Agenas, ecco come saranno organizzate le équipe delle Case di Comunità
(da DottNet) L'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha pubblicato le Linee di indirizzo tecniche dedicate alle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case di Comunità, definendo la composizione della squadra di base e le modalità di collaborazione tra le diverse figure coinvolte nell'assistenza territoriale. Il documento individua un modello organizzativo fondato sull'integrazione delle competenze per rispondere ai bisogni di salute delle persone e delle comunità.
La squadra di base delle Case di Comunità
Secondo le Linee di indirizzo, il nucleo di base delle équipe sarà composto dal medico di assistenza primaria, come il medico di medicina generale, o dal pediatra di libera scelta, dall'infermiere, dall'assistente sociale e da una figura di supporto amministrativo. A questo gruppo si affiancheranno, in funzione delle necessità assistenziali del singolo paziente, ulteriori professionisti secondo un modello definito "a geometria variabile". Il documento è il risultato del lavoro di un gruppo di esperti ed è stato successivamente sottoposto a consultazione pubblica.
Un modello di lavoro multidisciplinare
Le Linee di indirizzo individuano nella multidisciplinarietà la modalità organizzativa di riferimento per il funzionamento delle Case di Comunità, considerandola un elemento strutturale per affrontare la complessità dei bisogni sanitari e sociali. "L'obiettivo è superare un'organizzazione in cui i professionisti operano uno dopo l'altro, favorendo invece un lavoro in parallelo e integrato", spiega Agenas nel documento, che descrive anche i ruoli di coordinamento e il funzionamento delle diverse équipe specialistiche, tra cui quelle dedicate alla salute mentale e alle cure palliative.
Il ruolo del Terzo settore
Le Linee di indirizzo riconoscono inoltre un ruolo al Terzo settore, includendo tra gli attori della rete territoriale realtà come parrocchie, centri di aggregazione e società sportive. A queste organizzazioni viene attribuita la funzione di "sentinelle sociali", con il compito di intercettare precocemente situazioni di fragilità, come povertà alimentare, problemi abitativi o dipendenze, e di segnalarle ai servizi competenti per favorire l'attivazione degli interventi necessari. "Le Linee di indirizzo rappresentano un tassello di una strategia più ampia con cui Agenas accompagna le Regioni nella trasformazione del Servizio sanitario nazionale", afferma il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese.
La pace del minimalismo
(da Internazionale.it) Il minimalismo può favorire il benessere mentale, sostiene 'Psycology Today', anche perché semplifica la vita quotidiana: possedere meno oggetti significa dedicare meno energie a gestirli. I minimalisti dicono di avere una maggiore sensazione di controllo e anche una mente più lucida. Per adottare questo stile di vita bisognerebbe fare periodicamente spazio in casa, eliminando il superfluo e donando ciò che non si usa più. Anche tenere le superfici il più libere possibile può contribuire a creare una sensazione di ordine.
(https://www.psychologytoday.com/us/blog/play-your-way-sane/202512/the-psychology-of-minimalism)
Dipendenze, Ravera: «La vera emergenza è educativa, non esistono droghe leggere»
(da DottNet) Secondo il Dott. Furio Ravera, il cambiamento della denominazione della relazione, da "tossicodipendenze" a "dipendenze", riflette l'evoluzione del fenomeno, che oggi comprende non solo l'uso di sostanze stupefacenti, ma anche alcol, gioco d'azzardo, dipendenze digitali e isolamento sociale, condizioni che spesso coesistono nella stessa persona. Tra gli aspetti più critici, Ravera evidenzia il crescente consumo di cocaina, ormai diffuso trasversalmente nella popolazione. Lo psichiatra sottolinea come questa sostanza sia associata a importanti danni neurologici e cardiovascolari e avverte del rischio che venga progressivamente percepita come un comportamento normale, con una conseguente riduzione della consapevolezza dei suoi effetti nocivi.
