POR (Programma Operativo Regionale ) – FESR 2021-2027 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale)

Comitato Unitario degli ordini Professionali

dell’Emilia-Romagna

(CUP -ER)

Bologna, lì 26 Ottobre 2022

Cari Colleghi,

riteniamo opportuno informare gli Ordini e Collegi della Regione Emilia-Romagna che è in fase di attivazione il POR (Programma Operativo Regionale ) – FESR 2021-2027 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), che prevede importanti contributi a supporto del tessuto produttivo della  Regione Emilia-Romagna  tra cui anche i professionisti. Il CUP ER sta seguendo da tempo la concertazione  per la predisposizione degli strumenti preliminari  e i prossimi bandi in corso di preparazione.

E’ previsto in tempi ragionevolmente brevi (probabilmente entro la fine del  2022) un bando di sostegno per progetti rivolti all’innovazione, la digitalizzazione, l’informatizzazione delle attività professionali. Si informano pertanto tutti gli Ordini e Collegi al fine di sensibilizzare gli iscritti per la preparazione di progetti di sviluppo dei propri studi che possano beneficiare degli aiuti previsti dal bando. L’ipotesi è di domande ” a sportello” ossia con finanziamento in ordine di presentazione e contributo a fondo perduto.

Trattasi di informazioni indicative che saranno perfezionate man mano avranno valore di ufficialità. 

Il CUP ER  continuerà nel lavoro serrato con la Regione a fine di ottimizzare le risorse comunitarie a favore di tutti i professionisti del territorio.

Il Presidente

Alberto Talamo 

Salute: i medici imparino a “de-prescrivere” farmaci

da AGI)  I progressi della medicina non si registrano solo in base al numero di pillole prescritte. A volte, per il bene del paziente, è necessario fare marcia indietro, sfoltendo la loro “polifarmacia” e imparare a “de-prescrivere”. Questo è uno dei temi al centro del 123esimo congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (Simi) che si è aperto oggi a Roma. “Alcuni studi, condotti nell’ambito del programma REPOSI (REgistroPOliterapie della Società Italiana di Medicina Interna), un network di reparti di medicina interna e geriatria italiani – ricorda Giorgio Sesti, presidente della Simi – hanno messo ben in evidenza il fenomeno della polipharmacy e le sue ricadute.

A rischio di effetti indesiderati sono soprattutto le persone con una ridotta funzionalità renale, condizione comune tra gli anziani”. Uno studio condotto su oltre 5 mila pazienti over 65 del registro REPOSI, ha evidenziato che almeno la metà mostrava una compromissione moderata della funzionalità renale; il 14 per cento una compromissione funzionale grave e infine il 3 per cento molto grave. Tra i pazienti con ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, coronaropatia e scompenso, all’11 per cento veniva prescritto un dosaggio di farmaci inappropriato rispetto alla funzionalità renale. E nel follow up, un’inappropriatezza prescrittiva si associava ad un aumentato rischio di mortalità per tutte le cause del 50 per cento.   “Il 66 per cento dei pazienti adulti assume 5 o più farmaci e un anziano su tre assume oltre 10 farmaci in un anno (dati OsMed) – ricorda Gerardo Mancuso, vicepresidente nazionale della SIMI – e questa percentuale si è consolidata negli ultimi anni, provocando un aumento delle cause di ricovero per eventi avversi per interazioni farmacologiche. La prescrizione multipla di farmaci talvolta mitiga o annulla i benefeci ed aumenta le complicanze e la mortalità. Nei pazienti anziani il delirium, le cadute, la ipotensione, l’emorragia ed altre condizioni, riconoscono come causa la politerapia. De-prescrivere le molecole farmacologiche è una attività che l’internista deve fare in tutti i pazienti, ma soprattutto negli anziani”. Continua Sesti: “È necessario invertire questa tendenza e inaugurare l’era del ‘deprescribing’. Ma perché questo avvenga, dobbiamo aumentare la consapevolezza di pazienti e medici, in particolare quelli di famiglia e gli internisti, invitandoli, dopo un’anamnesi farmacologica accurata, a ‘sfoltire’ le prescrizioni a cominciare dai loro pazienti più anziani”.

