ENPAM: Il modello D è online, ecco come dichiarare i redditi da libera professione
Tutto pronto per l’appuntamento con la dichiarazione dei redditi da libera professione prodotti nel 2021. Il modello D è già disponibile online nell’area riservata del sito Enpam e va compilato e inviato entro la fine di luglio.
I traumi dentali: cosa c’è da sapere e da consigliare ai pazienti
(da Odontoiatria33) I traumi dentali sono eventi accidentali che possono interessare sia i denti (decidui e permanenti) che i tessuti molli del distretto oro-facciale (labbra, mucose). Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Tiziana Anedda ed al dott. Jacopo Padalino che attraverso il blog dentalbaby.it, danno consigli ai genitori su temi odontoiatrici.
Quanto sono frequenti i traumi dentali?
Le Linee Guida del Ministero della Salute riportano una incidenza annuale dei traumi dentali di circa il 4,5%, con una prevalenza maggiore nei bambini in età prescolare (che varia dal 6,1% al 62,1%) e scolare (5,3%-21%). Soltanto ¼ dei casi avviene a carico di adolescenti e adulti. Gli elementi maggiormente coinvolti sono gli incisivi superiori, a causa della loro fisiologica sporgenza.
Dove avvengono?
Gli eventi traumatici responsabili del danno dentario possono verificarsi: in ambiente domestico: soprattutto in soggiorno -ossia lo spazio della casa maggiormente dedicato al tempo libero e al gioco, ma anche nelle scale, pavimento bagnato, sugli spigoli appuntiti; in ambiente scolastico: in seguito a morsi di oggetti di cancelleria, litigi, cadute accidentali durante attività sportive e ricreative; in ambiente sportivo: urti, gomitate e cadute soprattutto negli sport da contatto come il basket, rugby, pallavolo, calcio etc ma anche in sport senza contatto (nuoto, danza, equitazione); nei luoghi pubblici: piani sdrucciolevoli, lavori in corso, strade non ben mantenute, in caso di incidenti stradali, in conseguenza di morsicatura da animale, etc; durante il tempo libero: passeggiate in bicicletta, nei boschi, sulla spiaggia, uso di pattini a rotelle, skateboard, monopattino, etc.
Quali sono le cause?
La difficoltà nella deambulazione tipica dei bambini della prima infanzia che muovono i primi passi può sicuramente incidere aumentando la possibilità di incidenti e traumi dentali, ma anche nei bambini diversamente abili temporaneamente o permanentemente. L’obesità e l’essere in sovrappeso in ogni fascia di età aumenta l’incidenza di caduta e urtare oggetti che possono poi provocare traumi. Nei bambini e adolescenti incide anche il carattere: individui più vivaci hanno sicuramente una maggiore probabilità di incorrere in traumi.La letteratura riporta traumi anche in relazione a rapporti con gli animali, soprattutto a livello di labbra e mucose dovuti a graffi e morsicature: in questi casi è fondamentale prevenire anche eventuali infezioni secondarie.Una condizione anatomica come l’aumento di overjet dentale può predisporre maggiormente ai traumi: l’overjet aumentato si riscontra in bambini che hanno usato il ciuccio o succhiato il pollice oltre i 2 anni di età.
Le possibili conseguenze dei traumi dentali?
L’entità del trauma e la tipologia condizionano l’esito. Per quanto riguarda i denti permanenti la conseguenza peggiore è la perdita del dente a causa di una frattura non ripristinabile o di una avulsione completa non recuperata in tempi rapidi. Queste condizioni necessitano di importanti riabilitazioni protesiche e/o implantari. Quasi sempre i traumi dentali necessitano di terapie conservative estetiche per il ripristino della normale morfologia ed estetica del dente. A volte l’elemento interessato diventa discromico, perde la vitalità e si rende necessaria la devitalizzazione se la radice è già completamente formata, altrimenti si esegue un trattamento di apecificazione che porta allo sviluppo completo della radice dentale in denti che a seguito dei traumi non si verificherebbe fisiologicamente. Nel caso di traumi sui denti decidui bisogna sempre considerare eventuali danni alle gemme degli elementi permanenti, sia di natura estetica (alterazioni del colore del dente, deformazioni) sia strutturali (aree di iposviluppo dello smalto dentale) che però non possono essere confermati clinicamente né radiologicamente fino alla completa eruzione dell’elemento permanente in questione. È importante sapere che, se i traumi dentali interessano i denti decidui, questi modificano i tempi di permuta fisiologici.