Netta anche la posizione sulla cannabis. Secondo Ravera, definire la cannabis una "droga leggera" non trova riscontro nelle evidenze scientifiche. La sostanza, infatti, agisce su aree cerebrali coinvolte nella regolazione delle emozioni, della memoria, dell'attenzione e della capacità di giudizio e può interferire con il corretto sviluppo del cervello, soprattutto durante l'adolescenza. Per l'esperto, il problema principale è di natura educativa e culturale. La crescente normalizzazione del consumo di sostanze si accompagna a una crisi educativa che coinvolge famiglie, scuola e società. In questo contesto, Ravera sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo educativo condiviso di genitori e istituzioni scolastiche, considerati i primi punti di riferimento nella prevenzione.
Un'ulteriore criticità riguarda l'età sempre più precoce di inizio del consumo. L'adolescenza rappresenta una fase cruciale per la maturazione del cervello e l'esposizione a sostanze in questo periodo può alterare i meccanismi della ricompensa, compromettendo lo sviluppo cognitivo, il percorso scolastico e le relazioni sociali. Per affrontare efficacemente il fenomeno, conclude Ravera, è necessario andare oltre gli interventi esclusivamente sanitari o repressivi. Servono strategie integrate basate su prevenzione, educazione e servizi territoriali in grado di sostenere le famiglie e aiutare i giovani a sviluppare strumenti per gestire emozioni e disagio senza ricorrere a sostanze o comportamenti compulsivi. Una prospettiva che, secondo lo specialista, rappresenta la vera prevenzione.
Corsi di idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale – comunicazione per emissione avvisi partecipazione
Si comunica che sul BUR - parte terza – n. 209 del 31 luglio 2026 sono pubblicati gli avvisi relativi all’organizzazione dei corsi per il conseguimento dell’idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale.
I corsi sono organizzati dall’Azienda USL di Reggio Emilia e dall’Azienda USL della Romagna.
Gli avvisi sono pubblicati al seguente link:
https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-bollettino?b=03ed41e143774d12b85953e1e329ce8b
Il termine per la presentazione delle domande è il 15 agosto 2026
Liquidazione di fine servizio per i medici ospedalieri: dal 2027 l’attesa sarà più breve
(da DottNet) A partire dal 1° gennaio 2027, i dipendenti pubblici, ivi compresi i medici dipendenti ospedalieri, che andranno in pensione per raggiunti limiti di età (67 anni e un mese) riceveranno la prima quota del TFS/TFR (in gergo la liquidazione) dopo 9 mesi dalla cessazione del servizio, invece degli attuali 12 mesi. Lo ha comunicato l’INPS con la circolare n. 30/2026, che dà attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025). A partire dal 2027, come ampiamente riportato da tutti gli organi di stampa, è infatti previsto un aumento graduale dell’età pensionabile:
- 1 mese in più dal 1° gennaio 2027;
- 2 mesi in più (per un totale di tre mesi in più rispetto ai 67 anni di oggi) dal 1° gennaio 2028.
Per evitare che questo slittamento comporti un ulteriore ritardo nel pagamento del TFS, la legge n. 199/2025 è intervenuta riducendo i tempi di attesa. In particolare, il termine per ricevere la prima rata del TFS è stato anticipato di 3 mesi nei casi di cessazione dal servizio dovuta a:
- raggiungimento dei limiti di età;
- pensionamento d’ufficio;
- risoluzione unilaterale da parte del datore di lavoro per il raggiungimento della massima anzianità contributiva (40 anni di servizio effettivo).
