CdC, Agenas definisce il lavoro delle équipe

Last Updated on 4 Settembre 2026 by Segreteria 1

(da M.D.Digital)  Le Case della Comunità entrano in una nuova fase. Dopo la realizzazione delle strutture previste dal Pnrr, l’attenzione si sposta sempre più sull’organizzazione dei servizi e sulla capacità di far lavorare insieme i diversi professionisti della sanità territoriale.
A indicare una possibile direzione sono le nuove Linee di indirizzo tecniche “Le équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità”, pubblicate il 28 luglio da Agenas. Il documento traduce in indicazioni operative uno dei requisiti cardine del Dm 77/2022: il lavoro integrato tra professionisti come modalità per garantire una presa in carico più efficace delle persone.
Il presupposto è il cambiamento dei bisogni assistenziali. L’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche e la maggiore complessità dei percorsi di cura rendono sempre meno efficace un’organizzazione basata su interventi separati. Il cittadino, soprattutto quando è anziano o presenta più patologie, ha bisogno di una rete nella quale le diverse componenti dell’assistenza siano collegate.
È proprio questa frammentazione che le équipe multiprofessionali dovrebbero contribuire a superare. Medici, infermieri, specialisti e professionisti dell’area sociale sono chiamati a condividere informazioni, obiettivi e responsabilità, costruendo percorsi assistenziali maggiormente integrati.
Per la Medicina generale il passaggio è particolarmente rilevante. Il Mmg rappresenta infatti il punto di riferimento del paziente lungo il percorso di cura e conosce la sua storia clinica, familiare e sociale. L’integrazione nelle équipe delle Case della Comunità dovrà quindi valorizzare questa funzione, evitando che la nuova organizzazione produca una sovrapposizione tra servizi territoriali e attività dei medici di famiglia.
Il documento di Agenas insiste sulla necessità di definire ruoli, responsabilità e modalità di collaborazione. L’obiettivo non è semplicemente riunire professionisti nello stesso luogo, ma costruire un modello nel quale competenze diverse concorrano alla presa in carico della persona.
È un passaggio importante perché il rischio, nella fase di attuazione della riforma, è che la Casa della Comunità venga identificata soprattutto con la struttura fisica. Il vero banco di prova sarà invece la capacità di trasformarla in un nodo della rete territoriale, collegato agli studi dei Mmg, all’assistenza domiciliare, alla specialistica e ai servizi sociali.
Le Linee di indirizzo arrivano dopo una consultazione pubblica avviata da Agenas tra aprile e maggio 2026 sul documento dedicato alle équipe multidisciplinari e multiprofessionali. Il percorso ha consentito di raccogliere contributi da professionisti, enti, associazioni e cittadini prima della definizione della versione finale.
Ora la responsabilità passa alle Regioni e alle aziende sanitarie, chiamate a tradurre le indicazioni in modelli organizzativi concreti. Ed è proprio nell’attuazione che emergeranno le differenze tra territori.
Per i Mmg, dunque, la questione non riguarda soltanto la presenza fisica nelle Case della Comunità. Il punto centrale sarà capire come verranno organizzati i rapporti tra i diversi professionisti, quali saranno le responsabilità di ciascuno e come verrà garantita la continuità tra assistenza nello studio, attività nelle strutture territoriali e presa in carico domiciliare.
La riforma dell’assistenza territoriale entra così nella fase più complessa: quella in cui le strutture devono diventare servizi e i servizi devono trasformarsi in una rete. Le Case della Comunità potranno funzionare soltanto se il lavoro multiprofessionale non resterà un principio organizzativo sulla carta, ma diventerà una modalità ordinaria di presa in carico.
Per la Medicina generale sarà una delle partite più importanti dei prossimi mesi.