Ritornano i medici attori di Cesena: “La Locandiera” in scena a Sarsina il 16 Luglio
(riceviamo e volentieri divulghiamo) Domenica16 luglio, alle ore 21.30, all’Arena Plautina di Sarsina, andrà in scena “La locandiera” di Goldoni, recitata dalla compagnia teatrale “Dica 33”, composta da medici-attori.
Gli attori sono Davide Bruschi, oncologo; Donato Calista, dermatologo; Elisabetta Cicognani, medico di medicina generale; Filippo Collinelli, specializzando in medicina generale; Alessandra Foschi, pediatra; Elena Magnani, medico internista; Massimo Magnani, direttore UO otorino; Sandra Schianchi, dermatologa. La direzione artistica dello spettacolo è del regista Massimo Boncompagni.
Lo scopo è quello di raccogliere fondi a favore delle figlie della collega Silvia Ruscelli, tragicamente scomparsa la scorsa estate, assieme al marito, in un incidente in moto.
La compagnia aveva debuttato con una commedia di Moliere “Medico per forza”, nel maggio del 2018, al Teatro Bonci di Cesena, ottenendo il tutto esaurito e poi era ancata in scena una replica dello stesso spettacolo all’Arena Plautina di Sarsina a giugno dello stesso anno.
Tutti i colleghi sono invitati allo spettacolo
Come si può Salvare il SSN dalla privatocrazia ?
(da M.D.Digital) È in atto, da tempo, un processo di destrutturazione del SSN pubblico che, di fatto, ha minato la sostenibilità, l’equità e l’accesso alle cure, garantiti dall’art. 32 della Costituzione. Che fare? Su queste problematiche si sono interrogati gli esperti che hanno partecipato all'ottavo incontro, dal titolo evocativo: "Salve Lucrum: come si può salvare il SSN dalla privatocrazia, presso la sede milanese dell’Istituto Mario Negri, organizzato dal Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria dell’Istituto. Incontri che hanno avuto come obiettivo quello di promuovere un confronto pragmatico per la riorganizzazione e il rilancio del SSN.
Punto di partenza della discussione è stato l’articolo 32 della Costituzione secondo cui è la Repubblica a dover tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. “Un diritto fondamentale che tuttavia nello stato attuale delle cose è disatteso, facendo emergere - spiega Giuseppe Remuzzi Direttore dell’Istituto Mario Negri - un problema culturale laddove si avvalla una società che fonda il benessere della popolazione sul libero mercato e dà sempre più credito e più potere a un sistema orientato al profitto, finendo per rispondere alle esigenze degli azionisti invece che ai bisogni degli ammalati”.
“Viene meno in questo modo anche un altro principio cardine, ovvero quello della democrazia – tiene a sottolineare Chiara Cordelli Professoressa presso l’Università di Chicago -. In un sistema di privatocrazia dove i privati agiscono come agenti dello Stato è inevitabile che si crei un conflitto irrisolvibile dove più si privatizza, più lo Stato perde controllo direttivo e accesso alle informazioni, aumentano le disuguaglianze economiche e si creano le condizioni affinché si indebolisca quel riconoscimento delle istituzioni alla base di un rapporto di fiducia tra stato e cittadini. Si perde in questo modo il valore della democrazia che è proprio quello di assicurare le condizioni di giustizia e libertà tramite un processo decisionale capace di eliminare, o almeno minimizzare, il dominio di alcuni su altri”.
L’unico modo per invertire questa deriva è avviare una quarta riforma che riparta, secondo Ivan Cavicchi, dalla legge 833 del 1978, correggendo gli squilibri causati dalle controriforme attuate negli anni ’90 e che ne hanno deviato l’evoluzione. Il primo squilibrio riguarda la rottura del rapporto tra economia e sanità, per cui oggi la sanità viene concepita come un costo in antitesi alla produzione di ricchezza del paese. Va trovata una nuova alleanza di compossibilità che li renda privi di contraddizione. Il secondo squilibrio riguarda la riduzione al minimo essenziale della spesa per la prevenzione. Il terzo squilibrio riguarda il rapporto tra pubblico e privato. In quarant’anni il pubblico è passato da una condizione di monopolio a una di gregario, dove il privato ha preso il sopravvento, annullando ogni forma di democrazia. La situazione è aggravata dal fatto che il privato è fortemente agevolato fiscalmente creando una concorrenza sleale verso il pubblico. Un altro sbilanciamento, grande errore della riforma sanitaria, è che sono stati riordinati i servizi senza modificare le prassi professionali che c’erano nel sistema mutualistico, danneggiando il sistema.
