A Londra medici di famiglia a pagamento per tagliare le liste
(da ADN Kronos) Le liste d’attesa soffocano il Servizio sanitario nazionale anche Oltremanica. Nel Regno Unito, secondo dati recenti del National Health Service (Nhs), un paziente su 20 aspetta almeno un mese per riuscire a farsi visitare da un general practitioner – il Gp, l’equivalente inglese del nostro medico di famiglia – e solo a novembre scorso si contavano oltre 1,5 milioni di appuntamenti per un centro di assistenza medica di base evasi dopo un minimo di 4 settimane dal momento della prenotazione. Ed ecco che a Londra arriva il medico di famiglia a pagamento: a Fulham, nel sud-ovest della metropoli – informa il quotidiano locale gratuito ‘The Stardard’ – apre la sua prima sede Dr Dropin, una piattaforma privata norvegese di medici di base che ha in programma altre 3 aperture nella capitale britannica entro fine anno. Fondata a Oslo nel 2017, Dr Dropin offre nella sede di Fulham appuntamenti di 15 minuti con un medico di famiglia al prezzo di 79 sterline a persona (poco più di 92 euro), che scendono a 59 (poco meno di 69 euro) per una consulenza virtuale. Si prenota e si fa la visita, senza attese.
Siti e app per il contatto tra medico e paziente. Dal Garante arrivano le indicazione per la Privacy
(da Quotidiano Sanità) Un concreto aiuto dal Garante Privacy per app e siti che mettono in contatto i pazienti con i professionisti sanitari, tra cui i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che offrono a utenti e medici servizi quali la scelta del professionista, la prenotazione delle visite, l’invio e l’archiviazione di documenti sanitari. Il Garante ha pubblicato infatti un documento in 10 punti in cui si indicano gli obblighi e gli adempimenti da rispettare al momento di trattare dati personali così delicati.
Attraverso le piattaforme digitali, che nella maggior parte dei casi fanno capo a società stabilite in paesi europei diversi dall’Italia o in Paesi terzi, i dati sia personali che sanitari dei pazienti vengono utilizzati per molteplici finalità da diversi soggetti che intervengono a vario titolo nelle operazioni di trattamento e che possono assumere diversi ruoli di protezione dei dati (titolare, contitolare e responsabile del trattamento).
Il compendio fornisce chiarimenti con riferimento a tre macro tipologie di trattamenti: dati dei pazienti, necessari per offrire loro servizi anche di tipo amministrativo correlati alla prestazione sanitaria richiesta (ad es. creazione dell’account, prenotazione di una visita medica); dati personali dei professionisti sanitari trattati per diversi scopi (ad es. gestione dell’agenda del medico e recensioni degli utenti); dati sulla salute dei pazienti, trattati per finalità di diagnosi e cura (es. condivisione di documenti sanitari come prescrizioni o referti). Per ciascuna delle tre differenti macro tipologie di trattamenti, il compendio identifica le specifiche basi giuridiche, i ruoli, le responsabilità e gli obblighi in capo a siti e app e ricorda la necessità di adottare misure di sicurezza tecniche e organizzative, volte a ridurre i rischi di distruzione, perdita, modifica, divulgazione non autorizzata di dati o accesso accidentale o illegale.
Una specifica sezione del compendio è dedicata all’obbligo per le piattaforme di svolgere al riguardo una preventiva valutazione di impatto sul trattamento di dati che possa presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Un paragrafo, infine, è dedicato alle informazioni da rendere ai pazienti che, in conformità ai principi di correttezza e trasparenza, devono essere semplici e chiare oltre che concise, trasparenti, intelligibili e facilmente accessibili.
Consulta il documento del Garante qui sotto
L’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì compie venti anni: le iniziative del 4 e 5 aprile 2024
(da Ufficio Stampa Auslromagna)La città di Forlì, nel 2004, organizzò tre giorni di festa per salutare il nuovo ospedale “Morgagni – Pierantoni”.
Un evento che coinvolse tutta la cittadinanza ed ebbe il suo culmine nella cerimonia del taglio del nastro, che si svolse sabato 17 gennaio 2004, in presenza di Girolamo Sirchia, ex Ministro della Salute, Vasco Errani, ex Presidente della Regione Emilia Romagna, Giovanni Bissoni, ex Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Massimo Pieratelli, ex Direttore Generale Ausl di Forlì e Franco Rusticali, allora Sindaco di Forlì. Venne allestita una mostra a Palazzo Albertini, dal titolo “I beni della salute.
