AULSS N. 4 VENETO ORIENTALE – Pubblicazione n. 1 bando di concorso pubblico per il tramite di AZERO

  Gentilissimi,

si informa che, nel sito internet di AZIENDA ZERO www.azero.veneto.it, è pubblicato il seguente bando, di cui si allega copia, che prevede la copertura di posti anche presso l’AULSS 4 Veneto Orientale:

  • concorso pubblico, per titoli ed esami, per complessivi n. 41 posti, di cui 3 presso l’Azienda ULSS 4 Veneto Orientale, di Dirigente Medico nella disciplina di MEDICINA INTERNA;
Il bando ha scadenza giovedì 28 settembre 2023.

Gli interessati possono presentare domanda collegandosi al sito internet https://aziendazero.concorsismart.it

Facebook ci ha fatto male: la risposta in un maxi studio indipendente

(da DottNet)   L’avvento di Facebook ci ha fatto male? La risposta arriva da un maxi studio scientifico indipendente dell’Oxford Internet Institute, che ha indagato sull’impatto della diffusione mondiale del ‘capostipite’ dei social network.   E no, non si può dire che sia stato così, senza correre il rischio di essere smentiti. E’ questa infatti in sintesi la conclusione dello studio che ha indagato senza tuttavia trovare prove che correlassero la sua ascesa a livello globale a danni psicologici diffusi. Guidata dai professori Andrew Przybylski e Matti Vuorre, la ricerca ha utilizzato i dati sul benessere di quasi un milione di persone in 72 Paesi su un arco temporale di 12 anni, e i dati sull’utilizzo individuale effettivo di milioni di utenti Facebook in tutto il mondo. Nel lavoro pubblicato dalla Royal Society gli autori ribadiscono non solo di non aver trovato evidenze del fatto che la diffusione di Facebook abbia un legame negativo con il benessere, anzi “in effetti l’analisi indica che Facebook è probabilmente correlato al benessere in modo positivo”, spiega Przybylski.

“Sebbene le segnalazioni di esiti psicologici negativi associati ai social media siano comuni negli scritti accademici e popolari, le prove dei danni sono, a conti fatti, più speculative che conclusive”, si legge nel documento. Przybylski assicura: “Abbiamo esaminato attentamente i migliori dati disponibili”. Il team di Oxford sfata dunque quello che sembra un falso mito. Ma allo stesso tempo puntualizza il significato di quanto emerso dallo studio. “Non vuol dire – precisa Przybylski – che questa sia la prova che Facebook è positivo per il benessere degli utenti”. Piuttosto il senso è che “i migliori dati globali non supportano l’idea che l’espansione dei social media abbia un’associazione globale negativa con il benessere all’interno delle varie nazioni e gruppi demografici”.

“Gran parte della ricerca sull’uso dei social media e il benessere è stata ostacolata da un’attenzione esclusiva ai dati del Nord del mondo – osserva il coautore Vuorre – Nel nostro nuovo studio copriamo per la prima volta la geografia più ampia possibile, analizzando i dati sull’utilizzo di Facebook sovrapposti a solidi dati sul benessere, e offrendo per la prima volta una prospettiva veramente globale dell’impatto”. Facebook è stato coinvolto nella ricerca, ma solo per fornire dati, e non ha commissionato né finanziato lo studio, viene precisato dal team.

Il progetto di ricerca di Oxford è iniziato prima della pandemia di Covid. I ricercatori hanno combinato i dati del Gallup World Poll Survey sul benessere, che coprono quasi un milione di persone dal 2008 al 2019, con i dati di Facebook relativi al livello di coinvolgimento globale. Oggi il social network riporta quasi tre miliardi di utenti in tutto il mondo, ma questa ricerca esamina i primi giorni della penetrazione internazionale della piattaforma. Per comprendere meglio la gamma plausibile di associazioni con il benessere a livello nazionale, approfondiscono i due scienziati, “abbiamo collegato i dati che tracciano l’adozione globale di Facebook con tre indicatori di benessere: soddisfazione della propria vita, esperienze psicologiche negative e positive“. “Abbiamo esaminato gli utenti Facebook attivi pro capite di 72 Paesi, maschi e femmine in due fasce di età (13-34 anni e over 35)”, illustrano Przybylski e Vuorre. Conclusione: non sono state rilevate evidenze di associazioni negative, in molti casi c’erano invece correlazioni positive tra Facebook e gli indicatori di benessere. L’associazione era leggermente più positiva per i maschi, ma questi trend non erano significativi. Inoltre, il link era generalmente più positivo per i giovani nei vari Paesi. Questi effetti erano piccoli, ma significativi. “Le nostre scoperte – conclude Vuorre – dovrebbero contribuire a orientare il dibattito sui social media verso fondamenti di ricerca più empirici”.