L’idea della quarta riforma tenta di rimettere in equilibrio questi aspetti per sanare la situazione con l’obiettivo, poi, di rimettere in pista una programmazione sanitaria vera, concepita per obiettivi piuttosto che seguendo logiche locali e regionali come accade oggi, in modo da facilitare un rapporto organico tra economia e sanità; di riaffermare il principio dell’art. 46 della 833 per cui le tutele integrative devono essere a carico del singolo e non compartecipate dal pubblico; di sollecitare un finanziamento straordinario alla sanità, per abbattere il tetto alle assunzioni, ma solo a patto che si sia disposti a superare gli squilibri del passato.
Schillaci, ‘mai più medici e infermieri sopraffatti dallo stress’
(da Adnkronos Salute) "La valorizzazione del personale sanitario è un tema che ho riportato al centro dell'agenda politica del Governo da subito. Le misure inserite nel cosiddetto Decreto Bollette costituiscono un primo passo in questa direzione e altri ne compiremo nel corso della legislatura. Ma l'impegno è quello di riuscire a far sì che tutto il nostro personale sanitario si senta gratificato nella sua professionalità. Che nessun medico, infermiere, operatore sociosanitario si senta sopraffatto dallo stress". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un videocollegamento con il Congresso nazionale della Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri), commentando l'indagine sul burnout dei sanitari presentata al meeting. "La survey che avete presentato - ricorda il ministro - rileva come il 50% di medici e infermieri che opera nei reparti di Medicina interna presenti uno stato di 'burnout' e una percentuale simile vorrebbe licenziarsi purtroppo entro l'anno. Ma c'è anche una larga maggioranza che dichiara di sentirsi gratificata dal proprio lavoro con i pazienti e di aver, nonostante tutto, realizzato molte cose buone nel corso della propria vita lavorativa".
Per Schillaci, "oltre alla valorizzazione economica, occorre rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale intervenendo sulla riorganizzazione dei modelli, lavorando a una maggiore appropriatezza prescrittiva e a un miglior utilizzo dei posti letto. Questa è una sfida importante che richiede il contributo di tutti. Sono certo di poter contare sul vostro qualificato aiuto e che tutti insieme - esorta il ministro - potremo difendere i nostri operatori e il nostro SSN".
Gli inquinanti atmosferici aumentano il rischio di glaucoma
(da Univadis) Una revisione sistematica e metanalisi ha confrontato l'incidenza delle patologie oculari legate all’età negli adulti esposti a alti e bassi livelli di inquinamento atmosferico. Una quantità più elevata di particolato 2,5 è risultata costantemente associata a glaucoma e glaucoma ad angolo aperto. Secondo gli studi, i livelli di particolato 2,5 sono fortemente correlati al glaucoma sia in modelli a inquinante singolo sia in modelli a inquinante multiplo. La ricerca riporta anche che il glaucoma non risulta collegato ad altri inquinanti atmosferici come l’ozono, il diossido di zolfo o il diossido di azoto in un modello a inquinante multiplo.
(Grant A, Leung G, Freeman EE. Ambient air pollution and age-related eye disease: a systematic review and meta-analysis. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2022;63:17.
