PROCLAMATI I PRIMI MEDICI CHIRURGHI FORMATI AL CAMPUS DI FORLÌ

Lunedì 11 maggio, presso l’Aula Campostrino di Forlì, si è tenuta la sessione di laurea che ha visto la proclamazione dei primi Medici Chirurghi formatisi presso il Campus. La discussione delle tesi ha avuto inizio alle ore 9.00 ed è proseguita per l’intera giornata con due commissioni di laurea formate da professori dell’Università e, in base alla nota 9758/2020 del MUR, da un rappresentante dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Forlì-Cesena, il Presidente Dott. Michele Gaudio in quella della mattina e il Vice Presidente Dott. Gian Galeazzo Pascucci in quella del pomeriggio. In totale sono 27 i candidati che hanno portato a termine il percorso magistrale a ciclo unico. Il primo studente a discutere la tesi è stato il forlivese Francesco Di Lorenzo, che fu anche il primo iscritto in assoluto all'attivazione del corso. All’apertura dell’evento hanno partecipato per i saluti istituzionali: Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Emanuele Menegatti, Presidente del Campus di Forlì, Gian Luca Zattini, Sindaco di Forlì, Gaetano La Manna, Direttore Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Francesca Bravi, Direttrice sanitaria AUSL Romagna, Gianfranco Brunelli, Vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. A fare gli onori di casa è stato il Coordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia di Forlì, Prof. Franco Stella. Attivato nell’anno accademico 2020/2021 con 95 studenti, il corso di Medicina e Chirurgia di Forlì ha rappresentato un significativo ampliamento dell’offerta formativa dell’Università di Bologna nel campus romagnolo. Fin dai primi anni, il corso si è distinto per l’elevata attrattività, richiamando studenti provenienti principalmente dal territorio e da diverse regioni italiane, con risultati di accesso particolarmente qualificati nelle graduatorie nazionali e con ottimi risultati di percorso. Ad oggi, il corso conta 180 iscritti all’anno per un totale di 710 iscritti distribuiti sui sei anni di corso. Il progetto è frutto di una sinergia tra l’Ateneo, la Regione, l’AUSL Romagna e numerosi partner locali. Fondamentale il supporto della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, del Comune di Forlì e di Ser.In.Ar., insieme ai contributi di privati e realtà associative come lo IOR e GVM Care & Research. Il percorso formativo si distingue per gli ottimi risultati ottenuti dagli studenti e per un modello didattico fortemente integrato tra lezioni frontali, attività laboratoriali e pratica clinica. L’attività didattica si svolge tra il Teaching Hub del Campus e le strutture dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, consentendo agli studenti di entrare fin dai primi anni in contatto con l’ambiente ospedaliero e con le diverse realtà assistenziali. Particolare valore aggiunto del corso è rappresentato dall’ampia rete di tirocini curriculari garantita grazie all’AUSL Romagna, che permette agli studenti di svolgere esperienze formative in numerosi contesti clinici e specialistici dell’intero territorio romagnolo, integrando la formazione teorica con un’intensa attività pratica sul campo.

Cesenatico. Ricerca medico per evento sportivo 29 e 31 maggio 2026

Buon giorno, sono Pironi Sergio resp acsi ciclismo F C, anche dirigente del Ped. Forlivese. Come Pedale Forlivese oganizziamo 2 manifestazioni nel ciclodromo di Villamarina, per queste manifestazioni ci serve la presenza del medico (speriamo che non debba fare nulla) e naturalmente dell'ambulanza, che abbiamo trovato, la Pubblica Assistenza del Comprensorio del Rubicone, loro non hanno medici, ci serve il medico, allego le locandine di dette manifestazioni dove ci sono data ed orario, il regolamento chiede il Medico, non qualifiche specifiche, speriamo abbiate qulcuno da inviarci. Sicuro di attenzione, Sergio Pironi resp. acsi ciclismo fc   339 2164754 Locandina evento

