Scoperto legame tra dieta ricca di sale e depressione

(da AGI)  Un nuovo studio pubblicato su ‘The Journal of Immunology’ ha rivelato che una dieta ricca di sale (HSD) induce sintomi simili alla depressione nei topi, stimolando la produzione di una proteina chiamata IL-17A. Questa proteina è stata precedentemente identificata come un fattore che contribuisce alla depressione in studi clinici sull”uomo. “Questo lavoro supporta interventi dietetici, come la riduzione del sale, come misura preventiva per le malattie mentali. Apre anche la strada a nuove strategie terapeutiche che prendono di mira l”IL-17A per curare la depressione”, ha affermato il dott. Xiaojun Chen, ricercatore presso la Nanjing Medical University che ha guidato la ricerca. “Ci auguriamo che queste scoperte incoraggino le discussioni sulle linee guida per il consumo di sale”, ha affermato il dott. Chen. I ricercatori hanno anche identificato un tipo di cellula immunitaria chiamata cellule T gamma-delta (cellule ??T) come un”importante fonte di IL-17A nei topi alimentati con HSD, che rappresentano circa il 40% delle cellule che producono IL-17A. L”esaurimento delle cellule ??T ha alleviato significativamente i sintomi depressivi indotti da HSD, identificando un altro possibile metodo di trattamento. L”assunzione elevata di sale è onnipresente nella dieta occidentale, con i fast food che spesso contengono 100 volte più sale di un pasto cucinato in casa. L”HSD è già un importante problema di salute pubblica in quanto è collegato a malattie cardiovascolari, autoimmuni e neurodivergenti. Inoltre, anche la depressione maggiore è un problema di salute pubblica significativo con una prevalenza nel corso della vita del 15-18% e un posto tra le prime 10 cause di morte negli Stati Uniti.

Simg: position paper societario sull’uso pratico dell’intelligenza artificiale

(da DottNet)    Fornire un riferimento autorevole per i medici di famiglia italiani, chiamati sempre più spesso a confrontarsi con tecnologie innovative che promettono di migliorare l’assistenza sanitaria. Questo l’obiettivo del nuovo Gruppo IA costituito dalla Simg che ha redatto un Position Paper, ( https://www.dottnet.it/file/108988/ai-simg ) primo nel suo genere all’interno della Simg, per offrire una panoramica sui benefici e sui rischi derivanti dall’adozione di strumenti basati sull’IA e tracciare linee guida per un corretto utilizzo delle tecnologie emergenti nel rispetto dei più elevati standard etici.  “L’Intelligenza Artificiale rappresenta un’opportunità straordinaria per rafforzare la qualità della nostra pratica clinica e per dare risposte sempre più tempestive e accurate ai bisogni dei cittadini – spiega Alessandro Rossi, Presidente Nazionale Simg – con questo nuovo Gruppo di Lavoro, la Simg intende guidare e supportare i medici di famiglia nell’adozione di tecnologie che possano migliorare l’assistenza, garantendo al contempo l’autonomia professionale del medico e la centralità del paziente. Siamo convinti che l’IA, se governata in modo trasparente ed etico, possa favorire il progresso dell’intero sistema sanitario.”

Il Position Paper illustra in particolare:

– Le sfide regolatorie e l’importanza di strutturare politiche di governance chiare e nazionali, in linea con il futuro regolamento europeo “AI Act”.

– I principi di utilizzo responsabile, che includono la supervisione clinica, la tutela della privacy e la garanzia di equità nell’accesso alle cure.

– L’esigenza di formare adeguatamente i medici di famiglia, affinché possano interpretare correttamente i suggerimenti forniti dalle piattaforme di IA.

– L’importanza della collaborazione tra governo, istituzioni sanitarie, università e società scientifiche per definire standard e metodi di validazione clinica.

“Siamo in una fase cruciale per la Medicina Generale – sottolinea Iacopo Cricelli, Responsabile del Gruppo IA Simg – gli algoritmi di apprendimento automatico e i modelli di linguaggio (LLM) possono affiancarci nelle diagnosi e nelle decisioni terapeutiche, ma vanno implementati con grande senso di responsabilità. Il nostro obiettivo è promuovere una formazione specifica, coinvolgendo i medici di famiglia nell’utilizzo delle più aggiornate soluzioni tecnologiche, in modo da garantire le migliori risposte possibili ai reali bisogni dei pazienti nel più alto rispetto degli standard di sicurezza. La posizione della Simg è chiara: sì all’innovazione, purché sia supportata da rigore scientifico, valutazione del rischio e controllo umano.”