Ai nove mesi di slittamento va aggiunto il tempo per la materiale liquidazione della pratica, fino ad un massimo di ulteriori tre mesi. Questo margine riservato agli uffici va considerato per tutte le casistiche di liquidazione. Per chi, invece, lascia il lavoro per dimissioni volontarie, non cambia nulla: il tempo di attesa per il pagamento della liquidazione resta fissato a 24 mesi (più al massimo altri tre), come avviene già oggi. Nessuna novità neppure nel caso di cessazione per inabilità o decesso, compreso il caso delle pensioni in cumulo: qui il tempo di attesa è di soli 15 giorni, più i consueti tempi tecnici di tre mesi. La Circolare dell’INPS si occupa anche delle decorrenze della liquidazione in alcuni casi speciali. Il più frequente per i medici è quello del cumulo gratuito dei periodi assicurativi. Ebbene, in questo caso, per le pensioni anticipate in cumulo il termine è di 12 mesi (più i soliti 90 giorni) dal raggiungimento di quello che sarebbe stato il requisito per la pensione di vecchiaia e, a differenza di queste ultime, resterà invariato anche nel 2027. Quindi, ad esempio, il medico nato a febbraio 1960 che è andato in pensione in cumulo nel 2025 a 65 anni di età, comincerà a percepire la liquidazione a giugno 2028 (compie 67 anni e 1 mese a marzo 2027, deve aspettare 12 mesi, quindi marzo 2028, più altri tre mesi e quindi si arriva appunto a giugno 2028). Modalità di pagamento del TFS. Come sanno bene pensionati e pensionandi, una volta trascorso il tempo di attesa per il pagamento, non è affatto detto che la liquidazione sia poi corrisposta tutta insieme. Il sistema di erogazione non subisce modifiche rispetto a quanto avviene oggi ed è determinato dall’importo lordo complessivo spettante. In particolare:
- Pagamento in un’unica soluzione se l’importo è fino a 50.000 euro;
- Pagamento in due rate annuali se l’importo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro (la prima rata rimane sempre pari a 50.000 euro);
- Pagamento in tre rate annuali se l’importo è uguale o superiore a 100.000 euro (le prime due rate sono di 50.000 euro ciascuna).
Le rate successive alla prima vengono corrisposte a distanza di 12 mesi dal momento in cui matura il diritto al primo pagamento.
Disturbi mentali, social media e IA alimentano l’illusione dell’autodiagnosi
(da fimmgnotizie.org) Cresce la tendenza, soprattutto tra i più giovani, ad affidarsi ai social network o all'intelligenza artificiale per autodiagnosticarsi condizioni cliniche complesse, come l'Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l'autismo o il disturbo borderline di personalità. Ma il rischio è di confondere comportamenti comuni con disturbi clinici. Gli smartphone ci hanno condotti in quella che viene definita la stagione dello stimolo, caratterizzata da una costante iperstimolazione del sistema di ricompensa cerebrale e dal conseguente rilascio di dopamina. "Con il tempo siamo passati dagli stimoli naturali a quelli chimici, come le droghe, fino agli stimoli prodotti da comportamenti che attivano gli stessi meccanismi di gratificazione", spiega Furio Ravera, psichiatra della Casa di Cura Le Betulle e cofondatore del Gruppo Ginestra. Piattaforme come Instagram e TikTok, se da un lato contribuiscono ad aumentare la sensibilità verso i temi della salute mentale, dall'altro possono favorire la diffusione di informazioni imprecise, inducendo a ricondurre irrequietezza o difficoltà di concentrazione a specifiche diagnosi psichiatriche, anche in assenza di una reale condizione di neurodivergenza. Tra i disturbi più spesso oggetto di autodiagnosi c'è l'Adhd, spesso interessato da fenomeni di sovradiagnosi. Dal punto di vista neurofisiologico, il disturbo è caratterizzato da un'alterazione dei meccanismi con cui la corteccia prefrontale regola le attività coinvolte nel controllo dell'attenzione, dell'impulsività e del movimento. Anche tra gli adulti si registra un aumento delle richieste di valutazione per l'Adhd, a volte motivate dall'obiettivo di ottenere prescrizioni di farmaci stimolanti. "Il criterio per formulare una diagnosi di Adhd", conclude Ravera, "rimane la presenza dei sintomi fin dall'età evolutiva: nei bambini si fa attraverso una diagnosi pediatrica, negli adulti mediante una ricostruzione della storia clinica infantile del paziente".
