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Studi di settore, ancora un anno poi gli Indicatori Sintetici di Affidabilità. Ecco cosa sono

(da Odontoiatria33)   L’annuncio era stato chiaro, dal 2018 via gli studi di settore ed avanti con gli Indicatori Sintetici di Affidabilità (ISA), ma la legge di Stabilità ha dato ancora un anno di vita ai tanto discussi Studi di settore, posticipando la riforma al 2019.  Per capire comunque come saranno, o potrebbe essere questo nuovo strumento che comunque ha sempre lo scopo di valutare la “fedeltà” fiscale tra redditi dichiarati e reddito presunto dei contribuenti italiani, abbiamo chiesto aiuto al dott. Umberto Terzuolo dello Studio Terzuolo & Brunero Associati di Torino -consulenti fiscali AIO- che ricorda come, comunque, “lo studio di settore risulti oggi uno strumento obsoleto che deve essere ripensato”.

Dott. Terzuolo che cosa sono gli Indicatori Sintetici di Affidabilità?

Gli ISA nascono essenzialmente per favorire l’adempimento spontaneo dei contribuenti alle pretese del Fisco. Lo scopo è quindi cercare di far emergere in modo “volontario” redditi non dichiarati facendo leva di fatto sulla coscienza dei contribuenti. Questi indici verranno poi anche utilizzati dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza per definire le specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione, dove sicuramente verrà tenuto in considerazione il livello di affidabilità fiscale di ciascun contribuente. Tale livello sarà ottenuto dalla combinazione di indicatori (suddivisi in “indicatori elementari” e “indicatori di anomalia” creati sulla base di una metodologia statistica-economica a detta del Fisco innovativa) e di altre informazioni presenti nell’anagrafe tributaria. L’effetto degli ISA sarà quello di “scovare” i contribuenti giudicati meno virtuosi che saranno probabilmente più oggetto di attività di monitoraggio e controllo da parte del Fisco. Lo strumento comunque non dovrebbe avere quella valenza di meccanismo di accertamento automatico, come, pur erroneamente, è accaduto nel corso degli anni per gli studi di settore. Come detto gli ISA dovrebbero rappresentare una pagella fiscale del contribuente nell’ottica di migliorare il rapporto con l’Amministrazione finanziaria, introducendo anche vari livelli di regimi premiali.

Ma come funzioneranno?

Chiarendo che siamo ancora in una fase di work in progress, sembra che con i nuovi modelli non ci sarà più una stima di ricavi o compensi con riferimento ad un solo anno ma l’analisi sarà più completa, andando ad abbracciare un arco temporale di circa otto anni in modo da poter permettere all’Amministrazione finanziaria di valutare la performance del contribuente anche in virtù dell’andamento del ciclo economico del suo settore di appartenenza.
Come detto, gli ISA risulteranno essere la combinazione di due tipologie di indici.

I primi, i cosiddetti “indici elementari”, dovrebbero analizzare essenzialmente la struttura economica dell’attività dell’odontoiatra, ragionando, oltre che sui ricavi anche ad esempio sul valore aggiunto per addetto e sul suo reddito (ricavi meno costi), sulla coerenza della gestione professionale e sulla affidabilità dei dati dichiarati. Questa valutazione dovrebbe poi essere combinata con i risultati di eventuali verifiche fiscali e accessi brevi dell’Amministrazione finanziaria, con le informazioni presenti in anagrafe tributaria, presso le Agenzie fiscali, presso l’osservatorio del mercato immobiliare, presso l’Inps, presso il registro automobilistico, il tutto per ottenere quindi un “voto di condotta” il più completo possibile.

I secondi indici che comporranno la pagella, saranno i cosiddetti “indici elementari di anomalia” che andranno ad evidenziare situazioni di incongruenza o discordanza dal punto di vista contabile e gestionale, eventualmente rafforzati da informazioni presenti su banche dati dell’Amministrazione finanziaria.

La media di questi due indicatori determinerà il voto finale che andrà da 1 a 10. La valutazione, in un’ottica di trasparenza e scambio di informazioni tra il contribuente e Fisco, sarà resa disponibile per i contribuenti attraverso un report che, da quello che emerge, dovrebbe essere particolarmente articolato e dettagliato.

Ed una volta ottenuto il voto, cosa succede?

L’analisi che scaturirà dagli ISA è di fatto una fotografia della propria attività. I contribuenti con un voto alto dovrebbero poter godere di significative agevolazioni tributarie che verrebbero modulate in virtù della valutazione. Ad oggi però siamo in attesa dei provvedimenti legislativi che definiscano il perimetro di questi benefici.
Ulteriore notizia positiva consiste nell’aggiornamento dei vari indicatori che dovrebbe avvenire ogni due anni dalla loro prima pubblicazione: lo strumento quindi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo!) essere più aggiornato e fotografare meglio la situazione dei contribuenti in virtù delle mutate condizioni di mercato.
Ci saranno poi tutta una serie di “esclusioni” per gli indicatori di compliance.

