Mantenere lo stesso medico di famiglia riduce la mortalità dei pazienti
Last Updated on 1 Settembre 2026 by Segreteria 2
(da Univadis) Il legame, la relazione terapeutica o la reciprocità sono l’essenza di un rapporto medico-paziente stabile. Si tratta di aspetti difficili da misurare, ma importanti, anche se nel settore sanitario viene dato rilievo soprattutto ai risultati misurabili e valutabili. Ed è proprio questo che gli esperti di medicina di famiglia cercano di mettere in evidenza per ricordare l’efficacia del loro lavoro e come si traduca concretamente in risultati significativi. Rosa M.ª Añel Rodríguez, del Gruppo di lavoro sulla sicurezza del paziente della semFYC, spiega per esempio a El Médico Interactivo quanto siano risultati sorprendenti nel 2022 i dati dello studio “Continuity in general practice as predictor of mortality, acute hospitalisation, and use of out-of-hours care: a registry-based observational study in Norway’, pubblicato sul ‘British Journal of General Practice’, secondo cui mantenere lo stesso medico di famiglia per 15 anni ha comportato una riduzione del 30% nel ricorso ai servizi di pronto soccorso, una diminuzione del 28% dei ricoveri ospedalieri e una riduzione del 25% della mortalità. “L’argomento più convincente dello studio è che esso rileva come il beneficio della continuità sia dose-dipendente. Il rapporto dose-risposta tra la durata del rapporto stabile medico-paziente e gli esiti sanitari è ciò che permette di affermare che l’associazione è causale, non meramente statistica. Non è che i pazienti più sani abbiano medici più stabili; il beneficio cresce con ogni ulteriore intervallo di anni di durata del rapporto, in modo sistematico e per tutte e tre le variabili”, riassume l’esperta.
Misurare l’efficienza della longitudinalità
La chiave di questi risultati è proprio il concetto di longitudinalità. L’esperta di semFYC cita infatti un editoriale pubblicato nel 2022 su ‘Revista Clinica de Medicina de Familia, in cui sono riportati diversi studi che forniscono dati sui molteplici benefici della longitudinalità. Nell’assistenza primaria, la longitudinalità è un “fattore protettivo per la salute. Ai benefici già menzionati, va aggiunto l’impatto sulla sicurezza clinica, grazie alla prevenzione della sovradiagnosi, della medicalizzazione e degli eventi avversi derivanti dall’eccessiva esposizione a esami e trattamenti non necessari”. Tornando allo studio citato, l’esperta di medicina di famiglia sottolinea che lo stesso gruppo norvegese ha pubblicato nel 2024 uno studio complementare sulle interruzioni nella continuità assistenziale e sulla loro associazione con una maggiore mortalità nei pazienti cronici, rafforzando l’idea dal punto di vista negativo: non solo accumulare anni con lo stesso medico offre protezione, ma le interruzioni nella continuità assistenziale sono associate a esiti peggiori. Inoltre, studi recenti condotti su pazienti affetti da ipertensione e diabete evidenziano miglioramenti significativi nel controllo dell’HbA1c e della pressione arteriosa sistolica in presenza di una continuità assistenziale.
Il potere del legame con il paziente
Come osserva Rosa M.ª Añel Rodríguez, la continuità favorisce il legame, quell’unione invisibile che unisce il professionista al paziente, alla famiglia e alla comunità in cui opera, e viceversa. “Il legame non è un elemento emotivo aggiuntivo alla relazione clinica: ne costituisce il fondamento. Senza di esso, molte delle cose che rendono possibile la medicina di famiglia non sarebbero realizzabili: la comunicazione spontanea di informazioni riservate, la tolleranza reciproca nei confronti dell’incertezza, la fiducia che permette di non ricorrere al pronto soccorso per ogni minimo sintomo, ecc.”. Per questo motivo sottolinea che “il legame deve essere reciproco: il paziente riconosce il proprio medico di base come fonte principale e abituale di assistenza sanitaria, e il medico si assume la gestione di tutte le esigenze assistenziali dei pazienti del proprio bacino di utenza”.
Investire nell’assistenza primaria per ridurre la spesa ospedaliera
Partendo da questo presupposto, gli esperti ribadiscono continuamente che gli investimenti nell’assistenza primaria sono particolarmente convenienti in termini di costi, anche per ridurre le spese relative all’assistenza ospedaliera stessa. L’esperta sottolinea che le prove a sostegno di questa ipotesi sono sempre più numerose. A tal fine, cita diversi studi, tutti in linea con questa tesi. Le analisi basate sui dati di Medicare, pubblicate su ‘JAMA Network Open’ nel 2023, concludono che recarsi regolarmente dallo stesso medico di base è strettamente correlato a un risparmio nella spesa di Medicare, correlazione che si rafforza con l’aumentare della frequenza delle visite nei pazienti con patologie più complesse. D’altra parte, uno studio condotto in Cina ha stimato che, se si raggiungesse la continuità ottimale, si potrebbero risparmiare tra il 7% e il 27% dei costi ambulatoriali e tra il 55% e il 73% dei costi di degenza. “Esiste un solido corpus di prove che dimostra come un’assistenza primaria solida sia alla base di un sistema sanitario altamente efficiente, associato a una migliore salute della popolazione, a una maggiore equità e a costi complessivi inferiori”, sottolinea l’esperta. Infine, osserva che, nonostante si disponga di questi dati, occorre comprendere che non si tratta di spendere di più nell’assistenza primaria per spendere meno in ospedale, come se fosse un’equazione immediata. “L’obiettivo è disporre di un sistema sanitario con un’assistenza primaria solida, continuativa e accessibile, al fine di garantire una migliore salute della popolazione, un minor numero di eventi avversi evitabili e, nel medio e lungo termine, un uso più razionale di tutte le risorse del sistema”. Ciononostante, è bene tenere a mente questo dato fondamentale: se avere lo stesso medico di famiglia per più di 15 anni riduce il rischio di mortalità del 25-30% rispetto a chi ha lo stesso medico da meno di un anno, la promozione della stabilità dei medici di famiglia dovrebbe essere una priorità per le autorità sanitarie.
(https://bjgp.org/content/72/715/e84)
(https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2808555)