Contratto sanità, no a task shifting da medici a personale sanitario. I sindacati medici protestano

(da Doctor33)   Compiti dei medici dirottati ad infermieri ed altre figure non mediche? I due principali sindacati dei medici ospedalieri, Anaao Assomed e Cimo-Fesmed in un comunicato congiunto dicono no. Il task shifting, “devoluzione” di competenze dal medico a professionisti in genere di costo minore, è sempre più frequente nelle Asl. Ma si sarebbe insinuato nel nuovo contratto del comparto, che include proprio infermieri ed altre 22 professioni sanitarie. In un comunicato congiunto, le due sigle ribadiscono come il personale del ruolo sanitario non possa gestire processi clinico-assistenziali e diagnostici rientranti per legge nel solo alveo delle competenze dei laureati in Medicina e Chirurgia. Eppure, il testo siglato da Aran e sindacati di categoria (in particolare Cgil-Cisl-Uil) e vistato dalla Presidenza del Consiglio per il triennio 2019-21, “introduce nuove tipologie di incarichi di funzione organizzativa e professionale che comportano per il personale del ruolo sanitario anche l’assunzione di specifiche responsabilità” su processi fin qui di pertinenza medica. “Inoltre -recita il comunicato congiunto dei due sindacati- l’eccessiva genericità e ambiguità del testo potrebbe alimentare un conflitto di competenze e di ruoli tra diverse categorie di personale, con possibili ricadute in termini di responsabilità professionale e quindi di contenziosi”.
Il contratto del comparto è ancora in attesa della certificazione della Corte dei Conti e a quest’ultima si indirizzano i due sindacati della dirigenza medica, tenuto conto del fatto che i magistrati contabili, che si pronunciano su “guasti” normativi capaci produrre danno erariale. I due sindacati intendono inoltre rivolgersi all’agenzia per la contrattazione Aran (che cura pure il loro contratto e ne è controparte) attraverso un interpello. «I professionisti sanitari – dichiarano in una nota Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente Nazionale Cimo Fesmed – sono fondamentali per assicurare un’adeguata assistenza al paziente nella quale la professionalità degli infermieri ha acquisito nel tempo sempre maggiore rilevanza. Tuttavia, non possiamo rimanere silenti dinanzi all’ennesimo tentativo di affidare attività mediche a figure non mediche, che non hanno le competenze necessarie per effettuare una diagnosi o gestire gli aspetti clinici di una malattia garantendo la sicurezza delle cure. Il fine ultimo del percorso di cura – proseguono i leader sindacali – rimane la salvaguardia della sua qualità e della sua sicurezza che non può prescindere dai ruoli che la legge riserva alle singole figure professionali e dalle rispettive competenze senza che per questo nessuno si possa considerare un attore secondario». «Attendiamo il riscontro della Corte dei Conti e dell’ARAN, ma in ogni caso siamo pronti a ricorrere ad ogni strumento di natura sindacale a nostra disposizione per tutelare le prerogative dei medici e la salute dei pazienti», concludono Di Silverio e Quici.

FNOMCEO: CORSO FAD radioprotezione ai sensi del D.Lgs. 101/2020 per medici e odontoiatri

ID 353910 – Un altro corso FAD della FNOMCeO è online sulla piattaforma FadInMed: si tratta de La radioprotezione ai sensi del D.Lgs. 101/2020 per medici e odontoiatri”. Il corso illustra nei dettagli le novità legate all’introduzione della nuova normativa sulla radioprotezione, di grande interesse per tutta la classe medica ed odontoiatrica, anche perché ha determinato un obbligo formativo ECM in materia di radioprotezione (“i crediti specifici in materia di  radioprotezione devono rappresentare almeno il 10% dei crediti complessivi previsti nel triennio per i medici specialisti, i medici di medicina generale, i pediatri di famiglia…, e almeno il 15% per i medici specialisti e gli odontoiatri che svolgono attività complementare”).

L’opera è particolarmente utile per gli esercenti l’attività radiodiagnostica complementare: odontoiatri e medici non specialisti in radiologia o medicina nucleare che utilizzano radiazioni ionizzanti per la pratica clinica quotidiana.

Il corso si articola in 4 moduli con videolezioni e questionari ECM e ogni unità didattica si compone di una prima parte tecnico normativa, a cui segue un recap/applicativo per riepilogare, anche con l’utilizzo di mappe concettuali, gli argomenti trattati.