Fonte: https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2783563)
L’attività fisica aiuta a sentire meno dolore
(da DottNet) L'attività fisica regolare aiuta a sentire meno il dolore e potrebbe rappresentare un ottimo rimedio per controllare il dolore cronico: lo rivela una ampia analisi su oltre 10.000 adulti da cui emerge che le persone fisicamente attive hanno una maggiore tolleranza al dolore rispetto a quelle sedentarie e che quelle con un livello di attività più elevato hanno un livello più alto di tolleranza al dolore. Condotto da Anders Årnes dell'Università della Norvegia Settentrionale a Tromso, il lavoro è stato pubblicato sulla rivista 'Plos One'. Ricerche precedenti hanno suggerito la possibilità che l'abitudine di praticare un livello elevato di attività fisica possa aiutare ad alleviare o prevenire il dolore cronico aumentando la tolleranza al dolore. a questo è il primo studio esaustivo su un ampio campione di individui. Gli esperti hanno analizzato i dati di 10.732 adulti coinvolti nel Troms› Study - condotto periodicamente in Norvegia. I ricercatori hanno utilizzato i dati di due cicli del Troms› Study, uno condotto dal 2007 al 2008 e l'altro dal 2015 al 2016. I dati comprendevano i livelli di attività fisica auto-riferiti dai partecipanti e i loro livelli di tolleranza al dolore, valutati con un test che prevedeva l'immersione della mano in acqua fredda. È emerso chiaramente che i partecipanti che hanno dichiarato di essere fisicamente attivi in entrambi i cicli dello Studio di Troms› avevano una maggiore tolleranza al dolore rispetto a coloro che hanno dichiarato uno stile di vita sedentario in entrambi i cicli. I partecipanti con livelli di attività totale più elevati avevano una maggiore tolleranza al dolore e coloro che avevano un'attività più intensa nel 2015/2016 rispetto al 2007/2008 avevano un livello complessivo di tolleranza al dolore più elevato. Lo studiosuggerisce anche che rimanere fisicamente attivi, diventare attivi o aumentare l'attività è legato a una maggiore tolleranza al dolore. Quindi, rilevano gli esperti, l'aumento dell'attività fisica potrebbe essere una potenziale strategia per alleviare o contrastare il dolore cronico.
Partecipare a eventi culturali fa bene al cuore
(da Univadis) In questi anni si sono accumulate evidenze sull'effetto di rafforzamento del tempo libero sulla salute (1) e di come la stimolazione culturale di un individuo possa avere effetti specifici sui determinanti relativi della salute simili a quelli ottenuti da un semplice esercizio fisico (2). Inoltre, prove da studi clinici randomizzati sono a supporto della promozione e facilitazione di stili di vita culturalmente impegnati come elementi essenziali per la longevità (3). Tuttavia, a oggi non è ancora definita quale sia la relazione causale tra attività culturali e le cause più comuni di mortalità (4). Questo anche a causa dei fattori di rischio che spesso variano nel tempo e potrebbero aver agito come confondenti residui negli studi epidemiologici realizzati in passato su disegni tradizionali.
Modelli per l’analisi della sopravvivenza
I metodi standard per l'analisi della sopravvivenza, come il modello di Cox dipendente dal tempo, possono produrre stime distorte quando esistono fattori di confondimento legati al tempo che sono essi stessi influenzati da trattamenti o esposizioni precedenti. I modelli strutturali marginali sono una classe di modelli causali i cui parametri sono stimati attraverso la ponderazione della probabilità inversa del trattamento; questi modelli consentono un aggiustamento appropriato per il confondimento (5). Il modello strutturale marginale di COX (MSD-COX) consente di stimare l'effetto causale medio del trattamento da dati osservazionali simili a quelli di studi randomizzati controllati al fine di ridurre al minimo il rischio di confusione residua e alcune forme di bias di selezione. MSD-COX è stato impiegato da un gruppo di ricercatori svedesi per valutare la potenziale associazione causale tra la partecipazione a eventi culturali e la malattia coronarica (CHD) (6), la principale causa di mortalità nel mondo (4).
