L’empatia del medico riduce il dolore nel paziente

(da M.D.Digital)  Nell’indagine un team di ricercatori dell’Health Science Center dell’Università del North Texas a Fort Worth ha misurato l’associazione tra empatia del medico e dolore, funzionalità e HRQOL tra i pazienti con lombalgia cronica. Sono stati inclusi i dati di 1.470 pazienti (età media 53.1, 74.4% donne) che hanno completato 5.943 incontri.

I ricercatori hanno scoperto che una maggiore empatia con il medico era inversamente associata all’intensità del dolore, alla disabilità correlata alla problematica clinica e ai deficit di HRQOL per ciascuna misura. Di conseguenza, il gruppo di medici molto empatici ha riportato un’intensità media del dolore inferiore, una minore disabilità media correlata alla schiena e un minor numero di deficit HRQOL su ciascuna misura rispetto al gruppo di medici leggermente empatici.  Risultati più favorevoli sono stati osservati in associazione all’empatia del medico rispetto ai trattamenti non farmacologici, alla terapia con oppioidi e alla chirurgia della colonna lombare.

Una maggiore empatia con il medico era inversamente associata all’intensità del dolore (β = -0.014; p<0.001), disabilità correlata alla schiena (β = -0.062; p<0.001) e deficit HRQOL su ciascuna misura (interferenza del dolore: β = -0.080; p<0.001). Di conseguenza, rispetto al gruppo di medici poco empatici, il gruppo di medici molto empatici ha riportato un’intensità media del dolore inferiore (6.3 vs 6.7; p<0.001), minore disabilità correlata (14.9 vs 16.8; p<0.001) e meno deficit HRQOL su ciascuna misura (affaticamento: 57.3 contro 60.4). Tutte le differenze tra i gruppi di empatia medica erano clinicamente rilevanti, con valori che variavano da 0.21 a 0.30 per l’intensità del dolore e per disabilità correlata alla schiena, affaticamento e interferenza del dolore. L’empatia del medico è stata associata a esiti più favorevoli rispetto ai trattamenti non farmacologici, alla terapia con oppioidi e alla chirurgia della colonna lombare

“L’empatia del medico è un aspetto importante della relazione medico-paziente tra coloro che soffrono di dolore cronico”, scrivono gli autori. “Maggiori sforzi per coltivare e migliorare l’empatia con i medici sembrano giustificati in questa popolazione.”

(Licciardone JC, et al, Physician Empathy and Chronic Pain Outcomes. JAMA Network Open 2024. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2024.6026)

Analizzare i conflitti da un punto di vista sanitario

La guerra non è mai andata via dal mondo, e adesso è anche molto vicina al nostro paese, creando grandi danni economici, civili, umanitari. Sia gli eventi bellici in Ucraina che quelli in Israele sollevano numerosi interrogativi e discussioni su quale posizione assumere cercando di non farsi condizionare dalle emozioni o dalla propaganda.   Nell’incontro organizzato a Forlì, Venerdì 24 Maggio al Polo Formativo AUSL Romagna, in via Pratella12/14, l’epidemiologo trentino Pirous Fateh-Moghadam interverrà analizzando i conflitti da un punto di vista sanitario, cercando di prefigurare un percorso verso un mondo più pacifico, resiliente ai cambiamenti climatici, con salute e benessere per tutti. Come del resto ha fatto sul suo libro “Guerra o Salute” edito dal Pensiero Scientifico Editore.   Saranno presenti anche la collega Elena Magnani e Chiara Bodini ed Angelo Stefanini della Università di Bologna.   L’incontro è aperto a tutti i sanitari della AUSL Romagna e agli studenti universitari. Per il personale sanitario sono previsti crediti ECM, per ottenere i quali è necessario iscriversi al portale GRU-WHR del Progetto SOLE.

