CHIUSURA UFFICI ORDINE DEI MEDICI LUNEDI’ 4 FEBBRAIO 2019
Salute: donne più a rischio per il troppo “lavoro invisibile”
(da AGI) Si dice che il lavoro di una mamma non finisce mai. Ma l'enorme pressione che si cela nel doversi prendere cura della casa, dei figli, del partner e di loro stesse, può richiedere un enorme tributo alla loro salute. Come dimostra uno studio americano pubblicato sulla rivista Sex Roles. I risultati hanno dimostrato che la maggior parte delle responsabilità che riguardano la famiglia ricade proprio sulle madri, anche se lavorano e condividono il peso con i loro partner. Ma quel "lavoro invisibile", secondo i ricercatori, lascia le donne meno soddisfatte della loro vita e delle loro relazioni. E questo le rende più inclini alle malattie legate allo stress. "Anche se le donne possono fare fisicamente meno carichi di biancheria, continuano a mantenere la responsabilità di assicurarsi che il detersivo non finisca, che tutti gli indumenti sporchi finiscano nel bucato e che ci siano sempre asciugamani puliti disponibili", spiega il primo autore dello studio, Lucia Ciciolla. "Le donne stanno cominciando a riconoscere di mantenere ancora il peso mentale della famiglia anche se gli altri condividono il lavoro fisico e che questo carico mentale può avere un prezzo", aggiunge. "Fino a poco tempo fa nessuno si fermava a pensare a sua madre", dice Suniya Luthar della Arizona State University, nonché autore senior dello studio. "Dobbiamo occuparci del benessere delle mamme se vogliamo che i bambini facciano bene, e (lo dobbiamo, fare ndr) anche per il loro bene", aggiunge. E' ampiamente riconosciuto che, mentre le dinamiche di genere si sono spostate, rimane uno status quo profondamente radicato. Anche se gli uomini partecipano alle faccende domestiche e si occupano dei bambini, oggi più che in passato, i ricercatori hanno trovato che le donne gestiscono ancora la casa, indipendentemente dal fatto che lavorino più o meno del loro marito. Per indagare su come questo influisca sulla salute delle donne, i ricercatori hanno deciso di intervistare 393 donne con famiglia.
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Psoriasi e salute orale: il rischio è la parodontite
(da Odontoiatria33) La psoriasi è una malattia cronica autoimmune della cute che si manifesta con prurito, arrossamento della pelle, presenza di macchie squamose generalmente ai gomiti e al cuoio capelluto ma possono interessare varie parti del corpo.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi Da uno studio prospettico condotto da Sirka Woeste, ricercatrice presso la Kiel University Clinic of Conservative Dentistry and Periodontology (Germania) e recentemente pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology, emerge che i soggetti affetti da psoriasi hanno un elevato rischio di ammalarsi di malattia parodontale. La ricerca ha coinvolto due coorti di pazienti. La prima composta da 100 soggetti affetti da psoriasi e la seconda da 101 pazienti senza psoriasi. La salute orale dei volontari è stata valutata con il CPI, Community Periodontal Index(sanguinamento, tartaro, sondaggio) e il DMF (decay, missing, filled teeth). I pazienti hanno, inoltre, compilato un questionario per rilevare età, lo stato di fumatore, il livello di istruzione e le abitudini di igiene. Gli autori hanno così rilevato il quadro completo dello stato orale dei due gruppi; in letteratura non esistevano, infatti, dati coerenti ed esaustivi sulla salute orale dei soggetti affetti da psoriasi.
Due le analisi statistiche eseguite: l’abbinamento dei pazienti con età, abitudini all’igiene, indici di massa corporea e livelli di istruzione simili appartenenti a coorti diverse che ha individuato 53 coppie di pazienti; l’analisi della regressione logistica che partendo da un’unica coorte di 201 pazienti può identificare se la psoriasi può essere un fattore di rischio indipendentemente dalla malattia parodontale.