Esposizione a eventi culturali e rischio di malattia coronarica
Uno studio osservazionale longitudinale svedese ha analizzato una popolazione di 3296 individui rilevando i dati di tre misurazioni separate a intervalli di otto anni per un periodo di 36 anni (6). Sono stati inclusi nell'analisi solo soggetti con tre misurazioni effettuate e senza una diagnosi precedente di CHD all'inizio dello studio. ll risultato era inteso come tasso di visite (da mai a ogni settimana o più spesso) di gallerie d’arte e musei, cinema, concerti, conferenze e teatri. Per definire il livello di esposizione culturale nei tre periodi di misurazione è stato calcolato un indice di frequenza culturale stratificando separatamente ciascuna delle tre misurazioni nel livello più basso (25%, quartile 1), medio (50%, quartili 2-3) o più alto (25%, quartile 4) di esposizione culturale. I partecipanti con il più basso livello di esposizione culturale avevano il più alto tasso di incidenza di CHD. I soggetti con un alto livello di esposizione culturale hanno avuto una riduzione del rischio di CHD di circa il 34% rispetto a quelli con il livello di esposizione culturale più basso. Quindi la stima dell’effetto causale mediante MSD-Cox ha suggerito un gradiente di diminuzione dei tassi di incidenza di CHD tra gli adulti quando l'esposizione culturale è aumentata.
Alcune interrogativi senza risposta
Gli autori sottolineano come l’associazione causale potenziale tra partecipazione nel tempo libero a eventi culturali e CHD rimane complessa, pur comprendendo fattori ambientali in grado di influenzare i meccanismi epigenetici legati alle malattie cardiovascolari e al diabete mellito di tipo 2. Dall’analisi dei risultati non è stato possibile verificare se tutte le ipotesi fossero soddisfatte per un'interpretazione causale, limite dovuto anche alla mancanza di diverse informazioni sui più importanti fattori di rischio per CHD (per es. dislipidemia, obesità, rischio familiare e diabete mellito). A stimolo di future ricerche rimangono alcuni interrogativi senza risposta come per esempio: il livello ottimale di esposizione culturale per il rischio di CHD, quali tipi di eventi culturali hanno l'effetto più benefico e qual è il mix ideale di eventi culturali a cui partecipare. Comunque, è rilevante aver scoperto che chi ha preso parte a più attività culturali aveva meno probabilità di avere malattie coronariche, un dato che dimostra quanto può essere importante una costante disponibilità di risorse culturali nella vita delle persone.
(1. Caldwell LL. Leisure and health: why is leisure therapeutic? Br J Guid Couns 2005;33:7–26.
2. Konlaan BB, Björby N, Bygren LO, Weissglas G, Karlsson LG, Widmark M. Attendance at cultural events and physical exercise and health: a randomized controlled study. Public Health. 2000;114(5):316-319.
3. Løkken BI, Merom D, Sund ER, Krokstad S, Rangul V. Cultural participation and all-cause mortality, with possible gender differences: an 8-year follow-up in the HUNT Study, Norway. J Epidemiol Community Health. 2020;74(8):624-630. doi:10.1136/jech-2019-213313
4. WHO. The top 10 causes of death. 2020. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/the-top-10-causes-of-death.
5. Hernán MA, Brumback B, Robins JM. Marginal structural models to estimate the causal effect of zidovudine on the survival of HIV-positive men. Epidemiology. 2000;11(5):561-570. doi:10.1097/00001648-200009000-00012
6. Johansson SE, Jansåker F, Sundquist K, Bygren LO. A longitudinal study of the association between attending cultural events and coronary heart disease. Commun Med (Lond). 2023;3(1):72. Published 2023 May 24. doi:10.1038/s43856-023-00301-0)
Commissione su colpa medica, ‘solo 3% denunce si conclude con condanna’
(da Adnkronos Salute) - "Gli obiettivi della Commissione per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica sono quelli di individuare un perfetto punto di equilibrio tra la piena tutela del paziente e la serenità del medico perché un professionista sereno è di interesse della collettività. Si devono cercare di evitare le aggressioni giudiziarie: il dato statistico dal quale partiamo è che su 100 denunce che si fanno contro i medici solo 3 si concludono con la condanna. Quindi significa che le altre 97 si dimostrano infondate. Ciò porta da una lato all'appesantimento della macchina della giustizia e dall'altra rende i medici più preoccupati mentre che fanno ricorso alla medicina difensiva con gravi spese aggiuntive per il Ssn e disagi per i pazienti che vengono sottoposti ad esami costosi, invasivi e inutili". Così all'Adnkronos Salute Adelchi d'Ippolito, presidente della Commissione per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica, istituita con un decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio e insediata a metà aprile.