Cosa fare in caso di traumi dentali?
L’intervento in caso di trauma dentale deve essere tempestivo e specifico: Mettere in sicurezza chi ha subito il trauma. Nel caso di trauma su denti permanenti, si ricercano eventuali frammenti che devono essere recuperati e conservati fin da subito in soluzione fisiologica, latte o saliva: questo preserva il normale mantenimento della struttura dentale del frammento rendendo possibile -ma non certo- un ripristino funzionale ed estetico.Nel caso di avulsione dell’elemento permanente, il dente deve essere sempre preso per la corona e non per la radice, ed essere inserito all’interno di soluzione fisiologica, latte o saliva. Si consiglia di recarsi il prima possibile dal dentista pediatrico di fiducia che, dopo aver raccolto l’anamnesi in maniera precisa, procederà con la terapia. Si sconsiglia di evitare ogni terapia fai da te e di recarsi il prima possibile dal dentista pediatrico. Quando il trauma avviene sui denti da latte, la conservazione di eventuali frammenti o dell’intero elemento se avulso interamente non è necessario perché il reimpianto dei denti da latte non è necessario, anzi potrebbe generare l’anchilosi del dente da latte con impossibilità di eruzione del dente permanente. Non è da sottovalutare la dinamica del trauma perché può indirizzare il sospetto di eventuali inclusioni di frammenti, fratture alle ossa, lussazioni e/o intrusioni dentali etc. Non devono essere esclusi eventuali sintomi come nausea, vomito, alterazioni della vista, perdita di coscienza, crisi convulsive, difficoltà del linguaggio, sanguinamenti e otorragie.
Prevenzione dei traumi.
La prevenzione totale relativa ai traumi dentali non è possibile. Sicuramente è possibile ridurre i fattori predisponenti e ridurne la gravità, attraverso vari gradi di prevenzione. Le Linee Guida del Ministero della Salute raccomandano di: Adottare misure adatte a disincentivare la suzione non nutritiva dopo i 2 anni e interromperla entro l’anno successivo, come fattore di rischio per l’aumento di overjet. In caso di eccessivo overjet, informare i genitori dell’aumento del rischio di trauma dentale conseguente a caduta frontale e consigliare una valutazione ortodontica. Nelle scuole, si raccomanda la formazione degli insegnanti e del personale non docente sui rischi da trauma dentale tramite idonei corsi di formazione, filmati, brochure e/o manuali. Informare e formare gli individui in età evolutiva sui rischi derivanti da comportamenti pericolosi sia per la sicurezza personale che altrui; In soggetti con problemi nel camminare, sovrappeso, iperattivi o soggetti frequentemente a traumi e cadute possono essere fabbricati dei paradenti. In soggetti che svolgono sport da contatto, si raccomanda l’utilizzo di caschi, paradenti e/o maschere facciali in funzione dell’attività sportiva svolta.
Medici e infermieri, al via un patto per l’assistenza. Ecco cosa prevede
(da Doctor33) Un ‘patto di diamante’ tra la Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e la Federazione degli Ordini delle Professioni infermieristiche (Fnopi), che, insieme, rappresentano quasi un milione di professionisti. È quello siglato a Roma, nella prima riunione ufficiale dei due Comitati Centrali.
