Ausl, Continuità Assistenziale (Guardia Medica) Forlì-Cesena: nuovo numero verde gratuito e unico su tutto il territorio provinciale

Si ricorda che dal 2 agosto per la Continuità Assistenziale (Guardia Medica) Forlì-Cesena è attivo il nuovo numero di telefono (800118009) gratuito e unico su tutto il territorio della provincia di Forlì-Cesena. L’obiettivo del nuovo numero verde unico, già attivo negli altri ambiti provinciali della Romagna, è quello di rendere più accessibile ed efficiente il servizio.

Si ricorda che tale numero costituisce l’unica possibilità di accesso al servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) per tutto il territorio provinciale, e che ogni altro numero precedente (sia fisso che mobile) non risulta più valido. Anche i due precedenti numeri verdi, che afferivano ai territori di Forlì e Cesena prima dell’istituzione del numero verde unico, sono stati deviati su un messaggio vocale che invita a rivolgersi al nuovo numero.

Il servizio di Continuità Assistenziale (Guardia Medica) è attivo dalle ore 20 alle 8 dei giorni feriali e dalle ore 8 del sabato e altro giorno prefestivo fino alle ore 8 del lunedì o del giorno feriale successivo, quando non sono presenti i medici e i pediatri di famiglia. Al nuovo numero verde unico provinciale, risponde sempre al cittadino un operatore adeguatamente formato che prende in carico la chiamata, fornendo l’assistenza più adeguata al bisogno.

Ecm gratis su pazienti cronici, oncologici e Salute digitale

(da enpam.it)   Si parla di Salute digitale e delle sue applicazioni specifiche nel corso Ecm gratuito disponibile da giovedì 3 agosto su Tech2Doc (https://www.tech2doc.it/), la piattaforma costruita da Enpam con l’obiettivo di aiutare i medici a gestire le nuove tecnologie nella pratica quotidiana.  L’obiettivo del corso, la cui frequenza garantisce ai partecipanti il rilascio di 5 crediti formativi, è quello di supportare i clinici nella comprensione dei casi di applicazione e delle evidenze scientifiche disponibili in alcune aree terapeutiche in cui gli approcci di salute digitale sono maggiormente consolidati o in forte sviluppo.   Viene, inoltre, presentato un inquadramento delle principali applicazioni dell’intelligenza artificiale in Medicina e sono approfondite le rinnovate modalità di relazione tra il curante e il paziente/caregiver, chiarendo come le tecnologie digitali correttamente utilizzate possano agire da abilitatori e facilitatori.

GIÀ 5MILA GLI ISCRITTI

Il corso è l’ultimo dei quattro appuntamenti sul tema salute digitale, fruibili indipendentemente uno dall’altro, messi a disposizione di medici e odontoiatri su Tech2Doc.  Il primo corso presenta un focus sui cambiamenti che stanno avvenendo nel percorso di cura. Il secondo è incentrato sul contesto in cui la salute digitale italiana si colloca.  Il terzo è dedicato alla regolamentazione e ai modelli di accesso.  Il quarto, appena caricato, è – come detto – dedicato alle applicazioni specifiche già esistenti.  La frequenza di ciascuno consente di ottenere 5 crediti formativi, per un totale di 20 crediti Ecm.  Tutti e quattro i corsi proposti attraverso il portale Tech2Doc  possono contare su Healthware Group in qualità di partner scientifico e su Metis quale provider Ecm.

Perché un anziano sano non dovrebbe prendere l’aspirinetta

(da Univadis)    Ictus ed emorragia, sono questi i temuti eventi in gioco quando si parla di aspirina a basso dosaggio in prevenzione cardiovascolare primaria. Secondo un’analisi secondaria di uno studio randomizzato che ha coinvolto oltre 19.000 soggetti, negli anziani sani con l’aspirina a basso dosaggio non si riesce a prevenire l’ictus ischemico, ma si va invece ad aumentare significativamente il rischio di sanguinamento intracerebrale. Il bilancio rischio/beneficio in questa popolazione è quindi negativo. Il nuovo dato supporta le linee guida della US Preventive Services Task Force (USPSTF) che sconsigliano la prescrizione indiscriminata dell’aspirina a basso dosaggio, specialmente negli anziani.

