La sanità non si misura soltanto in miliardi

La sanità non si misura soltanto in miliardi

Gentile Direttore, non basta sapere quanti miliardi si aggiungono alla sanità: la domanda è quanto di quelle risorse si trasforma davvero in salute, equità e tempo restituito ai cittadini.  Leggi L’articolo completo al LINK

Diagnosi e cure, per i medici arriva l’IA basata su fonti certificate

(da DottNet)   Un’Intelligenza artificiale pensata per affiancare i medici nella diagnosi e nelle decisioni terapeutiche, utilizzando soltanto fonti scientifiche selezionate e validate. È la strada su cui si stanno sviluppando i nuovi sistemi di IA per la medicina.  L’obiettivo è ridurre uno dei principali limiti dei sistemi di IA generativa utilizzati senza controllo in ambito sanitario: la possibilità di produrre informazioni inesatte o risposte apparentemente plausibili, ma prive di un fondamento scientifico affidabile.  “La prima cosa da dire è che l’infallibilità in medicina non esiste e ci sarà sempre il rischio di un margine di imprecisione, qualunque tecnologia si utilizzi”, avverte il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, Massimo Di Maio. L’IA, sottolinea, può però offrire “enormi potenziali benefici”.

Dalle informazioni del web alle fonti scientifiche validate

Il problema riguarda soprattutto il modo in cui vengono costruiti e alimentati i sistemi. Le piattaforme generaliste possono elaborare quantità enormi di informazioni provenienti da fonti molto diverse per qualità e attendibilità. In medicina la direzione è invece quella di restringere la base di conoscenza a studi scientifici, linee guida e documentazione clinica validata.  “Per questo si sta lavorando a piattaforme alimentate da sole informazioni scientifiche validate, come studi pubblicati e linee guida”, spiega Di Maio. Si tratta di mettere a disposizione del professionista quantità di informazioni scientificamente verificate che un essere umano non sarebbe in grado di elaborare da solo.  L’IA è del resto già utilizzata in diversi settori della diagnostica. In radiologia può assistere nell’interpretazione delle immagini e nell’identificazione di quelle sospette per la presenza di tumori. Negli screening mammografici può contribuire a velocizzare la lettura degli esami e a ridurre il margine di errore.

In oncologia si lavora a piattaforme più affidabili

Una parte importante della ricerca riguarda proprio l’oncologia. Team di ricercatori stanno sviluppando piattaforme addestrate su letteratura scientifica e linee guida validate, mentre l’Unione europea sostiene attraverso Horizon Europe e Mission Cancer progetti che utilizzano Intelligenza artificiale e strumenti digitali nella ricerca, nella diagnosi e nel trattamento dei tumori.  La prospettiva è arrivare a strumenti progettati specificamente per l’impiego sanitario e sottoposti ai requisiti europei di sicurezza e affidabilità, anziché affidare informazioni cliniche e decisioni delicate a sistemi generalisti.  Per Di Maio l’obiettivo è disporre di piattaforme mediche e oncologiche sempre più affidabili, capaci di elaborare una quantità di conoscenze scientifiche non gestibile individualmente dal singolo professionista.

In Italia è già partita la sperimentazione di MIA

In Italia un primo banco di prova è MIA, Medicina & Intelligenza Artificiale, la piattaforma sviluppata da Agenas come strumento di supporto ai professionisti sanitari. Il progetto è rivolto in particolare ai medici di medicina generale e agli specialisti.   MIA utilizza una base di conoscenza delimitata. Secondo quanto comunicato sul progetto, comprende linee guida ufficiali, protocolli ministeriali, normativa del Servizio sanitario nazionale e letteratura scientifica validata. Le informazioni esterne non verificate vengono escluse dalla base utilizzata dal sistema.  È proprio questa selezione delle fonti a distinguere il modello dall’utilizzo di un sistema generalista per cercare indicazioni su diagnosi e terapie. L’obiettivo non è quello di affidare la decisione alla macchina, ma fornire al professionista uno strumento capace di recuperare ed elaborare rapidamente conoscenze scientifiche controllate.

“Il medico non sarà sostituito”

Il confine invalicabile resta quello della responsabilità clinica. “L’IA rimane e rimarrà anche in futuro uno strumento in aiuto e non in sostituzione del medico”, sottolinea Di Maio, “l’unico in grado poi di applicare e ‘disegnare’ la cura sulla base delle esigenze e caratteristiche del singolo paziente”.  La tecnologia può selezionare ed elaborare enormi quantità di informazioni scientifiche. La decisione clinica resta invece affidata al medico, che deve interpretarle alla luce delle condizioni, della storia e delle caratteristiche del paziente.  La differenza, quindi, sarà sempre più tra sistemi generalisti, che possono attingere a informazioni di qualità disomogenea, e strumenti costruiti specificamente per la medicina, alimentati da fonti scientifiche controllate e destinati ad affiancare il professionista nelle sue decisioni.