"Il punto di equilibrio è garantire la tutela giuridica del paziente e togliere preoccupazione al medico - avverte il magistrato - Per questo è stata istituita una Commissione di altissimo livello che attraverso le audizioni e i contributi che potranno arrivare dai vari soggetti interessati, cercherà di raggiungere questo obiettivo. Abbiamo già ascoltato le associazioni scientifiche dei medici e il presidente della Fnomceo. Proseguiremo nei prossimi giorni anche con le assicurazioni e le associazioni dei pazienti e abbiamo in programma - conclude - anche un approfondimento sulle legislazioni sussistenti negli altri Paesi per esplorare modelli già esistenti".
Covid, senza vaccino i disturbi persistono 24 mesi per uno su sei
(da DottNet) Senza vaccino più rischi dal Covid anche a 24 mesi dalla guarigione: infatti, secondo un lavoro pubblicato sul 'British Medical Journal', più di una persona su 6 tra i non vaccinati riporta effetti del Covid sulla salute due anni dopo l'infezione. Condotto da Tala Ballouz e Milo Puhan dell'Università di Zurigo, lo studio rileva che il 17% non è tornato a una normale condizione di salute e il 18% ha riportato sintomi correlati al Covid dopo 24 mesi.
Lo studio ha coinvolto 1106 individui che hanno avuto il Covid tra agosto 2020 e gennaio 2021 e 628 coetanei che non si sono ammalati. Si è trattato di un campione di non vaccinati. Complessivamente, il 55% dei partecipanti ha dichiarato di essere tornato al proprio stato di salute normale a meno di un mese dall'infezione e il 18% ha riferito di essersi ripreso entro uno o tre mesi. A sei mesi, il 23% dei partecipanti ha dichiarato di non essere ancora guarito, il 19% a 12 mesi e il 17% a 24 mesi.
Rispetto alle persone che non avevano un'infezione, i guariti dal Covid presentavano un rischio maggiore di problemi fisici, come alterazione del gusto o dell'olfatto (9,8%), malessere dopo uno sforzo (9,4%) e mancanza di fiato (7,8%), e di salute mentale, come riduzione della concentrazione (8,3%) e ansia (4%) al sesto mese.
Si tratta di uno studio basato su un'ampia popolazione con valutazioni regolari di una serie di risultati sanitari: "i problemi di salute persistenti creano sfide significative per gli individui colpiti e rappresentano un onere importante per la salute della popolazione e per i servizi sanitari", scrivono gli autori; servono altri studi "per stabilire interventi efficaci per ridurre l'onere della condizione post-Covid", concludono.
Sanità digitale, facciamo il punto
(da M.D.Digital) Nel 2022 la spesa per la Sanità digitale in Italia è stata pari a 1,8 miliardi di euro (+ 7% rispetto al 2021). La maggior parte delle aziende sanitarie, coinvolte nella ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, (presentata durante il recente convegno “Sanità Digitale: vietato fermarsi!”) svolta in collaborazione con FIASO, investirà in Cybersecurity (58%), Cartella Clinica Elettronica (54%) e nell’integrazione con sistemi regionali e/o nazionali (51%).
Rallenta la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Ad averlo utilizzato almeno una volta, nel 2023, è stato il 35% degli Italiani, contro il 33% rilevato nel 2022 e la maggior parte di loro (53%) afferma di averlo usato solo per le funzionalità legate all’emergenza Covid.
