Nell’era dell’IA la decisione clinica resta responsabilità del medico

Last Updated on 24 Settembre 2026 by Segreteria 2

(da M.D.Digital)   La trasformazione digitale della sanità impone di ripensare anche i confini dell’atto medico. È da questa premessa che nasce il lavoro dell’Omceo Roma, che ha presentato a Roma il volume “Etica e atto medico. Riflessioni e proposte”, curato da Francesca Gambetti, e il Documento programmatico elaborato dalla Commissione interna “Etica e atto medico”. Due strumenti che affrontano l’evoluzione della professione alla luce dell’intelligenza artificiale, della telemedicina, dei social media e della crescente complessità organizzativa dei sistemi sanitari.
Al centro della proposta c’è una distinzione ritenuta fondamentale: quella tra prestazione sanitaria e deliberazione clinica. Procedure e attività assistenziali possono essere svolte nell’ambito di un’équipe multiprofessionale e, nei casi previsti, condivise o delegate. Diverso è il giudizio clinico, che comprende l’interpretazione delle evidenze scientifiche, la valutazione della situazione individuale, i valori del paziente e le responsabilità che ne derivano.
Secondo l’Omceo Roma, questa dimensione decisionale rimane una prerogativa autonoma e non delegabile del medico. Una posizione che assume particolare rilievo con la diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi diagnostici, decisionali e organizzativi: gli algoritmi possono offrire informazioni e supportare il professionista, ma non sostituire il processo attraverso il quale il medico assume una decisione clinica e ne risponde.

La relazione di cura oltre la tecnologia

Il volume “Etica e atto medico. Riflessioni e proposte”, con la presentazione del presidente dell’Omceo Roma Antonio Magi, affronta il tema attraverso contributi di clinici, filosofi, giuristi ed esperti di organizzazione sanitaria. L’obiettivo è confrontarsi con una medicina nella quale il medico non è più il detentore esclusivo del sapere, ma opera all’interno di sistemi multiprofessionali e tecnologicamente avanzati.  È proprio in questo scenario che viene posto il tema della relazione di cura. Algoritmi, protocolli e linee guida possono contribuire a rendere più appropriati e sicuri i percorsi assistenziali, ma il rischio, secondo gli autori, è quello di ridurre la cura a una successione di procedure standardizzate. La tecnologia diventa quindi uno strumento da governare, mantenendo centrale l’ascolto e la valutazione della persona.
La riflessione riguarda anche i nuovi luoghi nei quali si esercita la medicina. All’ambulatorio, all’ospedale e al domicilio si sono aggiunti gli spazi virtuali e digitali della telemedicina e della comunicazione sui social media. Cambiano gli strumenti e i contesti della relazione con il paziente, ma non viene meno la responsabilità del medico nella decisione clinica.

Tre dimensioni dell’atto medico

Il Documento programmatico della Commissione “Etica e atto medico” individua tre dimensioni dell’agire professionale.    – La prima è la deliberazione clinica, intesa come processo intellettuale e responsabile che orienta diagnosi, prescrizione e scelte terapeutiche, comprese quelle relative al fine vita.  – La seconda è la prestazione sanitaria, cioè l’insieme degli atti clinici, chirurgici e diagnostici attraverso i quali viene concretamente realizzato l’intervento assistenziale. In questo ambito viene richiamata anche la centralità del consenso informato, considerato parte integrante dell’atto medico.   – La terza comprende ricerca, formazione e organizzazione, considerate componenti della professione necessarie a garantire qualità delle cure e sostenibilità del sistema sanitario.

La proposta dell’Omceo Roma non viene presentata come una definizione definitiva, ma come una base di discussione per una professione destinata a confrontarsi con un’evoluzione tecnologica sempre più rapida. Il punto fermo indicato dal documento è però chiaro: l’innovazione può modificare strumenti e modalità dell’assistenza, ma non dovrebbe trasferire a sistemi automatizzati la responsabilità della decisione clinica.  Per la Medicina generale, dove strumenti digitali, telemedicina e sistemi di supporto alle decisioni sono destinati ad avere un peso crescente, la distinzione assume una particolare rilevanza: la tecnologia può affiancare il medico, ma la valutazione complessiva del paziente e la responsabilità della scelta terapeutica restano affidate al professionista.