Obesità, circa 8.500 passi al giorno aiutano a mantenere il peso perso

(da Doctor33)  Mantenere circa 8.500 passi al giorno può aiutare a prevenire il recupero del peso dopo un percorso di dimagrimento. È quanto emerge da una revisione sistematica e meta-analisi presentata all’European Congress on Obesity (ECO 2026), in programma a Istanbul dal 12 al 15 maggio, e pubblicata sull’ 'International Journal of Environmental Research and Public Health'.  Lo studio è stato coordinato da Marwan El Ghoch, del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, insieme a ricercatori italiani e libanesi.  Gli autori ricordano che circa l’80% delle persone con sovrappeso o obesità tende a recuperare parte o tutto il peso perso entro 3-5 anni. Per questo, spiegano, identificare strategie efficaci per il mantenimento del peso rappresenta un obiettivo clinico rilevante. La revisione sistematica ha incluso 18 trial randomizzati. Quattordici studi, per un totale di 3.758 partecipanti con sovrappeso o obesità e un’età media di 53 anni, sono stati inclusi nella meta-analisi. I programmi di modifica dello stile di vita prevedevano raccomandazioni dietetiche e indicazioni per aumentare il numero di passi quotidiani. All’inizio degli studi, i partecipanti dei gruppi intervento e controllo mostravano livelli simili di attività fisica, con circa 7.200 passi al giorno. Al termine della fase di perdita di peso, durata in media 7,9 mesi, il gruppo sottoposto ai programmi di lifestyle modification aveva aumentato il numero medio di passi fino a 8.454 al giorno, con una riduzione del peso corporeo del 4,39%, pari a circa 4 kg. Durante la successiva fase di mantenimento, durata mediamente 10,3 mesi, i partecipanti hanno mantenuto un livello di attività di circa 8.241 passi quotidiani e conservato gran parte del peso perso, con una riduzione media finale del 3,28%, pari a circa 3 kg. Secondo gli autori, l’aumento del numero di passi non è risultato associato a una maggiore perdita di peso nella fase iniziale del dimagrimento, probabilmente perché in questa fase incidono maggiormente altri fattori, come la riduzione dell’introito calorico. L’associazione più evidente riguarda invece la prevenzione del recupero ponderale.  “I partecipanti dovrebbero essere incoraggiati ad aumentare il numero di passi fino a circa 8.500 al giorno durante la fase di perdita di peso e a mantenere questo livello di attività nella fase successiva, per aiutare a prevenire il recupero del peso”, ha dichiarato Marwan El Ghoch.

Paracetamolo, Aifa richiama all’uso corretto. Focus sugli adolescenti

(da Doctor33)   Richiamo all’uso corretto del paracetamolo, con un focus particolare sugli adolescenti e sui casi di sovradosaggio intenzionale. È l’allerta lanciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco nell’ambito delle attività di monitoraggio sulla sicurezza dei medicinali e in linea con iniziative avviate anche a livello europeo. Secondo quanto evidenzia l’Agenzia, l’assunzione di dosi superiori a quelle raccomandate può determinare effetti indesiderati anche gravi, in particolare a carico del fegato, fino a conseguenze irreversibili nei casi più severi. Un rischio che richiede un’attenzione specifica soprattutto in una fascia di età considerata vulnerabile. Il richiamo si basa sull’analisi dei dati della Rete nazionale di farmacovigilanza e, in particolare, sulle segnalazioni del Centro Antiveleni di Pavia, che indicano un numero significativo di episodi di sovradosaggio intenzionale tra gli adolescenti. Un fenomeno che, pur non mostrando un aumento nel tempo né collegamenti con presunte “sfide social”, viene considerato clinicamente rilevante. Alla base di questi episodi, sottolinea Aifa, vi sono spesso gesti impulsivi o dimostrativi, ma anche una diffusa percezione errata del paracetamolo come farmaco privo di rischi. Da qui l’invito a rafforzare l’informazione e la consapevolezza, coinvolgendo non solo i ragazzi ma anche famiglie, caregiver e operatori sanitari. Il paracetamolo resta un medicinale sicuro ed efficace se utilizzato correttamente per il trattamento di dolore e febbre. Tuttavia, l’uso improprio – in particolare l’assunzione contemporanea di più prodotti che lo contengono o il mancato rispetto degli intervalli di somministrazione – può aumentare il rischio di tossicità epatica. Tra le raccomandazioni dell’Agenzia: attenersi alle dosi indicate nel foglio illustrativo o dal medico, evitare associazioni con altri farmaci contenenti paracetamolo o sostanze epatotossiche e, in caso di sospetto sovradosaggio, rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a un Centro antiveleni, anche in assenza di sintomi. Aifa richiama infine l’importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse, fondamentale per garantire il monitoraggio continuo della sicurezza dei medicinali e la tutela della salute pubblica.