Aumenta la richiesta di nuovi prodotti e servizi basati sul digitale in ambito sanitario. Se alcune delle tecnologie a supporto del paziente a domicilio sono già abbastanza diffuse, come le App per la salute (utilizzate dal 38% dei pazienti cronici o con problematiche gravi – coinvolti nella ricerca svolta in collaborazione con AISC, Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti) o i dispositivi indossabili per monitorare i parametri clinici (29%), quelle più innovative destano la curiosità dei pazienti. Il 49% si dichiara interessato alle tecnologie di realtà virtuale o aumentata, il 47% agli assistenti vocali che forniscono informazioni e supporto in ambito salute. E se tra i medici emerge preoccupazione sul possibile utilizzo inappropriato da parte dei cittadini/pazienti dell’intelligenza artificiale, meno di 2 clinici su 10 hanno timore che l’AI possa sostituire, anche in parte, il proprio lavoro.
“Prosegue la digitalizzazione del Sistema Sanitario – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale –, ma il tanto atteso cambio di passo che la Missione 6 Salute del Pnrr avrebbe dovuto imprimere agli investimenti in Sanità digitale non è ancora tangibile. L’utilizzo delle risorse legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si sta rivelando una sfida dall’esito tutt’altro che scontato. La difficoltà di comprendere come realizzare concretamente questa opportunità è tra gli ostacoli più rilevanti allo sviluppo della Sanità digitale secondo i principali decisori delle strutture sanitarie (49%), insieme alle limitate risorse economiche (58%)”.
Covid. Aggiornate le indicazioni operative per l’attività odontoiatrica dopo la pandemia. Vademecum in 5 regole
Triage preliminare al telefono e in office; ottenere il consenso dal paziente in modo specifico anche relativamente al rischio da Covid; invitare il paziente al lavaggio o disinfezione delle mani; areare adeguatamente la sala d'attesa e porre attenzione all'igiene delle superfici; utilizzare da parte degli operatori dispositivi di protezione individuale; attuare protocolli operativi predisponendo tutto il necessario prima che entri il paziente. Leggi L'articolo completo al LINK
Medicina estetica e odontoiatria: il punto di Carlo Ghirlanda
(da andi.it) Alla domanda “chi sono i titolari del sorriso?” il Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda, risponde senza esitazioni: “Noi”, replicando indirettamente ai medici estetici rappresentati dal Collegio delle società scientifiche che riunisce Agorà, SIME e SIES. Come riportato nell’articolo del Corriere della Sera del 1° giugno u.s., il Presidente ANDI, plaude all’approvazione del Decreto Legge marzo 2023, n. 34, che ha confermato la competenza degli odontoiatri per determinati distretti del volto e definisce “un vero e proprio riordino”, il testo della legge.
Nel corso dell’intervista, Ghirlanda ha altresì ribadito la propria soddisfazione per le altre due norme contenute nel c.d. Decreto bollette: la possibilità di partecipare ai bandi pubblici del SSN per tutti i laureati in Odontoiatria, senza ulteriore specializzazione e la possibilità, per chi ha conseguito la doppia laurea, di iscriversi ad entrambi gli Albi professionali.
Questo l’articolo approvato:
Articolo 15-ter.
(Disposizioni in materia di accesso ai concorsi pubblici per dirigente medico odontoiatra e alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale nonchè di attività di medicina estetica)
1. Per i laureati in odontoiatria e protesi dentaria e per i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione di odontoiatra, è abolito il requisito della specializzazione ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici per dirigente medico odontoiatra e ai fini dell’accesso alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale.
2. La lettera b) del comma 1 e il comma 2 dell’articolo 28 del regolamento recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483, sono abrogati.
3. All’articolo 8, comma 1, lettera h-ter), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «Il requisito della specializzazione non è richiesto per l’accesso alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale».
4. Alla legge 24 luglio 1985, n. 409, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e possono esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso»;
b) all’articolo 4, il terzo comma è abrogato.
