Anelli (Fnomceo): “Prendersi cura della Terra per preservare la nostra salute. I medici non possono restare indifferenti”

Il 30 luglio è stato l’Earth Overshoot Day 2019, giorno in cui abbiamo finito tutte le risorse annuali della Terra e consumiamo più di quello che rigeneriamo. La terra lavora in perdita, dunque. Noi medici, nel riconoscere l’ambiente di vita e di lavoro quale determinante fondamentale della salute, individuale e collettiva, non possiamo rimanere indifferenti: prendersi cura della Terra significa preservare la nostra salute”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, è intervienuto in occasione dell’Earth Overshoot Day che, quest’anno, arriva con qualche giorno di anticipo rispetto al 2018: un trend che purtroppo si conferma negli ultimi anni e che vede l’Italia in testa alla classifica dei paesi ‘inadempienti’, con la data anticipata al 15 maggio scorso.  “L’Articolo 5 del nostro Codice di Deontologia Medica – continua Anelli – impegna il medico a favorire un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni”  “Per questo rinnoviamo l’appello ai Governi perché investano su politiche di sostenibilità ambientale e riducano le emissioni di anidride carbonica e, in generale, di gas serra – conclude-. Come Fnomceo, abbiamo fatto un piccolo grande passo: gli uffici della Federazione sono sempre più plastic-free, per limitare gli effetti inquinanti dovuti smaltimento della plastica”.

Cambia il Pronto soccorso: nuovi codici e infermieri per urgenze minori

(da DottNet)   Codici numerici, da 1 a 5, ai quali le regioni potranno abbinare codici colore, e tempi ‘certi’ con un’attesa massima prevista di 8 ore. Cambiano le regole al Pronto soccorso (documento completo al LINK https://www.dottnet.it/file/96595/pronto-soccorso/), con tre obiettivi prioritari: evitare i ricoveri inappropriati, ridurre i tempi di attesa e aumentare la sicurezza delle dimissioni. Sono le principali novità contenute nelle ‘Linee di indirizzo nazionali sul Triage Intraospedaliero, sull’Osservazione Breve Intensiva e lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento’, messe a punto al ministero della Salute, che hanno ottenuto il via libera della Conferenza Stato-Regioni.  Nel nuovo sistema dunque, che dovrebbe entrare a regime entro 18 mesi, la selezione per gravità dei casi si baserà su cinque numeri e colori: 1 rosso, per l’Emergenza, intervento immediato; 2 arancione, per Urgenza, entro 15 minuti; 3 azzurro, per Urgenza differibile, intervento entro 60 minuti; 4 verde, per Urgenza minore, intervento entro 120 minuti; 5 bianco, per Non urgenza, con intervento entro 240 minuti. Altra novità è la creazione di un’area cosiddetta “see and treat”: qui infermieri in possesso di una “formazione specifica” applicheranno protocolli standard per curare le urgenze minori, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente il sovraffollamento nei Pronto soccorso. Prevista pure un’Area di osservazione breve e intensiva (Obi), per terapie a breve termine e la possibilità di approfondimenti diagnostici. In questo caso, l’obiettivo è ridurre i ricoveri inappropriati e aumentare la sicurezza delle dimissioni dal Pronto soccorso.   “Oggi sono molto contenta perché abbiamo portato a casa una serie di provvedimenti importantissimi. Dalle classificazioni d’urgenza nei pronto soccorso a tutta una serie di elementi per ridurre il sovraffollamento, come tempi certi di visita. Abbiamo portato a casa anche la ripartizione del fondo dei 400 milioni di euro per la riduzione dei tempi delle lista d’attesa e la digitalizzazione delle prenotazioni”, ha commentato il ministro della Salute, Giulia Grillo, al termine della conferenza Stato-Regioni. Anche per Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con l’accordo di oggi “si realizza un cambiamento importante. Qualcuno ha parlato di ‘rivoluzione’, ma credo si tratti semplicemente di una evoluzione basata su positive esperienze che si sono concretizzate in alcune Regioni”.   Il nuovo sistema, inoltre, “allinea l’Italia agli standard della maggior parte degli altri Paesi”, rileva Sergio Venturi, coordinatore vicario della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.  Ma il nuovo sistema è accolto con non poche perplessità da Francesco Rocco Pugliese, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu): “Non credo che ci sarà una riduzione dei tempi di attesa – afferma all’ANSA – perchè il vero problema è che nei Pronto soccorso italiani mancano all’appello 2.000 medici ed è il medico che deve visitare i pazienti. Con un numero così esiguo di medici è impossibile rispettare i tempi massimi di attesa previsti per l’accesso ai Pronto soccorso”.  Ed ancora: “tecnicamente, il codice colore non penso possa essere comunque abbandonato, perche è più immediato sia per il cittadino sia per il medico”. Altro problema centrale, evidenzia, “è che nei reparti ospedalieri mancano i posti letto, a causa dei tagli degli ultimi anni: è quindi impossibile che i pazienti, come prevedono le nuove regole, vengano smistati ai reparti per il ricovero, quando questo è necessario, entro un tempo massimo di 6-8 ore”. Critico anche il Codacons, per cui “i nuovi codici sono una presa in giro per gli utenti e di sicuro non risolveranno i problemi”.  Ci sono infatti situazioni, “specie nei nosocomi del sud Italia, dove il livello di assistenza è da terzo mondo – afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – con i cittadini abbandonati nei corridoi e nelle corsie perché la carenza di personale medico non consente di far fronte alle richieste. Le criticità dei Pronto soccorso italiani non si risolvono certo ricorrendo a nuovi codici per il triage, ma aumentando il numero di medici e infermieri”

