Pagamenti con Pos, stop alle ricevute cartacee

(da Doctor33)   Dal 21 aprile non è più obbligatorio conservare le ricevute cartacee dei pagamenti effettuati con Pos. La novità è contenuta nella legge di conversione del decreto Pnrr n. 19/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026 ed entrata in vigore il giorno successivo. La semplificazione interessa imprese e professionisti, compresi studi medici, ambulatori e attività sanitarie private che utilizzano pagamenti elettronici. La misura è prevista dall’articolo 8 del provvedimento. Dopo il voto di fiducia alla Camera del 9 aprile e l’approvazione definitiva del Senato del 15 aprile, la norma è ora operativa e modifica la gestione documentale delle transazioni effettuate con carta di credito, di debito o prepagata.

Cosa cambia

Il comma 1 dell’articolo 8 stabilisce che non sarà più necessario conservare lo scontrino di ricevuta rilasciato dal terminale Pos dopo il pagamento. La prova dell’operazione potrà essere fornita attraverso la documentazione bancaria, anche in formato digitale.  Diventano quindi validi, ai fini probatori, i documenti elaborati da banche e intermediari finanziari, compresi gli estratti conto disponibili tramite home banking o applicazioni digitali. Restano invece disciplinati dalle regole ordinarie fatture e scontrini fiscali, che continuano a mantenere la propria funzione fiscale.  La norma riconosce valore alle comunicazioni bancarie trasmesse ai sensi dell’articolo 119 del Testo unico bancario, equiparandole alle ricevute Pos.

Le condizioni previste

La sostituzione della ricevuta cartacea non opera automaticamente in ogni caso. L’estratto conto deve consentire l’identificazione analitica di ciascuna operazione e riportare i dati essenziali della transazione. In mancanza di questi requisiti, resta l’obbligo di conservare le ricevute rilasciate dal terminale Pos. Gli istituti bancari dovranno quindi adeguare la documentazione, se necessario.

Impatto per studi e professionisti

Per medici liberi professionisti, poliambulatori e strutture sanitarie private la misura può tradursi in una riduzione degli oneri amministrativi legati all’archiviazione cartacea, con minori esigenze di spazio e minori rischi di deterioramento dei documenti.  Durante l’esame parlamentare era stato presentato anche un emendamento per introdurre lo scontrino digitale come modalità ordinaria, con stampa cartacea solo su richiesta del cliente. La proposta non è stata approvata e la disciplina resta limitata alla conservazione delle ricevute Pos.

AOU Careggi: pubblicazione 3 avvisi di selezione pubblica per incarichi libero professionali a medici varie discipline scadenza 14/05/2026

Buongiorno,

al fine di agevolarne la più ampia diffusione fra i vostri iscritti, si trasmettono in allegato n.3 avvisi di selezione pubblica per incarico di collaborazione lp Cardiologia, Urologia, Cardiochirurgia pubblicati dal 29.04.2026  nel sito web di questa Azienda Ospedaliero Universitaria al seguente link, con scadenza di presentazione delle candidature il giorno 14.05.2026.
Si ringrazia fin d’ora per la collaborazione che vorrete prestarci

Cordiali saluti.

Roberta Mascherini

Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi

U.O.C. Amministrazione del Personale

Ufficio Programmazione e Reclutamento

tel. 0557948114

mascherinir@aou-careggi.toscana.it

 

Scoperto il segreto della felicità. Sta meglio chi è libero di fare le proprie scelte

(da fimmg.org)   Se non riesci a sentirti davvero soddisfatto, forse è perché la ricetta per la felicità è più complessa di quanto si creda. Non bastano i soldi, ma nemmeno il piacere o un’esistenza piena. Un nuovo studio della Simon Fraser University suggerisce che il segreto della felicità sia la libertà. Ci credereste? I ricercatori hanno scoperto che, sebbene emozioni positive e piacere siano importanti, l’autonomia e la libertà di fare le proprie scelte hanno un peso maggiore. “Le persone non sono semplicemente edoniste”, sintetizza Jason Payne, ricercatore post-dottorato presso il Dipartimento di Psicologia. “Quando ci si ferma a riflettere sulla propria vita, le persone sembrano chiedersi non solo ‘mi sento bene?’, ma anche ‘sono libero?'”. D’altra parte svelare il segreto della felicità è un’impresa che va avanti da tempo immemorabile. Di solito gli elementi chiave chiamati in causa sono due: sentirsi bene (esperienze affettive, più piacere e meno dolore) e un’esistenza appagante (buone relazioni, competenza, autonomia e crescita personale). Ora questo nuovo studio, pubblicato sul ‘Journal of Positive Psychology’, ha cercato di mettere alla prova queste due scuole di pensiero intervistando oltre 1.200 adulti provenienti da Canada e Regno Unito. L’indagine ha misurato le emozioni positive e negative dei partecipanti, il loro livello di soddisfazione di vita e tre tratti psicologici: autonomia – la sensazione di essere liberi di fare scelte; competenza – la sensazione di essere efficaci e capaci; relazionalità – la sensazione di essere vicini e connessi agli altri. I ricercatori hanno poi utilizzato modelli statistici avanzati per determinare cosa influenza la soddisfazione delle persone.