Demenza, l’Oms aggiorna le raccomandazioni sulla prevenzione. Le nuove indicazioni
(da Doctor33) Fino al 45% del rischio di demenza può essere prevenuto o ritardato intervenendo sui fattori di rischio modificabili. È il messaggio delle nuove linee guida pubblicate dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che aggiornano per la prima volta dal 2019 le raccomandazioni per la prevenzione del declino cognitivo e della demenza lungo tutto l'arco della vita.
Nel mondo oltre 57 milioni di persone convivono con una demenza e ogni anno vengono diagnosticati quasi 10 milioni di nuovi casi. La malattia di Alzheimer rappresenta circa il 60-70% di tutte le forme di demenza. Sebbene non esista una cura, secondo l'Oms una quota rilevante del rischio è associata a fattori modificabili, tra cui fumo, consumo di alcol, inattività fisica, isolamento sociale, inquinamento atmosferico e malattie croniche come ipertensione arteriosa e diabete.
Le nuove raccomandazioni riflettono le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni e indicano una serie di interventi per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. L'Oms raccomanda di promuovere l'attività fisica, smettere di fumare, limitare il consumo di alcol, seguire un'alimentazione sana, gestire le condizioni cardiometaboliche, tra cui ipertensione, diabete e ipercolesterolemia, e ridurre l'esposizione all'inquinamento atmosferico, indicazione inserita per la prima volta nelle linee guida. Tra gli interventi raccomandati figurano inoltre la stimolazione cognitiva, il mantenimento delle relazioni sociali e, quando indicato, l'impiego di apparecchi acustici come parte delle strategie di riduzione del rischio.
L'Organizzazione precisa inoltre che, in assenza di una carenza diagnosticata, non raccomanda l'impiego di vitamine del gruppo B, vitamina E, acidi grassi polinsaturi omega-3 o multivitaminici e sali minerali per prevenire il declino cognitivo o la demenza, poiché le evidenze disponibili non dimostrano benefici tali da giustificarne l'utilizzo.
Secondo il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, le nuove linee guida trasformano le conoscenze oggi disponibili sui fattori di rischio in indicazioni operative che i Paesi possono adottare per proteggere la salute cognitiva della popolazione. L'Organizzazione sottolinea inoltre che l'aggiornamento rappresenta un'opportunità per integrare maggiormente la prevenzione della demenza con i programmi dedicati alle malattie croniche non trasmissibili, alla salute mentale e alla brain health.
Visite domiciliari, le regole vanno spiegate prima del conflitto
(da DottNet) Una parte consistente dei conflitti tra medico di medicina generale e assistiti non nasce da un errore clinico, ma da aspettative diverse su ciò che il medico può, deve o non deve fare. Le visite domiciliari ne rappresentano un esempio evidente. Per questo la gestione del rapporto con l'utenza passa anche dalla capacità di esplicitare fin dall'inizio le regole che disciplinano l'assistenza, evitando che siano i pazienti a costruirsele autonomamente.
Le regole implicite generano incomprensioni
Per il medico molte modalità organizzative sono scontate. Per il paziente, spesso, non lo sono. Entro quale orario può essere richiesta una visita domiciliare? Quali criteri ne determinano l'effettuazione? Quale canale utilizzare per una richiesta urgente? In quali casi è invece necessario rivolgersi direttamente al 112 o alla continuità assistenziale? Quando queste informazioni non vengono condivise, il rischio è che ogni assistito sviluppi una propria idea del servizio, inevitabilmente destinata a scontrarsi con la realtà.
Anche i canali di contatto hanno bisogno di regole
La diffusione di telefoni cellulari, WhatsApp ed email ha reso più semplice contattare il medico, ma ha anche modificato le aspettative dell’utenza. Ricevere un messaggio sul telefono personale non significa che il medico debba essere disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro. Così come la possibilità di inviare una richiesta in qualsiasi momento non implica che la risposta debba essere immediata. Stabilire quali canali utilizzare, per quali richieste e in quali fasce orarie rappresenta oggi una componente dell'organizzazione dello studio, non una scelta di cortesia.