Consumare bevande zuccherate potrebbe aumentare il rischio di cancro

(da Doctor33)   Secondo uno studio pubblicato sul ‘British Medical Journal’, esiste una possibile associazione tra un più alto consumo di bevande zuccherate e un rischio aumentato di cancro. «Anche se è sicuramente necessaria un’interpretazione cauta dei nostri risultati, questi si aggiungono a un numero crescente di prove che indicano che limitare il consumo di bevande zuccherate, anche con misure di tassazione e restrizioni di marketing, potrebbe contribuire a ridurre i casi di cancro» afferma Mathilde Touvier, del Sorbonne Paris Cité Epidemiology and Statistics Research Center (CRESS), autrice senior dello studio. I ricercatori hanno valutato le associazioni tra il consumo di bevande zuccherate (bevande con zucchero aggiunto e succhi di frutta al 100%), bevande dolcificate artificialmente (dietetiche) e rischio di cancro in generale, e di cancro al seno, alla prostata e del colon-retto in 101.257 adulti francesi sani. I partecipanti hanno completato almeno due questionari dietetici online progettati per misurare l’assunzione abituale di 3.300 diversi alimenti e bevande e sono stati seguiti per un massimo di nove anni. Durante il follow-up sono stati diagnosticati 1.193 casi di cancro (693 tumori al seno, 291 alla prostata e 166 al colon-retto), con una età media alla diagnosi di 59 anni. I risultati mostrano che un aumento di 100 ml al giorno nel consumo di bevande zuccherate è associato a una crescita del 18% del rischio di cancro globale e del 22% del rischio di cancro della mammella. Quando il gruppo che assumeva bevande zuccherate è stato suddiviso tra consumatori di succhi di frutta e di altre bevande zuccherate, entrambi i tipi di bevande sono state associate a un rischio più elevato di cancro globale. Nessuna associazione è stata trovata per tumori della prostata e del colon-retto. Al contrario, il consumo di bevande dolcificate artificialmente non è stato associato a rischio di cancro, anche se il livello di consumo è stato piuttosto basso in questo campione. Le possibili spiegazioni per questi risultati includono l’effetto dello zucchero contenuto nelle bevande zuccherate sul grasso viscerale, sui valori della glicemia e sui marcatori infiammatori, tutti fattori collegati a un aumento del rischio di cancro. Anche altri composti chimici, come gli additivi contenuti in alcune bevande gassate, potrebbero svolgere un ruolo. «Nonostante alcuni limiti dello studio, questi risultati richiedono una replica della sperimentazione su larga scala» concludono gli autori.
(BMJ. 2019. doi: 10.1136/bmj.l2408    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31292122)

Spironolattone e insufficienza cardiaca: un nuovo studio ripropone una possibile utilità del farmaco

