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Il cibo bio riduce i pesticidi nel corpo. Mangiare senza compromettere la salute è possibile

(di Patrizia Gentilini  da Il Fatto Quotidiano – Ambiente & Veleni – 13 dicembre 2017)

La ricerca di alcuni pesticidi nelle urine di una famiglia romana prima e dopo 15 giorni di alimentazione biologica ha suscitato, oltre che grande interesse, anche quesiti e critiche cui intendo rispondere in qualità di membro del Comitato dei Garanti dell’iniziativa.  “I pesticidi dentro di noi”, è la prima di una serie di campagne che rientrano in un progetto di più ampio respiro “Cambia la Terra” il cui obiettivo è  rendere consapevoli dei danni  dell’agricoltura industriale e dimostrare che si può produrre cibo di qualità senza compromettere la salute né di chi lo fa né di chi lo consuma, senza inquinare l’ambiente, le acque, salvaguardando biodiversità e fertilità dei suoli.  Si tratta di un progetto “culturale”, impegnativo e stimolante, nato grazie a Federbio, supportato economicamente da aziende del biologico cui partecipano anche WWF, LIPU e Legambiente.   Nelle urine di una famiglia romana (padre Giorgio, madre Marta e due figli: Stella 9 anni e Giacomo 7) sono stati ricercati – presso il Medizinisches Labor Bremen – glifosato, clorpirifos e due metaboliti dei piretroidi (CL2CA ed mPBA),  sia prima che dopo l’adozione di una dieta rigorosamente biologica durata due settimane. Dalle analisi pre-dieta tutta la famiglia  è risultata pesantemente contaminata.  Pesticidi nelle urine umane non dovrebbero esserci e pertanto non esistono “limiti di legge”: già il fatto che li si ritrovino testimonia che la legislazione vigente non è in grado di tutelarci. L’unico confronto possibile è quello con popolazioni di riferimento tratte da studi pubblicati o – in loro assenza- dai dati in possesso del laboratorio relativi ad analisi effettuate su popolazione danese e tedesca.  Nelle analisi pre-dieta il glifosato – al centro di vivaci contestazioni – nelle urine di Giorgio, Stella e Giacomo è superiore al valore medio della popolazione di riferimento, mentre nelle urine di Marta,  che segue una dieta senza cereali è al di sotto del limite di rilevabilità.

Il clorpirifos è un insetticida organofosforico di cui è nota l’azione neurotossica, ma che agisce anche come interferente endocrino ed è particolarmente pericoloso per il cervello in via di sviluppo. In tutti componenti della famiglia, ma specie in Marta e Giacomo, è presente in concentrazioni superiori alla media. I piretroidi sono insetticidi ad ampio spettro utilizzati anche contro le zanzare, molto più persistenti e tossici rispetto al piretro naturale. Tutta la famiglia è risultata positiva, in particolare ad m-PBA.  Dopo due settimane di dieta biologica, il glifosato scompare nelle urine di Giorgio, Giacomo e Stella. Il clorpirifos si riduce del 75% nelle urine di Marta, in quelle di Giorgio  scende sotto soglia di rilevabilità, in Giacomo si riduce di circa 2/3, in Stella invece nessun cambiamento. Anche per i piretroidi risultati eclatanti: l’m-PBA – che in Marta era elevatissimo – scende sotto la media di riferimento e in Giorgio si riduce di oltre il 60%. Nei figli netta riduzione di entrambi i metaboliti.  Che significato ha tutto questo? Una critica ricorrente è che sia una ricerca “farlocca” e senza valore scientifico: critica che sarei la prima a condividere se l’iniziativa fosse stata spacciata per un “esperimento scientifico”. Come chiaramente risulta nessuno l’ha mai considerato tale, data l’esiguità del campione, l’assenza di un gruppo di controllo etc: ciò che interessava mostrare in modo mediaticamente efficace era che i “veleni” sono dentro di noi e che cambiando le nostre abitudini è possibile ridurli.  Tuttavia i risultati non sono stati affatto sorprendenti perché in linea con ciò che numerosi studi scientifici segnalano fin dal 2006. Gli effetti di una dieta biologica sono evidenti soprattutto nell’infanzia, come dimostra una ricerca condotta su 40 bambini dai 3 ai 6 anni in California; un altro studio segnala che addirittura già dopo soli 5 giorni si ha la scomparsa pressoché totale delle sostanze indagate.