Spesa militare e sanità: il costo invisibile delle economie di guerra

(da DottNet)   Un aumento dell’1% della spesa militare si associa a una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria. Nei Paesi a basso reddito il rapporto si fa ancora più netto, fino a -0,96%. È uno dei dati più significativi emersi da un’analisi pubblicata su The Lancet, che quantifica il rapporto tra investimenti in difesa e finanziamento dei sistemi sanitari. Non si tratta di una correlazione teorica. In un contesto globale caratterizzato da un incremento delle spese militari e dall’intensificarsi dei conflitti, la riallocazione delle risorse pubbliche si traduce in effetti concreti sulla capacità dei sistemi sanitari di garantire servizi e continuità assistenziale. Quando cresce la difesa, si riducono le risorse per la sanità L’analisi evidenzia come il rapporto tra spesa militare e sanitaria non sia neutrale. In presenza di vincoli di bilancio, l’incremento degli investimenti in difesa tende a essere compensato da una riduzione delle risorse destinate ad altri settori, tra cui la sanità. Questo effetto risulta particolarmente evidente nei contesti a basso reddito, dove la contrazione della spesa sanitaria segue in modo quasi proporzionale l’aumento di quella militare.  Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio: secondo le stime citate nello studio, una persona su sei nel mondo vive oggi in aree interessate da conflitti. In questi contesti, la pressione sui sistemi sanitari cresce mentre le risorse disponibili tendono a ridursi. I meccanismi attraverso cui i conflitti incidono sui sistemi sanitari  -  L’impatto dei conflitti sui sistemi sanitari non si limita alla distruzione diretta delle infrastrutture, ma si sviluppa attraverso una serie di meccanismi concomitanti. Il primo è rappresentato dai danni fisici a ospedali, ambulatori e centri di cura, che riducono immediatamente la capacità di erogazione dei servizi. Il secondo riguarda l’interruzione delle catene di approvvigionamento: farmaci, dispositivi e materiali sanitari diventano difficilmente accessibili, con effetti che si estendono anche oltre le aree direttamente colpite. A questi si aggiunge l’impatto delle sanzioni economiche, che pur prevedendo formalmente esenzioni per i beni sanitari, possono generare carenze significative a causa di vincoli finanziari e difficoltà nei pagamenti internazionali. Il ris ultato è una progressiva riduzione della capacità operativa dei sistemi sanitari, anche in assenza di distruzioni materiali dirette.  Secondo le evidenze richiamate nello studio, tra il 1990 e il 2017 i conflitti armati sono stati associati a circa 29 milioni di morti in eccesso per cause indirette, come l’interruzione dei servizi sanitari. Indicatori di sistema e contesti di conflitto  -  Un ulteriore elemento di criticità riguarda gli strumenti di valutazione dei sistemi sanitari. I principali indicatori di copertura sanitaria universale (UHC) sono costruiti su presupposti di stabilità economica e istituzionale, che non tengono conto degli effetti strutturali dei conflitti.  In questo modo, i Paesi coinvolti in guerre o tensioni prolungate risultano penalizzati sia per la riduzione effettiva della spesa sanitaria sia per la difficoltà di raggiungere standard misurati su contesti non comparabili. Ne deriva una rappresentazione parziale delle performance dei sistemi sanitari. Sostenibilità e contesto geopolitico  -  "La relazione tra spesa militare e investimenti in sanità ha effetti concreti sull’accesso alle cure", osserva Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). A livello globale, la riduzione degli aiuti internazionali alla sanità - stimata tra il 30% e il 40% nei Paesi a basso e medio reddito - contribuisce ad amplificare queste dinamiche. In assenza di risorse pubbliche sufficienti, cresce il ricorso alla spesa privata diretta, con un conseguente aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure. Nel complesso, i dati indicano come la spesa sanitaria risenta delle scelte macroeconomiche e geopolitiche, con effetti che tendono a manifestarsi nel medio e lungo periodo sulla capacità dei sistemi di garantire assistenza.  

Interruzione della terapia con levotiroxina negli over 60 in medicina generale

(da M.D.Digital)   Quale percentuale di adulti di età pari o superiore a 60 anni può interrompere con successo il trattamento con levotiroxina? Uno studio, pubblicato su Jama, ha cercato di dare una risposta.  La ricerca -  Lo studio, prospettico, a gruppo singolo, ha incluso adulti residenti in comunità di età pari o superiore a 60 anni che assumevano levotiroxina a dosaggio stabile (≤150 µg/die) da almeno un anno e presentavano un livello di tireotropina (Tsh) inferiore a 10 mUI/L. Lo studio è stato condotto in 58 ambulatori di medicina generale nei Paesi Bassi. I partecipanti, arruolati tra gennaio 2020 e luglio 2022 con follow-up finale il 12 dicembre 2023, sono stati sottoposti a una riduzione graduale del dosaggio di levotiroxina, in aperto e secondo protocollo, con test di funzionalità tiroidea eseguiti almeno 6 settimane dopo ogni step. Principali risultati -  L’età mediana dei 370 partecipanti che hanno iniziato la fase di interruzione della levotiroxina era di 70 anni (intervallo, 60-89); l’80% erano donne; il livello mediano di tireotropina era di 2,2 mUI/L (intervallo, 0,02-9,69); il livello medio di tiroxina libera era di 1,21 ng/dL [DS, 0,18]). 366 hanno completato il follow-up finale a 1 anno.  La dose mediana di levotiroxina al basale era 50 [intervallo, 12,5-150] µg/die).  95 partecipanti (25,7% [IC 95%, 21,5%-30,4%]) hanno interrotto con successo l'assunzione di levotiroxina e presentavano un livello mediano di tireotropina di 5,03 mIU/L (intervallo, 1,56-9,40 mIU/L) e un livello medio di tiroxina libera di 1,01 ng/dL (intervallo, 0,80-1,43 ng/dL) a 1 anno. Dei 95 partecipanti che hanno interrotto con successo l'assunzione di levotiroxina, 46 (48,4% [IC 95%, 38,6%-58,3%]) presentavano un livello di tireotropina inferiore a 4,8 mIU/L. Tra gli 88 partecipanti che assumevano una dose di levotiroxina pari o inferiore a 50 µg/die, 56 (63,6%) hanno interrotto con successo il trattamento.  La qualità di vita correlata alla tiroide non ha mostrato cambiamenti clinicamente rilevanti complessivamente dal basale a 1 anno e stratificata in base all'interruzione riuscita o non riuscita della levotiroxina. Gli autori concludono che, in base ai dati ottenuti, negli adulti di età pari o superiore a 60 anni la valutazione della necessità di continuare la levotiroxina dovrebbe essere considerata, in particolare in coloro che assumono una dose pari o inferiore a 50 µg/die.

