Telemedicina. Dalle visite al monitoraggio. Arrivano le linee d’indirizzo per le Regioni
Telemedicina. Dalle visite al monitoraggio. Arrivano le linee d’indirizzo per le Regioni
Elaborate da Agenas le indicazioni hanno lo scopo di supportare Regioni e Province Autonome nella definizione e composizione delle iniziative progettuali sui servizi di telemedicina finanziate con 1 mld dal Pnrr. Sarà compito della stessa Agenzia di valutare le proposte progettuali regionali, monitorare le procedure e verificare i report regionali trasmessi durante la fase di attuazione dei progetti Leggi L’articolo completo al LINK
Accesso alla facoltà di Medicina, cambia tutto con i Tolc
(da DottNet) E’ stato pubblicato il decreto che riforma le prove di’ammissione ai corsi di laurea di Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria e Medicina veterinaria messo a punto dal ministro uscente dell’Università Cristina Messa. Per il prossimo anno accademico, 2023/2024, l’accesso avverrà dopo il superamento della prova d’esame “TOLC” (Test OnLine Cisia), ripetibile più volte.
Possono partecipare ai Tolc coloro che sono iscritti all’ultimo o penultimo anno delle scuole superiori italiane o estere. Il decreto ha previsto che ci siano 2 sessioni di svolgimento; per il 2023 le sessioni sono fissate ad aprile e luglio. Le date verranno successivamente stabilite entro il mese di novembre 2022. Per ciascuna sessione dei Tolc la somministrazione dei test verrà effettuata in presenza presso la sede scelta dal candidato all’atto dell’iscrizione alla prova. Il test può essere sostenuto in una qualsiasi sede scelta dal candidato nel momento dell’iscrizione, anche se diversa da quella della futura immatricolazione.
I candidati, invece, dei Paesi non UE residenti all’estero sono tenuti all’iscrizione e al successivo svolgimento del test TOLC presso la sede in cui intendono presentare istanza di inserimento nella graduatoria di merito locale. Per poter partecipare ai test, i candidati devono iscriversi attraverso il sito web del CISIA www.cisiaonline.it entro i termini e nel rispetto delle procedure che verranno indicate, per ogni anno accademico, con un provvedimento della competente Direzione generale del ministero dell’Università e della Ricerca. L’iscrizione al test TOLC consentirà al candidato di accedere anche alle esercitazioni, ai MOOC (Massive Open Online Courses) disciplinari per ogni materia contenuta nel test TOLC, agli esiti delle prove sostenute anche in confronto ai risultati in forma aggregata ottenuti dagli altri partecipanti nello stesso periodo, che costituiscono uno strumento per valutare il proprio posizionamento, al materiale e alle iniziative in tema di orientamento e accesso predisposte dagli atenei.
In aggiunta, indipendentemente dalla richiesta di iscrizione al test TOLC – fa sapere il dicastero – saranno disponibili sul sito dedicato all’accesso programmato gestito dal Mur (https://accessoprogrammato.miur.it/2022/) informazioni e strumenti gratuiti, messi a disposizione dalle diverse sedi universitarie, come supporto all’orientamento in ingresso e per il miglioramento della preparazione iniziale dei candidati. Sia per il TOLC-MED (accesso a medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria) sia per il TOLC-VET (accesso a medicina veterinaria) le prove dureranno 90 minuti nel corso dei quali i candidati dovranno rispondere a 50 quesiti divisi in 4 principali sezioni: comprensione del testo e conoscenze acquisite negli studi, biologia, chimica e fisica, matematica e ragionamento. Una volta sostenuta la prova, il candidato deve compilare, online attraverso il portale Universitaly (www.universitaly.it), l’istanza di inserimento nella graduatoria di merito. Infine, per formare le graduatorie nazionali di accesso, viene utilizzato, su indicazione del candidato, il miglior punteggio ottenuto tra quelli conseguiti nell’anno 2023 per l’anno accademico 2023/2024, mentre per il 2024/2025 viene usato il miglior punteggio ottenuto nell’anno 2024 o in quello precedente.
Omceo Padova: ecco come devono vestirsi i medici e come apparire in foto
(da DottNet – riproduzione parziale) Da Padova arriva la stretta sul look dei camici bianchi. “Medici con barbe sfatte, canottiere, maglie della salute, trecce, piercing, gente spettinata. Molti proponevano un’immagine poco decorosa e non in linea con l’etica medica, che prevede proprio da codice deontologico un habitus preciso. Allora ho pensato che è il momento di dare un segnale preciso, perché poi quelle foto finiscono nel tesserino”, afferma senza mezzi termini Domenico Crisarà, presidente Omceo della città veneta. “Ho fatto inserire all’interno della domanda chiare indicazioni su come debbano vestirsi per la foto: giacca e cravatta, stop. Niente scolli strani, anelli al naso, insomma, chiedo che tutti abbiano un aspetto pulito e rispettabile: un volto curato con capelli in ordine e pettinature consone, visto che si tratta di un documento ufficiale e molto importante. Del resto, anche per altri titoli identificativi si richiedono dei parametri, altrimenti il documento non può essere rilasciato e per il tesserino dell’Ordine deve valere il medesimo rispetto”.
