Psichiatri, subito una commissione interministeriale sulla sicurezza

(da DottNet)   Il Coordinamento nazionale dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria (Sip), chiede al ministro della Salute, Orazio Schillaci, l’istituzione di una Commissione Interministeriale che coinvolga il ministero degli Interni e di Grazia e Giustizia che affronti immediatamente il tema della sicurezza degli operatori sanitari.   I numeri, afferma la Sip, “sono impietosi: i dati pubblicati dal ministero della Salute relativi all’anno 2023, raccolti dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Sociosanitarie, registra 16mila aggressioni in un anno che hanno coinvolto 18.

Leggi tutto

Convenzione tra UNIBO e OMCeO Forlì-Cesena per il tirocinio pratico valutativo del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia sede di Forlì

Nel corso della seduta consiliare di Martedì 14 Gennaio è stata presentata la Convenzione firmata tra il nostro Ordine e la Alma Mater Studiorum – Università di Bologna per la attivazione del tirocinio pratico valutativo di tutti gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Sede di Forlì.

Il documento è consultabile in allegato.

Ogni tirocinio pratico valutativo si svolge per un periodo anche non consecutivo di tre mesi: il laureando è impegnato un mese in Area Ospedaliera Chirurgica, un mese in Area Ospedaliera Medica, un mese, da svolgersi non prima del sesto anno di corso, nello specifico ambito della Medicina Generale.

Il mese svolto nell’ambito della Medicina Generale deve tenersi presso l’ambulatorio di un medico di Medicina Generale avente i seguenti requisiti: almeno cinque anni di attività convenzionale, numero di assistiti nella misura almeno pari alla metà del massimale vigente, disponibilità di almeno tre mesi all’anno per la attività di tutoraggio.

Ai fini dell’individuazione delle sedi di tirocinio (ambulatori di Medicina Generale), il nostro Ordine deve predisporre un elenco di medici di Medicina Generale disponibili alla attività di tutoraggio, che sarà tempestivamente comunicato alla Segreteria della Università di Bologna – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Sede di Forlì, per iniziare le assegnazioni degli studenti tirocinanti.

Invitiamo tutti i colleghi iscritti Medici di Medicina Generale a considerare attentamente la proposta della Università di Bologna e ad accettare l’inserimento nell’elenco dei medici tirocinanti, se possibile inviando l’adesione all’Ordine entro la fine del mese di Gennaio via email: info@ordinemedicifc.it

Convenzione per firma digitale

L’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Forlì-Cesena ha attivato la convenzione con namirial per ottenere la firma digitale a prezzo scontato sul normale listino.

Per avere il codice sconto riservato per il nostro Ordine contattare la Segreteria

https://www.namirial.it/certificati-e-firma-digitale/dispositivo-di-firma-digitale/  in questo link è possibile acquistare firma digitale con dispositivo fisico, quindi smart card o business key

https://www.namirial.it/certificati-e-firma-digitale/firma-digitale-remota/ qui c’è la possibilità di acquistare la firma digitale remota che non ha bisogno di dispositivo fisico.

 

Cordiali saluti

La Segreteria

 

Cassazione, il medico ha il dovere di discostarsi dalle linee guida se le condizioni del paziente e le buone prassi lo richiedono

(da DottNet)   Per la Cassazione, il sanitario ha il dovere di discostarsi dalle linee guida, quando le condizioni del paziente e le buone prassi mediche lo richiedano. Un medico veniva rinviato a processo per il delitto di omicidio colposo, in cooperazione colposa con altro sanitario, avendo cagionato la morte del nato di una paziente, testualmente “perché non valutava correttamente i segni clinici e lo stato della paziente, già cesarizzata due volte con algie pelviche, omettendo di predisporre ed eseguire in maniera costante il controllo cardiotocografico e il monitoraggio della ripresa del travaglio due dei suoi effetti sulla pregressa cicatrice isterotomia e con la mancata tempestività una diagnosi di pericolo di rottura della parete uterina, rottura poi avvenuta con conseguente choc emorragico e lipotimia successiva, grave sofferenza ipossica a danno del nato, così che ne determinava il decesso”. Lo riporta l’avvocato Andrea Cagliero per Studio Cataldi.

Appare rilevante la tesi difensiva dell’imputata (che le era valsa una pronuncia assolutoria in primo grado, poi ribaltata dalla Corte d’appello e confermata da una nuova sezione della medesima, dopo che la Cassazione aveva disposto un nuovo processo per difetto motivazionale): ella non poteva andare incontro a responsabilità, sia civili che penali, in quanto si era tenuta scrupolosamente a quanto indicato dalle linee guida, che non la obbligavano al controllo cardiotocografico continuo, se non in presenza di specifiche condizioni che, nel caso di specie, non si sono verificate. Laddove fosse stata comunque addebitabile la colpa, essa non poteva che essere qualificata come “lieve” – proprio in virtù del rispetto delle linee guida – e, quindi, esente da censura, come stabiliva l’art.3 della c.d. Legge Balduzzi, all’epoca in vigore.