Consulta la locandina dell’incontro

I poveri muoiono in media 10 anni prima dei ricchi

(da AGI) Coloro che guadagnano meno di 15.000 dollari l”anno muoiono in media più di 10 anni prima, rispetto a quelle con un reddito annuo superiore a 50.000 dollari. Lo rivela uno studio del Vanderbilt University Medical Center, pubblicato su ‘American Journal of Preventive Medicine’. Negli ultimi 40 anni, il divario tra americani ricchi e poveri ha continuato ad aumentare in termini di salute e mortalità, oltre che di reddito. Ora, in uno studio inedito su una popolazione a bassissimo reddito e prevalentemente nera, i ricercatori hanno scoperto che affrontare le disparità razziali e di reddito nella mortalità richiede un approccio globale. “Gli sforzi per migliorare l’uguaglianza di reddito sono cruciali per ridurre la mortalità e le disparità di salute tra gli americani a basso reddito”, hanno riferito i ricercatori. “Il tabagismo è la principale causa di morte negli Stati Uniti; tuttavia, abbiamo scoperto che in questa popolazione a basso reddito l”eccesso di rischio di morte dovuto alla povertà è maggiore rispetto al fumo di tabacco”, ha detto Wei Zheng, direttore del Vanderbilt Epidemiology Center.
Lo studio ha incluso 79.385 partecipanti tra i 40 e i 79 anni nel Southern Community Cohort Study in corso, la maggior parte dei quali è stata reclutata nei centri sanitari comunitari di 12 Stati del Sud-Est, tra il 2002 e il 2009. Circa due terzi dei membri della coorte sono neri. Più della metà dei partecipanti allo studio ha dichiarato un reddito familiare annuo inferiore a 15.000 dollari. Il contesto ha offerto un”opportunità unica di valutare l”impatto della povertà estrema sulla mortalità in una popolazione a basso reddito razzialmente diversificata.

Crediti bonus per chi si forma sui vaccini. Delibera della Commissione Ecm

La Commissione nazionale per la formazione continua ECM ha emanato la delibera 5/24, che stabilisce: “Di attribuire ai professionisti sanitari che acquisiscano crediti in materia di vaccini e strategie vaccinali un bonus, per il triennio 2026-2028, pari al numero di crediti effettivamente conseguiti nel triennio 2023-2025 su tale tematica, fino a un massimo di 10 crediti”.

Pertanto, per i sanitari che hanno incluso vaccini e strategie vaccinali (tema considerato di importanza nazionale) nei crediti formativi accumulati nel triennio in corso sarà garantito un bonus nel triennio formativo successivo (2026-2028). Questo significa che conseguendo, per esempio 8 crediti in tema di strategie vaccinali durante il triennio 23-25, l’obbligo formativo per il triennio successivo non sarà più di 150 crediti ma bensì di 142.  E il bonus dovrebbe essere attribuito automaticamente dalla piattaforma ECM, che riconosce il tema oggetto di aggiornamento

La spesa sanitaria in Italia inferiore all’Ue ma il sistema (per ora) regge

(da Ansa.it)  È un paradosso tutto italiano, ribattezzato come esempio di Sistema sanitario «frugale». La spesa sanitaria pubblica è infatti «nettamente inferiore» a quella dei principali Paesi europei, sia in valore pro capite che in percentuale del Pil, eppure il sistema, sia pur con scarsi fondi, non solo regge ma registra performance – anche in termini di aspettativa di vita dei cittadini – tra le migliori in Europa. L’andamento della spesa sanitaria, e la singolare condizione del Ssn, è fotografato da una analisi elaborata e pubblicata dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso). A parità di potere d’acquisto, la spesa sanitaria pro capite espressa in dollari statunitensi, rileva l’indagine, in Italia nel 2022 è stata di 3.255 Usd, superiore alla spesa di Spagna (3.113), Portogallo (2.640) e Grecia (1.785), ma inferiore del 53% a quella della Germania (6.930 ), del 42% rispetto a quella della Francia (5.622 ) e del 27,3% rispetto al Regno Unito. Nel 2022, l’incremento della spesa pro capite in Italia, è stato del 6,7%, inferiore a quello di Germania (+7,9%) e Francia (+8,6%), mentre il Regno Unito ha ridotto la spesa dell’1,3%. Anche considerando il biennio 2020-2021, il più duro per la pandemia da SarsCoV2, pur facendo registrare una crescita nell’insieme del 15,5%, quindi con un incremento rilevante rispetto a quello medio degli anni precedenti, la spesa sanitaria pubblica italiana è cresciuta comunque meno rispetto a Francia (+19,2%), Germania (18,4%) e Regno Unito (+28,6%). Considerando l’incidenza sul Pil, la spesa sanitaria pubblica è stata nel 2022 pari al 6,8%, superiore a quella di Portogallo (6,7%) e Grecia (5,1%), ma inferiore di ben 4,1 punti percentuali rispetto a quella tedesca (10,9%), di 3,5 punti rispetto a quella francese (10,3%), di 2,5 punti rispetto al Regno Unito (9,3%). Il Ssn si presenta dunque, afferma Fiaso, come un sistema «frugale», in grado cioè di raggiungere «risultati particolarmente significativi a costi estremamente contenuti».

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