Corsi di idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale – comunicazione per emissione avvisi partecipazione
Si comunica che sul BUR – parte terza – n. 209 del 31 luglio 2026 sono pubblicati gli avvisi relativi all’organizzazione dei corsi per il conseguimento dell’idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale.
I corsi sono organizzati dall’Azienda USL di Reggio Emilia e dall’Azienda USL della Romagna.
Gli avvisi sono pubblicati al seguente link:
https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-bollettino?b=03ed41e143774d12b85953e1e329ce8b
Il termine per la presentazione delle domande è il 15 agosto 2026
Disturbi mentali, social media e IA alimentano l’illusione dell’autodiagnosi
(da fimmgnotizie.org) Cresce la tendenza, soprattutto tra i più giovani, ad affidarsi ai social network o all’intelligenza artificiale per autodiagnosticarsi condizioni cliniche complesse, come l’Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l’autismo o il disturbo borderline di personalità. Ma il rischio è di confondere comportamenti comuni con disturbi clinici. Gli smartphone ci hanno condotti in quella che viene definita la stagione dello stimolo, caratterizzata da una costante iperstimolazione del sistema di ricompensa cerebrale e dal conseguente rilascio di dopamina. “Con il tempo siamo passati dagli stimoli naturali a quelli chimici, come le droghe, fino agli stimoli prodotti da comportamenti che attivano gli stessi meccanismi di gratificazione”, spiega Furio Ravera, psichiatra della Casa di Cura Le Betulle e cofondatore del Gruppo Ginestra. Piattaforme come Instagram e TikTok, se da un lato contribuiscono ad aumentare la sensibilità verso i temi della salute mentale, dall’altro possono favorire la diffusione di informazioni imprecise, inducendo a ricondurre irrequietezza o difficoltà di concentrazione a specifiche diagnosi psichiatriche, anche in assenza di una reale condizione di neurodivergenza. Tra i disturbi più spesso oggetto di autodiagnosi c’è l’Adhd, spesso interessato da fenomeni di sovradiagnosi. Dal punto di vista neurofisiologico, il disturbo è caratterizzato da un’alterazione dei meccanismi con cui la corteccia prefrontale regola le attività coinvolte nel controllo dell’attenzione, dell’impulsività e del movimento. Anche tra gli adulti si registra un aumento delle richieste di valutazione per l’Adhd, a volte motivate dall’obiettivo di ottenere prescrizioni di farmaci stimolanti. “Il criterio per formulare una diagnosi di Adhd”, conclude Ravera, “rimane la presenza dei sintomi fin dall’età evolutiva: nei bambini si fa attraverso una diagnosi pediatrica, negli adulti mediante una ricostruzione della storia clinica infantile del paziente”.
Visite domiciliari, le regole vanno spiegate prima del conflitto
(da DottNet) Una parte consistente dei conflitti tra medico di medicina generale e assistiti non nasce da un errore clinico, ma da aspettative diverse su ciò che il medico può, deve o non deve fare. Le visite domiciliari ne rappresentano un esempio evidente. Per questo la gestione del rapporto con l’utenza passa anche dalla capacità di esplicitare fin dall’inizio le regole che disciplinano l’assistenza, evitando che siano i pazienti a costruirsele autonomamente.
Le regole implicite generano incomprensioni
Per il medico molte modalità organizzative sono scontate. Per il paziente, spesso, non lo sono. Entro quale orario può essere richiesta una visita domiciliare? Quali criteri ne determinano l’effettuazione? Quale canale utilizzare per una richiesta urgente? In quali casi è invece necessario rivolgersi direttamente al 112 o alla continuità assistenziale? Quando queste informazioni non vengono condivise, il rischio è che ogni assistito sviluppi una propria idea del servizio, inevitabilmente destinata a scontrarsi con la realtà.
Anche i canali di contatto hanno bisogno di regole
La diffusione di telefoni cellulari, WhatsApp ed email ha reso più semplice contattare il medico, ma ha anche modificato le aspettative dell’utenza. Ricevere un messaggio sul telefono personale non significa che il medico debba essere disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. Così come la possibilità di inviare una richiesta in qualsiasi momento non implica che la risposta debba essere immediata. Stabilire quali canali utilizzare, per quali richieste e in quali fasce orarie rappresenta oggi una componente dell’organizzazione dello studio, non una scelta di cortesia.
Spiegare i limiti significa spiegare anche le alternative
Dire che una visita domiciliare non è indicata in una determinata situazione non basta. È utile spiegare perché non lo è, quale percorso assistenziale è più appropriato e a chi deve rivolgersi il paziente quando il medico di famiglia non è il riferimento corretto. La comprensione delle regole aumenta l’adesione alle regole stesse e riduce il rischio che un diniego venga percepito come un rifiuto di assistenza.
Una parte della prevenzione passa dalla comunicazione
Esporre nello studio le modalità di richiesta delle visite domiciliari, indicare chiaramente gli orari di contatto, precisare l’utilizzo dei diversi canali di comunicazione e ricordare quando è necessario attivare il sistema dell’emergenza non è soltanto un adempimento organizzativo. È uno strumento che contribuisce a proteggere il rapporto fiduciario con gli assistiti e a ridurre una parte delle tensioni che accompagnano quotidianamente l’attività del medico di medicina generale.
Negli USA chatbot può rinnovare ricette mediche senza la necessità di un dottore
(da fimmgnotizie.org) Un chatbot basato sull’intelligenza artificiale che rinnova le prescrizioni mediche senza la necessità di un dottore. Si chiama Doctronic e l’iniziativa ed è una sperimentazione intrapresa dallo Utah, resa possibile da un programma pilota che deroga temporaneamente le leggi dello stato sulle licenze mediche. Come riporta il sito di Abc News, è il primo stato ad adottare questa iniziativa, in generale le normative statali e federali degli Stati Uniti limitano la prescrizione ai soli medici abilitati.
Doctronic permette agli utenti di richiedere i farmaci online: il chatbot raccoglie i dati clinici, consulta il database farmaceutico nazionale e processa la domanda. Un medico può sempre intervenire nel corso della procedura. L’implementazione del sistema – riporta la testata – ha registrato l’opposizione del comitato statale per le licenze mediche. Già ad aprile, undici membri del comitato avevano formalmente richiesto l’interruzione per ragioni di sicurezza, segnalando i rischi associati alla prescrizione automatizzata di circa 190 farmaci, inclusi gli anticoagulanti. L’amministrazione statale ha respinto la sospensione e ora il progetto è monitorato da un consiglio operativo composto da esperti di intelligenza artificiale. La procedura ha evidenziato un disallineamento normativo tra le giurisdizioni statali e federali in materia di tecnologie sanitarie. La Food and Drug Administration ha comunicato all’Associated Press di non aver autorizzato alcun chatbot basato sull’intelligenza artificiale ma di voler incoraggiare l’innovazione.
Associazioni di categoria, inclusa l’American Medical Association, hanno richiesto che le applicazioni di intelligenza artificiale in ambito clinico siano assoggettate ai medesimi standard di verifica e sicurezza dei professionisti sanitari.