Il Ssn recupera personale: +1,6% nel 2024. Più assunzioni che pensionamenti, ma il personale resta anziano
(da Quotidiano Sanità) Il Rapporto 2024 del Ministero della Salute fotografa un Servizio sanitario nazionale in crescita: aumentano gli organici e le assunzioni superano le cessazioni. Resta però elevata l’età media del personale, mentre prosegue il ricambio generazionale soprattutto tra i medici. Leggi L’articolo completo al LINK
Adolescenti, limitare i social migliora sonno, concentrazione e benessere
(da Doctor33) Limitare l’uso dei social media negli adolescenti può associarsi a miglioramenti del sonno, della concentrazione e del benessere psicologico. È quanto emerge da uno studio commissionato dal governo britannico e riportato da Reuters, che ha coinvolto 309 famiglie con ragazzi di età compresa tra 13 e 17 anni. I partecipanti sono stati assegnati per un mese a uno di tre diversi interventi: un limite di 15 minuti al giorno per ciascuna applicazione di social media, un coprifuoco digitale con divieto di accesso ai social tra le 21 e le 7 oppure la rimozione completa delle applicazioni dai dispositivi.
Secondo i risultati, tutti e tre gli approcci sono stati associati a miglioramenti riferiti dai partecipanti in termini di qualità del sonno, umore, capacità di concentrazione, tempo dedicato allo studio e interazione con la famiglia. Il divieto totale di utilizzo dei social media ha prodotto i maggiori benefici percepiti sulla capacità di concentrazione, ma è stato anche quello che ha determinato il maggiore impatto sulla vita sociale degli adolescenti. Il coprifuoco notturno è invece risultato la misura più facilmente mantenuta dalle famiglie e quella che ha garantito i benefici più costanti sul sonno.
Lo studio evidenzia anche alcune criticità nell’applicazione delle restrizioni. Molti ragazzi hanno infatti aggirato i limiti utilizzando tablet, computer portatili o vecchi telefoni. Alcuni hanno inoltre osservato che eventuali controlli più estesi potrebbero essere elusi tramite reti virtuali private (VPN) o dichiarazioni non veritiere sull’età. Il limite di 15 minuti per applicazione è stato il modello con la minore aderenza. Molti partecipanti lo hanno definito poco pratico perché interrompeva le conversazioni e rendeva difficile mantenere i contatti con i coetanei, soprattutto attraverso piattaforme come Snapchat, spesso utilizzata come principale strumento di comunicazione.
Gli adolescenti coinvolti hanno inoltre sottolineato che eventuali limitazioni dovrebbero tenere conto dell’età e del livello di maturità, prevedendo una maggiore autonomia per i ragazzi più grandi. Lo studio è stato commissionato dal governo britannico prima dell’annuncio dell’esecutivo guidato da Keir Starmer sull’intenzione di vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.
Neonatalità, domande per i sussidi fino a 10 settembre
(da enpam.it) C’è tempo fino al 10 settembre per richiedere i sussidi Enpam a sostegno della neonatalità, per accompagnare medici e odontoiatri nei primi mesi di vita o di ingresso in famiglia di un figlio. Il bando 2026 ha messo a disposizione degli iscritti all’Ente risorse per 13 milioni di euro.
LE PRESTAZIONI PREVISTE – Il bando prevede diverse forme di sostegno. Per gli iscritti alla gestione Quota A è riconosciuto un sussidio una tantum di 2.000 euro per permettere ai neogenitori di coprire i costi di baby-sitting e dei servizi per l’infanzia nei primi dodici mesi di vita del bambino o dall’ingresso del minore in famiglia. Possono accedere al beneficio anche i genitori adottivi o affidatari. È inoltre previsto un ulteriore sostegno economico destinato agli studenti di medicina e di odontoiatria, dal quinto anno di corso fino all’iscrizione all’albo, sotto forma di indennità in caso di maternità, adozione, affidamento o interruzione di gravidanza. Gli iscritti che possiedono anche i requisiti della gestione dei medici e odontoiatri liberi professionisti (Quota B) possono ottenere un sussidio aggiuntivo di 3.000 euro, cumulabile con quello di Quota A. I contributi sono riconosciuti una sola volta per ciascun figlio e possono essere richiesti da entrambi i genitori se entrambi iscritti all’Enpam. Ad esempio, una coppia di iscritti Enpam liberi professionisti può ricevere fino a 10mila euro per bebè.