Spiegare i limiti significa spiegare anche le alternative
Dire che una visita domiciliare non è indicata in una determinata situazione non basta. È utile spiegare perché non lo è, quale percorso assistenziale è più appropriato e a chi deve rivolgersi il paziente quando il medico di famiglia non è il riferimento corretto. La comprensione delle regole aumenta l'adesione alle regole stesse e riduce il rischio che un diniego venga percepito come un rifiuto di assistenza.
Una parte della prevenzione passa dalla comunicazione
Esporre nello studio le modalità di richiesta delle visite domiciliari, indicare chiaramente gli orari di contatto, precisare l'utilizzo dei diversi canali di comunicazione e ricordare quando è necessario attivare il sistema dell'emergenza non è soltanto un adempimento organizzativo. È uno strumento che contribuisce a proteggere il rapporto fiduciario con gli assistiti e a ridurre una parte delle tensioni che accompagnano quotidianamente l'attività del medico di medicina generale.
La plastica non fa sport: ISDE lancia il progetto con il patrocinio del CONI
(da Sanitainformazioone.it) ISDE Italia – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente presenta il progetto “La plastica non fa sport”, una nuova e iniziativa nell’ambito della Campagna Nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, promossa da ISDE Italia e dalla Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA) insieme a numerose società scientifiche mediche.
Plastica e attività sportiva, un rischio nascosto per salute e performance
Il mondo dello sport fa largo uso di plastica: borracce, bottigliette monouso, abbigliamento in poliestere, integratori in confezioni monodose, materiali tecnici, gadget e ausili per gli allenamenti. Uno studio condotto nel Regno Unito ha stimato che una singola partita di calcio europea genera mediamente tra 1,82 e 6,81 kg di rifiuti plastici per spettatore, per un totale stimato di 750.000 tonnellate l’anno su scala europea. Le evidenze scientifiche mostrano che gli atleti possono essere esposti alle micro e nano-plastiche e alle sostanze nocive contenute nella plastica con effetti negativi sulla salute, durante le attività sportive.
Le ricerche segnalano: aumento dei tempi di recupero post-esercizio, incremento dell’incidenza di asma, compromissione respiratoria e aumento dell’infiammazione cronica di basso grado – condizioni che incidono direttamente sulla performance degli atleti. Il progetto si pone obiettivi precisi e misurabili: sensibilizzare il mondo dello sport sull’inquinamento da plastica e sugli effetti che produce sulla salute umana, in particolare sull’allenabilità e la risposta fisica agli stimoli allenanti; individuare, in ambito sportivo, i possibili accorgimenti per ridurre l’esposizione individuale e la contaminazione ambientale da plastica; proporre azioni concrete e condivise con risultati oggettivi e misurabili, tanto in termini di sensibilizzazione degli atleti e dei professionisti sportivi, quanto di riduzione concreta dell’utilizzo di prodotti in plastica; diffondere un Decalogo per ridurre la plastica nelle manifestazioni sportive, quale strumento pratico per organizzatori, club e federazioni.
Gli atleti come ambasciatori della salute ambientale
ISDE Italia e le Società scientifiche mediche promotrici riconoscono agli atleti un ruolo che va ben oltre la performance individuale. Chi pratica sport a qualsiasi livello incarna valori fondamentali – lealtà, rispetto, cura di sé e degli altri, impegno verso il bene comune – che rispecchiano in pieno lo spirito olimpico. Per questo, gli atleti sono naturali ambasciatori di questo messaggio: la tutela dell’ambiente è parte integrante di uno stile di vita sano e di una performance ottimale. Ridurre l’esposizione alla plastica non è soltanto una scelta ecologica: è una scelta strategica per chi vuole proteggere la propria salute, ottimizzare il recupero, migliorare le prestazioni e allungare la carriera sportiva. Il messaggio che gli atleti possono portare alle nuove generazioni e al grande pubblico ha una forza unica e insostituibile. “Lo sport ha sempre avuto il potere di ispirare cambiamenti sociali profondi – dichiara Flavia Del Grosso, referente del progetto –. Chiediamo agli atleti e alle federazioni di essere protagonisti attivi di questa campagna: la plastica non è un problema solo ambientale, è un problema di salute che li riguarda in prima persona”.
