Qualità del sonno e rischio di malattie: uno studio ne evidenzia la portata
Last Updated on 8 Ottobre 2026 by Segreteria 2
(da M.D.Digital) Mantenere una durata del sonno compresa tra le 6 e le 8 ore è associato a un’architettura del sonno più favorevole e a un minor rischio di malattia. È la conclusione degli autori di uno studio di coorte pubblicato su ‘Plos Medicine’ che ha analizzato i dati, provenienti da un accelerometro (un actigrafo) da polso, di 95.559 partecipanti alla Biobank, ricavandone parametri chiave relativi ai ritmi del sonno in condizioni di vita reale. I partecipanti sono stati seguiti dalla data di utilizzo dell’accelerometro fino alla prima insorgenza di malattia, al decesso o al 1° aprile 2024, con una durata mediana del follow-up di 8,9 anni.
Architettura del sonno e rischio di patologie
Ciò che è e emerso è che le variazioni nei pattern di sonno erano associate all’incidenza di 156 malattie. Nello specifico, quantità maggiori di sonno Rem sono risultate associate a un minor rischio per 83 malattie, tra cui demenza, scompenso cardiaco e Parkinson, mentre una maggiore quantità di sonno profondo si associava a un rischio più basso di condizioni come il diabete di tipo 2 e la depressione maggiore. Per contro, una maggiore irregolarità del sonno e un aumento del tempo di veglia dopo l’addormentamento (Waso) sono risultati collegati a un rischio più elevato, rispettivamente, per 3 e 6 malattie. Nell’analisi specifica per categoria, gli individui con una durata del sonno estremamente ridotta (<5 ore) hanno mostrato le vulnerabilità cliniche più diffuse. Le ricerche precedenti che avevano collegato il sonno breve a malattie e mortalità si basavano spesso su quanto dichiarato dai partecipanti, un dato poco affidabile, perché si tende a ricordare male e non ci si accorge con precisione di quando ci si addormenta o ci si sveglia; inoltre, le autodichiarazioni non dicono nulla sulle diverse fasi del sonno. In questo caso invece è stato rilevato il dato oggettivo strumentale. “Il dato più sorprendente riguarda la fase Rem” sottolinea il Prof. Andrea Romigi, Direttore del Centro di Medicina del Sonno Irccs Neuromed, Docente presso Unicamillus Roma e Membro del Board Scientifico del Mohre “Per ogni incremento di circa 48 minuti di sonno Rem, il rischio di scompenso cardiaco risultava inferiore (hazard ratio 0,74), così come quello di demenza (Hr 0,54) e di morbo di Parkinson (Hr 0,20). Il sonno profondo, invece, si associava a un minor rischio di diabete di tipo 2, disturbo depressivo maggiore, apnee notturne e Parkinson”.
Durata del sonno ottimale
Anche la durata complessiva conta: 69 patologie vedono diminuire il rischio in chi dorme tra 6 e 8 ore per notte. Chi dorme meno di cinque ore, presenta invece un rischio più elevato per 37 malattie. I risultati rafforzano l’idea che dormire tra le 6 e le 8 ore rappresenti una forma di tutela della salute per gli adulti di mezza età e gli anziani, e una strategia di prevenzione a basso costo. Sonno più irregolare e risvegli prolungati erano legati a un rischio maggiore di diverse condizioni, tra cui ansia e disturbi da uso di sostanze. Il sonno leggero invece ha mostrato un quadro più sfumato: associato a un rischio più alto per alcune patologie, come la depressione maggiore, ma più basso per altre, come lo scompenso cardiaco. «Questo studio ci ricorda che la salute si costruisce giorno dopo giorno, anche di notte», commenta Johann Rossi Mason, Direttrice dell’Osservatorio Mohre. «Dormire bene, muoversi con regolarità e curare l’alimentazione sono scelte quotidiane che, sommate nel tempo, formano un vero e proprio tesoretto di salute da cui attingere negli anni. Ecco perché il sonno deve essere considerato un pilastro della salute e un fattore di prevenzione a lungo termine, eppure al momento, e di l’insonnia cronica non è attualmente riconosciuta come patologia autonoma nei Lea. In Italia solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e il 21% viene trattato, mentre 4-5 milioni di persone in Italia non hanno ricevuto un trattamento adeguato. Per un costo stimato di circa 14 miliardi di euro annui, pari allo 0,74% del Pil”. Ovviamente trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile dimostrare che la carenza o il disturbo del sonno causi le malattie, ma solo che i due fenomeni sono collegati; serviranno ulteriori ricerche per capire il perché.