Telemedicina. In GU il decreto per l’avvio della sperimentazione sui ‘grandi anziani’

(da MSD Salute e Quotidiano Sanità)    È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 il decreto che individua le prestazioni di telemedicina per gli anziani affetti da patologie croniche e avvia la sperimentazione in tre aree geografiche del Paese. Il focus è chiaro: identificare le prestazioni sanitarie erogabili in telemedicina destinate in via prioritaria alle persone “grandi anziane” con almeno una patologia cronica, perseguendo l’obiettivo PNRR M6C1-9 di assistere almeno 300.000 cittadini entro la fine del 2025.

Titolo I – Le prestazioni di telemedicina erogabili

Articolo 1 (Ambito di applicazione)   Il decreto stabilisce che le prestazioni dovranno appartenere ai campi della teleassistenza e del telemonitoraggio, rivolte specificamente agli anziani cronici. I riferimenti normativi sono le linee guida del 2022, che definiscono requisiti funzionali e livelli minimi di servizio. Le prestazioni dovranno quindi garantire un supporto continuativo al domicilio, puntando sulla prevenzione del deterioramento cognitivo, sull’aderenza terapeutica e sulla riduzione dell’isolamento sociale. Le prestazioni di telemedicina saranno definite con un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Titolo II – Sperimentazione dei servizi

Articolo 2 (Delimitazione del territorio nazionale in tre grandi aree geografiche)    Il territorio nazionale viene suddiviso in tre macroaree (Nord, Centro, Sud) per garantire una copertura omogenea. Ogni area dovrà attivare almeno un progetto sperimentale, con coinvolgimento diretto delle Regioni.
Articolo 3 (Processo per l’individuazione delle prestazioni di telemedicina)    Agenas è l’ente attuatore incaricato di selezionare progetti sperimentali della durata massima di 18 mesi, rivolti ad almeno 50.000 fino a un massimo di 60.000 persone grandi anziane. I progetti dovranno garantire continuità operativa, flessibilità e raccordo con le Aziende sanitarie locali e i medici di medicina generale. I proponenti autorizzati sono quelli previsti dal DLgs 29/2024, art. 9, comma 4, con l’obbligo di presentare progetti con specifiche misure di coordinamento con le Asl.  Gli infermieri di famiglia o comunità potranno presentare i progetti unicamente per il tramite delle Aziende sanitarie di afferenza.
Articolo 4 (Costituzione e competenze della Commissione di valutazione)    Agenas costituirà una Commissione preposta alla valutazione dei progetti presentati, composta da cinque membri con diritto di voto. I componenti della commissione saranno nominati da Agenas, che nomina anche il presidente, dal Ministro della Salute, dal Ministro della Disabilità e dal Ministro dell’economia e delle finanze. La Commissione svolgerà la sua attività a titolo gratuito.

Articolo 5 (Monitoraggio dei servizi)   Agenas avrà anche il compito di monitorare qualità ed efficacia delle prestazioni erogate, riferendo con cadenza semestrale al CIPA.
Articolo 6 (Assegnazione delle risorse finanziarie)    Il decreto destina 150 milioni di euro all’investimento M6C2I1.2.3. Il finanziamento sarà calcolato su base di un costo unitario standard stabilito da Agenas. Parte dei fondi è destinata anche alle Asl coinvolte e alle attività di coordinamento.
Titolo III – Disposizioni finali
Articoli 7e 8 (Nessun onere aggiuntivo per la finanza pubblica)
L’attuazione del decreto non comporterà oneri aggiuntivi, sfruttando le risorse esistenti. Il provvedimento sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore 15 giorni dopo.

 

 

Vaccini mRNA: benefici anche oltre il COVID, mortalità generale ridotta del 25%. Studio su 29 milioni di Francesi

Vaccini mRNA: benefici anche oltre il COVID, mortalità generale ridotta del 25%. Studio su 29 milioni di Francesi

(da Sanitainformazione.it)   A quattro anni dalla somministrazione dei primi vaccini anti-COVID a mRNA, arrivano dati solidi che ne confermano la sicurezza e l’efficacia anche nel lungo periodo. Uno studio condotto in Francia e pubblicato il 4 dicembre 2025 sulla rivista ‘JAMA Network Open’ ha preso in esame la popolazione adulta tra i 18 e i 59 anni, dimostrando che la vaccinazione non solo non è associata a un aumento della mortalità generale, ma risulta addirittura correlata a una riduzione del rischio di morte del 25%, indipendentemente dalla causa. Una conferma importante in un contesto in cui la fiducia nei vaccini è ancora condizionata da dubbi, paure e disinforma zione, anche tra i cittadini favorevoli alla prevenzione.

