il gruppo di studio. In passato singoli studi hanno riportato che fumare solo da una a cinque sigarette al giorno fosse associato a un rischio più elevato del previsto di malattie cardiache.   Per approfondire l’argomento, i ricercatori hanno analizzato i risultati di 141 studi e stimato i rischi relativi al fumo di una, cinque o 20 sigarette al giorno. I risultati hanno mostrato che gli uomini che fumavano una sigaretta al giorno avevano il 46% di eccesso di rischio di malattie cardiache e il 41% di eccesso di rischio relativo rispetto al fumo di 20 sigarette al giorno, molto più alto del 5% che poteva essere previsto a partire da una semplice associazione lineare. Nel caso delle donne, quelle che fumavano una sigaretta al giorno avevano il 31% di eccesso di rischio di malattie cardiache e il 34% di eccesso di rischio di ictus, sempre rapportato al consumo di 20 sigarette al giorno. «Abbiamo dimostrato che una grande percentuale del rischio di malattia coronarica e di ictus deriva dal fumare anche solo un paio di sigarette al giorno. Questo probabilmente rappresenta una sorpresa per molte persone, ma esistono anche meccanismi biologici che aiutano a spiegare il rischio inaspettatamente elevato associato a un basso livello di fumo.   La malattia cardiovascolare, non il cancro, costituisce il maggiore rischio di mortalità da fumo, con circa il 48% dei decessi prematuri dovuti al fumo» concludono gli autori. In un editoriale di accompagnamento, Kenneth Johnson, dell’Università di Ottawa in Canada, delinea le principali implicazioni per la salute pubblica di questi risultati: «Solo la completa cessazione del fumo è protettiva e questo fatto dovrebbe essere sottolineato da tutte le misure e le politiche di prevenzione. Il messaggio da portare a casa per i fumatori è che “qualsiasi esposizione al fumo di sigaretta è troppo”» conclude l’editorialista.
(BMJ 2018. Doi: 10.1136/bmj.j5855   http://www.bmj.com/content/360/bmj.j5855 
BMJ 2018.
 Doi: 10.1136/bmj.k167   http://www.bmj.com/content/360/bmj.k167  )

 

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Politerapie: con più di 4 farmaci al giorno aumentano le cadute

(da M.D.Doctor)    Nell’anziano che deve assumere quattro farmaci al giorno il rischio di cadute aumenta del 18%. Ancora più a rischio chi deve fare ricorso a 10 farmaci al giorno, che vede addirittura raddoppiato il rischio. Lo afferma un ampio studio longitudinale condotto da un team di ricercatori britannici su oltre 5000 pazienti di età superiore ai 60 anni, che ha indagato il legame tra il politerapie e tasso di cadute. Questi risultati, pubblicati nella rivista BMJ open, incoraggiano ad essere vigili al fine di minimizzare i rischi potenzialmente correlati alle prescrizioni multiple, riscontro si potrebbe dire quasi “tipico” nel paziente anziano a fronte di frequenti situazioni di comorbilità, ma anche a mettere in atto misure per prevenire le cadute in questi pazienti. Partendo dai dati dell’English Longitudinal Study of Aging 6 e 7, gli autori hanno incluso nella loro analisi 5.213 persone di età superiore a 60 anni (69 anni di mediana, 55% di sesso femminile): di questi, quasi un terzo assumeva cinque o più farmaci. Dei 1611 pazienti in politrattamento, 569 sono andati incontro ad almeno un caduta negli ultimi due anni (175/1000), mentre fra i 3602 pazienti che non necessitavano di terapie multiple sono stati descritti episodi di caduta solo in 875 casi, con una differenza tra gruppi del 21%. Le analisi sono state effettuate per ridurre al minimo il rischio di casualità inversa e dopo aggiustamento per potenziali fattori confondenti  Gli autori hanno utilizzato dati longitudinali per ridurre al minimo il rischio di inversione causale e aggiustati per la comorbilità per minimizzare i fattori confondenti (che tuttavia potrebbero potenzialmente persistere). Sarà comunque opportuno condurre ulteriori studi per una disamina attenta e specifica delle complesse interazioni tra le terapie multiple, anche in relazione alle correlazione tra tipologia di farmaco e rischio di eventi. Nell’immediato, concludono gli autori, si sottolinea l’importanza di adottare un approccio multidisciplinare che vede la collaborazione di medici di base, specialisti e farmacisti, al fine di minimizzare i rischi e ottimizzare i trattamenti farmacologici in questa popolazione.
(Dhalwani NN, et al. Association between polypharmacy and falls in older adults: a longitudinal study from England. BMJ Open 2017; 7: e016358.)

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