Per la prima volta, spiegano le organizzazioni in una nota, “è stato avviato dalle due federazioni un percorso che non consenta più a nessuno di dividere e strumentalizzare medici e infermieri, che da sempre lavorano insieme e sui quali la pandemia ha semplicemente acceso i riflettori. Medici e infermieri si pongono quindi quali interlocutori privilegiati della politica, per garantire ai cittadini tutte le competenze peculiari e sinergiche delle due professioni”.
L’incontro si ripeterà periodicamente mentre gruppi tematici realizzati ‘ad hoc’ tratteranno gli argomenti in cima all’agenda. Tra questi, le Case di Comunità, intese come luoghi di incontro e di confronto per organizzare l’assistenza in modo capillare sul territorio ed entrare al domicilio del cittadino. Su un livello più ampio, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza che, affermano, “deve integrarsi con il Piano nazionale cronicità, per dare risposte di salute e prossimità agli oltre 22 milioni di pazienti cronici in Italia”. Al centro del dibattito, anche la carenza di personale. Poi, la formazione e la richiesta di una vera sicurezza sul lavoro e di una retribuzione adeguata ai livelli europei. Infine, la Deontologia, che deve essere il presupposto per un nuovo patto medico-infermiere-paziente. “Dalla giornata di oggi – afferma Barbara Mangiacavalli, Presidente Fnopi – scaturisce una sinergia molto importante e abbiamo ufficializzato un cammino che c’è da sempre ma che ora assume un ruolo incisivo nelle scelte dell’organizzazione e della gestione clinica della salute dei cittadini”. “La prima necessità è dare assistenza ai cittadini e al Servizio sanitario nazionale – aggiunge Filippo Anelli, presidente Fnomceo – e annullare le disuguaglianze, fissando e raggiungendo obiettivi di salute condivisi. Senza medici e infermieri la sanità non ci può essere: insieme dobbiamo recuperare il senso vero della cura e assistenza nello spirito della Legge istitutiva del Ssn”.
Salute e Ambiente: l’appello ai medici dal congresso ISDE Salute e Ambiente: l’appello ai medici dal congresso ISDE
(da M.D. Digital) La seconda giornata del Congresso Nazionale di ISDE Italia 2022 si è aperta con una sessione di interventi sulla prevenzione primaria ambientale delle malattie cronico-degenerative in un’ottica one-health, a cui hanno partecipato gli esponenti di alcune tra le più importanti società scientifiche di medicina.
La sessione, introdotta e moderata dal Dott. Agostino Di Ciaula, Presidente del Comitato Scientifico ISDE e internista presso la Medicina Interna universitaria “A.Murri” del Policlinico di Bari , è stata un’occasione per aprire un dialogo costruttivo tra ISDE e numerose Società Medico-Scientifiche nazionali (Società italiane di Medicina Generale, Medicina Interna, Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia, Malattie Infettive e Tropicali, Pneumologia, Neurologia, Cardiologia) sulla necessità di considerare le relazioni tra ambiente e salute come un potente strumento interdisciplinare da utilizzare per mantenere il più a lungo possibile lo stato di salute (prevenzione primaria) e per una più efficace gestione di patologie acute e cronico-degenerative sempre più diffuse e impegnative. “È emerso” – ha affermato Agostino Di Ciaula – un interesse evidente, crescente e trasversale per le relazioni ambiente-salute non solo da parte di quelle società mediche specialistiche che più di altre, negli ultimi anni, sono state travolte da un vero e proprio tsunami di evidenze sul ruolo critico dei fattori ambientali, come la pneumologia, l’endocrinologia, la cardiologia, la medicina interna ma anche da parte di ginecologi, infettivologi, neurologi e della stessa Società Italiana di Medicina Generale, che sempre più spesso si trovano a doversi confrontare con le numerose conseguenze sanitarie dell’inquinamento delle matrici ambientali, del cibo, dell’acqua e dell’aria”.