(da Doctor33)   In pazienti con insufficienza cardiaca scompensata acuta, resistente ai diuretici dell’ansa, la somministrazione di uno spironolattone (Aldactone) ad alte dosi ha permesso la perdita di liquidi in eccesso, secondo una lettera di ricerca pubblicata su ‘Annals of Internal Medicine’. «In 19 persone che non riuscivano a perdere peso con furosemide per via endovenosa, spironolattone a dosi di 100 o 200 mg al giorno è stato associato a una perdita di peso quotidiana consistente e clinicamente importante in un periodo di cinque giorni. Entro il quarto giorno, inoltre, la dispnea è migliorata di almeno tre livelli sulla scala Likert in 14 di queste persone» spiega Shweta Bansal, della University of Texas Health a San Antonio e del South Texas Veterans Health Care System, che ha guidato il gruppo di lavoro. I ricercatori hanno valutato persone recentemente ricoverate in ospedale per insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta o conservata, trattandoli in partenza con dosi quotidiane di 100 mg di spironolattone. I pazienti che con questa gestione hanno comunque perso meno di 0,5 kg il primo giorno, ma che non hanno avuto grandi aumenti di creatinina sierica, sono stati in grado di passare a una dose giornaliera di 200 mg di spironolattone. La perdita di peso e la riduzione della dispnea non sono state accompagnate da un peggioramento dell’iperkaliemia o della funzione renale, sebbene una paziente sia morta in circostanze complesse senza una spiegazione soddisfacente. Nessun paziente ha mostrato valori di potassio superiori a 5,5 mmol/L, anche se tre persone hanno ricevuto un totale di cinque dosi di patiromer (Veltassa) per abbassare il potassio. Secondo gli autori, il loro studio, oltre a essere limitato nel numero dei pazienti, aveva il problema di non includere un gruppo di controllo e di non misurare i tassi di nuovo ricovero. «Tuttavia, riteniamo che i nostri risultati e quelli di altri studi con disegni simili indichino che è giunto il momento di condurre uno studio controllato randomizzato per valutare se gli antagonisti dell’aldosterone ad alte dosi possano avere un ruolo nella gestione dei pazienti con insufficienza cardiaca scompensata acuta resistente a diuretici dell’ansa» concludono gli esperti
(Ann Intern Med. 2019. doi: 10.7326/M18-3285   https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31307058)

 

Rapporto OsMed 2018: il consumo di farmaci in Italia

(da http://www.agenziafarmaco.gov.it)  Secondo i dati pubblicati nell’ultimo Rapporto Osmed, nel 2018 in Italia sono state consumate complessivamente 1.571,5 dosi di medicinali al giorno ogni 1000 abitanti, il 72,3% delle quali erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), mentre il restante 27,3% è relativo a dosi di medicinali acquistate dal cittadino (acquisto privato di classe A, classe C con ricetta e automedicazione).   Per quanto riguarda l’assistenza territoriale pubblica e privata, sono state erogate quasi 2 miliardi di confezioni di farmaci, in riduzione del -2,5% rispetto all’anno precedente. I farmaci per il sistema cardiovascolare si confermano al primo posto per consumi (487,4 DDD/1000 abitanti die) e rappresentano la seconda categoria terapeutica a maggior spesa farmaceutica pubblica per il 2018 (3.241 milioni di euro), con una spesa pro capite SSN pari a 53,6 euro. I farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo rappresentano invece la seconda categoria in termini di consumi (181,8 DDD/1000 abitanti die) e la quarta in termini di spesa farmaceutica pubblica (2.835 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 46,9 euro, in aumento del +3,2% rispetto all’anno precedente.   Al terzo posto in termini di consumo seguono i farmaci del sangue e organi emopoietici (129,9 DDD/1000 abitanti die), al quinto in termini di spesa farmaceutica pubblica (2.082 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 34,4 euro.   I farmaci del sistema nervoso centrale si posizionano al quarto posto in termini di consumi (89,4 DDD/1000 abitanti die) e al sesto in termini di spesa farmaceutica pubblica complessiva (1.782 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 29,5 euro.  Al quinto posto in termini di consumi seguono i farmaci dell’apparato respiratorio (43,6 DDD/1000 abitanti die), al settimo in termini di spesa farmaceutica pubblica (1.166 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 19,3 euro, in aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente.    Per maggiori informazioni, vai al LINK   https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/rapporto-osmed-20-1

ATTENZIONE!!!!!!! AVVISI VIA PEC CON RICHIESTE DI PAGAMENTO

Su segnalazione di alcuni Colleghi siamo venuti a conoscenza dell’invio tramite PEC di assurde richieste di pagamento da parte di svariati enti che in realtà potrebbero contenere virus informatici.

Si consiglia la massima attenzione e nel dubbio di non aprire gli allegati ed eliminare il messaggio PEC.

