La Assemblea di nostro Ordine approva il bilancio di Previsione 2023

La Assemblea dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Forlì-Cesena, tenutasi il 22 Novembre, ha approvato all’unanimità sia le variazioni del Bilancio Consuntivo 2022 che il Bilancio di Previsione delle entrate e delle spese per l’anno finanziario 2023. Nel bilancio di esercizio 2022 sono previsti quasi 80mila euro di avanzo di amministrazione (per l’esattezza 79.835,26 €)  che saranno molto utili per coprire il notevole aumento delle spese energetiche atteso per l’anno 2023. In conclusione della assemblea, la collega Veronica Pasini ha illustrato come il nostro Ordine applica al suo interno le norme della trasparenza amministrativa e contabile  

Via dal servizio sanitario pubblico. Ecco il bilancio sulle dimissioni in sanità

(da Doctor33)  Nel 2021 gli ospedali italiani hanno perso quasi 3mila medici per dimissioni volontarie e circa 2mila tra infermieri e operatori sociosanitari hanno detto addio alle strutture sanitarie pubbliche. A evidenziarlo il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore che oggi è intervenuto al convegno Great Resignation in sanità organizzato dalla Fondazione Scuola di Sanità pubblica della Regione Veneto all’auditorium di Venezia Mestre.
“La pandemia da Covid ha solo fatto da innesco al fenomeno delle ‘grandi dimissioni’ in sanità, peggiorando le condizioni di lavoro all’interno degli ospedali, già difficili a causa della mancanza del turn over e degli organici assottigliati da anni di blocco di spesa sul personale” ha sottolinato commenta Migliore nel suo intervento.
I dati sugli addii degli operatori sanitari elaborati da Fiaso sono quelli dell’Inps, del Conto Annuale del Tesoro e dell’Onaosi, e registrano nel 2021 l’abbandono di 2.886 medici ospedalieri, il 39% in più rispetto al 2020, che hanno deciso di lasciare la dipendenza dal SSN per proseguire la propria attività professionale altrove. Secondo questi dati, la media nazionale dei medici che hanno lasciato il Ssn nello stesso anno è del 2,9%, ma in regioni come la Calabria si sale al 3,8%, e in Sicilia al 5,18%. Nello stesso anno in Lombardia le dimissioni di medici dal Ssn crescono del 43%, triplicano in Liguria, salgono dal 2,04% al 3,29% in Puglia.
“Ogni anno le aziende sanitarie e ospedaliere perdono medici, infermieri e operatori sanitari che si dimettono e scelgono di lavorare altrove nel privato. Si tratta soprattutto dei professionisti impegnati nei pronto soccorso. Alla base degli abbandoni ci sono le condizioni di lavoro stressanti, dai pesanti turni di servizio con orari poco flessibili ai week end occupati da guardie e reperibilità, e il precariato che si protrae a lungo con stipendi inadeguati rispetto alla media europea. Tutte ragioni direttamente collegate con la carenza di personale – analizza il presidente Fiaso,Migliore – Da tempo ormai come Fiaso ribadiamo la necessità di superare il tetto di spesa per il personale, fermo al 2004, per poter procedere con investimenti nelle risorse umane: occorre assumere, anche i medici specializzandi dei primi anni, se necessario, con contratti libero-professionali, per rinforzare gli organici e garantire da un lato, migliori condizioni di lavoro per i dipendenti e dall’altro, un’assistenza più efficiente per i pazienti”.
“All’incremento del personale – prosegue Migliore – va associata una necessaria gratificazione economica, in particolare per chi lavora nei pronto soccorso delle aree più a rischio e più marginali. Ma per recuperare attrattività il servizio sanitario nazionale deve poter garantire agli operatori valorizzazione professionale e benessere organizzativo. Tutto questo si fa investendo risorse economiche nel fondo sanitario nazionale, arrivando almeno all’8% del Pil, e sbloccando i tetti di spesa che ci consentirebbero di assumere a tempo indeterminato i nostri professionisti: è questa la richiesta che rivolgiamo anche al nuovo governo”.

La nuova campagna vaccinale sarà un flop. Ecco perché

Se da parte del ministero della Salute l’unica informazione che si fa sulla vaccinazione Covid si continuerà a concentrare esclusivamente sul reintegro a lavoro del personale sanitario no vax, su cosa possa o non possa fare una persona non vaccinata e su chi possa evitare di ricorrere alla quarta dose con i vaccini aggiornati, il rischio di far diventare un grande flop l’attuale campagna vaccinale diventa quasi una certezza Leggi L’articolo completo al LINK