Il progetto è patrocinato dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) Regione Toscana e ha già ottenuto l’adesione di importanti federazioni sportive nazionali: FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), FCI (Federazione Ciclistica Italiana), FIGS (Federazione Italiana Giuoco Squash), FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi), ASD Pentathlon Modena. L’iniziativa nasce nell’ambito della Campagna nazionale contro la plastica e punta a coinvolgere il mondo dello sport in un percorso di prevenzione, responsabilità ambientale e tutela della salute. La campagna gode del patrocinio di: FNOMCeO, FISM, SIEDP, SiMPeF, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e CONI.
Salute urbana, appello alle istituzioni: la salute delle città diventi una priorità delle politiche pubbliche
(da DottNet) l documento nasce dalla consapevolezza che oltre il 70% della popolazione vive ormai in contesti urbani, rendendo le città uno dei principali determinanti della salute collettiva. La proposta, sostenuta anche dall'Intergruppo parlamentare "Qualità di vita nelle città" e dall'Intergruppo parlamentare sulle Aree interne, è stata sottoscritta da venti organizzazioni. Tra le priorità indicate figurano l'integrazione della salute in tutte le politiche pubbliche, maggiori investimenti in ambienti urbani sostenibili, la promozione della mobilità attiva, il contrasto alle disuguaglianze territoriali e sociali e il rafforzamento del ruolo dei Comuni nella promozione della prevenzione e del benessere.
Secondo il presidente di ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ripensare le città significa creare spazi più vivibili, aumentare le aree verdi e sviluppare servizi capaci di favorire stili di vita salutari. Un approccio coerente con il principio della One Health, che riconosce la stretta connessione tra salute umana, ambiente ed ecosistemi. Per Health City Institute la salute non può più essere considerata esclusivamente una questione sanitaria. Come evidenziato dal presidente Federico Serra, mobilità, qualità dell'aria, sicurezza, inclusione sociale e accesso agli spazi verdi sono elementi che incidono direttamente sul benessere della popolazione e richiedono una governance integrata. In questo percorso HCI rivendica il lavoro svolto negli ultimi anni sul tema dell'Urban Health, culminato nella promozione della figura dell'Health City Manager e nella diffusione del Manifesto sulla salute nelle città.
Anche ANCI ribadisce la necessità di rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali. Il vicepresidente Roberto Pella sottolinea come la promozione della salute e degli stili di vita corretti rappresenti una responsabilità crescente per i comuni, chiamati a sviluppare politiche che favoriscano prevenzione, attività fisica e qualità della vita. Dal mondo parlamentare arriva inoltre l'invito a consolidare una strategia nazionale capace di sostenere gli enti locali con strumenti normativi e risorse dedicate, valorizzando tanto le grandi città quanto i territori delle aree interne.
Tra gli aspetti evidenziati durante l'incontro anche l'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute urbana. Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Andrea Lenzi, ha richiamato l'importanza di aumentare la copertura arborea nelle città e sviluppare infrastrutture verdi per contrastare gli effetti delle ondate di calore, migliorando al tempo stesso la qualità della vita e la resilienza degli ambienti urbani. L'appello conclusivo invita istituzioni e amministrazioni a costruire un modello di sviluppo urbano nel quale salute, sostenibilità e inclusione diventino elementi strutturali delle future politiche pubbliche.