Fumare può aumentare il rischio di demenza

(da Sanitainformazione.it)       Un nuovo studio dell’Università di Chicago, pubblicato su 'Science Advances', suggerisce un meccanismo biologico finora sconosciuto che potrebbe spiegare perché il fumo aumenta il rischio di demenza. Analizzando il ruolo delle cellule polmonari esposte alla nicotina, i ricercatori hanno individuato un asse di comunicazione diretto tra polmoni e cervello. Le cellule neuroendocrine polmonari rilascerebbero minuscole particelle chiamate esosomi, capaci di alterare l’equilibrio del ferro nei neuroni.  Questo processo potrebbe favorire cambiamenti cellulari tipici delle malattie neurodegenerative. Il risultato amplia le conoscenze su una correlazione già osservata da tempo: studi epidemiologici avevano mostrato che il fumo intenso in età adulta può più che raddoppiare il rischio di sviluppare demenza, Alzheimer e demenza vascolare decenni dopo. Il ruolo delle cellule polmonari e degli esosomi -   Per anni le spiegazioni del legame tra fumo e declino cognitivo si sono concentrate soprattutto sui danni vascolari e respiratori causati dal tabacco, che riducono progressivamente l’apporto di ossigeno al cervello. Il nuovo studio propone invece una via alternativa: un sistema di segnalazione biologica attiva che parte dai polmoni.  I ricercatori hanno analizzato le cellule neuroendocrine polmonari (PNEC), una popolazione cellulare rarissima (meno dell’1% delle cellule polmonari) che combina funzioni nervose ed endocrine e agisce come sensore delle vie respiratorie. Per studiarle, il team ha creato versioni artificiali di queste cellule partendo da cellule staminali pluripotenti umane. Quando esposte alla nicotina, le PNEC producevano grandi quantità di esosomi contenenti serotransferrina, una proteina coinvolta nel trasporto del ferro nell’organismo.  Secondo i ricercatori, ogni esposizione alla nicotina potrebbe stimolare il rilascio massiccio di questi segnali biologici. Gli esosomi viaggerebbero poi attraverso il nervo vago, inviando al cervello informazioni errate sulla regolazione del ferro. Il risultato sarebbe un’alterazione dell’omeostasi del ferro nei neuroni, associata all’aumento di marcatori tipici della neurodegenerazione. Questa scoperta suggerisce che il polmone non sia solo un organo danneggiato dal fumo, ma un attore attivo capace di influenzare direttamente la salute cerebrale. Squilibrio del ferro e danno neuronale  -  L’alterazione della gestione del ferro nei neuroni può avere conseguenze profonde. Un eccesso o una distribuzione anomala di questo metallo favorisce lo stress ossidativo, la disfunzione dei mitocondri e l’accumulo di proteine associate a malattie neurodegenerative, come l’a-sinucleina.  I ricercatori ipotizzano inoltre che lo squilibrio possa attivare la ferroptosi, una forma di morte cellulare programmata legata alla presenza di ferro e già associata a patologie come Alzheimer e Parkinson. In questo scenario, i neuroni inizierebbero a morire prematuramente non per mancanza di ossigeno, ma a causa di segnali biochimici errati provenienti dai polmoni. Sebbene non sia ancora possibile stabilire un rapporto causale definitivo con la demenza, il lavoro fornisce una spiegazione biologica coerente per il progressivo declino cognitivo osservato nei fumatori nel lungo periodo.   I ricercatori stanno ora valutando se bloccare la produzione o la diffusione degli esosomi possa diventare una strategia terapeutica. Comprendere meglio la comunicazione tra organi potrebbe permettere nuovi approcci preventivi contro le malattie neurodegenerative.  