Il corso (ID 353910) eroga 8 crediti ECM e sarà fruibile online fino al 31 dicembre 2022.

Come accedere al corso

Il corso è disponibile gratuitamente sulla piattaforma FadInMed https://www.fadinmed.it/

per medici e odontoiatri.

Si ricorda che l’accesso a FadInMed è possibile solo attraverso SPID, carta d’identità elettronica (CE) o carta nazionale dei servizi (CNS). Non sono più valide le precedenti password (ID e PIN)

Fascicolo sanitario elettronico, al via l’implementazione in tutta Italia dopo il test in sei Regioni.

(da IlSole24Ore Sanità)  Il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ha presentato alla Conferenza Stato-Regioni i risultati raggiunti sull’alimentazione e la portabilità dei documenti nel Fascicolo sanitario elettronico (Fse). Lo comunica il ministero, spiegando che “parte ora la fase che vedrà gli interventi interessare tutto il territorio nazionale grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Alla prima fase, che ha coinvolto sei Regioni pilota per incrementare l’alimentazione dei fascicoli e la portabilità tra Regioni per i cittadini che si trasferiscono, hanno partecipato Basilicata, Campania e Piemonte (incremento alimentazione) ed Emilia-Romagna, Lombardia e Puglia (trasferibilità automatica). “L’esito del lavoro congiunto delle Regioni, del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, del ministero della Salute, del ministero dell’Economia e delle Finanze e di Sogei è stato ampiamente positivo – rilevano ancora dal ministero guidato da Vittorio Colao -. Per quanto riguarda l’alimentazione, in appena sette mesi, la Regione Basilicata è passata dal 27% dei documenti disponibili sull’Fse al 95%; la Regione Campania dal 1,5% al 53%; e la Regione Piemonte dal 50% al 80%. Sulla portabilità interregionale, la percentuale di successo nella migrazione dei documenti tra le Regioni pilota è passata dal 14% al 93% nel periodo ottobre 2021-giugno 2022; allo stesso tempo è stata riscontrata la riduzione degli errori rispetto alla migrazione, passati dal 5% al 0,60% dei documenti interessati nello stesso periodo di riferimento. Questi risultati sono stati raggiunti grazie all’impegno di tutti gli operatori del sistema sanitario e dei fornitori coinvolti”, aggiungono dal Mitd.     “Parte ora – sottolineano ancora dal ministero – la seconda fase del progetto finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, componente 2.1.3 – Missione 6, che vedrà gli interventi interessare tutte le Regioni del Paese e beneficiare anche di quanto appreso durante i programmi pilota. Per sostenere le Regioni e le Province Autonome in questo percorso, il Governo ha già stanziato 610 milioni, sanciti con il Decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta il 4 ottobre 2022, e destinati al potenziamento dell’infrastruttura digitale dei sistemi e all’incremento delle competenze dei professionisti del sistema sanitario”.

INCONTRO OMCEO/ENPAM SABATO 5 NOVEMBRE 2022 ORE 9-12

Caro Collega,

siamo giunti all’annuale incontro di aggiornamento sul sistema previdenziale sanitario organizzato in collaborazione con la Fondazione Enpam, che avrà luogo

SABATO 5 NOVEMBRE p.v. dalle ore 9.00 alle ore 12.00

presso la Sala Conferenze dell’Ordine in V.le Italia 153 scala C a Forlì con il titolo

“IL  FUTURO E L’ENPAM”

Sarà presente in qualità di Relatore il Presidente della  Fondazione Enpam

Dott. Alberto Oliveti

Vi attendo numerosi  per un’occasione importante che si svolgerà in presenza  e Vi invito ad iscrivervi  al Convegno anche per l’ottenimento dei crediti ECM seguendo le istruzioni sul nostro sito alla pagina

Saranno presenti anche i Funzionari ENPAM a disposizione dei Colleghi per ogni informazione previo appuntamento orario, contattando da oggi la segreteria al nr. 0543/27157, fino ad esaurimento posti.