Cosa dice lo studio ASPREE      Alcuni ricercatori dell’Università di Melbourne (Australia) e della Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem (USA) hanno preso in esame i dati dello studio ASPREE (Aspirin in Reducing Events in the Elderly), il più grande studio randomizzato sull’uso dell’aspirina a basso dosaggio nelle fasce anziane della popolazione. I partecipanti allo studio (n=19.114), di età ≥70 anni, senza preesistenti malattie cardiovascolari o cerebrovascolari (fibrillazione atriale, ictus, attacco ischemico transitorio o infarto del miocardio), erano stati randomizzati per ricevere aspirina (100 mg) o placebo. Il follow-up mediano era stato di 4,7 anni (IQR 3,6-5,7). L’esito primario dello studio, la sopravvivenza libera da disabilità (disabilità fisica e demenza), non era risultato diverso nel gruppo aspirina e nel gruppo placebo.

Nella nuova analisi ci si è concentrati su ictus ed eventi emorragici. L’aspirina non ha prodotto una riduzione statisticamente significativa nell’incidenza dell’ictus ischemico (HR 0,89 [95%CI 0,71-1,11). Nel gruppo assegnato all’aspirina è stato però osservato un aumento significativo nel sanguinamento intracranico (1,1% contro 0,8%, HR 1,38 [1,03-1,84]). L’aumento delle emorragie subdurali, extradurali e subaracnoidee, considerate tutte insieme, era più alto con l’aspirina che col placebo (0,6% contro 0,4%; HR 1,45 [0,98-2,16]). L’ictus emorragico ha interessato lo 0,5% dei partecipanti assegnati all’aspirina e lo 0,4% dei partecipanti assegnati al placebo (HR 1,33 [0,87-2,04]). 

No alla cardioaspirina per tutti      “Le caratteristiche cliniche delle persone anziane includono un’intrinsecamente aumentata suscettibilità all’emorragia, che si può associare a un’aumentata fragilità dei vasi di piccolo calibro – sottolineano gli autori dell’analisi – In più, gli anziani sperimentano una maggiore predisposizione a traumi maggiori o minori come risultato di cadute o altri incidenti”. Questi fattori influenzano l’equilibrio rischio-beneficio delle terapie antiaggreganti e ciò può essere particolarmente vero per coloro che presentano un basso rischio cardiovascolare.

“Il principale riscontro di quest’analisi secondaria di uno studio clinico randomizzato era un aumento negli eventi emorragici intracerebrali che, in termini assoluti, superavano una più piccola e non significativa riduzione negli ictus ischemici – sintetizzano – La mancanza di beneficio e i potenziali rischi nella prevenzione primaria dell’ictus forniscono un’ulteriore evidenza a supporto della raccomandazione dell’USPSTF, recentemente pubblicata, contro la prescrizione di routine dell’aspirina a basso dosaggio come misura di prevenzione primaria, specialmente nelle persone anziane”.

Cloud e colleghi aggiungono due considerazioni sulla terapia antiaggregante in prevenzione primaria. “I nostri risultati indicano cautela anche riguardo all’inclusione dell’aspirina in una polipillola per prevenire la malattia cardiovascolare in anziani e adulti sani – e infine – Le nuove terapie antipiastriniche come clopidogrel, ticagrelor o pasugrel non sono state studiate nel setting della prevenzione primaria e non dovrebbero essere ancora considerate come alternativa all’aspirina per questa indicazione”.

(Cloud GC, Williamson JD, et al.Low-dose aspirin and the risk of stroke and intracerebral bleeding in healthy older people – Secondary analysis of a randomized clinical trial. JAMA Network Open. 2023;6(7):e2325803. doi:10.1001/jamanetworkopen.2023.25803 )

Il caldo estivo favorisce la voglia di dormire durante il giorno

(da DottNet)  Il caldo estivo favorisce la voglia di dormire durante il giorno. Su un tema così attuale in questo periodo di temperature record, la Società Italiana di Neurologia diffonde i risultati di importanti studi scientifici che dimostrano i benefici della siesta.  L’estate scorsa uno studio della Northwestern University pubblicato su ‘Current Biology’ (https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(22)01209-X) aveva indicato che le temperature superiori a 25 gradi spingono facilmente alla siesta perché esiste un termometro cerebrale che regola il metabolismo corporeo a seconda delle temperature esterne.