ASST MANTOVA:bando di concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato e pieno di n.1 posto di Dirigente Medico disciplina di Ortopedia e Traumatologia

Si comunica che il bando di concorso pubblico in oggetto è pubblicato sul sito internet aziendale con scadenza 02/10/2023 ed è consultabile al seguente link: 

https://www.asst-mantova.it/contenuto-web/-/asset_publisher/aPLQFInD1pDc/content/concorso-pubblico-per-titoli-ed-esami-per-la-copertura-a-tempo-indeterminato-e-a-tempo-pieno-di-n-1-posto-di-dirigente-medico-disciplina-di-ortopedia-

Diabete, continua ad aumentare l’incidenza. 1,3 miliardi di persone affette nel 2050

(da Doctor33)    Secondo le stime pubblicate di recente dalla prestigiosa rivista “The Lancet”, nel 2050 oltre 1,3 miliardi di persone a livello globale si troveranno a convivere con il diabete. Una crescita più che doppia rispetto ai 529 milioni di casi del 2021.
Il diabete è una delle principali cause di morte e disabilità in tutto il mondo e colpisce le persone indipendentemente dal paese, dalla fascia di età o dal sesso. Utilizzando il quadro probatorio e analitico più recente del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD), i ricercatori hanno prodotto stime specifiche per posizione, età e sesso della prevalenza e del carico del diabete dal 1990 al 2021, la proporzione di diabete di tipo 1 e di tipo 2 nel 2021 e le proiezioni della prevalenza del diabete fino al 2050. L’OMS ha identificato il diabete come una delle tre malattie bersaglio nel suo piano d’azione globale dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili e il Global Diabetes Compact dell’OMS è stato istituito nel 2021 per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria e lavorare a stretto contatto con coloro che vivono con il diabete.
L’aumento della prevalenza (rispetto ai 529 milioni nel 2021) è legato all’aumento del diabete di tipo 2, che a sua volta è causato da un aumento della prevalenza dell’obesità e dai cambiamenti demografici. Nel 2021, il diabete di tipo 2 rappresentava il 90% di tutta la prevalenza del diabete. La maggior parte dei casi di diabete è attribuibile a fattori di rischio sociale, come un indice di massa corporea elevato, rischi dietetici, rischi ambientali e professionali, uso di tabacco, consumo di alcol e scarsa attività fisica. Il tasso globale di prevalenza del diabete standardizzato per età nel 2021 è stato del 6,1%, con punte del 9,3% nella superregione Nord Africa e Medio Oriente e del 12,3% nella regione Oceania. Il diabete era particolarmente diffuso nelle persone di età pari o superiore a 65 anni in ogni località, ma in alcune località i tassi di prevalenza erano elevati anche negli adulti più giovani, superando il 10% tra quelli di età compresa tra 30 e 34 anni in dieci paesi, tutti in Oceania.
Tra il 2021 e il 2050, la prevalenza globale del diabete dovrebbe aumentare del 59,7%, passando dal 6,1% al 9,8%, risultando in 1,31 miliardi di persone affette da diabete nel 2050.
Di questo aumento, il 49,6% è determinato dalle tendenze dell’obesità e il restante 50,4% è determinato dai cambiamenti demografici. Si prevede che la prevalenza del diabete standardizzata per età sarà superiore al 10% in diverse regioni: Nord Africa e Medio Oriente (16,8%), America Latina e Caraibi (11,3%).
Il previsto aumento della prevalenza totale del diabete dovrebbe essere guidato dal diabete di tipo 2. Si prevede che la prevalenza globale diabete di tipo 2 aumenterà del 61,2%, passando dal 5,9% nel 2021 al 9,5% nel 2050, interessando più di 1,27 miliardi di persone.
La prevalenza globale standardizzata per età del diabete di tipo 1 dovrebbe aumentare del 23·9%, dallo 0,2% nel 2021 allo 0,3% nel 2050.
Il diabete, concludono i ricercatori, era già una malattia preoccupante nel 2021 ed è destinato a diventare un problema di salute pubblica ancora più grave nei prossimi tre decenni. Senza alcuna strategia di mitigazione efficace la prevalenza della malattia continuerà ad aumentare senza sosta.
Bisogna quindi identificare con urgenza soluzioni che limitino l’aumento della popolazione dei fattori di rischio per il diabete, altrimenti è probabile che l’avanzata della malattia continui senza sosta. Allo stesso tempo, bisogna migliorare ed espandere l’accesso alle cure per il diabete per limitare le complicanze associate alla malattia.

1 38 39 40 41 42 230