Il patrimonio dell’Azienda Sanitaria di Forlì” ed organizzati spettacoli, concerti ed una festa “solidale” in Piazza Saffi, dal titolo “Tutti per uno, uno per tutti” , che coinvolse tutte le associazioni, cooperative sociali, organizzazioni non profit, artisti forlivesi e commercianti. I partecipanti alla festa poterono anche assistere, in diretta, alla cerimonia ufficiale di inaugurazione dell’Ospedale, grazie ad un maxi- schermo, installato in un’area della piazza.
“La filosofia dell’ospedale di Forlì è quella dell’ “high care” – affermò il dottor Massimo Pieratelli – dove ciascun paziente è indirizzato verso un percorso unico con riferimenti sanitari certi. Il modello che si vuole realizzare all’interno del nuovo presidio ospedaliero di Forlì punterà ad offrire ai pazienti un’alta intensità assistenziale e tecnologica, posti letto dedicati e percorsi assistenziali definiti. L’organizzazione consentirà un elevato utilizzo di spazi e strutture, ottimizzando flussi e percorsi grazie alla contiguità dei servizi inseriti nei processi di cura.Tutto per offrire ai pazienti risposte appropriate alle singole esigenze di cura”.
Per festeggiare l’anniversario, la Direzione generale dell’ AUSL Romagna ha organizzato alcune iniziative, aperte alla cittadinanza.
In allegato i programmi dei due eventi: una festa al Naima di Forlì (4 aprile) ed un evento (5 aprile) nel Salone Comunale di Forlì.
Sigarette elettroniche: non così innocue come sembra
(da M.D. Digital) Il loro utilizzo è infatti legato a una riduzione della funzionalità polmonare e a un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Peggiorano anche la FEV1 e la tolleranza all’esercizio. Secondo i risultati pubblicati su Chest, dopo l’uso per 15 minuti di un sistema elettronico di somministrazione di nicotina (ENDS), la funzione polmonare è diminuita e la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca sono aumentate negli utilizzatori a lungo termine rispetto ai non utilizzatori. “Un episodio di utilizzo di ENDS è associato a un peggioramento acuto degli indici di salute cardiovascolare e polmonare tra gli utenti a lungo termine di questi dispositivi”, hanno affermato gli autori.
In uno studio osservazionale, i ricercatori hanno valutato 164 utilizzatori esclusivi di ENDS (età media 27.4 anni; 39% donne; 86% bianchi), 117 utilizzatori esclusivi di sigarette (età media 42.8 anni; 44.4% donne; 55.6% bianchi) e 114 individui che non hanno riferito di fumare o svapare (età media 30.8 anni; 50% donne; 69.3% bianchi) per confrontare le misure di salute cardiovascolare e polmonare tra i gruppi dopo 15 minuti di utilizzo del prodotto. Durante il periodo di utilizzo di 15 minuti, le persone che non fumavano o vaporizzavano riposavano. In particolare, la durata mediana dell’uso del prodotto era maggiore nella coorte delle sigarette rispetto alla coorte ENDS (21 anni contro 4 anni) e questi individui avevano misurazioni basali della funzione polmonare (FEV1 e flusso medio espiratorio forzato dal 25% al 75% della FVC più scadenti [FEF25-75]).
I ricercatori hanno osservato un numero significativamente più elevato di boccate effettuate durante il periodo di utilizzo di 15 minuti tra gli utilizzatori di sigarette rispetto agli utenti ENDS (mediana, 14 boccate contro 9 boccate; p<0.001). Tra il gruppo di utilizzatori esclusivi di ENDS e il gruppo di individui che non usavano tabacco o vaporizzatore, tre misurazioni cardiovascolari sono aumentate significativamente dopo l’uso del prodotto per 15 minuti nella coorte ENDS: Pas (differenza media aggiustata 5.6 mmHg rispetto a 2.3 mmHg), Pad (4.2 mmHg rispetto a 2 mmHg) e frequenza cardiaca (4.8 battiti/minuto contro –1.3 battiti/minuto). I ricercatori hanno notato risultati comparabili e significativi a quelli sopra riportati quando hanno valutato i consumatori di sigarette rispetto a individui che non avevano riferito di fumare o svapare. Gli individui che utilizzavano ENDS rispetto a quelli che non utilizzavano tabacco o prodotti da vaporizzare avevano anche diametri dell’arteria brachiale significativamente peggiori (–0.011 cm rispetto a –0.006 cm), variabilità della frequenza cardiaca (–7.2 ms vs 3.6 ms) e FEV1 (–4.1 vs –1.1).