Studio su scala nazionale: oltre 28 milioni di persone coinvolte  –  Il team di ricerca ha analizzato i dati sanitari di oltre 22 milioni di vaccinati con almeno una dose di vaccino mRNA tra maggio e ottobre 2021, confrontandoli con quelli di circa 6 milioni di soggetti non vaccinati nello stesso periodo. Il follow-up medio è stato di 45 mesi, consentendo per la prima volta un’analisi estesa degli effetti a lungo termine, ben oltre la fase acuta della pandemia.  Per garantire la solidità dei risultati, lo studio ha applicato correttivi statistici avanzati per evitare bias comuni come l’immortal time bias, e ha considerato oltre 40 comorbidità e fattori socio-demografici, bilanciando accuratamente i due gruppi.  Meno morti tra i vaccinati, anche escludendo il COVID  – Nel corso dell’osservazione sono stati registrati quasi 100.000 decessi tra i vaccinati e oltre 32.000 tra i non vaccinati. Il dato più atteso riguarda la protezione dal COVID-19: il rischio di morte per questa causa era inferiore del 74% nei vaccinati.  Ma è l’effetto sulla mortalità generale a sorprendere: anche considerando tutte le cause di morte, chi aveva ricevuto il vaccino mostrava una riduzione del rischio del 25%. Un dato che resta valido anche escludendo i decessi per COVID-19, suggerendo un beneficio più ampio della vaccinazione sullo stato di salute complessivo.

Ipotesi: effetto indiretto o stile di vita più sano?  – Gli autori propongono diverse interpretazioni. Una riguarda il cosiddetto healthy vaccinee effect: chi sceglie di vaccinarsi potrebbe, in media, avere uno stile di vita più salutare. Tuttavia, l’ampiezza del campione e la robustezza metodologica rendono improbabile che l’intero effetto possa spiegarsi solo così.  Un’altra ipotesi suggerisce benefici indiretti della vaccinazione, come la prevenzione di complicanze cardiovascolari, respiratorie o immunologiche conseguenti a forme gravi di COVID-19, in soggetti vulnerabili o con patologie pregresse.

Nessun segnale di rischio a lungo termine  – Il dato più rassicurante è l’assenza di segnali di rischio a distanza di anni: nessun aumento della mortalità per patologie gravi riconducibili alla vaccinazione è stato riscontrato nei soggetti immunizzati. Al contrario, i vaccinati mostrano una sopravvivenza complessivamente migliore, consolidando ulteriormente il profilo di sicurezza dei vaccini a mRNA.

Un messaggio chiave per la comunicazione sanitaria  – Nel contesto attuale, dove le campagne vaccinali — soprattutto tra gli adulti e gli over 60 — faticano a raggiungere livelli di copertura ottimali, dati di questo tipo rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la fiducia. Più ancora dell’efficacia, è la percezione di sicurezza a orientare le scelte dei cittadini.  Per chi si occupa di prevenzione e comunicazione sanitaria, evidenze come queste offrono una base concreta per contrastare la disinformazione e supportare decisioni consapevoli, fondate sui fatti.

(https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2842305)

 

Medici di famiglia, che cosa cambia su certificati e ricette con il Ddl semplificazioni

(da Doctor33)  Il disegno di legge sulle semplificazioni, pubblicato in Gazzetta ufficiale, entrerà in vigore il 18 dicembre e introduce due novità per i medici di medicina generale che, come chiarisce la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), non saranno immediatamente operative.

La prima riguarda il rilascio del certificato di malattia. Con l’articolo 58 del provvedimento il medico di famiglia potrà rilasciare il certificato anche a distanza tramite televisita, equiparando la certificazione effettuata con modalità telematiche a quella in presenza. L’applicazione della norma è tuttavia subordinata a un successivo accordo in Conferenza Stato-Regioni, che dovrà definire casi e modalità di utilizzo della telecertificazione su proposta del ministro della Salute. Fino alla conclusione di questo iter restano valide le regole attuali, che prevedono l’accertamento diretto in presenza delle condizioni del paziente. La Fimmg segnala inoltre che restano ferme le sanzioni contro i certificati falsi, sia rilasciati in modalità tradizionale sia telematica.