REQUISITI – Possono partecipare al bando tutti gli iscritti in regola con iscrizione e contribuzione. In fase di domanda verrà richiesto di dichiarare il reddito familiare in ciascuno degli ultimi tre anni e di specificare la composizione del nucleo. Il limite di reddito medio viene calcolato dal sistema partendo da un minimo di 62.753,60 euro per un iscritto single negli anni in cui non era ancora genitore, e prevede aumenti per la presenza di ulteriori componenti del nucleo familiare, con maggiorazioni in presenza di invalidità pari o superiore all’80 per cento. Per il sussidio legato alla Quota B è, inoltre, necessario aver maturato almeno tre anni di contribuzione negli ultimi dieci anni, di cui uno nel triennio 2022-2024. I benefici riguardano nascite, adozioni o ingressi in famiglia avvenuti nel corso del 2025 e fino alla scadenza del bando.
SOSTEGNO AI GIOVANI – “Questa misura conferma il nostro impegno a sostegno della conciliazione vita-lavoro dei medici e degli odontoiatri, compresi i futuri laureati – dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Vogliamo favorire una genitorialità serena, per fare in modo che madri e padri possano proseguire nel loro percorso professionale con meno problemi possibili. Un obiettivo ancora più importante in quest’epoca in cui la neonatalità è una sfida per l’intera società”.
QUANDO – Le domande potranno essere presentate esclusivamente online, tramite l’area riservata del sito Enpam fino alle ore 12 del 10 settembre 2026. L’esito sarà comunicato via mail entro 60 giorni dalla presentazione della domanda completa. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata sul sito Enpam.it
Confini professionali: perché il dibattito è destinato a continuare
(da DottNet) Il confronto sui confini delle professioni sanitarie difficilmente si esaurirà nel breve periodo. L’invecchiamento della popolazione, la crescente prevalenza delle patologie croniche, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e l’evoluzione delle competenze professionali continueranno a porre nuove domande sull’organizzazione dei percorsi di cura. Più che individuare vincitori o vinti, il dibattito non potrà fare altro che riguardare il modo in cui professionisti diversi possano contribuire alla presa in carico del paziente cercando di mantenere chiari ruoli, responsabilità e modalità di collaborazione.
Dalla ridefinizione delle competenze alle nuove esigenze del sistema
Negli ultimi anni il legislatore ha accompagnato un progressivo ampliamento dell’autonomia riconosciuta a diverse professioni sanitarie. Parallelamente, il Servizio sanitario nazionale è chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi, che richiedono un maggiore coinvolgimento del territorio e una gestione multidisciplinare dei pazienti. In questo scenario – su cui grava anche la carenza di medici e di risorse da destinare alla sanità nel suo complesso – il dibattito non riguarda soltanto le attribuzioni delle singole professioni, ma anche la capacità del sistema di costruire percorsi assistenziali nei quali ciascun operatore possa esercitare le proprie competenze in modo coordinato con gli altri professionisti coinvolti.
Le risposte non possono essere uguali per tutti
Le questioni affrontate nel dossier dimostrano come non esista un’unica soluzione applicabile a tutti gli ambiti. Il confronto sul ruolo della farmacia dei servizi presenta caratteristiche diverse rispetto a quello sull’Infermiere di famiglia e di comunità. Analogamente, i rapporti tra medico e fisioterapista, tra medico e biologo nutrizionista o tra ostetrica e ginecologo rispondono a esigenze organizzative e professionali differenti. Pur nelle loro specificità, questi esempi mostrano un elemento comune: ogni evoluzione richiede una definizione chiara delle competenze, dei momenti di collaborazione e delle responsabilità connesse alle decisioni che incidono sul percorso del paziente.
Il confronto riguarda soprattutto l’organizzazione delle cure
Ridurre il dibattito a una redistribuzione di attività tra categorie professionali rischia di semplificare un tema molto più articolato. La crescita dell’autonomia delle professioni sanitarie impone infatti di ripensare anche gli strumenti di comunicazione tra operatori, la condivisione delle informazioni cliniche e le modalità con cui viene garantita la continuità della presa in carico. La qualità dell’assistenza dipende sempre più dalla capacità di integrare competenze diverse all’interno di percorsi organizzativi coerenti, evitando sia sovrapposizioni sia vuoti decisionali.
Un confronto destinato ad accompagnare l’evoluzione del SSN
Il dibattito sui confini professionali è destinato a evolversi insieme al Servizio sanitario nazionale. Le trasformazioni demografiche, epidemiologiche e organizzative renderanno sempre più frequente il coinvolgimento di professionisti diversi nella gestione dello stesso paziente. In questo contesto, il tema centrale non sarà tanto stabilire quali competenze possano essere ampliate, quanto individuare modelli di collaborazione che garantiscano appropriatezza, continuità assistenziale e responsabilità chiaramente definite. È su questo terreno che il confronto tra le professioni sanitarie è destinato a proseguire nei prossimi anni.