OMS, il cambiamento climatico è la principale minaccia alla salute umana

(da Unvadis)    L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha nuovamente messo in guardia la comunità medica sull’importanza dei negoziati in corso in Egitto sulle contromisure da adottare per contrastare il riscaldamento globale e limitare i suoi effetti anche dal punto di vista della salute umana: è in atto da tempo una grave crisi sanitaria responsabile della morte di molte persone, ha ricordato il Direttore Regionale per l’Europa Hans Henri P. Kluge, e si sta facendo ancora troppo poco, e troppo lentamente.   L’estate appena trascorsa è stata la più calda di sempre, e anche le temperature medie del mese di agosto sono senza precedenti, secondo le rilevazioni del sistema comunitario Copernicus che segue via satellite l’andamento del cambiamento climatico. Le alte temperature, a loro volta, hanno contribuito a scatenare ampi incendi che hanno fatto impennare le emissioni di carbonio ai livelli del 2007, e causato direttamente e indirettamente altri decessi, tra i professionisti delle emegenze e nelle popolazioni costrette ad abbandonare le proprie case devastate dal fuoco.  Secondo i calcoli dell’OMS, nei tre mesi estivi le sole ondate di calore hanno causato la morte di almeno 15.000 persone (ma è una cifra relativa solo a pochi Paesi, destinato ad aumentare via via che gli altri Paesi comunicheranno i propri eccessi di mortalità), aggravando le condizioni di salute di molte persone con malattie cardiocerebrovascolari e respiratorie croniche, e con diabete.  Il continente europeo è particolarmente a rischio perché è quello che tra il 1961 e il 2021 ha registrato gli aumenti più marcati della temperatura, secondo un rapporto appena pubblicato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO).    “Le temperature estreme hanno causato la morte di oltre 148.000 persone nella regione europea in cinquant’anni. Poi nel solo ultimo anno il bilancio è stato di altri 15.000” ha ammonito Kluge, invitando ad aumentare decisamente gli sforzi per adottare misure di adattamento e anche di mitigazione.

Esempi di misure di adattamento sono i piani d’azione per tutelare la salute in caso di ondate di calore, per proteggere le comunità e in particolare i soggetti più fragili. Oltre 20 Paesi hanno adottato piani di questo tipo, il che, secondo il direttore dell’OMS per l’Europa, è certo incoraggiante ma rimane insufficiente. Altrettanto insufficienti sono gli attuali sforzi di mitigazione, che devono portare a società – e a sistemi sanitari resilienti e sostenibili, quindi con basse emissioni.  “Occorre continuare a ripeterlo: abbiamo bisogno di fronteggiare insieme e con efficacia il mutamento climatico. Abbiamo bisogno di più azioni concrete in Europa e non solo” ha concluso Kluge.   L’allarme per le conseguenze sanitarie del cambiamento climatico traspare anche dai risultati di un recento sondaggio condotto dalle testate del gruppo Medscape su medici di tutto il mondo. Il sondaggio pubblicato dalla testata mericana vede il cambiamento climatico al primo posto tra le preoccupazioni dei medici, con il 61% dei rispondenti che si dichiara preoccupato o molto preoccupato. Sette su 10 ritengono che il clima debba essere una delle priorità di intervento a livello globale, pena la diffusione di malattie infettive, respiratorie e cardiovascolari.

ECM e copertura assicurativa, si parte dal 2026

(da Odontoiatria33)  Quello che prevede la mancata copertura assicurativa in caso di contenzioso per i medici e gli odontoiatri che non hanno ottenuto almeno il 70% dei crediti ECM previsti nel triennio formativo è un obbligo che parte da lontano, dal Decreto attuativo Gelli/Bianco. Testo che aveva ottenuto il parere favorevole, richiesto dal Ministero della Salute, da parte della Commissione Nazionale ECM.    Con il Decreto legge per l’attuazione del PNRR è stato riproposto lo stesso vincolo indicando, però, il limite temporale da quando la norma si deve applicare: dal triennio formativo 2023-2025. 

Questo il testo contenuto nel Decreto “Al fine di attuare le azioni previste dalla missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, relative al potenziamento e allo sviluppo delle competenze tecniche, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario, a decorrere dal triennio formativo 2023-2025, l’efficacia delle polizze assicurative di cui all’articolo 10 della legge 8 marzo 2017, n. 24, è condizionata all’assolvimento in misura non inferiore al 70 per cento dell’obbligo formativo individuale dell’ultimo triennio utile in materia di formazione continua in medicina“. 

Quindi da quando si rischia di non vedersi riconosciuta la copertura assicurativa se non si ha raccolto almeno il 70% dei crediti ECM? 

Da una interpretazione letterale del provvedimento, salvo ulteriori modifiche legislative, la data in cui il provvedimento diventerà operativo sarà gennaio 2026, visto l’obbligo di conseguire il 70% dei crediti previsti nel triennio 2023-2025 ed il professionista può raccogliere i crediti necessari fino al 31 dicembre 2025”, dice ad Odontoiatria33  Alessandro Nisio, componente della Commissione Nazionale ECM e Segretario Nazionale Albo Odontoiatri, e aggiunge che “il limite del 70% è riferito al proprio fabbisogno del triennio, al netto delle esenzioni, dossier formativi, bonus per il triennio precedente, ecc…”. 

Presidente Nisio che sul tema assicurazioni aggiunge un dubbio che, dice, dovrà essere chiarito. “Tra le questioni che la norma non chiarisce, c’è quella della responsabilità pregressa visto che le polizze di RC professionale operano in claims made, cioè al momento della richiesta di risarcimento danni si è coperti dall’assicurazione che si ha attiva; in secondo luogo le prescrizioni per le azioni civili di responsabilità professionale si prescrivono in 5 anni (extra-contrattuale) o in 10 anni (per la responsabilità contrattuale)”. “Quando il professionista riceve una richiesta di risarcimento danni –si chiede Nisio- la valutazione della presenza dei crediti ECM previsti dovrà fare riferimento al momento della apertura del sinistro nella polizza assicurativa (dal 2026 in poi) o al momento in cui si è commesso il fatto da cui origina il danno (magari molti anni prima)?” 

Qualche anno fa un odontoiatra perse una causa di contenzioso anche perché non aveva raccolto il numero di crediti necessari, ma al tempo non era ancora stata emanata la norma che indicava il numero minimo di crediti da raccogliere e da quando entrava in vigore

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