Ma tutto questo cosa c’entra con la salute? Uno studio molto interessante condotto in Italia in residenti in prossimità di meleti ha evidenziato che in corrispondenza dei trattamenti aumentano i pesticidi nelle urine e, di concerto, diminuiscono i meccanismi di riparo del dna, segnale indubbiamente preoccupante che qualcosa di negativo accade nell’organismo; interessante il fatto che l’assunzione di miele biologico recupera questi deficit.  L’alimentazione biologica rappresenta “la chiave di volta” e la stessa Ue ha riconosciuto che grazie ad essa diminuisce il rischio di malattie allergiche, obesità, antibiotico-resistenza e in gravidanza  si protegge lo sviluppo cerebrale. Inoltre negli alimenti biologici vi è minor presenza di cadmio e maggiori livelli di polifenoli, vitamine e omega 3, conoscenze ormai ampiamente documentate in letteratura. Una altra critica è che “Cambia la Terra” sia un modo mascherato di marketing del biologico: se questo rischio fosse anche solo minimamente presente mai e poi mai Isde avrebbe accettato di far parte del Comitato dei Garanti, di cui fa parte anche un rappresentante di Ispra ed un professore ordinario della Facoltà di Agraria di Milano. “Cambia la Terra” è una campagna “politica”, culturale e di informazione, considerarla una campagna “pubblicitaria” è riduttivo e miope perché, specularmente, si dovrebbe concludere che chi difende le ragioni dell’agricoltura convenzionale, lo fa per vendere fitofarmaci. Non si dimentichi inoltre che il mercato del biologico non necessita affatto di promozione, essendo in crescita costante di oltre il 20% annuo. Ed infine una nota personale: sono profondamente grata a chi ha avuto l’idea di dar vita a “Cambia la Terra”, progetto cui sono orgogliosa di collaborare perché finalmente si offre a tutti la possibilità di documentarsi e capire che praticare una “nuova agricoltura” è una necessità inderogabile per salvaguardare la salute nostra e dell’infanzia.

Formazione ai medici per imparare a dire ‘no’ alle richieste clinicamente inappropriate

(da Doctor33)  Il rifiuto da parte del medico di soddisfare alcuni tipi di richieste del paziente è stato associato a una peggiore soddisfazione di quest’ultimo rispetto all’operato del professionista, secondo uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine. «Studi precedenti suggerivano che la risposta positiva o negativa alle richieste avesse un effetto sulla soddisfazione, ma includevano un aggiustamento limitato per i fattori confondenti del paziente. Inoltre, tali studi non esaminavano tipi diversi di richieste», spiega Anthony Jerant, della University of California Davis School of Medicine di Sacramento, autore principale del lavoro.

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Politerapia, una guida sugli accorgimenti da adottare per evitare potenziali rischi

(da Doctor33)   Anche, e soprattutto, a causa dell”invecchiamento della popolazione, la politerapia è un fenomeno in costante in aumento. Si calcola che in Italia l’11% degli ultra 65enni assuma 10 o più farmaci e circa il 50% ne tra 5 e 9 (tra medicinali diversi e/o somministrazioni ripetute degli stessi durante il medesimo giorno). Allo scopo di aiutare i pazienti a curarsi in sicurezza, evitando errori ed effetti collaterali, è apparsa su “JAMA” una guida semplice per la gestione delle politerapie.