Il prezzo della sedentarietà sulla salute. Il report OMS/OCSE per invertirne la tendenza
(da MSD Salute)Evitare oltre tre milioni di casi di malattie cardiovascolari e depressione, quasi 1 milione di casi di diabete di tipo 2 e più di 400.000 casi di tumori. Obiettivi che sarebbe possibile raggiungere in Europa ed entro il 2050, aumentando la pratica di attività fisica da parte della popolazione. È quanto risulta dal report Step up! Affrontare il peso dell’insufficiente attività fisica in Europa, a cura di OMS e OCSE, secondo il quale per ottenere questi risultati sarebbe sufficiente aumentare i livelli di attività fisica almeno fino ai minimi raccomandati dall’OMS, pari a 150 minuti alla settimana. Raggiungere l’obiettivo di 300 minuti a settimana, invece, eviterebbe altri 16 milioni di casi di malattie non trasmissibili, con ingenti risparmi per la spesa sanitaria. Ma, in base ai risultati dell’ultimo sondaggio di Eurobarometro, il 45% dei soggetti intervistati dichiara di non praticare alcun tipo di esercizio fisico o sport, mentre per una persona su tre il grado di attività è ritenuto insufficiente. Donne, anziani e individui appartenenti alle classi socio-economiche più svantaggiate sono le categorie che meno rispondono alle raccomandazioni delle autorità sanitarie. Il documento si compone quindi di più parti: oltre a evidenziare i benefici generali dell’attività fisica, vengono messe in luce le stime dei risparmi associati alla diffusione dell’attività fisica, e le iniziative che a livello politico potrebbero essere intraprese per indurre la popolazione ad abbandonare la sedentarietà.
Cronicità e attività fisica
In Europa le malattie croniche non trasmissibili sono la principale cause di morte e negli Stati membri la somma dei decessi per malattia cardiovascolari e per tumore ammonta al 60% del totale. Circa il 40% degli over 65 presenta, inoltre, almeno due condizioni croniche, e circa il 30% almeno una limitazione nell’attività quotidiana che potrebbe richiedere un’assistenza sanitaria a lungo termine. La maggioranza delle più comuni malattie croniche non trasmissibili è, tuttavia, favorevolmente influenzata dalla pratica di regolare esercizio fisico. Anche una singola sessione di attività da moderata a vigorosa, nel giorno in cui viene praticata, può ridurre la pressione sanguigna, migliorare la sensibilità all’insulina e il sonno, diminuire i sintomi ansiosi e migliorare alcuni aspetti cognitivi, come attenzione e memoria. La maggior parte di questi miglioramenti aumenta progressivamente quando l’attività è praticata regolarmente. Altri benefici, come la riduzione del rischio di malattia e la migliore funzionalità fisica, sono invece il risultato di giorni o settimane di allenamento.
I benefici sulla salute
La pratica regolare di attività fisica è uno dei più importanti mezzi per migliorare il proprio stato di salute fisica e mentale, e il proprio benessere. I benefici dell’attività fisica riguardano, infatti, sonno, salute mentale e salute cognitiva, prevenzione delle malattie, peso corporeo, fitness, equilibrio e coordinamento, forza funzionale. Nel dettaglio, con l’esercizio fisico si possono ottenere i seguenti vantaggi:
-miglioramento della qualità del sonno
-riduzione dei sintomi di depressione e ansia
-aumento delle capacità di giudizio, pensiero e apprendimento
-prevenzione delle malattie croniche, cardiovascolari, tumori e diabete
-controllo del peso corporeo
-miglioramento dello stato cardiorespiratorio e della forma muscolare
-riduzione del rischio di cadute
-miglioramento della salute dei tessuti ossei.
Aumentare i livelli di attività fisica della popolazione sarebbe, inoltre, di supporto alla ripresa dopo il Covid-19, creando una popolazione più sana, più resiliente e con una maggior salute mentale, e avrebbe ricadute positive sull’ambiente, riducendo le emissioni e aumentando gli spazi verdi. La messa in pratica delle indicazioni dell’OMS, con 150 minuti di attività fisica di grado moderato-intenso ogni settimana da parte di tutta la popolazione, permetterebbe:
- di prevenire più di 10.000 decessi prematuri in soggetti tra i 30 e 70 anni
- di aumentare l’aspettativa di vita delle persone che non sono sufficientemente attive di 7,5 mesi, e del totale della popolazione di circa 2 mesi
un risparmio per gli Stati membri dell’Unione Europea pari in media allo 0,6% del proprio budget di assistenza sanitaria. Questo si tradurrebbe in un totale di circa 8 miliardi di euro PPP (parità di potere d’acquisto, calcolata per uniformare il potere di acquisto delle diverse valute, al netto delle differenze di prezzo tra paesi) per anno risparmiati.
