Sarà il 2028 l’anno del picco assistenziale per i medici italiani

Last Updated on 10 Marzo 2026 by Segreteria 1

(da M.D.Digital)  Il 2028 rappresenterà il momento di massima pressione per i medici italiani: ogni professionista si troverà a gestire mediamente 217 pazienti, il valore più alto del periodo 2019-2040. L’analisi elaborata da Gapmed, provider internazionale di soluzioni tecnologiche per l’healthcare, smentisce l’ipotesi di un imminente esubero di camici bianchi.  Al contrario, il sistema dovrà affrontare una crescita costante dei medici attivi (previsto un +50,5% entro il 2040 rispetto al 2025) che però rischia di non bastare a coprire la domanda di salute. Senza una programmazione mirata, le carenze si ripresenteranno nelle discipline oggi già in sofferenza e nelle aree geografiche più fragili.

Il volto della medicina italiana sta cambiando rapidamente. Se oggi la metà dei medici ha più di 46 anni, nel 2036 si assisterà a un ribaltamento demografico: il 50% dei camici bianchi avrà un’età compresa tra i 25 e i 35 anni.  Questo “ringiovanimento” della categoria è un segnale positivo, ma espone il sistema a nuovi rischi organizzativi: la presenza di molti neo-specialisti con pochi colleghi senior a guidarli potrebbe lasciare scoperte le discipline più gravose o i ruoli di coordinamento clinico più complessi.

I dati dell’osservatorio Gapmed ridimensionano sensibilmente il fenomeno della fuga dei medici. Nel 2022, i professionisti che hanno scelto di lavorare all’estero sono stati 561, ovvero appena lo 0,14% del totale. Il vero problema non è l’uscita dei medici italiani, quanto la scarsa capacità del nostro Paese di attrarre colleghi stranieri, che preferiscono mercati con remunerazioni e carichi di lavoro più vantaggiosi come quelli anglosassoni. Il carico di lavoro non dipende solo dal numero di pazienti, ma dalla loro complessità. Tra il 2025 e il 2040, le cosiddette “unità pesate” degli over 50 (un indicatore che misura l’impatto assistenziale della popolazione anziana) cresceranno da 83,8 a 94,9 milioni.  Questo si traduce inevitabilmente in:

–  Un aumento dei pazienti cronici e pluripatologici.

–  Una maggiore pressione burocratica e clinica sul Ssn.

–  La necessità di tempi di visita più lunghi.

Per Giacomo Baldi, anestesista e fondatore di Gapmed, la sfida non si vince solo con i numeri, ma con l’efficienza. “Nei prossimi 15 anni l’impatto della tecnologia sarà decisivo. Se l’innovazione triplicasse la capacità operativa di un medico grazie ad automazione e supporto decisionale, 500 mila medici potrebbero equivalere a oltre 1,5 milioni di professionisti”, spiega Baldi.  Piattaforme come Curami, nate per integrare workflow intelligenti nella gestione dei professionisti sanitari, indicano la strada: ridurre le inefficienze e alleggerire il carico burocratico per restituire tempo alla clinica.   L’analisi evidenzia come non sia sufficiente aumentare i posti nelle università. Serve una visione che integri nuovi professionisti e nuove tecnologie. Senza interventi strutturali sulla digitalizzazione e sulla distribuzione dei medici per specialità, il 2040 vedrà un esercito di medici ancora schiacciato da un’architettura sanitaria non più adeguata ai tempi.