Sette bambini obesi su dieci rischiano di restarlo da adulti: l’allarme degli esperti

(da DottNet)  L’idea che un bambino con obesità possa “allungarsi” crescendo e lasciarsi alle spalle i chili in eccesso è ancora molto diffusa. Ma la realtà raccontata dagli esperti è molto diversa. Nella maggior parte dei casi l’obesità non scompare con il passare degli anni e può trasformarsi in una condizione che accompagna la persona per tutta la vita, aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche già in giovane età. Il monito arriva dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che insieme all’Associazione medici endocrinologi (Ame Ets) ha dedicato un convegno al tema dell’obesità infantile e delle sue conseguenze a lungo termine.

Il problema

I numeri spiegano bene la portata del fenomeno. Secondo gli studi citati dagli specialisti, circa il 55% dei bambini con obesità continua a esserlo durante l’adolescenza e oltre il 70% degli adolescenti con obesità mantiene la stessa condizione anche da adulto. «Diversi studi hanno evidenziato che circa il 55% dei bambini obesi rimane obeso durante l’adolescenza e che oltre il 70% degli adolescenti con obesità continua a esserlo in età adulta», afferma Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Gli esperti definiscono questo fenomeno tracking dell’obesità: una sorta di traccia che tende a mantenersi nel tempo, rendendo sempre più difficile invertire la rotta se non si interviene precocemente.

I rischi per la salute

L’obesità infantile non è soltanto una questione estetica. Restare esposti per anni a un eccesso di tessuto adiposo può infatti favorire l’insorgenza di numerose patologie. Tra le conseguenze più rilevanti figurano il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore e diversi disturbi psicologici. Un carico di problemi che può accumularsi progressivamente già dai primi anni di vita. «L’esposizione prolungata all’eccesso di tessuto adiposo determina un accumulo progressivo di danni metabolici e vascolari», spiega Marco Silano dell’Istituto superiore di sanità. Secondo gli esperti, questo processo può favorire la comparsa precoce di ipertensione, alterazioni dei grassi nel sangue e aterosclerosi, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari nel corso della vita.

L’adolescenza, momento chiave

Aspettare che il problema si risolva da solo non è la strategia giusta, avvertono gli specialisti. Proprio l’adolescenza rappresenta infatti una fase decisiva in cui è possibile modificare il decorso della malattia. «L’obesità non va considerata una fase transitoria, dalla quale si possa semplicemente attendere di uscire con la crescita – sottolinea Roberto Vettor, endocrinologo dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas Research Hospital di Rozzano – L’adolescenza rappresenta una finestra decisiva: intervenire precocemente modifica la traiettoria della malattia prima che questa si consolidi nell’età adulta». Per questo, aggiunge l’esperto, è necessario garantire un percorso di cura continuo, capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita e non limitato ai soli interventi effettuati durante l’infanzia.

In Italia quasi un bambino su cinque è in sovrappeso

Nel nostro Paese il fenomeno continua a interessare una quota importante della popolazione più giovane. Tra i bambini di 8-9 anni, il 19% è in sovrappeso, il 10% vive con obesità e un ulteriore 2,6% presenta una forma grave della malattia. Le differenze territoriali restano marcate: le regioni meridionali e i contesti socioeconomici più fragili mostrano livelli più elevati di eccesso ponderale, confermando il ruolo che ambiente, reddito e opportunità educative possono avere sulla salute.

Una nuova linea guida per i casi più difficili

Per affrontare il problema, il Sistema nazionale linee guida dell’Iss ha pubblicato a luglio 2026 una nuova raccomandazione dedicata alla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. L’obiettivo è offrire ai professionisti strumenti aggiornati per gestire i casi in cui modificare alimentazione e stile di vita non basta. Un passo che riflette un cambiamento culturale importante: l’obesità non è una semplice mancanza di volontà, ma una malattia cronica che richiede diagnosi, cure e continuità assistenziale. Intervenire presto significa aumentare le possibilità di cambiare il futuro di un ragazzo, evitando che un problema nato nell’infanzia si trasformi in un peso per tutta la vita.

1 2 3 … 275