Chi si vuole iscrivere, dovrà attenersi alle regole altrimenti sarà confinato ma non escluso dalla professione. .L’operazione decoro delle fototessere si inserisce in un campo molto più ampio, che riguarda la proiezione esterna di dottoresse e dottori che lavorano in ambulatori e reparti. “In questa professione anche l’immagine è sostanza”, continua Crisarà. “La prima impressione che ha un paziente quando ci si presenta, è fondamentale. A maggior ragione in una società in cui l’immagine è così centrale. Del resto, il concetto di decoro professionale c’è anche nel giuramento di Ippocrate”. In questo contesto s’inserisce l’utilizzo dei social network. “Profili Facebook in cui medici postano foto delle vacanze e compaiono in costume da bagno: anche questo è sbagliato. Un medico lo è sempre, anche quando non è in servizio. Tutto quello che fa, dice o posta, deve essere consono alla professione che rappresenta. Vedere un medico in mutande è poco decoroso e delude profondamente il potenziale paziente. Un altro problema sono i selfie in corsia: magari non ci si pensa, ma dietro una foto scattata in reparto ci sono molte implicazioni”. Crisarà sta quindi avviando con l’Università di Padova una serie di incontri per gli iscritti agli ultimi due anni di corso: l’obiettivo di queste sessioni extra curricolari è insegnare ai futuri camici bianchi come utilizzare i social, ma soprattutto ciò che sia o meno etico diffondere, specialmente se un profilo è pubblico e quindi visibile da chiunque.
Vaccino anti influenza può proteggere da rischio ictus
(da AGI) Il vaccino antinfluenzale annuale può essere associato a un minor rischio di ictus, secondo uno studio pubblicato nel nuovo numero di ‘Neurology’, la rivista medica dell’American Academy of Neurology. “Gli studi hanno dimostrato che contrarre l’influenza aumenta il rischio di avere un ictus, ma la ricerca è ancora in corso per stabilire se il vaccino antinfluenzale può aiutare a proteggere contro un ictus”, ha affermato l’autore dello studio Francisco J. de Abajo, professore dell’Università di Alcalá a Madrid, Spagna: “Questo studio osservazionale suggerisce che coloro che hanno un vaccino antinfluenzale hanno un rischio inferiore di ictus. Per determinare se ciò sia dovuto a un effetto protettivo del vaccino stesso o ad altri fattori, sono necessarie ulteriori ricerche”. Lo studio ha esaminato l’ictus ischemico, che è causato da un blocco del flusso sanguigno al cervello ed è il tipo più comune di ictus. Per le indagini, i ricercatori hanno identificato, all’interno di un database sanitario in Spagna, persone che avevano almeno 40 anni e che avevano avuto un primo ictus nei 14 anni precedenti. Ognuna di queste persone è stata confrontata con cinque persone della stessa età e sesso, senza esperienza di ictus.
In totale, c’erano 14.322 persone con esperienza di un ictus e 71.610 persone che invece non avevano avuto un ictus. Quindi, i ricercatori hanno esaminato se le persone avevano ricevuto il vaccino antinfluenzale almeno 14 giorni prima dell’ictus o prima della stessa data per coloro che non avevano avuto un ictus. Un totale del 41,4% di coloro che hanno avuto un ictus aveva ricevuto il vaccino antinfluenzale, rispetto al 40,5% di coloro che non hanno avuto un ictus. Ma le persone che hanno ottenuto l’iniezione avevano maggiori probabilità di essere più anziane e di avere altre condizioni come la pressione sanguigna alta e il colesterolo alto che avrebbero aumentato le probabilità di avere un ictus. Una volta che i ricercatori si sono adeguati a questi fattori, hanno scoperto che coloro che hanno ricevuto un vaccino antinfluenzale avevano il 12% in meno di probabilità di avere un ictus. I ricercatori hanno anche esaminato se il vaccino contro la polmonite avesse alcun effetto sul rischio di ictus e non hanno riscontrato alcun effetto protettivo. “Questi risultati sono un altro motivo per cui le persone devono farsi il vaccino antinfluenzale annuale, soprattutto se sono a maggior rischio di ictus”, ha detto de Abajo. Poiché lo studio è osservazionale, non dimostra che il vaccino antinfluenzale riduce il rischio di ictus. Mostra solo un’associazione. Potrebbero esserci altri fattori che non sono stati misurati che potrebbero influenzare il rischio di ictus. Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione per la ricerca biomedica dell’ospedale universitario Prince of Asturias di Madrid e dall’Istituto di salute Carlos III di Madrid.