I contribuenti con punteggi non elevati potranno adeguarsi?

Dalle informazioni ad oggi pervenute sembrerebbe poi possibile procedere con l’adeguamento volontario, dichiarando, ai fini delle imposte, redditi maggiori rispetto a quelli determinati con le scritture contabili, con la finalità di prendere un “bel voto” e quindi, teoricamente, stare più tranquilli. L’adeguamento poi, esattamente come accade oggi con gli studi di settore, non dovrebbe comportare sanzioni né interessi.

I “primi della classe” potranno godere di benefici. Ovvero?

Il regime premiale dovrebbe essere ipoteticamente più ampio rispetto a quello degli studi di settore. Dalle prime simulazioni effettuate sembrerebbe infatti che per effetto della valutazione estesa anche sugli anni passati, la platea dei soggetti che dovrebbe fruire di questi incentivi dovrebbe essere maggiore anche se non tutti potrebbero avere gli stessi vantaggi, come accade oggi invece con gli studi di settore.

In relazione alle diverse votazioni, ottenute anche attraverso l’adeguamento spontaneo, dovrebbero essere riconosciuti i seguenti benefici:

  • Maggiore libertà e minori vincoli per la compensazione di crediti di imposta inferiori a 20.000 € annui (problema che riguarda raramente gli odontoiatri);
  • Esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, anche detti accertamenti analitico-induttivi (non analitici per intenderci);
  • Riduzione di almeno un anno dei periodi in cui l’odontoiatra può essere oggetto di controlli fiscali;
  • Esclusione da controlli fiscali basati sul “redditometro”, strumento che negli ultimi anni è stato poco utilizzato e che dovrebbe determinare il reddito da dichiarare in base al tenore di vita del contribuente, a condizione che il reddito dichiarato non sia inferiore per più di un terzo di quello determinato con il “redditometro”.

E per i cattivi?

In caso di omessa compilazione degli indicatori di affidabilità fiscale o di comunicazioni inesatte o incomplete, si applicherà una sanzione amministrativa che dovrebbe oscillare tra i 250 € e i 2000€. In base all’attuale impostazione della norma sembrerebbe comunque necessaria, prima dell’irrogazione delle sanzioni, una comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate al contribuente invitandolo a eseguire la comunicazione dei dati o a correggere spontaneamente gli errori commessi. Nel caso in cui il contribuente continui con la sua condotta negativa, previo contraddittorio obbligatorio, l’Agenzia delle entrate potrà procedere con l’accertamento fiscale.

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Consulta, la legge sull’obbligo dei vaccini è fondata

(da DottNet)  La decisione del governo di introdurre l’obbligo per dieci vaccini ‘non è irragionevole’, con buona pace di chi, come i movimenti no vax e la Regione Veneto si è scagliato contro il provvedimento. Anche le motivazioni della sentenza della Consulta che ha bocciato il ricorso veneto contro la legge danno ragione alla linea del ministro Lorenzin, anche se la stessa Corte Costituzionale ricorda che in determinate condizioni l’obbligo potrà essere tolto. Non è “irragionevole”, nell’attuale contesto e allo stato “delle condizioni epidemiologiche e delle conoscenze scientifiche”, l’intervento del legislatore che “ha ritenuto di dover rafforzare la cogenza degli strumenti della profilassi vaccinale”, scrive infatti la Consulta. Ma “nulla esclude che, mutate le condizioni, la scelta possa essere rivalutata e riconsiderata”.   Secondo la Corte “la scelta del legislatore statale – si legge nella sentenza depositata oggi – non può essere censurata sul piano della ragionevolezza per aver indebitamente e sproporzionatamente sacrificato la libera autodeterminazione individuale in vista della tutela degli altri beni costituzionali coinvolti”.    I giudici nel documento hanno sottolineato che nella “pratica medico-sanitaria la distanza tra raccomandazione e obbligo è assai minore di quella che separa i due concetti nei rapporti giuridici”, perché “in ambito medico, raccomandare e prescrivere sono azioni percepite come egualmente doverose in vista di un determinato obiettivo”. Inoltre viene apprezzato lo “spazio per un rapporto con i cittadini basato sull’informazione, sul confronto e sulla persuasione”, visto che prima di arrivare alle sanzioni la legge prevede colloqui con i genitori.    Le motivazioni arrivano in un periodo ‘caldo’ per la legge, divenuta subito oggetto di scontro in campagna elettorale, con Lega e M5S pronti ad abrogarla. “Le motivazioni della Consulta – scrive Lorenzin su Facebook – rappresentano per questo una risposta chiara e concreta alle farneticanti affermazioni di alcuni schieramenti politici, come M5S e Lega, che oggi, per racimolare qualche in voto in più, giocano con la salute degli italiani”.    Secondo i primi dati la legge sull’obbligo sta effettivamente facendo salire le coperture, anche se gli esperti segnalano situazioni difficili in molti centri vaccinali. A causarle soprattutto la scadenza del 10 marzo, oltre la quale i bambini non on regola non potranno essere ammessi a scuola.

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