INAIL – Aggiornamento tabelle tipologiche di Comunicazione di infortunio, Denunce di infortunio/MP/SA, Certificati medici di infortunio, pratiche Patronati previsto per il 22 maggio 2026 – Rettifica file

A partire dal 13 maggio 2026 sarà operativa una nuova versione semplificata del servizio per la compilazione e l'invio dei certificati di infortunio. L'intervento è stato realizzato con l'obiettivo di semplificare la redazione del certificato facilitando la compilazione da parte dei medici, attraverso una revisione complessiva dei dati richiesti e delle modalità di compilazione. In particolare, sono state introdotte le seguenti modifiche: riduzione dei campi obbligatori, introduzione dell'obbligo di fornire almeno un recapito di contatto del lavoratore per agevolare le comunicazioni relative alla pratica, eliminazione di campi non essenziali e razionalizzazione delle tipologie e delle diciture del certificato. La nuova versione sarà operativa nelle tre modalità di trasmissione già in uso: servizio online, invio offline tramite file, cooperazione applicativa/interoperabilità. Per gli utenti che utilizzano la modalità online, l'aggiornamento sarà disponibile direttamente nel servizio, senza necessità di interventi. Gli utenti che trasmettono i certificati in modalità offline, ovvero tramite il file in formato .xml, dovranno invece adeguare i propri sistemi entro il 13 maggio 2026 facendo riferimento alla documentazione tecnica aggiornata disponibile nella sezione del portale Inail di supporto al servizio online - https://www.inail.it/portale/it/atti-e-documenti/moduli-e-modelli/assicurazione/moduli-prestazioni/certificati-medici/certificato-medico-di-infortunio---supporto-al-servizio-online.html - (manuale utente, cronologia versioni, XML schema e specifiche tecniche). Gli utenti che operano in interoperabilità/cooperazione applicativa dovranno anch'essi adeguare i propri sistemi consultando la documentazione, disponibile nel "Catalogo Servizi per l'Interoperabilità e la Cooperazione Applicativa", relativa al servizio Rest "CMI-CertificatoMedicoInfortunio" (https://www.inail.it/onecatalog/#!/pdd/coll/CMI-CertificatoMedicoInfortunio, sezioni "Specifiche servizio" e "Risorse"). Si segnala che il mancato adeguamento dei sistemi potrà determinare errori bloccanti in fase di invio, in particolare per quanto riguarda: la corretta gestione del nuovo obbligo relativo a uno dei recapiti di contatto; l'aggiornamento dei campi non più previsti o non più obbligatori. In caso di necessità, è possibile usufruire del servizio "Inail risponde", presente nella sezione "Assistenza e supporto" del portale istituzionale, per avere chiarimenti o chiedere una verifica del file da trasmettere allegandolo alla richiesta di supporto. Nel form da compilare per "Inail risponde" è necessario valorizzare i seguenti campi obbligatori con i valori indicati: Categoria con 'Prestazioni'; Sottocategoria con 'Assistenza Servizi Online'; Oggetto con 'Certificato medico per infortunio'. È inoltre possibile far riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact Center Inail. Il servizio è disponibile sia da rete fissa che mobile, secondo il piano tariffario del gestore telefonico dell'utente. File allegati esterni (i file saranno disponibili per 180 giorni) Inoltre, si invia la documentazione tecnica aggiornata, utile per l'invio dei certificati tramite file, a causa di refusi presenti nel file "20260522-Variazioni Comuni-ASL-Sedi Inail-CAP.xlsx" (vedi foglio "Tabella delle versioni") previsto per il 22 maggio 2026. L’ aggiornamento delle tabelle tipologiche utilizzate dagli utenti che inviano gli adempimenti in oggetto tramite file o in cooperazione applicativa dovranno quindi provvedere in tempo utile ad aggiornare i propri sistemi per poter essere allineati con il database dell'Istituto in modo da non incorrere in errori procedurali. Le modifiche sono riportate nell'allegato file "20260522-Variazioni Comuni-ASL-Sedi Inail-CAP.xlsx". È inoltre disponibile l'allegata tabella generale "20260522-Comuni-ASL-Sedi Inail-CAP.xlsx", con lo storico dei comuni, le associazioni ISTAT-ASL e quelle ISTAT-SEDI INAIL-CAP, che sostituisce totalmente la tabella attualmente in uso. I due file sono contenuti nella cartella "20260522-Aggiornamento tipologiche.zip". È prevista la pubblicazione sul portale Inail sia di una specifica informativa nella sezione "Avvisi e Scadenze" dell'homepage, sia dei file allegati disponibili a tutti gli utenti nelle seguenti pagine dei servizi online: - Comunicazione di infortunio: seguendo il percorso Home > Atti e Documenti > Prevenzione > Comunicazione di infortunio > Comunicazione di infortunio - Tabelle di decodifica dei dati. - Certificati medici (di infortunio): seguendo il percorso Home > Atti e Documenti > Assicurazione > sezione Prestazioni > Certificati medici > Certificato medico di infortunio - Tabelle di decodifica dei dati per certificati medici di infortunio. - Denuncia/comunicazione di infortunio: seguendo il percorso Home > Atti e Documenti > Assicurazione > sezione Prestazioni > Denuncia infortunio > Denuncia di infortunio - Tabelle di decodifica dei dati. - Denunce di malattia professionale e di silicosi/asbestosi: seguendo il percorso Home > Atti e Documenti > Assicurazione > sezione Prestazioni > Denuncia malattia professionale > Denuncia di malattia professionale/silicosi asbestosi - Tabelle di decodifica dei dati. Si chiede di dare massima diffusione all'argomento in questione presso gli utenti coinvolti, ovvero aziende e soprattutto medici e presidi ospedalieri della propria regione in modo da essere allineati ai dati dell'Istituto a partire appunto dal 22 maggio 2026.

