Richiesta diffusione avviso ricerca medico Dermatologo

ricerca Dermatologo per Terme di Comano TN

 

Le Terme di Comano, centro termale in provincia di Trento, sono alla ricerca di un medico Dermatologo da inserire nella propria équipe. Saremmo molto grati se voleste diffondere l’avviso attraverso i vostri canali verso gli associati, così da raggiungere i professionisti interessati.

In allegato trovate il testo completo con tutti i dettagli e i riferimenti per le candidature.

Giorgio Onorati
Business Development Manager
AZIENDA CONSORZIALE TERME DI COMANO
giorgio.onorati@termecomano.it
0465763301
Loc. Terme di Comano, 6 – 38070 STENICO (TN)
PI/CF: 00180160228 – SDI: M5UXCR1
termecomano.it

 

Prevenzione vaccinale: dalle associazioni appello per aggiornare il Calendario Nazionale

(da Sanitainformazione.it)     Grande preoccupazione per la proposta, avanzata pochi giorni fa dal ministero della Salute, di mantenere l’attuale Piano di prevenzione vaccinale fino a dicembre 2026, prevedendo una proroga isorisorse. È quanto affermano oggi Cittadinanzattiva, insieme all’Associazione Pazienti BPCO e all’Associazione Respiriamo Insieme, in una lettera inviata al ministro della Salute Orazio Schillaci, nella quale chiedono, al contrario, di “intervenire presto e in modo risolutivo” per aggiornare il Calendario Nazionale di Immunizzazione e garantire a tutti – neonati, donne in gravidanza, adulti fragili e anziani – l’accesso agli strumenti di prevenzione contro il Virus respiratorio sinciziale.  L’impegno delle associazioni per la tutela dei pazienti fragili –  Cittadinanzattiva, insieme all’Associazione Pazienti BPCO – impegnata per la tutela dei pazienti fragili adulti e anziani affetti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva – e all’Associazione Respiriamo Insieme – che opera prevalentemente nel campo delle malattie respiratorie pediatriche – sono da anni attente al tema della prevenzione vaccinale e recentemente, in particolare, al tema della prevenzione dal VRS. Tra le ultime iniziative, la promozione congiunta dell’Osservatorio VRS, a cui partecipano Regioni, società scientifiche, medici, pediatri e associazioni di pazienti. Di recente pubblicazione il secondo instant book a cura dell’Osservatorio VRS.

Le richieste delle associazioni al ministero della Salute –  Nella lettera al ministro, le organizzazioni chiedono dunque:

– la rinuncia alla proroga del PNPV;

– l’aggiornamento urgente del Calendario Nazionale di Immunizzazione, con l’inclusione di tutte le categorie attualmente coperte da strumenti di prevenzione VRS efficaci: neonati, donne in gravidanza, adulti fragili e anziani;

– l’emanazione di una circolare ministeriale contenente indicazioni operative chiare, che consenta a tutte le Regioni di attivarsi con criteri condivisi;

– la definizione di un quadro economico certo, con risorse dedicate e modalità trasparenti di riparto e rendicontazione;

–  l’attivazione di una campagna di informazione nazionale, per garantire alla popolazione una corretta conoscenza delle nuove opportunità preventive sul virus sinciziale.

I casi e i decessi per virus respiratorio sinciziale –  Ogni anno, in Italia, si registrano circa 25.000 ricoveri per virus respiratorio sinciziale (VRS) tra i bambini sotto i 5 anni, con un’incidenza di circa 800 neonati ricoverati ogni 100.000. La scorsa stagione ha dimostrato l’efficacia di un anticorpo monoclonale in grado di prevenire oltre l’80% di questi ricoveri. La protezione dei neonati può essere garantita inoltre tramite la vaccinazione materna in gravidanza. Nella popolazione over 60, si contano ogni anno circa 26.000 ricoveri, 1.800 decessi legati al VRS in Italia e oltre 158.000 nell’Unione Europea.

 

Hpv, vent’anni dopo il vaccino si vede l’immunità di gregge

(da Sanitàinformazione.it)   A quasi vent’anni dall’introduzione del vaccino contro il Papillomavirus, arrivano i primi segnali di quello che gli epidemiologi definiscono “immunità di gregge”. Significa che, una volta raggiunto un livello sufficiente di copertura vaccinale, la circolazione del virus si riduce così tanto da offrire una protezione indiretta anche a chi non si è vaccinato. È il dato incoraggiante che emerge da uno studio coordinato dal Cincinnati Children’s Hospital Medical Center e pubblicato sulla rivista ‘Jama Pediatrics’ Il Papillomavirus umano (Hpv) resta l’infezione sessualmente trasmessa più diffusa al mondo. Alcuni ceppi ad alto rischio sono responsabili di tumori orofaringei e anogenitali, tra cui il carcinoma della cervice uterina. Ogni anno, secondo le stime, circa 630mila nuovi casi di tumore sono legati a questo virus.

Infezioni quasi azzerate nelle vaccinate, forte calo anche nelle non vaccinate – La ricerca ha seguito circa 2.300 ragazze e giovani donne considerate a rischio di infezione tra il 2006 e il 2023. I risultati parlano chiaro: nelle donne vaccinate le infezioni da Hpv si sono quasi azzerate. Ma la sorpresa è arrivata dal gruppo non vaccinato, dove si è osservata comunque una riduzione significativa dei casi, in alcuni casi superiore al 75%. Un dato che non può essere spiegato da cambiamenti nello stile di vita: le abitudini sessuali delle partecipanti, infatti, sono rimaste stabili nell’arco dei 17 anni osservati.

