Covid. Lo Spallanzani “promuove” il vaccino russo Sputnik: “Sicuro ed efficace, può avere un ruolo importante nelle vaccinazioni”

Covid. Lo Spallanzani “promuove” il vaccino russo Sputnik: “Sicuro ed efficace, può avere un ruolo importante nelle vaccinazioni” L’Istituto ha analizzato i dati della letteratura scientifica internazionale sul vaccino messo a punto in Russia ma per il momento non ancora sotto esame da parte di Ema. Le conclusioni sono positive: “I dati di efficacia clinica sia in termini di protezione dalla malattia sintomatica (>90%) e dalla malattia grave (100%) sono paragonabili ai due vaccini più efficaci attualmente disponibili e si sono dimostrati omogenei in tutte le fasce di età”  Leggi L’articolo completo al LINK

Fnomceo attiva convenzione per la copertura assicurativa dei medici vaccinatori

Una convenzione, per garantire la copertura assicurativa a tutti i medici vaccinatori contro il Covid. Ad attivarla, la FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri. Nei prossimi giorni, su questo Portale sarà pubblicato un link che rimanderà al sito di Consulbroker, l’intermediario assicurativo di riferimento della Federazione e, nello specifico, a un format attraverso il quale gli iscritti potranno stipulare la polizza a tariffa agevolata.   In questo modo tutti i medici vaccinatori, a partire dai giovani sino ad arrivare ai pensionati rientrati in attività per l’emergenza, potranno usufruire della copertura assicurativa specifica per la loro attività. Copertura che potrà essere, facoltativamente, estesa agli eventi denunciati nei dieci anni successivi alla scadenza della polizza, aggiungendo una garanzia postuma.

Salumi e alcol come le sigarette: l’Ue propone etichette anti-cancro

(da Nutrienti e Supplementi)   L’Europa dichiara guerra al cancro e si prepara a una battaglia fatta anche di etichettatura dei prodotti alimentari ritenuti fattori di rischio. La proposta è contenuta all’interno del Piano europeo per la lotta al cancro presentato a Bruxelles lo scorso 3 febbraio.

Così la commissaria alla Salute, Stella Kyriakides: “L’Ue proporrà un’etichettatura nutrizionale obbligatoria e armonizzata nella parte anteriore della confezione per consentire ai consumatori di fare scelte alimentari informate, sane e sostenibili. Siamo pronti a sostenere gli Stati membri nel favorire i loro sforzi sulla riformulazione e sull’attuazione di politiche efficaci per ridurre la commercializzazione di prodotti alimentari malsani”. A questo proposito, inoltre, “la Commissione sta intraprendendo una revisione della politica di promozione dei prodotti agricoli, nell’ottica di potenziare il proprio contributo alla produzione e al consumo sostenibili e in linea con il passaggio a una dieta con più frutta e verdura e meno carni rosse e lavorate e altri alimenti legati al rischio di cancro”.  Nel mirino, dunque, carni rosse e salumi ma anche l’alcol. Il progetto partirà nel 2022-2023 e ci saranno fondi per gli Stati membri per uniformarsi per 4 miliardi di euro. Potrebbero comparire scritte come sui pacchetti di sigarette e chi non rispetterà la direttiva europea vedrà meno le risorse destinate al piano di prevenzione.  La scelta ha scatenato la rabbia dei produttori. Il vino, però, pare non sarà etichettato. Ci ha pensato Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione UE, a scongiurare il rischio: “L’Ue non ha intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo”.   Così Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, in una lettera inviata al Commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni: “L’Unione europea vuole cancellare i fondi per la promozione di carne, salumi e vino, prevedendo su questi prodotti etichette allarmistiche come per i pacchetti di sigarette. Una proposta che nasce con la scusa di tutelare la salute che, invece, va salvaguardata promuovendo una dieta equilibrata e varia, senza criminalizzare singoli alimenti. Una scelta che colpisce prodotti simbolo del Made in Italy come il vino, di cui l’Italia, principale produttore, è il più ricco di piccole tipicità tradizionali, che hanno bisogno di sostegni per farsi conoscere sul mercato, e che rischiano invece di essere condannate all’estinzione”.