Circa 8 settimane di attesa dopo il Covid per procedere a interventi chirurgici programmati
Circa 8 settimane di attesa dopo il Covid per procedere a interventi chirurgici programmati
(da Univadis) Nel caso di pazienti non vaccinati che hanno avuto il COVID-19 da lieve a moderato, le principali procedure di chirurgia elettiva di routine (ad es. isterectomia, sostituzione dell’anca o del ginocchio, ecc.) sono associate a un aumento del rischio relativo corretto (adjusted relative risk, aRR) di complicanze postoperatorie, rispetto ai pazienti sottoposti a intervento chirurgico prima della pandemia di COVID-19. Uno studio osservazionale condotto negli Stati Uniti ha analizzato i dati di 5.500 pazienti sottoposti a intervento chirurgico prima e durante la pandemia di COVID-19 e ha riscontrato, durante il periodo “peri-COVID” (0-4 settimane), un eccesso di rischio postoperatorio di polmonite (aRR = 6,4), insufficienza respiratoria (3,3), embolia polmonare (2,7) e sepsi (3,6). A 4-8 settimane, persisteva solo il rischio di polmonite, con tutti gli eccessi di rischio che scomparivano a ≥8 settimane.
(The Risk of Postoperative Complications After Major Elective Surgery in Active or Resolved COVID-19 in the United States. https://journals.lww.com/annalsofsurgery/Abstract/2022/02000/The_Risk_of_Postoperative_Complications_After.7.aspx)
Sì all’IA e alle sue applicazioni in Medicina, ma sul come c’è da discutere
(da M.D. Digital) “L’Intelligenza artificiale è uno strumento fondamentale per il medico, ma non sia suo surrogato”. A ribadirlo il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli. Lo ha fatto di fronte al “Board” di esperti – medici, giuristi, giornalisti, filosofi della medicina, esponenti della società civile – cui è affidata l’organizzazione del Convegno che, il 24 e 25 novembre a Roma, darà ufficialmente il via alla revisione del Codice deontologico. Il testo oggi in vigore risale infatti al 2014: tra gli argomenti che per la prima volta saranno trattati, ci sarà proprio l’intelligenza artificiale. Dalla diagnostica predittiva alla medicina di precisione, dallo sviluppo di farmaci e vaccini alla riabilitazione, le tecnologie di intelligenza artificiale trovano sempre maggior impiego. Sino a pretendere di sostituire il medico: avviene nel Regno unito, dove l’azienda Babylon Health, che fornisce servizi di cure primarie in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale inglese, offre ai suoi assistiti la possibilità di utilizzare un “Symptom Checker Chatbot”, vale a dire una chat automatizzata capace di fornire, sulla base dei sintomi descritti, una valutazione del proprio stato di salute. “Non vogliamo che questo strumento diventi un’alternativa al medico- ha spiegato Anelli – come è successo in Inghilterra, dove ai cittadini è stato chiesto di scegliere tra un medico e un computer. Noi pensiamo che gli algoritmi, la capacità che il computer avrà di elaborare una serie di dati, possano essere uno strumento fondamentale per il medico. Il computer, l’intelligenza artificiale diventerà un ausilio fondamentale per essere sempre più precisi nella diagnosi e per essere più efficaci nella terapia. Ecco, credo che questo sia quello che dobbiamo fare. Il PNRR oggi stima circa 50 milioni di euro per realizzare questo processo di applicazione dell’intelligenza artificiale alla Medicina Generale. Noi non vogliamo una sostituzione del medico, crediamo che il sistema debba aiutare invece il medico a fare ancora meglio la sua attività”. Tra gli altri argomenti al centro della discussione, la formazione del medico. “Buona parte del board ritiene essenziale che il Codice intervenga ancora di più – ha dichiarato Anelli – in modo tale che siano dati ai futuri medici gli strumenti per gestire al meglio il rapporto con i cittadini, la comunicazione, che, come dice la legge, è parte della cura, è essa stessa cura. I medici di domani devono imparare a dedicare tempo al paziente, ad ascoltarlo, a rivalutare la singolarità dell’individuo utilizzando la complessità degli strumenti a disposizione per giungere a una diagnosi e per definire una terapia. Tra questi, ci sarà sicuramente l’intelligenza artificiale”.