La Suprema corte (sentenza n. 40316 del 4-11-2024) ha rigettato le doglianze difensive. Sulla natura delle linee guida, ha ricordato come la giurisprudenza abbia ormai raggiunto da tempo posizioni consolidate: le linee guida non hanno carattere precettivo come quello attribuito alle regole cautelari codificate, poiché hanno un più ampio margine di flessibilità; esse hanno rilievo sul piano orientativo della condotta dell’operatore sanitario, facendo salve le specificità del caso. Il rispetto delle linee non determina di per sé l’esonero della responsabilità penale del sanitario, il quale deve sempre accertarsi se il quadro clinico del paziente impone un percorso terapeutico diverso. Come rammentato dalle Sezioni Unite Mariotti (SS. UU. n.8870/2017), le linee guida non sono uno “scudo” contro ogni responsabilità, trattandosi di “regole cautelari valide solo se adeguate rispetto all’obiettivo della migliore cura per lo specifico caso del paziente”.

Nel caso di specie, la paziente si presentava bicesarizzata, con algie pelviche, con testa impegnata e dilatazione zero, e con testa che spingeva sulla cicatrice. Tale condizione suggeriva, come da buona prassi medica e a prescindere dalle linee guida, un controllo costante che avrebbe rilevato le anomalie e la conseguente rottura dell’utero, e consentito un intervento rapido con effetti salvifici sul feto con elevati grado di probabilità. La donna, invece, nonostante il suo quadro clinico, dopo la somministrazione del farmaco Miolene per la cessazione delle contrazioni, è stata lasciata sola per quattro ore, fino all’emorragia cui aveva fatto seguito l’intervento chirurgico non risolutivo.

Nella condotta omissiva del sanitario, la Corte territoriale, prima, e quella di legittimità, poi, hanno individuato un grado di colpa elevato e, pertanto, penalmente censurabile. In definitiva, in tema di responsabilità medica, il principio di diritto che può evincersi è il seguente: il rispetto delle linee guida che, a causa della specifiche condizioni cliniche del paziente, si rivelino inadeguate al caso concreto, così suggerendo altra terapia secondo buona prassi medica, non esonerano il sanitario da colpa grave in caso di evento infausto.

Rapporto Enpam-Eurispes: oltre un medico su due è donna ma solo il 19% tra primari

(da AdnKronos)   Sempre più donne medico nel Servizio sanitario nazionale, ma non al vertice, dove la parità di genere sembra essere bel lontana dal realizzarsi. Se infatti le dottoresse superano il 51%, non si arriva al 20% tra i primari. Nella sanità pubblica la presenza femminile è cresciuta costantemente negli anni, al punto che 2 terzi dei lavoratori del settore oggi sono donne, ma non a tutti i livelli, evidenzia il III Rapporto sulla ‘Salute e il sistema sanitario’, presentato a Roma dall’Osservatorio Salute, legalità e previdenza, che vede insieme Eurispes ed Enpam, Ente nazionale di previdenza dei medici. Le posizioni dirigenziali e apicali – sottolinea il report – sono ancora prevalentemente occupate da uomini. E il lavoro su turni, le difficoltà organizzative, la carenza di servizi di conciliazione vita-lavoro gravano particolarmente sulle professioniste. A dicembre 2021, sono 450.066 le donne che lavorano con contratto a tempo indeterminato presso le strutture del Ssn, un trend che risulta in crescita costante negli ultimi anni. Più di 1 medico su 2 è donna (51,3%), una percentuale destinata a crescere, considerata la prevalenza femminile nelle classi di età più giovani. In questo quadro permangono forti squilibri di potere: nel 2022, dei 106 presidenti degli Ordini professionali provinciali, 11 soltanto sono donne (10%) e solo il 19,2% dei primari è di sesso femminile. Una situazione analoga emerge quando si analizzano i dati del personale docente e ricercatore in scienze mediche presso le università italiane: le professoresse ordinarie costituiscono appena il 19,3% del totale e, per vedere aumentata la loro presenza, è necessario scendere verso le posizioni più basse della gerarchia accademica. “La sproporzione di genere è fortemente legata alla composizione per età anagrafica e alla struttura della piramide per età dei medici”, precisa il rapporto.

1 14 15 16 17 18 232