L’insulina resiste un mese a temperatura ambiente

(da DottNet)   Una volta aperti i flaconi di insulina possono essere tenuti per un mese a temperatura ambiente senza che il farmaco perda di efficacia. Lo afferma uno studio di Medici Senza Frontiere e dell’università di Ginevra pubblicato dalla rivista ‘Plos One’, particolarmente utile nelle situazioni in cui i pazienti non hanno un frigorifero, come nei campi profughi.  I ricercatori hanno registrato le temperature nel campo profughi di Daghaley, in Kenya, per una settimana, trovando una minima di 25 gradi di notte e una massima di 37 di giorno. Queste condizioni sono state riprodotte in laboratorio per quattro settimane, periodo che impiegano i pazienti di solito a finire una confezione di insulina. Attualmente le indicazioni sono di conservare il farmaco tra 2 e 8 gradi. “La stabilità dell’insulina conservata in queste condizioni – conclude lo studio – è la stessa del farmaco conservato in frigo. Questo permette alle persone con diabete di gestire la patologia senza andare in ospedale molte volte. Questo può cambiare le pratiche di gestione del diabete dove ci sono poche risorse, visto che i pazienti non dovrebbero andare in ospedale ogni giorno per l’iniezione”.

Chi non si vaccina, non cura

(da Quotidiano Sanità)   Gentile Direttore, leggo con soddisfazione che il Presidente della FNOMCEO, FIlippo Anelli, ha dichiarato pubblicamente e con grande chiarezza che i medici hanno l’obbligo morale di sottoporsi alla vaccinazione anticovid e che, ove avessero rifiutato, avrebbero dovuto essere allontanati dal servizio di cura.
L’ovvia conseguenza di questa decisione, adottata dalle ASL perché suffragata dall’evidente inidoneità alla mansione a causa della possibilità di nuocere proprio a chi si affida alle cure del personale sanitario, comporterebbe l’assegnazione a compiti lontani dal rapporto col paziente.
Questa forte e doverosa posizione che onora la Federazione, si fonda su basi inoppugnabili, riconosciute e esposte anche su QS in varie occasioni.
I più importanti costituzionalisti hanno già rilevato la costituzionalità di una legge che prevedesse l’obbligo vaccinale per alcune categorie, i giuslavoristi e i medici legali hanno ampiamente dimostrato il fondamento giuridico di una norma che riconosca l’esigenza di essere vaccinati per il personale del SSN quale onere di servizio che dimostra l’idoneità alla mansione. Il personale sanitario non vaccinato è semplicemente inidoneo a operare a contatto con i malati.
Aggiungo a questo quadro una sola annotazione. La dichiarazione del Presidente della Fnomceo ha una fortissima rilevanza deontologica.
E lo dico perché, a mio avviso, gli Ordini debbono farsi carico di valutare caso per caso la renitenza vaccinale dei propri iscritti. L’articolo 1 del vigente Codice Deontologico “in armonia con i principi etici di umanità e solidarietà, impegna il medico nella tutela della salute individuale e collettiva…”; il testo è chiarissimo e è sufficiente a chiamare il medico in audizione. Il medico è obbligato a tutelare la salute di tutti in base al principio etico della solidarietà che già è richiamata nell’articolo 2 della Costituzione come dovere di ogni cittadino.
Il medico non può non sentire questa doverosità come essenziale alla professione e ove mancasse questa sensibilità, è chiara l’infrazione disciplinare. Inoltre il medico ha l’obbligo in base all’articolo 14 del CD, di “garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente”, il che ovviamente non potrà fare se, ad esempio, non ha provveduto all’opportuna copertura vaccinale personale durante la pandemia.
In conclusione, ci sono gli estremi per valutare i medici renitenti alla vaccinazione sul piano deontologico. Mi auguro che non ce ne sia mai bisogno e che il richiamo del Presidente Anelli sia sufficiente, ma ove ciò non fosse, gli Ordini debbono essere garanti di fronte alla cittadinanza del rispetto da parte dei medici degli obblighi morali insiti nella professione.
Antonio Panti

1 149 150 151 152 153 265