Ecco perché lo spuntino notturno non è una buona idea

(da fimmg.org)   Snack di mezzanotte antistress? E' capitato a tutti, nelle notti insonni, di cedere alla tentazione di uno spuntino quando tutti dormono e il sole è calato ormai da ore. Ma non è una buona idea. Parola di scienziati. Una nuova ricerca, che verrà presentata alla Digestive Disease Week (Ddw) 2026, svela l'impatto che l'alimentazione notturna ha sull'intestino, in combinazione proprio con lo stress. E' noto che questa combinazione - stress cronico e pasti fuori orario - può alterare la funzionalità intestinale. Lo studio suggerisce che mangiare a tarda notte amplifica questi effetti, con implicazioni sia per la salute dell'apparato digerente che per il microbiota intestinale. "Non conta solo cosa si mangia, ma anche quando lo si mangia", avverte Harika Dadigiri, prima autrice dello studio e specializzanda del New York Medical College - Saint Mary's and Saint Clare's Hospital. "E quando siamo già sotto stress, quel momento può rappresentare un 'doppio colpo' per la salute intestinale". I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 11mila partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey per esaminare i legami tra stress cronico, consumo di pasti a tarda notte e disfunzioni intestinali. Risultato: le persone con un punteggio elevato in termini di stress fisiologico cumulativo riflesso nell'indice di massa corporea (Bmi), nel livello di colesterolo e nella pressione sanguigna, che hanno anche riferito di consumare più del 25% delle calorie giornaliere dopo le 21, avevano una probabilità 1,7 volte maggiore di soffrire di problematiche intestinali rispetto a chi aveva punteggi inferiori e non mangiava a tarda notte. Analogamente, i dati di oltre 4mila partecipanti all'American Gut Project hanno evidenziato che le persone con alti livelli di stress e abitudini alimentari notturne avevano una probabilità 2,5 volte maggiore di segnalare problemi intestinali. Queste persone presentavano una diversità del microbiota intestinale significativamente inferiore, il che suggerisce che l'orario dei pasti potrebbe amplificare l'impatto dello stress sul microbiota attraverso l'asse intestino-cervello, ovvero il sistema di comunicazione bidirezionale che coinvolge nervi, ormoni e batteri intestinali. Lo studio è di tipo osservazionale, quindi i risultati evidenziano associazioni, piuttosto che rapporti di causa-effetto, precisano gli esperti. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio come stress, abitudini alimentari e salute intestinale siano collegati. Tuttavia, i risultati sottolineano la crescente consapevolezza che si sta acquisendo dell'importanza della 'crononutrizione': cioè dell'influenza del ritmo circadiano del corpo sul modo in cui l'organismo elabora il cibo. Dopo lunghe e faticose giornate, è comprensibile concedersi uno spuntino a tarda notte, osserva Dadigiri, che si annovera tra chi cede a questa abitudine controproducente. "Non voglio certo fare la parte della 'polizia del gelato'", sorride la ricercatrice. "Tutti dovrebbero mangiarlo, ma magari preferibilmente al mattino. Piccole abitudini costanti, come mantenere una routine alimentare strutturata, possono contribuire a promuovere un'alimentazione più regolare e a sostenere la funzione digestiva nel tempo", conclude.

AUSL ROMAGNA “Pubblicazione del bando per il riconoscimento di contributi economici per l’acquisto di ausili e protesi per lo svolgimento di attivita’ sportive amatoriali destinate a persone con disabilita’”

