Cancellazione da albo medici per morosità nel pagamento dei contributi obbligatori
(da Doctor33) La cancellazione dall’albo o elenco risolve il contratto in corso, salvo il diritto del prestatore d’opera al rimborso delle spese incontrate e a un compenso adeguato all’utilità del lavoro compiuto. Ne deriva che, ferma l’inesistenza di un diritto di azione per il pagamento del compenso in capo chi abbia esercitato un’attività professionale condizionata all’iscrizione in appositi albi senza averne titolo, nel caso in cui il requisito dell’iscrizione venga meno in corso di rapporto, il professionista avrà diritto al compenso e al recupero delle spese sostenute fino alla perdita del titolo, ma non oltre. In caso diverso, infatti, e quindi ove il lavoratore non più iscritto all’albo possa pretendere di essere compensato per l’attività svolta dopo la perdita del requisito necessario dell’iscrizione nell’albo professionale, risulterebbe contraddetto il principio generale di cui al primo comma della norma e deprivato di un suo contenuto essenziale il divieto assoluto (anche penalmente presidiato) di esercizio delle professioni ordinistiche in difetto di iscrizione negli appositi albi. (Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net)
Obesità: in Italia 2 bimbi su 10 sovrappeso, primato europeo
(da AGI) In Italia, a dieci anni, 2 bambini su 10 sono sovrappeso e 1 su 10 ha l’obesità: primato europeo. Il problema può iniziare molto presto e raggiungere livelli preoccupanti di gravità, con notevoli ripercussioni sulla salute a breve e a lungo termine. Contrariamente a quanto comunemente creduto, in pochissimi casi l’obesità è causata da una malattia genetica o endocrina, mentre è quasi sempre dovuta a piccoli, continui squilibri positivi tra assunzione calorica e spesa energetica. Lo hanno ribadito in una nota congiunta la Società italiana di pediatria e la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica. “Purtroppo i genitori tendono a riconoscere solo tardivamente l’eccesso di peso nel loro bambino – spiegano le società scientifiche – sottovalutando gli errori alimentari e lo stile di vita sedentario che ne sono alla base. Spesso pensano (erroneamente) che con la crescita il bambino dimagrisca spontaneamente. Infine hanno scarsa consapevolezza delle complicanze associate all’obesità. Infatti anche nel bambino l’obesità altera il funzionamento di molti organi ed apparati, con la possibile comparsa di fegato grasso (steatosi epatica), alterati livelli di lipidi e glucosio nel sangue, ipertensione arteriosa, ridotta tolleranza al glucosio/diabete di tipo 2, irregolarità mestruali, patologie osteoarticolari o respiratorie e si associa a stigma sociale, scarsa autostima e frequenti episodi di vittimizzazione”. Non esistono farmaci idonei a trattare il bambino con obesità. “Piuttosto lo scopo della terapia – sottolineano i pediatri – è l’acquisizione e il mantenimento di un bilancio energetico negativo, cioè la riduzione dell’introito calorico rispetto al fabbisogno energetico per un periodo di tempo sufficiente a raggiungere un miglioramento del rapporto tra peso e statura. Affinché la terapia abbia successo e’ indispensabile modificare il comportamento del bambino e della famiglia attraverso un’educazione continua su abitudini e stile di vita”. Il trattamento dell’obesità, soprattutto se grave e/o complicata, va protratto a lungo, per anni, con costanti rivalutazioni di obiettivi e metodi di cura.
Aumentiamo il nostro impegno per informare iscritti e popolazione sui danni ambientali
L’ agenzia internazionale per l’ambiente IPCC ha lanciato un grido di allarme per il mondo, un’allerta molto seria: abbiamo poco tempo per cercare di limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5°C. In caso di successo, questa azione darebbe alle persone e agli ecosistemi anche maggiore possibilità di adattamento e di rimanere sotto la soglia di rischi rilevanti, che comporterebbero, per esempio, nella nostra Romagna, l’innalzamento del livello dell’Adriatico anche di 6 metri, con la sommersione di gran parte della coste entro 20 anni. Non sono, purtroppo, barzellette.
http://www.meteoweb.eu/2018/10/cambiamenti-climatici-allarme-ipcc/1161519/#E6FfSoeKKVW2tYKB.99
https://www.ipcc.ch/news_and_events/ma-p48.shtml
Questa notizia non sta certo prendendo le prime pagine dei giornali come dovrebbe, e chi ci governa sembra che non abbia capito nulla. Tanto che qualche settimana fa il nostro Governo ha inserito nel ‘Decreto Genova’ un aumento di 20 volte degli idrocarburi nei campi aumentando il livello di tolleranza nei fanghi di depurazione. Non ci credete ? Leggete queste fonti:
La nostra salute e la salute del mondo, insomma, è profondamente a rischio, e questo Ordine cercherà di aumentare la informazione dei suoi iscritti e della popolazione sui tematiche ambientali, iniziando dalle prossime settimane a pubblicare articoli e approfondimenti su questo tema.
I pazienti vogliono più informazioni sulle loro terapie
(da Fimmg.org) Moltissimi pazienti chiedono maggiori informazioni sui farmaci prescritti e sui marchi utilizzati; lo dice Janet Krska, professore dell’Università del Kent, che ha condotto ricerche sule problematiche a lungo termine della politerapia e ha scoperto che i pazienti che assumevano un alto numero di farmaci, più volte al giorno, richiedevano maggiori spiegazioni ed erano più preoccupati per gli effetti collaterali, rispetto a chi ne assumeva meno. Lo studio ha anche rilevato che i pazienti più anziani ritenevano che l’uso regolare di molti medicinali avesse un peso minore sulle loro abitudini di vita, rispetto ai pazienti più giovani. Più di un quarto degli intervistati desiderava maggiori informazioni sulle proprie medicine e sui marchi dei medicinali utilizzati, con una percentuale analoga preoccupata per il costo dei medicinali, mentre più della metà, per gli effetti avversi a lungo termine. Circa l’11% non era soddisfatto dell’efficacia dei loro medicinali e tra il 10 e il 16% era convinto che i farmaci assunti causassero interferenze con alcuni aspetti della loro vita quotidiana. Il 30% concordava sul fatto che la loro vita ruotasse attorno alle medicine e circa un quarto sentiva di poter decidere se usarle o no. Il 16% non ha ritenuto che il medico abbia ascoltato la propria opinione sui farmaci e per l’11% il curante non si preoccupava seriamente degli effetti collaterali. Krska e altri due ricercatori della Medway School of Pharmacy dell’Università del Kent hanno, quindi, sviluppato un nuovo questionario, il “Living with Medicines”, per misurare meglio l’influenza del carico dei farmaci sui pazienti. Sono state coperte otto aree: relazioni con gli operatori sanitari, difficoltà pratiche, interferenza con la vita quotidiana, mancanza di efficacia, effetti collaterali, preoccupazioni generali, costi e mancanza di autonomia.
(Janet Krska et al. Health & Social Care in the Community, 2018.)