Politiche pubbliche
Nell’ambito dei paesi europei, Italia Francia e Germania sono quelli caratterizzati dal maggior carico di attività fisica insufficiente sulla spesa sanitaria. Secondo le stime contenute nel report, da oggi al 2050, la spesa per il trattamento delle patologie conseguenti alla mancanza di attività fisica sarà di 1,3 miliardi di euro PPA, 1 miliardo e 2 miliardi rispettivamente. Varie le opzioni politiche per indurre la popolazione ad aumentare i propri livelli di attività fisica, e ridurre i costi sanitari. Alcune sono indirizzate a target specifici, e quindi prevedono, per esempio, interventi nella scuola, sui luoghi di lavoro, in contesti di assistenza sanitaria. Altre mirano ad aumentare l’accesso allo sport, o a intervenire sul contesto ambientale per incoraggiare le attività outdoor e le politiche dei trasporti. Vista la complessità del fenomeno, viene ribadita la necessità di attuare un pacchetto di misure da indirizzare a tutti i drivers, contemporaneamente. L’investimento e l’allocazione di risorse per un fine tanto articolato porterà così ritorni maggiori, rispetto a quanto accadrebbe se venissero attuate delle misure politiche isolate.
(OECD/WHO (2023). Step Up! Tackling the Burden of Insufficient Physical Activity in Europe. OECD Publishing, Paris
https://doi.org/10.1787/500a9601-en)
Dichiarazione a cura della Commissione Ambiente e Salute, Sicurezza, Ambienti di Lavoro e Stili di Vita dell’Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Forlì-Cesena
L'alluvione nella nostra Romagna è una lezione per tutti i medici
Da oltre dieci anni l'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Forlì-Cesena è sensibile ai temi dell'inquinamento ambientale e del surriscaldamento del pianeta, e attraverso questa Commissione fa opera di informazione ed aggiornamento per tutti gli iscritti sui pericoli e sui danni che questi eventi producono su esseri umani, piante e animali.
Forse, fino a due settimane fa molti di noi erano ancora scettici, perché magari pensavano che la crisi climatica fosse una cosa lontana e riservata alle popolazioni del sud del mondo, ma quello che è successo nella nostra Romagna ci deve aprire definitivamente gli occhi.
Vedere la violenza delle precipitazioni piovose e poi delle inondazioni a cui sono stati sottoposti i nostri territori, la nostra gente, noi stessi, e constatare le terribili conseguenze che deve sopportare adesso la nostra comunità ci porta a moltiplicare il nostro impegno nel fare educazione, prevenzione, opera di convincimento nei confronti delle istituzioni e di tutti i cittadini per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e promuovere le azioni idonee alla prevenzione.
Occorre una nuova, definitiva consapevolezza sugli effetti dei danni ambientali e sulle malattie conseguenti.
Tutelare l'ambiente in cui viviamo significa anche tutelare sempre la salute delle persone.
Tutti i medici e gli odontoiatri devono impegnarsi in prima persona per promuovere il contrasto all'inquinamento ambientale e ai cambiamenti climatici, che sono una vera emergenza per la nostra società e la nostra salute.
Non possiamo lasciare alle nuove generazioni l'onere delle nostre inadempienze ambientali.
Il Coordinatore della Commissione Il Presidente
Dott. Giuseppe Timoncini Dott. Michele Gaudio
REGIONE EMILIA ROMAGNA: Rettifica delle graduatorie degli specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) ambulatoriali valevoli per l’anno 2023
Si comunica che sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 141 del 31 maggio 2023 (in allegato) è stata pubblicata la rettifica delle graduatorie degli specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) ambulatoriali valevoli per l’anno 2023 – branca di odontoiatria