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Cannabis per il dolore cronico: tante speranze, poche evidenze

(da M.D.Digital)   Dal 14 dicembre 2016 è disponibile in Italia, per la prescrizione di preparazioni magistrali, la cannabis FM2 prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze e contenente tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD). Lo scorso 22 febbraio il Ministero della Salute ha emanato una circolare con le informazioni necessarie a medici e farmacisti per la preparazione e l’utilizzo della cannabis FM2. Tra le indicazioni, ‘l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali’ e ‘l’analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace’. La circolare sottolinea che ‘la cannabis […] è un trattamento sintomatico di supporto a quelli standard, quando questi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare effetti collaterali’.

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Medici in sciopero per difendere salute di tutti, non solo categoria

(da AdnKronos Salute)  I medici italiani dipendenti del servizio pubblico si avviano allo sciopero proclamato per il 12 dicembre con preoccupazione, rabbia e delusione per la mancanza di attenzione del Governo al settore, confermata – sottolineano – anche dalla manovra economica dove per la sanità c’è poco o nulla. Ma anche convinti che la loro protesta, nonostante l’inevitabile disagio per i cittadini, sia necessaria per difendere il servizio sanitario pubblico a vantaggio di tutti i cittadini, e non solo per tutelare la categoria “sempre più bistrattata”. Lo hanno ribadito i camici bianchi delle diverse sigle aderenti all’Intersindacale medico, che oggi hanno manifestato a Roma in un affollato incontro a cui hanno partecipato anche parlamentari e rappresentanti dei cittadini.

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Il Manifesto della MG: l’orgoglio di una professione

(da M.D. Digital)  “Non è assolutamente vero che il nostro Ssn non è più sostenibile, è costruito male”. Esordisce così Claudio Cricelli, presidente Simg alla conferenza stampa di presentazione del 34° Congresso della Società, svoltosi di recente a Firenze. “Il nostro Sistema  Sanitario Nazionale – continua Cricelli – pur essendo stato filosoficamente incardinato sulla Medicina Generale e sulle Cure Primarie, in realtà è diventato un sistema specialistico: i piani terapeutici li redigono gli specialisti in piena libertà senza che nessuno ne metta in dubbio la qualità, le prescrizioni dei farmaci innovativi sono affidate a loro. Nel frattempo i Mmg sono sotto esame in tempo reale attraverso le ricette elettroniche, i FSE. Inoltre, con le armi spuntate, devono fare i conti con un cambiamento estremamente significativo: l’età di insorgenza delle malattie croniche che noi registriamo nelle cartelle cliniche dei nostri pazienti, rispetto a dodici anni fa, è passata da 55 a 51 anni. E considerando che sono milioni gli italiani affetti da cronicità, la gestione economica di queste patologie diventa ingestibile se il sistema non effettua una inversione a U, investendo sulla MG e liberando l’assistenza specialistica da funzioni improprie. Questo significa che la maggior parte del percorso di cura e di salute deve essere interamente affidato alle Cure primarie, il che vuol dire riscriverle. Da qui nasce la decisione di dare vita ad un nuovo Manifesto Programmatico della Medicina Generale”.
“Si tratta di una gigantesca opera aperta, hortus inconclusus, esclusiva di tutti e proprietà di nessuno – precisa Cricelli nel suo intervento di apertura al Congresso –  che va condivisa nei suoi obiettivi, ma va affidata per obbligo morale a chi questo futuro deve vivere, i giovani medici, i futuri medici, i cittadini. Lo affidiamo anche a chi la professione vive da decenni perché vi trasferisca la sua eredità, il segno di una costruzione, tenace anche se incompiuta”.
“Ci sarà un sito, un luogo fisico, – spiega il presidente Simg – un luogo condiviso nella Rete al quale ciascuno darà il proprio contributo per definire i punti cardine del Manifesto: competenze, ruolo, formazione, organizzazione e obiettivi della nostra professione”.
“Con il Manifesto – sottolinea poi  Ovidio Brignoli vice-presidente Simg –  entriamo in un nuovo ciclo della vita della Medicina di Famiglia, per questo si deve aprire una nuova fase dell’appropriatezza. Dalle anacronistiche e illogiche limitazioni prescrittive basate sui titoli professionali, si deve passare alla rigorosa appropriatezza fondata su regole condivise e valide per tutti i professionisti, indipendentemente dal comparto di appartenenza. L’accontabilità, il rigore professionale, la competenza clinica e la valutabilità dei comportamenti devono essere l’unico criterio di valutazione dell’operato del medico”.
“Il percorso delineato nel Manifesto – conclude Cricelli – dovrà portarci alla liberazione dalla ‘galera’ asfissiante dei silos economici, dei piani terapeutici astrusi, del finanziamento privilegiato dell’elevata intensità per lasciare solo le ‘briciole’ alle cure primarie. I silos, che determinano l’allocazione dei fondi solo in base al valore economico dei singoli comparti, vanno eliminati e sostituiti da un sistema sanitario longitudinale in cui ogni comportamento determini un aumento di efficienza e di qualità con risparmio dei costi. Con questo Manifesto chiudiamo il primo ciclo della nostra storia e indichiamo la traccia per lo sviluppo della professione. Un futuro anti-corporativo, appartenente ad una visione propria di una disciplina moderna”.