Per quanto riguarda queste tre misurazioni tra consumatori di sigarette e non consumatori di tabacco/vaping, i ricercatori hanno osservato valori diminuiti nella coorte di fumatori di sigarette. Secondo gli autori, sia la dilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale che la variabilità della frequenza cardiaca in posizione eretta non differivano significativamente fra le tre coorti. Dopo il periodo di utilizzo di 15 minuti, il rapporto FEV1 rispetto a FVC e FEF25-75 sono diminuiti significativamente e in misura maggiore nella coorte ENDS rispetto alla coorte dei non consumatori e alla coorte delle sigarette. In termini di esercizio, i ricercatori hanno osservato prestazioni ridotte tra gli utilizzatori di ENDS rispetto ai non utilizzatori, con equivalenti metabolici significativamente ridotti (METS: differenza media aggiustata 1.28 MET) e recupero della frequenza cardiaca in 60 secondi (differenza media aggiustata 2.9 battiti/minuto) riscontrata in questa coorte. “Gli utilizzatori di ENDS hanno mostrato un peggioramento acuto della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della variabilità della frequenza cardiaca, nonché vasocostrizione, ridotta tolleranza all’esercizio fisico e aumento dell’ostruzione del flusso aereo dopo l’utilizzo di ENDS rispetto ai partecipanti di controllo”, hanno scritto gli autori. “Questi risultati sollevano preoccupazioni sui potenziali danni degli ENDS contemporanei”.(Tattersall MT, et al. Cardiovascular and Pulmonary Responses to Acute Use of Electronic Nicotine Delivery Systems and Combustible Cigarettes in Long-Term Users. Chest 2023. DOI:https://doi.org/10.1016/j.chest.2023.03.047
Anche un’attività fisica minima può ridurre il rischio di ictus
(da DottNet) Anche livelli minimi di attività fisica possono ridurre il rischio di ictus: è il risultato principale dello studio condotto dai neurologi del dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche dell’Università dell’Aquila, pubblicato online sul ‘Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry’.
Dallo studio emerge che gli effetti di riduzione del rischio di ictus cerebrale associati all’attività fisica sono indipendenti dall’età e dal sesso, il che significa che tutti dovrebbero essere incoraggiati a svolgere qualunque tipo di attività fisica nel loro tempo libero. Mentre le linee guida internazionali raccomandano 150 minuti o più a settimana di attività fisica di intensità moderata o 75 minuti o più di attività ad intensità vigorosa per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, non molti adulti riescono a raggiungere questo obiettivo, affermano i ricercatori. Eppure, anche le persone che portano avanti livelli di attività fisica inferiori, purché non siano del tutto sedentarie, hanno un ridotto rischio di ictus rispetto ai loro coetanei sedentari: per scoprire se livelli più bassi di attività fisica possano comunque avere un effetto protettivo contro l’ictus cerebrale, gli autori, cercando dati nei database internazionali, hanno riunito i risultati di 15 grandi studi osservazionali effettuati su un totale di 752.
052 adulti, la cui salute è stata monitorata per una media di 10,5 anni. L’analisi dei dati aggregati ha mostrato che, rispetto all’assenza di attività fisica, la quantità “ideale” più alta riduce il rischio di ictus del 29%, ma che alcune attività “al di sotto del target” consigliato dalle raccomandazioni internazionali riducono comunque il rischio di ictus del 18%. “Gli autori – precisa una nota Univaq – riconoscono diversi limiti ai loro risultati, tra cui la variabilità nelle definizioni dei livelli di attività fisica tra i diversi studi e il fatto che l’attività fisica era riportata in modo soggettivo, tramite questionari, dai soggetti inclusi”. Tuttavia, gli autori dello studio concludono che l’attività fisica ricreativa, anche in piccole quantità, potrebbe aiutare a scongiurare l’ictus nel lungo termine.