Come prevedibile, le emozioni positive e negative si sono rivelate forti indicatori di felicità. Tuttavia l’autonomia – la sensazione di essere liberi di fare le proprie scelte – è risultata un indicatore migliore. “Coloro che si sentivano più autonomi erano più soddisfatti della propria vita”, afferma Payne. “L’autonomia è stato l’unico bisogno psicologico che sembra contribuire in modo significativo, e che le sole emozioni non sono riuscite a spiegare”. Oltre a mettere in discussione le convinzioni sulla felicità, i risultati hanno anche implicazioni pratiche per il mondo del lavoro e per le politiche pubbliche, sottolinea Payne. “I programmi e gli interventi mirati a migliorare il benessere” di cittadini o dipendenti “possono avere successo, ma se limitano le scelte delle persone alla fine potrebbero rivelarsi controproducenti”, afferma chiamando in causa l’obbligo di mascherina durante la pandemia. “Una scelta fatta per il bene pubblico, ma il fatto che fosse obbligatoria forse spiega alcune delle reazioni negative: ha inciso sul senso di autonomia delle persone”, conclude.

 

 

AOU CAREGGI : Pubblicazione avvisi – n. 3 selezioni per incarichi libero professionali scadenza 12/05/2026

Gentilissimi,

al fine di agevolarne la più ampia diffusione fra i vostri iscritti, si comunica che a questo link troverete tre avvisi di selezione pubblica per incarichi di collaborazione libero professionali per:

– medico specializzato in cardiologia;

– n. 2 medici specializzati in chirurgia plastica ricostruttiva;

– odontoiatra specializzato in odontoiatria/chirurgia orale;

pubblicati da oggi – 27.04.2026 – sul sito web di questa Azienda Ospedaliero-Universitaria nella sezione “CONCORSI – Avvisi pubblici per conferimento incarichi libero professionali”, con scadenza di presentazione delle candidature il giorno 12.05.2026.

Si ringrazia in anticipo per la collaborazione che vorrete prestarci.

Cordiali saluti,
Ilenia Lauritano
UOC Gestione del personale
Ufficio Programmazione e reclutamento
Tel. 0557948116
lauritanoi@aou-careggi.toscana.it

 

Neonatalità, sussidi fino a 10.000 euro: aperto bando 2026

(da enpam.it)  La Fondazione Enpam ha dato il via libera al nuovo bando 2026 per i sussidi a sostegno della neonatalità, con 13 milioni di euro a disposizione per accompagnare medici e odontoiatri iscritti all’Ente nei primi mesi di vita o di ingresso in famiglia dei figli.  “Questa misura conferma il nostro impegno a sostegno della conciliazione vita-lavoro dei medici e degli odontoiatri, compresi i futuri laureati – dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Vogliamo favorire una genitorialità serena, per fare in modo che madri e padri possano proseguire nel loro percorso professionale con meno problemi possibili. Un obiettivo ancora più importante in quest’epoca in cui la neonatalità è una sfida per l’intera società”.

LE PRESTAZIONI PREVISTE
Il bando prevede diverse forme di sostegno. Per gli iscritti alla gestione Quota A è riconosciuto un sussidio una tantum di 2.000 euro per permettere ai neogenitori di coprire i costi di baby-sitting e dei servizi per l’infanzia nei primi dodici mesi di vita del bambino o dall’ingresso del minore in famiglia. Possono accedere al beneficio anche i genitori adottivi o affidatari.   È inoltre previsto un ulteriore sostegno economico destinato agli studenti di medicina e di odontoiatria, dal quinto anno di corso fino all’iscrizione all’albo, sotto forma di indennità in caso di maternità, adozione, affidamento o interruzione di gravidanza.    Gli iscritti che possiedono anche i requisiti della gestione dei medici e odontoiatri liberi professionisti (Quota B) possono ottenere un sussidio aggiuntivo di 3.000 euro, cumulabile con quello di Quota A. I contributi sono riconosciuti una sola volta per ciascun figlio e possono essere richiesti da entrambi i genitori se entrambi iscritti all’Enpam. Ad esempio, una coppia di iscritti Enpam liberi professionisti può ricevere fino a 10mila euro per bebè.

REQUISITI
Possono partecipare al bando tutti gli iscritti in regola con iscrizione e contribuzione. In fase di domanda verrà richiesto di dichiarare il reddito familiare in ciascuno degli ultimi tre anni e di specificare la composizione del nucleo. Il limite di reddito medio viene calcolato dal sistema partendo da un minimo di 62.753,60 euro per un iscritto single negli anni in cui non era ancora genitore, e prevede aumenti per la presenza di ulteriori componenti del nucleo familiare, con maggiorazioni in presenza di invalidità pari o superiore all’80%.  Per il sussidio legato alla Quota B è inoltre necessario aver maturato almeno tre anni di contribuzione negli ultimi dieci anni, di cui uno nel triennio 2022-2024. I benefici riguardano nascite, adozioni o ingressi in famiglia avvenuti nel corso del 2025 e fino alla scadenza del bando.