La differenza tra tariffa e compenso e quando pretendere quello equo serve per tutelare la professione

(da Odontoiatria33)   Tra i temi di stretta attualità su cui il Governo (o parte di esso) dice di voler intervenire -comunque lo annuncia- c’è quello del salario minimo. Che è di fatto la copia dell’annuncio dell’aprile scorso a favore dell’equo compenso.   Ad aprile l’obbiettivo tutela era verso i liberi professionisti (non tutti ma ne parleremo più avanti), con il nuovo annuncio ora si dice di voler tutelare i lavoratori dipendenti.  “Esamineremo quanto prima la norma sull’equo compenso, partendo dall’aggiornamento dei parametri giudiziali fino a un compenso dignitoso per tutti i professionisti”, diceva ad aprile il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio al presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, durante un colloquio svoltosi a Palazzo Chigi, a margine del lancio della petizione di Confprofessioni e di altre sigle del lavoro autonomo (tra cui ANDI), per chiedere l’immediata attuazione della norma sull’equo compenso.  

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Agopuntura negli acufeni ?

(da Fimmg.org)   Gli studi riguardanti l’agopuntura negli acufeni sono limitati. I ricercatori di Taiwan hanno impostato una revisione retrospettiva dei dati di 107 pazienti con acufene idiopatico soggettivo, sottoposti ad agopuntura tra il maggio 2012 e l’agosto 2017. Sono stati registrati e analizzati dati demografici dei pazienti, caratteristiche dell’acufene, malattie associate, audiogrammi, sessioni di agopuntura e i punti terapeutici. Una scala analogica visiva (VAS loudness) è stata utilizzata per misurare il volume dell’acufene e la scala Clinical Global Impression-Improvement (CGI-I) è stata utilizzata per valutare la sofferenza dei pazienti. La combinazione di punti terapeutici e numero di sedute di agopuntura ha raggiunto differenze statisticamente significative. Analizzando ulteriormente questi due fattori, la combinazione di agopuntura periauricolare e distale da 17 a 24 sedute, ha contribuito a un risultato considerevolmente migliore. Questo risultato potrebbe servire come riferimento agli agopuntori clinici per utilizzare l’agopuntura nel trattamento degli acufeni.

(Tung-Yi Lin et al. Evid Based Complement Alternat Med. 2019; 2019: 1318639.)

Certificati medici sportivi: sanzionati cento camici bianchi

(da DottNet)   La legge c’è ed è anche molto rigida. Così come lo sono i controlli da parte dei Nas. Nel mirino i certificati sportivi compilati non dai medici di base o da medici sportivi  (come vuole la legge) ma da ginecologi, otorini, dentisti, oculisti, ortopedici e psichiatri. Documenti stilati, forse, in amicizia per risparmiare le poche decine di euro che servono per le attestazioni di idoneità non agonistica e che sono obbligatorie per i tesserati degli enti di promozione sportiva.  I controlli dei Nas, durati quasi un anno, hanno portato a sanzionare amministrativamente cento medici tra Firenze (60) e Prato (40), come riporta il quotidiano La Nazione.  Multe salate: duemila euro a dottore che saranno riscossi dai Comuni. A breve partiranno le segnalazioni ai rispettivi Ordini. Gli accertamenti dei militari sono stati svolti in associazioni dilettantistiche partendo dagli elenchi degli iscritti all’Uisp. Le discipline interessate sono state le più svariate: calcio, nuoto, danza, arti marziali, pattinaggio, pallavolo, basket. E le irregolarità riscontrate sono state tante. I controlli a campione sono partiti nell’ambito di una campagna ministeriale a tutela della salute degli atleti a cui si è aggiunto un esposto anonimo arrivato alla procura di Prato dopo la morte sul campo di un calciatore amatoriale che partecipava a un torneo di dilettanti senza avere il certificato. La procura ha incaricato i Nas di eseguire verifiche. E così sono saltate fuori le grane.    In una palestra di arti marziali, ad esempio, 500 bambini sono stati rimandati a casa con le tessere sospese perché privi dell’idoneità. In un’altra palestra a Firenze, gli atleti sono stati spediti a uno a uno negli spogliatoi nel momento in cui i carabinieri hanno chiesto loro di mostrare il certificato. Le associazioni sono state sanzionate per 600 euro. Sono scattate, inoltre, cinque denunce penali (due a Firenze e tre a Prato) per falso. I diretti interessati avevano modificato i certificati cancellando col bianchetto il testo della ricetta. Nel mezzo è finito un centro di medicina sportiva di Prato dove i Nas hanno sequestrato 200 cartelle cliniche per l’agonismo. Nel 96% dei casi, sembra, che le attestazioni siano state rilasciate senza l’indispensabile esame delle urine. Il titolare è stato denunciato. Il dato più eloquente è che i medici  hanno continuato a sfornare certificati fasulli nonostante l’Ordine di Firenze li avesse messi in guardia tramite una comunicazione su internet: “Attenzione ai certificati, ci sono i Nas in giro”.

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