“Col riscaldamento globale queste temperature sono state ormai abbondantemente superate – afferma il Prof. Alfredo Berardelli (nella foto), Presidente della Società Italiana di Neurologia – ma, secondo uno studio appena pubblicato dalle Università di Montevideo e Londra e dal Center for Genomic Medicine di Boston e dal Broad Institute di Cambridge, esiste una predisposizione genetica alla siesta che al contempo sembra essere associata a un maggior sviluppo cerebrale e a un ridotto rischio di malattia di Alzheimer (https://doi.org/10.1016/j.sleh.2023.05.002 )”.

MEGLIO SIESTE BREVII benefici cerebrali si evidenziano con una siesta compresa fra 5 e 15 minuti e possono protrarsi fino a 1 o 3 ore dopo il sonnellino pomeridiano. Se la siesta supera mezz’ora invece si osserva un transitorio deterioramento delle performance cognitive.

VALUTAZIONE GENOMICALo studio ha esaminato circa 500mila soggetti di ambo i sessi con età compresa fra 40 e 69 anni che sono stati prima valutati con studi GWAS, cioè di associazione genome-wide che valuta tutte le variazioni geniche tra gli individui in esame, correlandole alle differenze di alcuni tratti particolari.”I soggetti del campione sono stati poi valutati tramite imaging cerebrale – ha commentato il Prof.

Giuseppe Plazzi, Responsabile dei Laboratori per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna – ed è risultato che la predisposizione genetica al sonnellino diurno era associata a un volume cerebrale totale maggiore di 15,80 cm3, che secondo gli autori potrebbe suggerire che regolari sonnellini diurni forniscono una certa protezione contro la neurodegenerazione, compensando la carenza di sonno notturno”. Non risultava comunque aumentato il volume dell’ippocampo né miglioravano il tempo di reazione e la memoria visiva.

ANNI GUADAGNATIConsiderando che altri studi indicano un declino generale del volume cerebrale totale compreso tra lo 0,2% e lo 0,5% all’anno, questa scoperta potrebbe indicare che chi abitualmente fa la siesta guadagna fra i 2,6 e i 6,5 anni di invecchiamento cerebrale.

ALTRI STUDI. La mancata evidenza di un’associazione tra la siesta, il volume dell’ippocampo e i miglioramenti cognitivi potrebbe però indicare che altre aree cerebrali come ad esempio quelle preposte alla vigilanza possono essere influenzate dall’abituale sonnellino diurno e occorreranno altri studi per individuare questa relazione

Con lo Spid nell’Area riservata dell’Enpam

(da enpam.it)   L’Enpam ha introdotto un nuovo metodo d’accesso alla propria area riservata. Pur non essendo un’amministrazione pubblica soggetta all’obbligo, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri ha reso possibile l’utilizzo dei servizi a disposizione dei suoi iscritti anche attraverso le credenziali del Sistema pubblico di identità digitale (Spid).  L’accesso attualmente in fase di sperimentazione è disponibile con i principali provider Spid.

Tuttavia, in alcuni casi potrebbe essere necessario attendere i tempi tecnici per l’entrata in funzione del nuovo metodo poiché non tutti i provider hanno già recepito la chiave di autenticazione Enpam.  Quest’ulteriore metodo d’accesso si aggiunge a quello tuttora valido che prevede l’utilizzo di username e password.  L’accesso con Spid, così come quello con username e password, consente di accedere a tutti i servizi, compresa la compilazione del Modello D per dichiarare i redditi libero professionali. A questo proposito, chi si è dimenticato di fare la dichiarazione entro il 31 luglio è fortemente consigliato di farlo al più presto.

Il nuovo Fascicolo sanitario elettronico pronto al decollo. Dai vaccini, ai farmaci fino alle cartelle cliniche ecco i dati che conterrà e come funzionerà la privacy

Pronto il nuovo decreto di Salute, Mef e Innovazione tecnologica che definisce quali dati sanitari conterrà il Fse 2.0, chi dovrà inserirli e da chi potranno essere consultati. Nel Fascicolo ci sarà anche la storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta e che potrà essere consultato dagli operatori sanitari anche in caso di accesso in emergenza ad una struttura sanitaria    Leggi L’articolo completo al LINK

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