Anelli (Fnomceo): Sconcertati e delusi per emendamento su medici radiati
(da fimmgnotizie.org) Si riaprono le porte dell'albo ai medici radiati per avere diffuso terapie antiscientifiche durante la pandemia. È polemica in commissione Affari sociali alla Camera, dove è in corso la discussione sulla riforma delle professioni sanitarie. La norma, promossa da FdI e approvata dalla maggioranza, consentirà ai sanitari radiati di chiedere la reiscrizione entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Critico il presidente dell'Ordine dei medici, Filippo Anelli: "Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali. Ed è un affronto alle vittime e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare".
L’atto medico deve restare un atto di cura
(da M.D.Digital) La tutela della salute delle persone migranti è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. È il principio riaffermato dalla Fnomceo con un Ordine del giorno approvato all'unanimità dal Comitato centrale della Federazione nel corso della tre giorni che, a partire dall'8 luglio, ha riunito a Roma i presidenti degli Ordini territoriali dei medici e degli odontoiatri, conclusasi con il Consiglio nazionale.
Il documento nasce dall'appello internazionale promosso dal mondo sanitario e civile sul diritto alla salute delle persone migranti nell'ambito del Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e richiama la necessità di preservare l'autonomia della professione medica, senza entrare nel merito delle politiche migratorie, di competenza delle istituzioni.
"L'atto medico deve restare un atto di cura, fondato su scienza, coscienza e deontologia, e non può essere piegato a finalità estranee alla tutela della salute", si legge nell'Ordine del giorno, che richiama anche il documento approvato all'unanimità dal Consiglio nazionale della Fnomceo il 20 febbraio 2026.
A ribadire il significato dell'iniziativa è il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli: "La tutela della salute delle persone migranti non è una variabile dell'ordine pubblico: è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. Proprio nei contesti più difficili si misura la fedeltà della professione medica alla sua missione: curare, proteggere, riconoscere e tutelare la dignità di ogni persona".
Nel documento la Federazione sottolinea che le attività di screening, valutazione e presa in carico delle persone migranti devono perseguire esclusivamente obiettivi clinici: individuare bisogni di salute, condizioni di vulnerabilità, fragilità fisiche e psichiche e definire i percorsi assistenziali più appropriati. Per questo, evidenzia la Fnomceo, tali attività devono essere svolte in ambiente sanitario, con il coinvolgimento delle competenze professionali necessarie, e restare nettamente distinte dalle funzioni di controllo amministrativo, di pubblica sicurezza, di trattenimento o di rimpatrio.
Il medico non è un ausiliario dell'ordine pubblico. L'Ordine del giorno ribadisce inoltre che il medico "non può essere trasformato in un ausiliario dell'ordine pubblico". Il suo compito resta quello di tutelare la salute della persona, indipendentemente dalla condizione giuridica, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi del Codice di deontologia medica.
Da qui la richiesta di sostenere i professionisti impegnati nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano esercitare la propria autonomia professionale senza pressioni improprie e senza ambiguità di ruolo.
Con questo documento la Fnomceo conferma la propria posizione a tutela dell'indipendenza dell'atto medico, riaffermando che la cura deve rimanere il riferimento esclusivo dell'attività professionale anche nei contesti più complessi, dove le esigenze sanitarie devono restare chiaramente separate da quelle di ordine pubblico.
Negli USA chatbot può rinnovare ricette mediche senza la necessità di un dottore
(da fimmgnotizie.org) Un chatbot basato sull'intelligenza artificiale che rinnova le prescrizioni mediche senza la necessità di un dottore. Si chiama Doctronic e l'iniziativa ed è una sperimentazione intrapresa dallo Utah, resa possibile da un programma pilota che deroga temporaneamente le leggi dello stato sulle licenze mediche. Come riporta il sito di Abc News, è il primo stato ad adottare questa iniziativa, in generale le normative statali e federali degli Stati Uniti limitano la prescrizione ai soli medici abilitati.