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Ricetta Dematerializzata: Divieto invio via E-Mail del promemoria cartaceo

(da Fimmgroma.org)   L’avvento della de-materializzazione, e il passaggio parziale delle prescrizioni attraverso il rilascio del promemoria cartaceo, se da un lato ha razionalizzato la prescrizione limitando al minimo errori o disattenzioni, dall’altro fa nascere nuovi problemi legislativi legati alla Privacy e alla rispondenza della prescrizione stessa ai rigori legislativi.  Proprio in questi giorni da alcune regioni di Italia , le Marche e la Sardegna, sono stati lanciati alcuni allarmi sulla non rispondenza legislativa dell’invio del promemoria cartaceo attraverso la posta elettronica, nello specifico direttamente in farmacia.  Il problema però, insorge indipendentemente dal destinatario, e pertanto vorremmo ricordare alcune regole da osservare nella compilazione ed erogazione del promemoria cartaceo delle prescrizioni dematerializzate.

IL PROMEMORIA NON PUO’ ESSERE INVIATO VIA E MAIL

Il Garante, nella sua annuale relazione della propria attività presentata il 28.06 u.s. in Senato (allegato n. 1 pag.72), ha ricordato quanto segue: L’art. 1, comma 4, decreto del MEF del 2 novembre 2011 prevede che “il medico prescrittore rilascia all’assistito il promemoria cartaceo della ricetta elettronica secondo il modello riportato nel disciplinare tecnico Allegato 2”. Il menzionato decreto, precisa che potranno essere resi disponibili ulteriori canali per accedere ai servizi di cui al presente disciplinare erogati dal Sac, in modo particolare per la fruizione del promemoria da parte degli assistiti (art. 3.5.1.) attraverso il sito del Ministero dell’economia e delle finanze (www.sistemats.it) (art. 4.1.). Ma allo stato le modalità alternative per usufruire del promemoria non sono state ancora individuate. Pertanto nell’attesa che il MEF stabilisca le vie alternative per l’invio del promemoria cartaceo la posta elettronica è a rischio sanzioni per violazioni della Privacy.

PROMEMORIA E FARMACIE (Divieto di invio)

Partendo dalle segnalazioni delle Regioni Sardegna e di Federfarma Marche possiamo consigliare che: Non è possibile che il medico prescrittore invii il promemoria via mail direttamente alla farmacia, ma addirittura “nei casi in cui il medico prescrittore dovesse procedere alla trasmissione via mail dei dati della ricetta dematerializzata direttamente ad una farmacia non è escluso che possa ravvisarsi, per entrambe le figure professionali, medico e farmacista, un comportamento rilevante dal punto di vista disciplinare, civile, ed, eventualmente, anche penale”

leggi il parere del garante Leggi questo link

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