Troppi test inutili, le linee guida Gimbe per la gestione del mal di schiena

(da Doctor33)   Tornano spesso dal medico di famiglia, costituiscono il 7% dei pazienti in sala d’attesa, molti non migliorano mai, a un anno almeno uno su cinque non ha risolto il suo problema. Parliamo dei pazienti con lombalgia, sciatalgia o entrambe le patologie. Per ri-orientare i comportamenti professionali, riorganizzare i percorsi assistenziali e informare i pazienti la Fondazione Gimbe ha tradotto le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (Nice) britannico e ha presentato in questi giorni la traduzione accompagnata da un comunicato che riassume come l’assistenza fin qui erogata risenta troppo delle indicazioni del paziente e di scelte spesso non evidence based del medico. Risultato: “alcune prestazioni sanitarie risultano sovra-utilizzate, altre sotto-utilizzate”.

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Messaggi elettronici ai pazienti, medici statunitensi invitano alla cautela

(da Doctor33)  I medici dovrebbero fare molta attenzione nell’invio di messaggi elettronici ai propri pazienti: lo ha sollecitato in un apposito report la American medical association (Ama). In una sessione formativa, gli esperti dell’associazione hanno enfatizzato la necessità di agire con estrema prudenza, fornendo anche molti esempi delle conseguenze indesiderate di comunicazioni inviate con superficialità.  Ingrid Hubbard ReidyeMike O’ Neill, risk manager di una importante assicurazione medica statunitense, hanno raccomandato di utilizzare numeri di telefono e indirizzi e-mail riservati all’attività professionale e distinti da quelli privati e di assicurarsi che nessuno possa accedere alle informazioni che vengono scambiate con i pazienti.

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I vaccini causano l’autismo e contengono sostanze pericolose? Ecco il “fact checking” dell’ISS per far chiarezza su ‘bufale’ e paure

(da Quotidiano Sanità)  La discussione sul decreto vaccini, con il passare del tempo, è andata ben oltre il semplice dibattitto sulla nuova introduzione dell’obbligo. In questi mesi circolano sempre più sul web studi di discutibile autorevolezza e molte ‘bufale’ sui presunti “pericoli” delle vaccinazioni. Per far chiarezza sui tanti dubbi venutisi a creare, l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato un “fact checking” che interviene in maniera puntuale su diversi aspetti legati alle malattie ed alle vaccinazioni ad esse correlate: dalla paura di poter contrarre possibili patologie autoimmuni alla tossicità di diverse sostanze contenute nei vaccini, fino alla possibile comparsa dell’autismo.

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Ecm, ora è completamente deducibile. Che cosa cambia per liberi professionisti, convenzionati e dipendenti

(da Doctor33)  Iscrizioni, viaggi, vitto e alloggio: i corsi di formazione continua ora sono totalmente deducibili. Ma la chance contenuta nella legge 81 pubblicata il 13 giugno scorso (Gazzetta ufficiale serie generale 135) rischia di fare figli e figliastri svantaggiando i medici dipendenti. Se quest’anno si è continuato a dedurre le spese per corsi di formazione al 50% del loro ammontare con il vecchio criterio sancito dal Testo Unico Imposte sui redditi del 1986, nel 2018 la deducibilità delle spese Ecm sostenute quest’anno sarà integrale, «entro il limite annuo di 10.000 euro» che include sia le spese d’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale sia le spese per viaggi e soggiorni. Sono poi tutte deducibili entro il limite annuo di 5.000 euro le spese sostenute “per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità (…) erogati dagli organi accreditati ai sensi della disciplina vigente” e “gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà”. Il vantaggio sussiste se si è lavoratori autonomi, ad esempio dentisti o liberi professionisti puri. Ma negli anni scorsi l’Ecm è stata difficile pure per i dipendenti: turni da non lasciare scoperti causa vuoti in organico, aziende che non investono sulla formazione. In questi casi la legge non fa “volano”.  

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Medici, pensione sempre più magra. Cresce l’attenzione per fondi aperti di categoria

(da Doctor33)   Si chiama tasso di sostituzione e fa sempre più paura ai medici, è il rapporto in percentuale tra ammontare del primo assegno pensionistico e dell’ultimo stipendio percepito. Oltre l’80% dei medici teme che una volta in pensione si prenda tra il 30 e il 50% in meno. Lo afferma un sondaggio degli avvocati di Consulcesi su 2722 medici che scopre come ormai un 51% del campione si sia iscritto a Fondi integrativi previdenziali. Ma attenzione, tre quarti del drappello (39% dei rispondenti) ha preferito un fondo privato, mentre solo un 13% degli intervistati (l’altro quarto di chi ha scelto la previdenza integrativa) ha virato su un fondo della categoria. Sarebbero i medici del Sud (42%) a preferire il privato, seguiti da Nord (39%) e Centro (35%). A tutte e tre le latitudini si teme la pensione povera (81% di spaventati), il 42% dei medici teme di perdere oltre il 50%; il 39% oltre il 30%. Solo il 7% dichiara che avrà sostanzialmente lo stesso reddito attuale. I più pessimisti sono i medici del Nord.

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Un semplice esame neonatale scova cardiopatie alla nascita

(da Adnkronos Salute)  Misurare l’ossigeno nel sangue del bebè appena nato per scovare eventuali cardiopatie congenite: è possibile con un test semplicissimo e non invasivo, che si effettua con il pulsossimetro, una apparecchiatura medica che viene collegato alla manina e al piedino del neonato. L’efficacia di questo test di screening è stata confermata in uno studio multicentrico a cui hanno partecipato 17 diversi centri neonatologici italiani, tra cui l’Unità operativa complessa di neonatologia della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli, che fa parte del Polo scienze della salute della donna e del bambino, diretto da Giovanni Scambia.

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Politerapia negli anziani: meglio gestirla col paziente, eliminando farmaci non necessari

(da Doctor33)   La politerapia è un problema ben noto nei pazienti anziani e la dimissione dall’ospedale dopo un ricovero può essere un buon momento per eliminare i farmaci inutili e gestire le preferenze espresse dal paziente, secondo un articolo pubblicato su Jama Internal Medicine. Casey Carroll e Ahmed Hassanin, del Department of Internal Medicine alla University of Colorado di Aurora, Stati Uniti, prendono spunto da un caso reale per affrontare questo discorso.

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