Il farmaco anti-invecchiamento più efficace? Muoversi

Last Updated on 19 Marzo 2026 by Segreteria 2

(da Univadis)   Negli ultimi anni lo studio dei meccanismi biologici responsabili dell’invecchiamento ha fatto passi da gigante. Sono stati identificati numerosi fattori coinvolti nel processo di senescenza di tessuti e organi, alla ricerca di potenziali bersagli molecolari da colpire per rallentare il decadimento. Le evidenze scientifiche raccolte dimostrano che lo strumento più efficace di cui disponiamo oggi per guadagnare anni di vita in salute non è un integratore miracoloso o un sofisticato trattamento di medicina rigenerativa, ma l’attività fisica.  È il messaggio che arriva dal convegno “Vivere meglio, vivere più a lungo”, organizzato a Roma lo scorso 11 marzo da Salvatore Pennisi, medico anestesista esperto di medicina funzionale e dei sistemi integrati, che ha riunito ricercatori e clinici per fare il punto sullo stato delle conoscenze.

Le eserchine, messaggere di salute

La longevità è una caratteristica in parte codificata nel DNA. Ci sono patologie che alterano il processo dell’invecchiamento che sono dovute a mutazioni genetiche, per esempio la progeria, una sindrome rarissima che provoca senescenza accelerata ed è provocata da una mutazione puntiforme in un singolo gene.“Ma il DNA non è tutto”, ha osservato al convegno Giuseppe Novelli, ordinario di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata. “Oggi sappiamo che un ruolo decisivo è giocato dall’assetto epigenetico, cioè dall’insieme delle modifiche chimiche del DNA che controllano l’espressione dei geni senza alterare la loro struttura, spesso attraverso l’aggiunta al DNA di piccole molecole, i gruppi metile. Diversi profili di metilazione sono statisticamente associati a differenze nel rischio di mortalità. L’assetto epigenetico è una sorta di abito che veste il DNA e costituisce l’interfaccia tra l’ambiente e il nostro patrimonio genetico. Possiamo modificare questo assetto intervenendo sull’alimentazione, lo stile di vita, lo stress, l’esercizio fisico”.

Una ventina di anni fa, la ricerca ha cominciato a interessarsi a una varietà di molecole bioattive prodotte da diversi tessuti in risposta all’esercizio fisico: peptidi, lipidi, acidi nucleici, a cui è stato dato il nome di eserchine. “Svolgono la funzione di messaggere e mediatrici degli effetti benefici dell’attività fisica nei confronti di muscoli, ossa, tessuto adiposo, pancreas, fegato, reni, dell’equilibrio metabolico, del sistema immunitario e del cervello”, ha spiegato Novelli. “Agiscono sul meccanismo della metilazione del DNA, quindi sull’assetto epigenetico dell’individuo, riducendo il rischio di quelle malattie degenerative che sono tipicamente associate all’avanzare dell’età: infiammazione, disturbi cardiovascolari, sindrome metabolica, tumori, patologie neurodegenerative. Una migliore conoscenza delle dinamiche di questa rete di molecole ci permetterà un giorno di prescrivere l’esercizio fisico con modalità tagliate su misura in funzione delle esigenze individuali, con la stessa precisione del dosaggio di un farmaco”.

Attività fisica: conta anche la qualità

Condurre una vita attiva non è sufficiente per godere dei benefici del movimento sulla salute, perché la qualità dell’esercizio è uno dei fattori che fanno la differenza. “Il lavoro che richiede un intenso sforzo fisico ha effetti opposti rispetto a quelli dello sport praticato nel tempo libero: è usurante, accresce il livello di infiammazione anziché ridurlo, insomma fa invecchiare più in fretta”, ha spiegato al convegno Leonardo Calò, primario di cardiologia del Policlinico Casilino di Roma. “Le ragioni non sono ancora del tutto chiare. Probabilmente questa differenza è dovuta al fatto che lavorando non si è liberi di calibrare la fatica, di alternare gli sforzi con pause di recupero. Ma c’è anche l’aspetto psicologico che incide, perché un lavoro stressante stimola la produzione di cortisolo, che contrasta gli effetti positivi dell’attività fisica. Perché sia salutare, l’esercizio deve essere praticato in un contesto rilassante. Non occorre spendere soldi per andare in palestra: è sufficiente camminare. Al cinquantenne che oggi chiede cosa fare per aumentare la sua aspettativa di vita e di vita in salute raccomandiamo di camminare, di fare, se possibile, 8-10 mila passi al giorno. È l’attività più sostenibile e benefica”.

Gli effetti sul cervello

Gli effetti benefici delle eserchine coinvolgono anche il cervello. “Sono fattori neuroprotettivi che possono rallentare la progressione di malattie degenerative come il Parkinson o l’Alzheimer”, ha illustrato Paolo Calabresi, ordinario di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “Al momento, possiamo dire che l’esercizio fisico aerobico è la più efficace terapia in grado di modificare il decorso di queste patologie, tipiche dell’età avanzata. Ne abbiamo avuto l’evidenza alcuni anni fa con uno studio preclinico su topi nel cui corpo striato erano state iniettate fibrille di α-sinucleina per simulare la malattia di Parkinson allo stadio iniziale. Negli animali che hanno avuto l’opportunità di fare esercizio su un tapis roulant è stata osservata una riduzione della diffusione degli aggregati tossici dell’α-sinucleina ad altre aree cerebrali vulnerabili. Ora il Policlinico Gemelli è impegnato nello studio clinico multicentrico MOVE-BRAIN-PD, su pazienti con malattia di Parkinson in fase iniziale e lieve compromissione cognitiva, che praticano due sessioni a settimana di attività aerobica intensa. Stiamo raccogliendo dati molto promettenti sugli effetti dell’esercizio sulla progressione della degenerazione”.