Un nuovo punto di riferimento per la Medicina Generale

La nascita del Gruppo IA, spiega la Società, vuole essere un momento di svolta per la professione: un punto di aggregazione dove medici, ricercatori ed esperti di tecnologie digitali possano confrontarsi e condividere esperienze, buone pratiche e strumenti operativi. Il Gruppo lavorerà in sinergia con le principali Istituzioni, promuovendo iniziative di formazione e momenti di incontro per garantire la migliore applicazione possibile dell’IA all’interno degli studi di Medicina Generale. Nei prossimi mesi, la Simg avvierà quindi un percorso di diffusione e approfondimento dei contenuti del Position Paper, tramite webinar e corsi di formazione ECM dedicati. Saranno inoltre istituiti tavoli di confronto con partner istituzionali e aziende specializzate, con l’obiettivo di favorire progetti sperimentali e di ricerca che possano validare sul campo l’efficacia degli strumenti di IA nel miglioramento dell’assistenza

Longevità, le raccomandazioni ISS per guadagnare 15 anni di vita

(da Doctor33)   Vivere 15 anni di più adottando uno stile di vita sano quando di anni se ne hanno 50 è possibile. Per prima cosa bisogna dire ‘no’ al fumo e controllare la pressione arteriosa. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ con il contributo dei dati Iss – Progetto Cuore sugli effetti dei 5 principali fattori di rischio sull’aspettativa di vita. “Pressione e fumo sono i fattori che singolarmente fanno guadagnare di più in termini di aspettativa di vita senza malattia – sottolinea l’Istituto superiore di sanità – Sia gli uomini che le donne che a 50 anni non fumano, hanno una pressione arteriosa normale, mantengono livelli di colesterolo entro i limiti, sono liberi dal diabete e sono normopeso vivono di più e rimangono anche liberi più a lungo dalle malattie cardiovascolari. Ma anche chi posticipa scelte salutari a dopo i 55 anni trae vantaggi in termini di aspettativa di vita. A dimostrazione che per fare scelte di salute non è mai troppo tardi”.

All’indagine, condotta dai ricercatori del Global Cardiovascular Risk Consortium su un campione di oltre 2 milioni di partecipanti distribuiti in 133 coorti, 39 Paesi e 6 continenti – spiega l’Iss – hanno contribuito anche i ricercatori Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco del Dipartimento Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Iss con i dati delle coorti di Cuore, progetto che indaga lo stato di salute della popolazione italiana adulta. I 5 fattori di rischio classici, modificabili – vale a dire fumo, pressione arteriosa alta, livelli elevati di colesterolo, diabete e sottopeso o sovrappeso/obesità – rappresentano circa il 50% del carico globale delle malattie cardiovascolari; il che significa che circa la metà di tutti i casi di malattie cardiovascolari potrebbero essere potenzialmente prevenuti attraverso un’efficace gestione dei fattori di rischio. Lo scopo dello studio, una delle indagini più complete fino ad oggi sull’effetto dei fattori di rischio sull’aspettativa di vita, era capire in che modo e in che misura l’assenza o il controllo di questi 5 fattori influenzi l’aspettativa di vita.

Dallo studio emerge che le donne prive dei 5 fattori di rischio all’età di 50 anni sviluppano malattie cardiovascolari 13,3 anni dopo e muoiono 14,5 anni più tardi di quelle con tutti e 5 i fattori di rischio. Gli uomini cinquantenni senza questi fattori di rischio vivono 10,6 anni in più senza malattie cardiovascolari e muoiono 11,8 anni dopo rispetto agli uomini con questi fattori di rischio.

Un’altra scoperta significativa emersa dallo studio – prosegue l’Iss – è che anche mettere in atto comportamenti sani in età più avanzata è utile, e che tra tutti e 5 i fattori di rischio il controllo della pressione arteriosa è associato al maggior numero di anni di vita sani aggiuntivi. Le persone che riescono a controllare la pressione alta o a smettere di fumare tra i 55 e i 60 anni vivono più a lungo e rimangono più a lungo libere da malattie cardiovascolari rispetto a coloro che non apportano cambiamenti al proprio stile di vita: 2,4 anni di aspettativa di vita in più senza malattie cardiovascolari per le donne non ipertese e 1,2 anni per gli uomini non ipertesi; 1,7 anni in più per le donne non fumatrici e 1 anno in più per i non fumatori. Quindi, pressione arteriosa, in particolare, e fumo sono i 2 fattori di rischio che, singolarmente, consentono di avere un maggior guadagno in termini di aspettativa di vita senza malattia. L’adozione di stili di vita sani (alimentazione povera di sale e ricca di frutta e verdura, attività fisica regolare, non fumare) consente di influire positivamente sui principali fattori di rischio cardiovascolare. Dai dati preliminari della ultima Italian Health Examination Survey 2023-2025 – Progetto Cuore emerge che, ad esempio nella popolazione generale di età 35-74 anni, solo il 24% delle donne e il 10% degli uomini ha un adeguato consumo di sale (meno di 5 grammi al giorno).

 

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