Pubblicato sul sito dell'Ausl Romagna il bando per il riconoscimento di contributi economici per l'acquisto di ausili e protesi per lo svolgimento di attivita' sportive amatoriali destinate a persone con disabilita' In applicazione del Decreto Ministeriale Sanità del 22 agosto 2022 e della Delibera della Giunta Regione Emilia-Romagna n. 384 del 23/03/2026, l'Azienda Usl della Romagna ha pubblicato un Avviso Pubblico per il riconoscimento di contributi economici per l'acquisto di ausili e protesi per lo svolgimento di attività sportive amatoriali destinate a persone con disabilità fisica, di età compresa tra i 10 e i 64 anni. L'Avviso Pubblico è pubblicato sul sito internet di Ausl Romagna a questo indirizzo: https://www.auslromagna.it/pubblicita-legale/altri-bandi/avviso-pubblico-per-il-riconoscimento-di-contributi-economici-per-lacquisto-di-ausili-e-protesi-per-lo-svolgimento-di-attivita-sportive-amatoriali-destinate-a-persone-con-disabilita-fisica-1 Le domande potranno essere inviate, via PEC, all'indirizzo homecare@pec.auslromagna.it, dal 04/05/2026 al 30/08/2026, compilando l'apposito modulo Allegato A dell'Avviso, corredato di documento di identità del richiedente, modello ISEE 2026, e del certificato di idoneità allo svolgimento di attività ludico – motorie – sportive, rilasciato da un medico specialista in medicina dello sport, dipendente/convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale (Allegato B dell'Avviso). Il certificato del medico dello sport deve essere richiesto in libero accesso (senza la richiesta del medico) esclusivamente scrivendo una e- mail agli indirizzi di seguito elencati per ciascun ambito di appartenenza, specificando i dati anagrafici del richiedente e il numero di telefono, o una e- mail. Va indicato anche che si tratta di certificato per lo svolgimento di attività sportive amatoriali destinate a persone con disabilità fisica.    
Ambito Indirizzo mail
Ravenna (per Ravenna – Faenza - Lugo) medsport.ra@auslromagna.it
Cesena medsport.ce@auslromagna.it
Forlì medsport.fo@auslromagna.it
Rimini (per Rimini - Riccione) medsport.rn@auslromagna.it
Per ricevere ulteriori informazioni o chiarimenti, è possibile scrivere a homecare@auslromagna.it  

Prestiti d’onore Enpam. Da 5 a 120mila euro per sostenere medici, dentisti e studenti

Prestiti d'onore Enpam. Da 5 a 120mila euro per sostenere medici, dentisti e studenti (da enpam.it)   Per sostenere il lavoro dei medici, degli odontoiatri e dei futuri professionisti, Enpam ha lanciato un bando per la concessione di prestiti d’onore fino a 120mila euro a interessi zero. Il bando prevede diverse linee di intervento. Gli studenti iscritti al quinto anno dei corsi di laurea Medicina e Odontoiatria possono richiedere fino a 10mila euro per completare il percorso universitario, mentre per gli iscritti al sesto anno è previsto un finanziamento fino a 5mila euro. Per i medici e dentisti under 35 sono disponibili invece due ulteriori opportunità: fino a 30mila euro per frequentare un master post-laurea e fino a 120mila euro per sostenere le spese di impianto del primo studio professionale.   “In occasione del 1° maggio festeggiamo medici e dentisti innanzitutto sostenendone il lavoro – dichiara il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti – . Con i prestiti d’onore la Fondazione intende aiutare gli iscritti a trasformare studio, competenze e motivazione professionale in opportunità concrete di attività e autonomia. Non c’è infatti buona previdenza se non c’è buon lavoro, e questo ci sembra il modo migliore per rafforzare l’intero sistema e garantire prospettive alle nuove generazioni di professionisti medici”. FARE DOMANDA La richiesta per il beneficio del prestito d’onore va fatta nell’area riservata del sito dell’Enpam. Una volta ottenuto l’ok da parte dell’ente previdenziale, l’iscritto potrà rivolgersi a una qualsiasi banca per ottenere materialmente il prestito. L’Enpam rimborserà gli interessi addebitati dalla banca (fino a Irs + 1 per cento) e si farà carico delle spese di istruttoria (fino a 300 euro).  Per fare domanda occorre essere in regola con i contributi previdenziali ed è necessario che il reddito familiare medio degli ultimi tre anni sia al di sotto di un limite che varia in basa al numero dei componenti (ad esempio, 78.442 euro per un nucleo di tre persone). Il limite sale in presenza di invalidi. Gli studenti, invece, devono presentare un piano di studi approvato dalla Facoltà e aver superato almeno l’80 per cento degli esami previsti negli anni precedenti.  Per i finanziamenti destinati alla formazione post-laurea e all’avvio dello studio professionale, è richiesta la partita Iva; nel caso dell’apertura del primo studio occorre, inoltre, aver presentato almeno due dichiarazioni dei redditi. Per i professionisti si può attivare la garanzia attraverso il Fondo Pmi. Enpam ha stanziato complessivamente 900mila euro per pagare gli interessi e le spese relative a questi prestiti d’onore.    Sarà possibile fare domanda fino a mezzogiorno del 10 settembre 2026.