       Il Presidente

Dott. Michele Gaudio

Esami preoperatori: spesso inutili, a volte dannosi, sempre costosi

Esami preoperatori: spesso inutili, a volte dannosi, sempre costosi

(da Univadis)   Pazienti a basso rischio che devono sottoporsi a interventi di chirurgia minore o intermedia non dovrebbero essere sottoposti a esami preoperatori di routine.  Non ci sono evidenze che tali esami offrano un beneficio clinico, mentre possono innescare una cascata di eventi dannosi per il paziente e far levitare i costi sanitari.  Un articolo appena pubblicato sul British Journal of Medicine spiega in modo molto efficace perché e come andrebbe ridotto il numero degli esami preoperatori, per il bene dei pazienti e della collettività. Gli autori dello studio sottolineano che i troppi test eseguiti oggi dipendono dall’idea sbagliata che lo screening medico non faccia male, laddove invece esami ingiustificati portano a visite specialistiche non necessarie e a interventi diagnostici e terapeutici invasivi, ritardano l’intervento chirurgico, causano costi al paziente e al sistema sanitario e, se ci si pensa, risultano dannosi anche per l’ambiente.

Le linee guida del NICE (UK National Institute for Health and Care Excellence) e la campagna internazionale Choosing Wisely promuovono questo approccio, ovviamente a condizione che le caratteristiche del paziente e il tipo di intervento lo consentano: pazienti in buone condizioni di salute generale (categorie di rischio ASA 1 o 2 secondo la valutazione anestesiologica) che devono affrontare interventi elettivi a basso rischio (es. interventi oculistici, interventi odontoiatrici, rimozione di lesioni cutanee) e a medio rischio (es. artroscopia del ginocchio, ernia inguinale) non vanno sottoposti a nessun esame preoperatorio, compresi gli esami di laboratorio (test di coagulazione inclusi), l’elettrocardiogramma e la radiografia del torace. Diverse revisioni sistematiche dimostrano che i risultati degli esami preoperatori influiscono quasi in meno del 2% dei casi sulla gestione del paziente e non hanno effetto sull’esito dell’intervento. Non solo tali esami sono inutili, ma sono dannosi, come dimostra uno studio su pazienti per cui è stato richiesto un elettrocardiogramma prima dell’intervento di cataratta: il 25% è andato incontro a quattro o più eventi a cascata (es. esami di approfondimento, visite, ricoveri) e il 35% ha dovuto aspettare più di un mese prima della chirurgia (l’8% addirittura tre mesi), con un aumento del 40% nel numero di cadute dovute alla cattiva visione.

Con i test aumentano le spese sanitarie: si stima che negli Stati Uniti per gli esami preoperatori non necessari e per gli eventi a cascata da questi innescati si spendano ogni anno 18 miliardi di dollari. Anche il paziente si trova ad affrontare costi non indifferenti, se non per gli esami (da noi rimborsati dal Sistema Sanitario) per le giornate di lavoro perso e per le spese di viaggio.  Adottare un approccio diverso può essere reso complicato dal fatto che “si è sempre fatto così”. Alcuni studi hanno dimostrato che chirurghi e anestesisti pur sapendo che test di basso valore non sono necessari li ordinano ugualmente perché pensano che il collega li vorrà vedere. I medici sono portati a pensare, in fin dei conti erroneamente, che il rischio di non richiedere gli esami sia più grande delle conseguenze della richiesta di tali esami.

Per ridurre gli esami non necessari si possono usare diverse strategie agendo a più livelli: 1) a livello del medico, attraverso campagne di educazione, ma anche mediante audit e feedback; 2) a livello di organizzazione, creando cliniche dedicate alla chirurgia a basso rischio, sviluppando linee guida adattate al contesto locale, abolendo le prescrizioni in automatico; 3) a livello di sistema sanitario, disincentivando i test non necessari. “Introdurre strategie per ridurre gli esami preoperatori non necessari è responsabilità di chi controlla il team operatorio multidisciplinare – concludono gli autori dell’articolo – Tuttavia ogni medico può verificare le proprie convinzioni e pratiche he sono in contrasto con le raccomandazioni internazionali per ridurre i test preoperatori inutili nella propria unità”.

(Dossett LA, Edelman AL, et al. Reducing unnecessary preoperative testing. BMJ 2022;379:e070118 doi:10.1136/bmj-2022-070118 )

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