QUANDO
Le domande potranno essere presentate esclusivamente online, tramite l’area riservata del sito Enpam fino alle ore 12 del 10 settembre 2026. L’esito sarà comunicato via mail entro 60 giorni dalla presentazione della domanda completa.

Verso l’addio al termine pre-diabete, in arrivo riclassificazione del tipo 2

(da ADNKronos Salute – riproduzione parziale)  Addio al termine ‘pre-diabete’? La Società italiana di diabetologia (Sid) segue con grande attenzione il dibattito scientifico internazionale, di recente rilanciato anche sulle pagine di ‘The Lancet Diabetes & Endocrinology’, che propone di superare la definizione per passare a una classificazione in stadi del diabete di tipo 2 (T2D).

Cos’è il pre-diabete: perché nasce il termine e perché va superato –   Introdotto per identificare una condizione intermedia, una sorta di ‘limbo’ tra la normalità glicemica e il diabete, il termine pre-diabete, coniato nel 2011 dall’American diabetes association (Ada), nasceva con l’obiettivo di stimolare interventi correttivi sullo stile di vita. Tuttavia, le evidenze accumulate negli ultimi anni descrivono una realtà più complessa: la condizione di pre-diabete è già associata a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica, demenza precoce e di alcuni tipi di tumore (in particolare colon-retto, mammella e pancreas). Definire questa fase come ‘pre’ rischia dunque di banalizzarne l’importanza e di ritardare interventi potenzialmente decisivi (correzione degli stili di vita e farmacologici) per la riduzione del rischio.

Diabete, la proposta sui 3 nuovi stadi: quali sono –  La nuova proposta di classificazione a stadi per il diabete di tipo 2, avanzata dai leader della diabetologia mondiale, descrive con maggior fedeltà la malattia come un processo continuo, legato al progressivo declino della funzione delle cellule beta pancreatiche (produttrici di insulina) e all’aumento della resistenza insulinica. In questo contesto, vengono identificati 3 nuovi stadi.

Stadio 1: include soggetti con rischio aumentato di sviluppare ‘disglicemia’ sulla base di score di rischio specifici per il proprio Paese, ma con glicemia ancora nei limiti normali, sebbene con un lieve declino della funzione beta-cellulare e di conseguenza un progressivo incremento della glicemia (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno minore di 101 mg/dl, glicemia alla 1° ora nella curva da carico glucidico minore 155 mg/dl e alla 2° ora 140 mg/dl, emoglobina glicata minore di 5,7%, Titr – Time in tight range maggiore di 90-95%).

Stadio 2: include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite ‘disglicemia’ o ‘pre-diabete’ (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno 101-124 mg/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico maggiore o uguale a 155 mg/dl e a 2 ore 140-198 mg/dl, emoglobina glicata 5,7-6,4%, Titr maggiore di 80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b).

Stadio 3: include soggetti con diabete conclamato (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno maggiore uguale 126 mg/dl, glicemia a 1 ora nella curva da carico 208.8 mg/dl e a 2 ore maggiore 200 mg/dl, emoglobina glicata maggiore o uguale a 6,5%, Titr minore di 80%).

Non solo un cambio di nome –  “Un elemento innovativo fondamentale – commenta la presidente Sid, Raffaella Buzzetti – è la distinzione tra soggetti a progressione rapida (più giovani, con obesità, elevata insulino-resistenza o specifici marker metabolici) e soggetti a progressione lenta, spesso più anziani. Questo consente di personalizzare l’intensità degli interventi, evitando sia l’eccesso di trattamento, in particolare negli anziani, sia il sotto-trattamento, in particolare nei giovani, fondamentale per minimizzazione le complicanze del diabete. Il rischio di sviluppare diabete non è un interruttore ‘on-off’, ma è un processo continuo e graduale, e rafforza la necessità di avvalersi di strumenti diagnostici più sofisticati e di nuove strategie di trattamento”.

“Riconoscere gli stadi iniziali come parte della malattia – sottolinea Buzzetti – significa poter intervenire precocemente, innanzitutto con modifiche importanti nello stile di vita, quali incremento del movimento e dieta adeguata. Ad oggi non vi sono indicazioni regolatorie specifiche circa l’utilizzo di terapie farmacologiche, sebbene molte (tra cui metformina, pioglitazone e agonisti del recettore Glp-1) abbiano dimostrato un’efficacia nel rallentare la progressione dal ‘pre-diabete’ al diabete e di ridurre il rischio cardiovascolare, anche in questi stadi iniziali di malattia. L’adozione di questo nuovo modello potrebbe tradursi in: diagnosi più precoci e mirate, interventi personalizzati in base al rischio reale, maggior accesso alle terapie nelle fasi iniziali, riduzione delle complicanze gravi (infarto, ictus, insufficienza renale), migliore sostenibilità del sistema sanitario, grazie alla prevenzione.

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