“Due messaggi chiave: il vaccino funziona e protegge anche chi non lo fa” – “Ci sono due messaggi incoraggianti che arrivano dal nostro studio – spiega la coordinatrice della ricerca Jessica Kahn -. Il primo è che i vaccini contro l’Hpv funzionano molto bene anche nel mondo reale. Il secondo è che abbiamo trovato chiare prove di immunità di gregge: quando viene vaccinato un numero sufficiente di persone, anche chi non lo è riceve una protezione indiretta”.

Prevenzione e prospettive – Il traguardo, sottolinea Kahn, è ambizioso ma concreto: ridurre drasticamente le infezioni da Hpv fino a rendere possibile, in prospettiva, l’eliminazione del cancro della cervice uterina a livello globale. Un obiettivo che richiede non solo programmi di vaccinazione estesi e continuativi, ma anche campagne di sensibilizzazione per superare resistenze culturali e disinformazione. “Questi risultati – conclude la studiosa – rafforzano il potenziale dei vaccini Hpv non solo per prevenire l’infezione, ma per ridurre il peso dei tumori Hpv-correlati a livello mondiale”.

Sorgenti d’acqua dolce sempre più salate. In un nuovo studio l’allarme sul cambiamento climatico

(da Quotidiano Sanità)   L’intrusione di sale nei fiumi rappresenta un pericolo per la disponibilità di acqua dolce nelle regioni costiere di tutto il mondo. Ricercatori e ricercatrici dell’Università di Utrecht e dell’Istituto di ricerca Deltares hanno condotto uno studio che mostra come questo processo nei prossimi decenni sia destinato ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici. Da una serie di analisi e osservazioni sul clima emerge che entro la fine del ventunesimo secolo ci saranno un aumento della siccità in molte regioni del mondo, l’innalzamento del livello del mare e contemporaneamente un abbassamento degli estuari. Il risultato, secondo questo lavoro, è che il livello di salinizzazione delle foci sarà due volte maggiore rispetto alla riduzione degli scarichi fluviali. L’effetto sarà dannoso soprattutto per la vegetazione e le attività umane lungo le aree costiere.
“Tecnicamente – spiega in una nota l’Università di Trento poiché tra gli autori dello studio c’è anche Henk Dijkstra, professore di Fisica climatica a Utrecht e legato da un contratto di doppia affiliazione all’Università di Trento, in particolare al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica – si chiama ‘intrusione salina’. È un fenomeno idrogeologico che si verifica lungo i litorali, dove l’acqua salata del mare, più densa, si infiltra nel sottosuolo, incuneandosi al di sotto dell’acqua dolce, più dolce, presente nelle falde acquifere sotterranee e penetrando nel suolo. Un processo spinto da una parte dall’innalzamento del livello del mare, dall’altra dalla riduzione del deflusso fluviale. Il rischio potenziale di un aumento dell’intrusione salina in seguito ai cambiamenti climatici è stato quantificato utilizzando studi di modellazione numerica”.

Il gruppo di lavoro ha preso in considerazione diciotto sistemi fluviali in tutto il mondo (Nord e Sud America, Europa, Africa, Asia e Oceania). Ha determinato, attraverso modelli numerici, i cambiamenti nelle statistiche di intrusione salina sotto l’influenza dei mutamenti climatici e analizzato le statistiche. Il risultato è che per la maggior parte dei sistemi, i dati indicano che l’effetto combinato della variazione degli scarichi fluviali e dell’innalzamento del livello del mare porterà a un aumento dell’intrusione salina del 10-20 per cento entro il 2100.
“Le conseguenze più preoccupanti – sottolinea la nota dell’ateneo di Trento – interessano le zone costiere, dove l’acqua dolce rischia di scomparire. L’avanzamento dell’intrusione salina verso l’entroterra mette infatti a repentaglio la sopravvivenza degli ecosistemi ed è pericolosa anche per l’agricoltura, rendendo il terreno incoltivabile”.

 

Allarme ISS, 4 caregiver su 10 sviluppano malattie croniche

(da Fimmg.org)   Prendersi cura di un familiare non è solo un impegno emotivo e pratico: per molti caregiver significa anche mettere a rischio la propria salute. Quattro su dieci (41%) dichiarano infatti di aver sviluppato malattie croniche che prima non avevano e tra questi due su tre (66%) riportano l’insorgenza di più di una patologia. A soffrirne di più sono le donne (in particolare le più giovani) che spesso rinunciano a visite mediche e ricoveri. Lo rivela una survey dell’Istituto Superiore di Sanità, a cui hanno risposto 2033 persone (83% donne), presentata oggi a Roma in occasione del convegno “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future” promosso dal Centro di riferimento per la medicina di genere. In cima alle malattie più frequenti, quelle psichiatriche, seguite da quelle scheletro-muscolari, cardiovascolari e gastro-intestinali. “Le donne, in particolare, si fanno carico in maniera preponderante del lavoro di assistenza e cura all’interno delle famiglie – spiega Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss-. Questo impegno costante e spesso gravoso ha un impatto diretto e profondo sulla loro salute. La ricerca evidenzia che le donne che svolgono il ruolo di caregiver sono maggiormente esposte a problemi di salute fisica e psicologica; di conseguenza, le disuguaglianze di genere possono generare a loro volta disuguaglianze di salute. Fondamentale – aggiunge – è che le politiche socio-sanitarie rivolte ai caregiver e alle caregiver familiari considerino le differenze di sesso e genere basate sulle evidenze scientifiche”. Al centro del dibattito, anche il contributo del medico di medicina generale e la mappatura dei servizi diretti ai caregiver.

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