Doctronic permette agli utenti di richiedere i farmaci online: il chatbot raccoglie i dati clinici, consulta il database farmaceutico nazionale e processa la domanda. Un medico può sempre intervenire nel corso della procedura. L'implementazione del sistema - riporta la testata - ha registrato l'opposizione del comitato statale per le licenze mediche. Già ad aprile, undici membri del comitato avevano formalmente richiesto l'interruzione per ragioni di sicurezza, segnalando i rischi associati alla prescrizione automatizzata di circa 190 farmaci, inclusi gli anticoagulanti. L'amministrazione statale ha respinto la sospensione e ora il progetto è monitorato da un consiglio operativo composto da esperti di intelligenza artificiale. La procedura ha evidenziato un disallineamento normativo tra le giurisdizioni statali e federali in materia di tecnologie sanitarie. La Food and Drug Administration ha comunicato all'Associated Press di non aver autorizzato alcun chatbot basato sull'intelligenza artificiale ma di voler incoraggiare l'innovazione.
Associazioni di categoria, inclusa l'American Medical Association, hanno richiesto che le applicazioni di intelligenza artificiale in ambito clinico siano assoggettate ai medesimi standard di verifica e sicurezza dei professionisti sanitari.
Enpam: oltre 600 borse per figli e orfani di medici e odontoiatri
(da enpam.it) Enpam ha aperto le domande per oltre 600 borse di studio per orfani e figli dei medici e degli odontoiatri.
L’Ente di previdenza e assistenza ha finanziato sussidi, per i quali sono previsti requisiti di merito e di reddito, che formano uno stanziamento complessivo di circa 2,4 milioni di euro. Il bando appena pubblicato, stanzia un totale di 635 borse di studio. Di queste, 335 sono rivolte agli orfani di medici e odontoiatri, per accompagnarli dalla scuola primaria all’università. Altre 300 borse di studio sono per i figli degli iscritti attivi – inclusi i pensionati – che fanno libera professione e versano la Quota B. Nei prossimi giorni è prevista la pubblicazione di un altro bando, rivolto agli studenti universitari che frequentano un collegio d’eccellenza. I sussidi sono accessibili attraverso i nuovi bandi 2026 (https://www.enpam.it/comefareper/chiedere-un-aiuto-economico/borse-di-studio/)
AGLI ORFANI FINO A 4.650 EURO IN UN ANNO
Il bando per i sussidi di studio per gli orfani di medici e odontoiatri ha stanziato 295 borse di studio. Di queste, 50 borse da 600 euro sono riservate agli scolari che nell’anno scolastico 2025/2026 hanno frequentato con profitto la scuola primaria. Altri 40 sussidi da 900 euro sono rivolti a chi ha frequentato la scuola media nell’anno scolastico appena concluso, mentre 60 sussidi da 1.600 euro sono dedicati agli studenti che hanno appena frequentato un anno delle superiori. Per 25 ragazzi appena diplomati, con un titolo utile per l’iscrizione all’università, è invece prevista una borsa di 2.100 euro, che diventa di 3.150 euro per chi è uscito con il massimo dei voti. Lo stesso meccanismo di premialità è previsto per gli universitari: in 120 avranno un sussidio da 3.100 euro, che sarà aumentato fino a 4.650 euro per chi si è laureato con 110 e lode. Il bando prevede requisiti di reddito, che sono più favorevoli all’aumentare del numero di componenti del nucleo familiare del richiedente e nel caso siano presenti familiari con invalidità. Le domande per le borse di studio possono essere trasmesse all’Enpam fino al 29 ottobre, esclusivamente con la procedura online tramite l’area riservata dal sito www.enpam.it.
LA RETTA ONAOSI LA PAGA ENPAM
Come ogni anno, l’Enpam stanzia anche 40 borse di studio per il pagamento delle rette Onaosi. I sussidi sono finalizzati alla copertura dei costi per frequentare il convitto di Perugia – per gli studenti delle scuole medie e superiori – e i collegi e i centri formativi universitari di Perugia, Padova, Bologna, Torino, Pavia, Napoli e Messina. La domanda può essere inoltrata fino al 31 agosto, inviando il modulo presente sul sito dell’Enpam, sia alla Fondazione, tramite posta elettronica certificata, sia alla sede Onaosi di Perugia, per posta.