Risultati Secondo le analisi dell’abbinamento, i pazienti con psoriasi hanno una situazione parodontale significativamente deteriorata rispetto a quelli senza psoriasi. Gli indici di sanguinamento e il CPI presentano valori peggiori. L’analisi della regressione logistica ha confermato che la psoriasi è un fattore di rischio per la malattia parodontale. Sanguinamento, profondità di sondaggio parodontale e gli altri punteggi CPI risultano più elevati.
Conclusioni La gestione della psoriasi, concludono gli autori, deve includere regolari controlli sullo stato dentale e parodontale e il rispettivo trattamento dove richiesto. Le due patologie hanno infatti in comune fattori di rischio, patogenesi infiammatoria e fattori genetici che dovranno essere indagati con ulteriori studi.
(Woeste S, Graetz C, Gerdes S, Mrowietz U. Oral health in patients with psoriasis - a prospective study. Journal of Investigative Dermatology. In Press.)
Burnout medici: il fenomeno è in crescita. Ecco le specialità più colpite
L'esaurimento, ormai universalmente indicato con il nome di burnout, nella categoria medica è sempre più frequente, e le risposte a una nuova indagine organizzata da Medscape indicano che ben il 44% dei professionisti della salute rientra tra i criteri per la definizione di questa patologia, con un aumento del 2% rispetto all'anno precedente. Ma non solo, infatti l'11% dei medici si definisce depresso e il 4% soffre di depressione clinica. Le risposte di 15.069 medici in 29 specialità all'indagine analizzate nel Medscape National Physician Burnout, Depression & Suicide Report 2019 mostrano che il 14% dei medici ha pensato al suicidio ma non l'ha tentato, e il 6% ha dichiarato di non voler rispondere, mentre l'1% ha rivelato di aver cercato di mettere in pratica idee di questo genere. La maggior parte di chi ha avuto pensieri di suicidio (58%) lo confessa a qualcuno, spesso a un terapeuta (34%) o a un membro della famiglia (33%). Analizzando la tendenza per specialità, gli urologi hanno riportato la più alta percentuale di burnout (54%), seguiti a ruota dai neurologi (53%), mentre i professionisti meno toccati dal problema sono stati gli specialisti in sanità pubblica e medicina preventiva (28%). Per quanto riguarda il genere, sono le donne a soffrire di questo problema in maniera maggiore (50% rispetto a 39% negli uomini), forse a causa di maggiori pressioni e impegni provenienti anche dall'ambito familiare, oppure perché più disposte a confessare la cosa. Ma cosa porta al burnout i medici? Ebbene, il 59% ha affermato dover adempiere a troppe attività amministrative, il 34% di passare troppo tempo al lavoro e il 32% di subire troppo l'aumento di informatizzazione delle pratiche, come ad esempio l'uso di cartelle cliniche elettroniche. La frequenza del burnout è risultata simile in tutti gli ambienti di pratica, dagli ospedali, agli ambulatori, alle cliniche universitarie. I professionisti hanno affermato di utilizzare come primo metodo per affrontare il burnout l'esercizio fisico (48%), seguito dal parlare con famiglia e amici (43%) e isolarsi (41%). Metà dei medici che ha riferito depressione ha affermato che questo fatto influisce in maniera negativa sulla cura dei pazienti, ma solo il 16% di questi professionisti ha dichiarato di chiedere aiuto o di pensare di farlo, mentre il 64% ha dichiarato di non voler cercare aiuto né di averlo mai fatto. (Burnout Rises Above 50% in Some Specialties, New Survey Shows - Medscape - Jan 17, 2019https://www.medscape.com/slideshow/2019-lifestyle-burnout-depression-6011056)
Alzheimer: esame del sangue potrebbe rivelare la malattia 16 anni prima della comparsa dei sintomi. La ricerca su ‘Nature Medicine’
E’ uno studio che potrebbe avere implicazioni importantissime non solo in clinica, dove potrebbe consentire di diagnosticare l’Alzheimer anche 16 anni prima della comparsa dei disturbi cognitivi, ma anche nel campo della ricerca di terapie innovative per questa forma di demenza, che avrà un impatto epidemiologico sempre maggiore negli anni a venire. Il test per il dosaggio delle catene leggere del neurofilamento (NfL) è già disponibile, ma deve essere validato da ulteriori ricerche. Leggi l'articolo completo al LINK