La seconda novità, prevista dall’articolo 62, riguarda la possibilità per i medici di famiglia di prescrivere farmaci per patologie croniche con ricette ripetibili fino a 12 mesi, riducendo la necessità di rinnovi frequenti. Anche questa misura non sarà immediatamente applicabile. L’attuazione è prevista entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, previa adozione di un decreto attuativo del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell’Economia, che definirà le modalità applicative e verificherà la sostenibilità finanziaria della misura.

Il provvedimento consentirà inoltre ai pazienti di ottenere i farmaci anche sulla base di documentazione di dimissione ospedaliera o di referti di pronto soccorso, senza dover attendere una seconda prescrizione del medico di famiglia, con l’obiettivo di facilitare la continuità dei percorsi assistenziali, in particolare nei periodi festivi e prefestivi.  Al termine dell’iter applicativo, il medico indicherà nella ricetta ripetibile posologia e numero di confezioni dispensabili entro il limite massimo dei 12 mesi e potrà in qualsiasi momento sospendere la ripetibilità o modificare la terapia per esigenze di monitoraggio clinico o di verifica dell’aderenza alle cure.  Il farmacista, ricevuta la ricetta, informerà l’assistito sulle modalità di assunzione dei medicinali e dispenserà un quantitativo sufficiente a coprire 30 giorni di terapia, trasmettendo al medico di famiglia l’avvenuta consegna del farmaco nell’ambito della collaborazione interprofessionale prevista dalle cure territoriali.

 

Ricongiunzione, perché conviene fare domanda subito

(da enpam.it)   Come ritrovarsi in mano un biglietto della lotteria che pagherai solo se l’ammontare della vincita che ti aspetta ti soddisfa.  Sembra impossibile, eppure è quel che ti può succedere facendo subito domanda di ricongiunzione dei contributi versati alla gestione separata Inps.  Ora che la ricongiunzione è possibile, ai medici e dentisti liberi professionisti e ai convenzionati con il Ssn conviene fare subito domanda ad Enpam, per sapere da subito come valorizzare anche questi contributi.

I VANTAGGI DI FARLA SUBITO   Non perdere tempo è importante perché prima fai la domanda e meno ti costa la ricongiunzione: se la fai oggi, infatti, gli eventuali costi sono cristallizzati alla data di presentazione dell’istanza. Inoltre, la recente apertura dell’Inps dopo anni di contenziosi è un invito a cogliere l’occasione il prima possibile, sfruttando appieno le condizioni vigenti, normative ed economiche.

PERCHÉ RICONGIUNGERE   La ricongiunzione permette di recuperare i contributi che giacciono alla gestione separata Inps, come ad esempio quelli versati durante gli anni di specializzazione (dal 2006 in poi), e farli fruttare al meglio per la propria pensione futura.

NESSUN IMPEGNO E 60 GIORNI PER DECIDERE   La domanda di ricongiunzione all’Enpam non è vincolante, ma di carattere “esplorativo”.  Si presenta tramite l’area riservata del sito Enpam.it nella sezione “Modulistica online”, oppure attraverso l’Ordine dove si è iscritti. Una volta ricevuta la domanda, l’Enpam farà richiesta del prospetto dei contributi all’Inps (e/o agli altri eventuali enti indicati dall’iscritto), che dovrà quindi fornire un riscontro nel più breve tempo possibile.

PER QUALI GESTIONI SI PUÒ FARE?   La domanda può essere presentata per una gestione o anche per più gestioni Enpam alle quali si versano contributi.  L’Enpam risponderà con un’ipotesi, che mette in chiaro costi dell’operazione, benefici economici sulla pensione futura ed effetto di anzianità sulle altre gestioni.  Una volta ricevuta l’ipotesi, l’iscritto avrà poi 60 giorni per valutare l’effettiva convenienza e procedere o meno.

I rischi di affidarsi ai social per scegliere il proprio dentista

(da Odontoiatria 33)  “Non scegliete a chi affidare la vostra salute con la stessa logica con cui si decide di acquistare un paio di scarpe: le conseguenze possono essere gravi”. Questo l’appello di Marta Mello (nella foto), presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Torino dopo la vicenda del finto dentista che pubblicizzava il suo studio su Internet, rubava l’identità a un inconsapevole dermatologo e ora è a processo per esercizio abusivo della professione, falso, sostituzione di persona e ricettazione.

