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Troppi test ‘bufala’ su intolleranze, occorre chiarezza

(da ADNKronos Salute)   Troppi test ‘bufala’ per le intolleranze alimentari. Per fare chiarezza sul corretto iter di diagnosi per allergie e intolleranze legate al cibo la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip), insieme alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e alle società scientifiche allergologiche dell’adulto (Società italiana di allergologia, asma e immunologia e Associazione allergologi immunologi territoriali e ospedalieri) hanno prodotto un documento ad hoc. Una ‘mappa’ importante considerando “il proliferare di test privi di fondamento scientifico, come il test Dria, il test di neutralizzazione, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, la analisi del capello, la iridologia”, si legge in una nota della Siaip, diffusa in occasione del suo Congresso nazionale 2017.

Allergie e intolleranze alimentari sembrano essere diventate frequentissime negli ultimi anni, negli adulti come nei bambini, ma nella maggioranza dei casi il fenomeno è legato a diagnosi non corrette o ad autodiagnosi. “Circa il 20% della popolazione ritiene di esser affetto da una allergia o da una intolleranza alimentare, ma in realtà solo nel 10-20% di questi casi il sospetto viene confermato in seguito a un corretto iter diagnostico. I veri allergici, nella popolazione pediatrica, non superano il 5-10%”, afferma Mauro Calvani, coordinatore della Commissione allergia alimentare della Siaip.

“I test farlocchi”, ricorda la società scientifica, oltre a essere inutili possono essere anche dannosi soprattutto nei bambini. “Infatti, a una diagnosi di allergia alimentare, vera o falsa che sia, segue sempre una dieta che, se non ben calibrata soprattutto nei bambini, può portare a malnutrizione – prosegue Calvani – Anche nei soggetti allergici a uno o più alimenti, va dimostrato il rapporto di causa-effetto attraverso i test più appropriati per evitare il rischio (altrimenti possibile) di attribuire la causa dei disturbi a un alimento diverso da quello che effettivamente causa i sintomi, che dunque persistono o addirittura si aggravano”.

“L’allergia alimentare – spiega Marzia Duse, presidente della Siaip – è una malattia molto seria e grave, potenzialmente fatale e deve essere affrontata con pari serietà e scrupolo, non deve essere banalizzata e il pericolo dell’eccesso di diagnosi scorrette sta nella sottovalutazione collettiva del rischio. Troppe persone in realtà non allergici, tollerano benissimo gli alimenti sospetti e questo rischia di far abbassare la soglia di attenzione dei ristoratori e degli esercenti che possono sottovalutare il problema delle possibili contaminazioni dei cibi. Un aspetto sociologico di non poca rilevanza per chi è davvero allergico”.

La diagnosi di allergia o intolleranza alimentare può essere confermata solo con un corretto iter diagnostico, che prevede, tra gli altri, la eliminazione temporanea e la reintroduzione (test di scatenamento) dell’alimento sospettato e l’uso di test ben standardizzati e di basso costo, differenti per le diverse allergie o intolleranze sospettate, comegli Skin Prick Test, il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti e degli anticorpi per il glutine, il breath test per il lattosio, e quando necessario esami più complessi come la esecuzione di una biopsia intestinale. Inutili, invece, “test di citotossicità, test di provocazione e neutralizzazione sublinguale o intradermico; kinesiologia applicata; test del riflesso cardio-auricolare; pulse test; elettroagopuntura, Vega test; Sarmitest; Biostrenght test e varianti; biorisonanza; analisi del capello; Natrix o FIT 184 Test”.

“Tutti test estremamente utili a chi li propone, in quanto discretamente costosi. Meno utili, anzi sostanzialmente dannosi, per chi li subisce”, spiega la Siaip, che invita anche a diffidare dei test truffa reclamizzati su note catene di vendita su internet, come quello del ‘Dna per intolleranze su 600 alimenti, oltre 200 acque minerali e 250 additivi alimentari’. “Non esiste la possibilità di dosare il Dna allo scopo di fare una diagnosi di intolleranza per 600 alimenti – conclude Calvani – ma nemmeno per uno solo. Tuttalpiù, e solo per poche intolleranze (ad esempio al glutine o al lattosio) è possibile tramite indagini genetiche individuare la predisposizione a sviluppare la malattia, che è cosa ben diversa dall’avere la malattia”.