Dal dibattito sono emersi punti nodali come le necessità di recuperare il forte ritardo formativo nella formazione universitaria di medici e specialisti sul tema del binomio ambiente-salute, di utilizzare un approccio condiviso che consenta di affrontare le necessità sanitarie in maniera transdisciplinare e olistica e, non ultima, l’esigenza di inserire in maniera adeguata e puntuale il tema dell’ambiente come determinante fondamentale della salute umana nelle linee guida nazionali e internazionali redatte dalle singole società scientifiche.
Epide-miopia tra bambini e adolescenti. L’esperto: «Basta smartphone e tablet, fate sport all’aperto»
(da Sanitainformazione.it) Cresce il numero di bambini e adolescenti miopi nel mondo, al punto che già si parla di epide-miopia e si stima che nel 2050 oltre il 50% della popolazione avrà bisogno di una correzione alla vista. Molto dipende da fattori genetici, ma anche da stili di vita non corretti. La conferma arriva dal professor Roberto Caputo, direttore dell’Oftalmologia Pediatrica della clinica Meyer di Firenze. «La miopia ha una base genetica – spiega – perché le popolazioni asiatiche sono più predisposte alla malattia, ma ciò che è successo negli ultimi anni non può essere determinato solo da una predisposizione, ma quasi sicuramente dipende dall’ambiente e dal contesto in cui crescono i bambini. Negli ultimi 30 anni, infatti, è diminuita l’attività all’aria aperta e contemporaneamente è aumentata la cosiddetta attività da vicino sia per studio che ludico. Cellulare e tablet sono ormai una consuetudine per i ragazzi e questo ha determinato una impennata della miopia anche nelle popolazioni occidentali, passando dal 25% degli anni ’70 a quasi al quaranta percento tra europei e americani degli ultimi decenni».
Poco sport e troppa vita sedentaria, sotto accusa cellulari e tablet che impegnano i bambini e gli adolescenti in una visione prolungata da vicino che determina una progressione della miopia con il rischio dell’insorgenza di patologie oculari come maculopatia, glaucoma e distacco della retina. Fondamentale dunque la prevenzione. «La prima cosa da fare è stare più all’aria aperta e fare delle pause durante la giornata di studio – indica il direttore di Oftalmologia della Meyer ricordando che – nelle scuole di Singapore dove c’è il maggior tasso di miopia, esiste l’obbligo, nei soggetti miopi, di avere un’ora in più di pausa al giorno perché riduce lo sforzo da vicino, inoltre l’attività all’aria aperta aumenta la produzione di un neurotrasmettitore che si chiama dopamina e che ha dimostrato di avere una certa efficacia nel controllo della progressione miopica. Quindi il primo consiglio che posso dare alle famiglie e ai ragazzi è di fare sport all’aria aperta lasciando il cellulare in borsa». Secondo alcuni studi trascorrere ogni giorno 40 minuti all’aperto comporterebbe una riduzione dell’incidenza della miopia del 23% e il rischio di progressione scenderebbe del 54% per i bambini che trascorrono ogni settimana almeno 11 ore all’aria aperta. Essenziale poi il controllo della vista a 3 e 6 anni e ricorrere a strategie terapeutiche in caso di progressione della miopia.
«Per correggere la miopia si interviene dapprima con gli occhiali e in seguito con le lenti a contatto. Ciò che è importante però è intervenire per rallentare la velocità con cui la malattia progredisce – aggiunge Caputo -. Questo si può fare con la somministrazione di alcune gocce a base di atropina diluita da distillare la sera in entrambi gli occhi. Purtroppo, questo prodotto non esiste in Italia a dosaggio utile per controllare la miopia e quindi è necessaria la preparazione fatta in modo galenico da farmacie autorizzate. Inoltre, da circa un anno sono uscite sul mercato delle lenti che utilizzano la tecnica del “de focus” periferico e che dai primi studi sembra rallentare la progressione della miopia. È una tecnologia che conosciamo da tempo, ma è stata impiegata in questo ambito solo negli ultimi due anni, ma sarà il futuro».