Il riferimento riguarda l’ennesima notizia di un sedicente dentista a Torino che ha trattato ignari cittadini sin dal 2019. Uno dei pazienti truffati ha ammesso di aver deciso di contattare quello studio dopo aver trovato su Google un annuncio che proponeva allineatori trasparenti a prezzi molto vantaggiosi.  Gli allineatori, spiega in un comunicato stampa la CAO Torino, non sono vestiti o scarpe che si possono comprare online e poi restituire se non piacciono o se non calzano: si tratta di ausili medici che spostano i denti e richiedono una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato. Questi dispositivi, viene spiegato ai cittadini, sono progettati dal medico odontoiatra e realizzati su misura allo scopo di correggere la malocclusione diagnosticata dopo accurate visite e analisi cliniche. I fabbricanti di questi dispositivi sono iscritti in un apposito registro presso il Ministero della Salute.

Presidente Mello che ritiene opportuno ribadire che l’efficacia degli allineatori è subordinata al controllo periodico da parte del dentista per tutta la durata della terapia ortodontica.Quando si tratta di salute orale, dunque, diffidate dalle pubblicità che promettono cure odontoiatriche a prezzi stracciati. “Dietro offerte troppo allettanti spesso si nascondono servizi di bassa qualità, materiali scadenti o, peggio, operatori non qualificati”.  “Le cure dentali -viene ricordato- non sono un prodotto da acquistare al minor prezzo: richiedono competenza, diagnosi accurata e sicurezza. Un tentativo di risparmio oggi può significare affrontare problemi seri domani, con costi molto più elevati per rimediare ad eventuali danni. La salute della bocca è parte della salute generale: affidiamola solo a professionisti certificati e ricordiamoci che il miglior risparmio, anche in termini economici, è la prevenzione”.

I consigli per i cittadini dati dalla CAO Torino:

– Verificare sempre che il dentista sia iscritto all’Albo degli Odontoiatri sul sito della FNOMCeO.

– Diffidare di prestazioni a basso costo o proposte “miracolose” che vengono pubblicizzate sui social. Solo il vostro dentista di fiducia è in grado di prescrivere la terapia migliore per voi.

 

Depressione maschile, questa sconosciuta

(da Univadis – riproduzione parziale)  Uno studio italiano appena pubblicato sul ‘Journal of Clinical Medicine’ suggerisce che la depressione maggiore abbia di fatto un impatto sulla qualità della vita più forte negli uomini che nelle donne.  È tempo, propongono gli autori, di “rivedere attraverso la lente di genere” il modo in cui si concettualizza e si gestisce la depressione. Comprendere le peculiarità del MDD nel genere maschile e fare in modo che i servizi di salute mentale rispondano a esigenze specifiche, scrivono, “non è solo una questione di rilevanza clinica, ma anche di salute pubblica e giustizia sociale”.

Sebbene più comune nel genere femminile, il disturbo depressivo maggiore (MDD, dall’inglese major depressive disorder) non risparmia il genere maschile. Questo disturbo dell’umore ha caratteristiche ed effetti diversi nei due generi, basti pensare al rischio di suicidio: è vero che i tentativi di suicidio sono più frequenti tra le donne, ma i suicidi portati a termine sono più numerosi tra gli uomini, una realtà che può dipendere almeno in parte dal fatto che le donne sono più propense a cercare aiuto mentre gli uomini depressi faticano a mostrare la propria sofferenza, intrappolati negli stereotipi sociali per cui un maschio vulnerabile è un maschio debole.

L’impatto differenziale della depressione    Lo studio italiano è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione adulta arruolato in sei Regioni. Dei 2.337 soggetti coinvolti, 1.005 (43%) erano maschi e 1.332 femmine (57%). Ai partecipanti sono stati somministrati due strumenti di screening: il questionario SF-12 (Short Form Health Survey-12) e il questionario MDQ (Mood Disorder Questionnaire).  La prevalenza del MDD era 6,38% nelle femmine e 1,99% nei maschi (OR 3,36, 95% IC 2,05-5,50). Tra i soggetti con MDD, il punteggio medio nel questionario SF-12 – che valuta dimensioni quali attività fisica, stato emotivo, dolore fisico, percezione dello stato di salute generale, della vitalità, della socialità e della salute mentale e in cui un punteggio più alto indica una migliore percezione della propria qualità di vita – non era significativamente diverso nei due generi. Tuttavia, poiché il punteggio nella popolazione di riferimento era più alto per gli uomini che per le donne, il peggioramento della qualità della vita percepita attribuibile alla depressione è risultato significativamente maggiore nei maschi.