Pagamenti con Pos, stop alle ricevute cartacee

(da Doctor33)   Dal 21 aprile non è più obbligatorio conservare le ricevute cartacee dei pagamenti effettuati con Pos. La novità è contenuta nella legge di conversione del decreto Pnrr n. 19/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026 ed entrata in vigore il giorno successivo. La semplificazione interessa imprese e professionisti, compresi studi medici, ambulatori e attività sanitarie private che utilizzano pagamenti elettronici. La misura è prevista dall’articolo 8 del provvedimento. Dopo il voto di fiducia alla Camera del 9 aprile e l’approvazione definitiva del Senato del 15 aprile, la norma è ora operativa e modifica la gestione documentale delle transazioni effettuate con carta di credito, di debito o prepagata. Cosa cambia Il comma 1 dell’articolo 8 stabilisce che non sarà più necessario conservare lo scontrino di ricevuta rilasciato dal terminale Pos dopo il pagamento. La prova dell’operazione potrà essere fornita attraverso la documentazione bancaria, anche in formato digitale.  Diventano quindi validi, ai fini probatori, i documenti elaborati da banche e intermediari finanziari, compresi gli estratti conto disponibili tramite home banking o applicazioni digitali. Restano invece disciplinati dalle regole ordinarie fatture e scontrini fiscali, che continuano a mantenere la propria funzione fiscale.  La norma riconosce valore alle comunicazioni bancarie trasmesse ai sensi dell’articolo 119 del Testo unico bancario, equiparandole alle ricevute Pos. Le condizioni previste La sostituzione della ricevuta cartacea non opera automaticamente in ogni caso. L’estratto conto deve consentire l’identificazione analitica di ciascuna operazione e riportare i dati essenziali della transazione. In mancanza di questi requisiti, resta l’obbligo di conservare le ricevute rilasciate dal terminale Pos. Gli istituti bancari dovranno quindi adeguare la documentazione, se necessario. Impatto per studi e professionisti Per medici liberi professionisti, poliambulatori e strutture sanitarie private la misura può tradursi in una riduzione degli oneri amministrativi legati all’archiviazione cartacea, con minori esigenze di spazio e minori rischi di deterioramento dei documenti.  Durante l’esame parlamentare era stato presentato anche un emendamento per introdurre lo scontrino digitale come modalità ordinaria, con stampa cartacea solo su richiesta del cliente. La proposta non è stata approvata e la disciplina resta limitata alla conservazione delle ricevute Pos.

Scoperto il segreto della felicità. Sta meglio chi è libero di fare le proprie scelte

(da fimmg.org)   Se non riesci a sentirti davvero soddisfatto, forse è perché la ricetta per la felicità è più complessa di quanto si creda. Non bastano i soldi, ma nemmeno il piacere o un'esistenza piena. Un nuovo studio della Simon Fraser University suggerisce che il segreto della felicità sia la libertà. Ci credereste? I ricercatori hanno scoperto che, sebbene emozioni positive e piacere siano importanti, l'autonomia e la libertà di fare le proprie scelte hanno un peso maggiore. "Le persone non sono semplicemente edoniste", sintetizza Jason Payne, ricercatore post-dottorato presso il Dipartimento di Psicologia. "Quando ci si ferma a riflettere sulla propria vita, le persone sembrano chiedersi non solo 'mi sento bene?', ma anche 'sono libero?'". D'altra parte svelare il segreto della felicità è un'impresa che va avanti da tempo immemorabile. Di solito gli elementi chiave chiamati in causa sono due: sentirsi bene (esperienze affettive, più piacere e meno dolore) e un'esistenza appagante (buone relazioni, competenza, autonomia e crescita personale). Ora questo nuovo studio, pubblicato sul 'Journal of Positive Psychology', ha cercato di mettere alla prova queste due scuole di pensiero intervistando oltre 1.200 adulti provenienti da Canada e Regno Unito. L'indagine ha misurato le emozioni positive e negative dei partecipanti, il loro livello di soddisfazione di vita e tre tratti psicologici: autonomia - la sensazione di essere liberi di fare scelte; competenza - la sensazione di essere efficaci e capaci; relazionalità - la sensazione di essere vicini e connessi agli altri. I ricercatori hanno poi utilizzato modelli statistici avanzati per determinare cosa influenza la soddisfazione delle persone. Come prevedibile, le emozioni positive e negative si sono rivelate forti indicatori di felicità. Tuttavia l'autonomia - la sensazione di essere liberi di fare le proprie scelte - è risultata un indicatore migliore. "Coloro che si sentivano più autonomi erano più soddisfatti della propria vita", afferma Payne. "L'autonomia è stato l'unico bisogno psicologico che sembra contribuire in modo significativo, e che le sole emozioni non sono riuscite a spiegare". Oltre a mettere in discussione le convinzioni sulla felicità, i risultati hanno anche implicazioni pratiche per il mondo del lavoro e per le politiche pubbliche, sottolinea Payne. "I programmi e gli interventi mirati a migliorare il benessere" di cittadini o dipendenti "possono avere successo, ma se limitano le scelte delle persone alla fine potrebbero rivelarsi controproducenti", afferma chiamando in causa l'obbligo di mascherina durante la pandemia. "Una scelta fatta per il bene pubblico, ma il fatto che fosse obbligatoria forse spiega alcune delle reazioni negative: ha inciso sul senso di autonomia delle persone", conclude.    
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