La pace del minimalismo
(da Internazionale.it) Il minimalismo può favorire il benessere mentale, sostiene ‘Psycology Today’, anche perché semplifica la vita quotidiana: possedere meno oggetti significa dedicare meno energie a gestirli. I minimalisti dicono di avere una maggiore sensazione di controllo e anche una mente più lucida. Per adottare questo stile di vita bisognerebbe fare periodicamente spazio in casa, eliminando il superfluo e donando ciò che non si usa più. Anche tenere le superfici il più libere possibile può contribuire a creare una sensazione di ordine.
(https://www.psychologytoday.com/us/blog/play-your-way-sane/202512/the-psychology-of-minimalism)
Liquidazione di fine servizio per i medici ospedalieri: dal 2027 l’attesa sarà più breve
(da DottNet) A partire dal 1° gennaio 2027, i dipendenti pubblici, ivi compresi i medici dipendenti ospedalieri, che andranno in pensione per raggiunti limiti di età (67 anni e un mese) riceveranno la prima quota del TFS/TFR (in gergo la liquidazione) dopo 9 mesi dalla cessazione del servizio, invece degli attuali 12 mesi. Lo ha comunicato l’INPS con la circolare n. 30/2026, che dà attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025). A partire dal 2027, come ampiamente riportato da tutti gli organi di stampa, è infatti previsto un aumento graduale dell’età pensionabile:
– 1 mese in più dal 1° gennaio 2027;
– 2 mesi in più (per un totale di tre mesi in più rispetto ai 67 anni di oggi) dal 1° gennaio 2028.
Per evitare che questo slittamento comporti un ulteriore ritardo nel pagamento del TFS, la legge n. 199/2025 è intervenuta riducendo i tempi di attesa. In particolare, il termine per ricevere la prima rata del TFS è stato anticipato di 3 mesi nei casi di cessazione dal servizio dovuta a:
– raggiungimento dei limiti di età;
– pensionamento d’ufficio;
– risoluzione unilaterale da parte del datore di lavoro per il raggiungimento della massima anzianità contributiva (40 anni di servizio effettivo).
Ai nove mesi di slittamento va aggiunto il tempo per la materiale liquidazione della pratica, fino ad un massimo di ulteriori tre mesi. Questo margine riservato agli uffici va considerato per tutte le casistiche di liquidazione. Per chi, invece, lascia il lavoro per dimissioni volontarie, non cambia nulla: il tempo di attesa per il pagamento della liquidazione resta fissato a 24 mesi (più al massimo altri tre), come avviene già oggi. Nessuna novità neppure nel caso di cessazione per inabilità o decesso, compreso il caso delle pensioni in cumulo: qui il tempo di attesa è di soli 15 giorni, più i consueti tempi tecnici di tre mesi. La Circolare dell’INPS si occupa anche delle decorrenze della liquidazione in alcuni casi speciali. Il più frequente per i medici è quello del cumulo gratuito dei periodi assicurativi. Ebbene, in questo caso, per le pensioni anticipate in cumulo il termine è di 12 mesi (più i soliti 90 giorni) dal raggiungimento di quello che sarebbe stato il requisito per la pensione di vecchiaia e, a differenza di queste ultime, resterà invariato anche nel 2027. Quindi, ad esempio, il medico nato a febbraio 1960 che è andato in pensione in cumulo nel 2025 a 65 anni di età, comincerà a percepire la liquidazione a giugno 2028 (compie 67 anni e 1 mese a marzo 2027, deve aspettare 12 mesi, quindi marzo 2028, più altri tre mesi e quindi si arriva appunto a giugno 2028). Modalità di pagamento del TFS. Come sanno bene pensionati e pensionandi, una volta trascorso il tempo di attesa per il pagamento, non è affatto detto che la liquidazione sia poi corrisposta tutta insieme. Il sistema di erogazione non subisce modifiche rispetto a quanto avviene oggi ed è determinato dall’importo lordo complessivo spettante. In particolare:
– Pagamento in un’unica soluzione se l’importo è fino a 50.000 euro;
– Pagamento in due rate annuali se l’importo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro (la prima rata rimane sempre pari a 50.000 euro);
– Pagamento in tre rate annuali se l’importo è uguale o superiore a 100.000 euro (le prime due rate sono di 50.000 euro ciascuna).
Le rate successive alla prima vengono corrisposte a distanza di 12 mesi dal momento in cui matura il diritto al primo pagamento.
Demenza, l’Oms aggiorna le raccomandazioni sulla prevenzione. Le nuove indicazioni
(da Doctor33) Fino al 45% del rischio di demenza può essere prevenuto o ritardato intervenendo sui fattori di rischio modificabili. È il messaggio delle nuove linee guida pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che aggiornano per la prima volta dal 2019 le raccomandazioni per la prevenzione del declino cognitivo e della demenza lungo tutto l’arco della vita.
Nel mondo oltre 57 milioni di persone convivono con una demenza e ogni anno vengono diagnosticati quasi 10 milioni di nuovi casi. La malattia di Alzheimer rappresenta circa il 60-70% di tutte le forme di demenza. Sebbene non esista una cura, secondo l’Oms una quota rilevante del rischio è associata a fattori modificabili, tra cui fumo, consumo di alcol, inattività fisica, isolamento sociale, inquinamento atmosferico e malattie croniche come ipertensione arteriosa e diabete.
Le nuove raccomandazioni riflettono le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni e indicano una serie di interventi per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. L’Oms raccomanda di promuovere l’attività fisica, smettere di fumare, limitare il consumo di alcol, seguire un’alimentazione sana, gestire le condizioni cardiometaboliche, tra cui ipertensione, diabete e ipercolesterolemia, e ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico, indicazione inserita per la prima volta nelle linee guida. Tra gli interventi raccomandati figurano inoltre la stimolazione cognitiva, il mantenimento delle relazioni sociali e, quando indicato, l’impiego di apparecchi acustici come parte delle strategie di riduzione del rischio.
L’Organizzazione precisa inoltre che, in assenza di una carenza diagnosticata, non raccomanda l’impiego di vitamine del gruppo B, vitamina E, acidi grassi polinsaturi omega-3 o multivitaminici e sali minerali per prevenire il declino cognitivo o la demenza, poiché le evidenze disponibili non dimostrano benefici tali da giustificarne l’utilizzo.
Secondo il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, le nuove linee guida trasformano le conoscenze oggi disponibili sui fattori di rischio in indicazioni operative che i Paesi possono adottare per proteggere la salute cognitiva della popolazione. L’Organizzazione sottolinea inoltre che l’aggiornamento rappresenta un’opportunità per integrare maggiormente la prevenzione della demenza con i programmi dedicati alle malattie croniche non trasmissibili, alla salute mentale e alla brain health.