Un fenotipo diverso    Nei maschi, il punteggio medio nel questionario MDQ (uno strumento sviluppato per lo screening del disturbo bipolare che identifica episodi di mania e ipomania) era più alto che nelle femmine e la frequenza della positività allo screening MDQ era maggiore, anche se le differenze non raggiungevano la significatività statistica.

Cesar Iván Aviles Gonzalez, professore presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” e corresponding author dello studio, spiega a Univadis Italia che alcune ricerche del gruppo coordinato da Mauro Giovanni Carta – a cui Aviles afferiva prima di arrivare all’Università Kore e condotte durante la pandemia di COVID-19 – hanno mostrato che la positività allo screening MDQ si associa ad alterazioni del ritmo sonno-veglia e suggerito che esista un legame tra iperattività, alterazione dei ritmi comportamentali e sociali e irritabilità. Carta e colleghi hanno proposto una nuova sindrome, chiamata DYMERS (Dysregulation of Mood, Energy, and Social Rhythms Syndrome), una condizione di vulnerabilità che espone al rischio di disturbi psichiatrici, inclusa la depressione.  È possibile, si suggerisce nello studio appena pubblicato, che nei maschi dimensioni come iperattività, squilibrio dei ritmi, irritabilità e strategie di coping maladattive non vengano riconosciute correttamente come segni di depressione. “Questo studio rafforza l’idea che la depressione maschile non solo sia sottodiagnosticata, ma anche fraintesa, in parte a causa di schemi culturali di genere”, conclude Aviles.

 (https://www.mdpi.com/2077-0383/14/17/5984)

Ricongiungere contributi dalla gestione separata Inps, ora è possibile

(da enpam.it)    La guerra è finita. Dopo anni di appelli e battaglie legali, non servirà più andare in tribunale per vedere rispettato il diritto alla ricongiunzione dei contributi versati alla gestione separata Inps. Ad esempio, quelli che hanno versato tutti i medici che dall’anno accademico 2006/2007 hanno frequentato una scuola di specializzazione.  La svolta è arrivata con una nota amministrativa, nella quale il ministero del Lavoro ha annunciato una semplificazione in materia di ricongiunzione. Per medici e dentisti significa, finalmente, il via libera alla possibilità di ricomporre la propria storia contributiva trasferendo all’Enpam quanto versato alla gestione separata Inps.  La ricongiunzione rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per mettere in ordine i contributi, far valere al meglio gli anni di anzianità previdenziale e, nello specifico, avere la pensione più alta possibile, da un unico ente. È utile a tutti i medici che nel corso della carriera lavorativa hanno seminato contributi in più enti.

STOP ALLE BATTAGLIE LEGALI     L’intervento del Ministero non è un passaggio per niente scontato. Nonostante la legge (n. 45/1990, articolo 1, commi 1 e 2) sancisse già il diritto ad avere una sola pensione e quello a decidere come valorizzare la propria storia contributiva, negli anni molti medici e dentisti si sono visti bloccare la strada da un diniego dell’istituto statale di previdenza.  Nel tempo, i professionisti che hanno chiesto il trasferimento dei contributi presso una Cassa previdenziale privata hanno dovuto ingaggiare estenuanti contenziosi con l’Inps, per finire poi in tribunale. Dove però i giudici non solo hanno dato loro ragione, ma hanno spesso condannato anche l’istituto pubblico a rimborsare le spese legali.

IL DIRITTO A VALORIZZARE I CONTRIBUTI      “Non vi è più motivo di tenere la Gestione separata ‘isolata’ dalle altre forme di ricongiunzione”, scrive in una nota ai media il Ministero, sottolineando come l’uscita dalla posizione nella quale era arroccata Inps permetterà anche ai medici e ai dentisti di “valorizzare meglio tutta la propria storia contributiva”.   Per la piena operatività della ricongiunzione dalla gestione separata, l’Inps dovrà emettere una circolare, attesa a giorni, nella quale l’istituto recepirà la semplificazione. La domanda online si può comunque già fare dal tramite il sito dell’Enpam (https://www.giornaleprevidenza.it/previdenza-e-assistenza/come-si-fa-domanda-di-ricongiunzione/)

 

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