Il consumo di zucchero aumenta il rischio di coliti

(da DottNet)    Aumentare il consumo di zucchero può far crescere a breve termine, il rischio di malattie infiammatorie intestinali come la colite. E’ quanto emerge da uno studio dell’Università dell’Alberta pubblicata su ‘Scientific Reports’ che ha scoperto, in una ricerca sui topi, una maggiore suscettibilità alla colite e sintomi più gravi dopo solo due giorni di una dieta ricca di zuccheri rispetto a quelli che, invece, dovevano seguire una dieta più equilibrata.   I risultati, spiega Karen Madsen, studiosa che ha condotto l’analisi, fanno eco a ciò che molti pazienti con colite percepiscono: piccoli cambiamenti nella dieta possono far esplodere i sintomi di malattie infiammatorie intestinali.  “Volevamo sapere quanto tempo ci vuole prima che un cambiamento nella dieta si traduca in un impatto sulla salute – aggiunge – Nel caso dello zucchero e della colite ci sono voluti solo due giorni, il che è stato davvero sorprendente per noi. Non pensavamo che sarebbe successo così rapidamente”. Gli alimenti ricchi di fibre fungono da carburante per i batteri “buoni” che vivono nell’intestino e producono acidi grassi a catena corta, che sono fondamentali per un’efficace risposta immunitaria. Mangiare diete ricche di zuccheri e ridurre l’assunzione di fibre alimenta invece microbi “cattivi” come gli Escherichia coli, che sono associati a un’infiammazione e a una risposta immunitaria imperfetta. Lo studio ha dimostrato che i topi che avevano una dieta ricca di zuccheri presentavano un danno maggiore ai tessuti intestinali e una risposta immunitaria peggiore. Questi problemi sono stati alleviati quando la loro dieta veniva integrata con acidi grassi a catena corta, normalmente prodotti da batteri buoni.

“Antibiotici, meno e meglio”

Da Slow Medicine e Altroconsumo un manifesto di “responsabilità” L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” attraverso cui è stato messo a punto il Manifesto insieme a 16 società scientifiche di medici, infermieri, farmacisti e veterinari che hanno prodotto raccomandazioni sull’uso corretto di antibiotici.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=79010&fr=n

Manipolare farmaci orali, da Ministero raccomandazioni per dividere compresse

(da Doctor33)   Spezzare le compresse, frantumarle o polverizzarle, o aprire gli opercoli delle capsule per usare il contenuto, pratiche diffuse, soprattutto nelle Rsa, sono fonte di errori di somministrazione e di dosaggio.   Per migliorare la sicurezza dei pazienti e degli operatori, il Ministero della Salute ha ritenuto di fornire le indicazioni necessarie per la manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide “per la corretta gestione della terapia farmacologica orale, nei casi in cui non sia possibile somministrarle integre e quando le attività di allestimento non siano effettuate dalla farmacia”.

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Risparmio fiscale con i fondi pensione ai figli

(da Odontoiatria33)   Fine anno è sempre tempo di bilanci, anche in termini di tasse da versare nel prossimo. Per i professionisti che hanno avuto un anno particolarmente positivo sul fronte del fatturato, può essere utile pensare di ridurre il peso fiscale (magari rientrando nell’aliquota inferiore) aprendo, se non lo hanno accora fatto, un fondo pensione o incrementando i versamenti fino al raggiungimento della quota massima detraibile: 5.164,57 euro.   Stesso vantaggio fiscale lo si ha aprendo un fondo pensione per i figli garantendogli, anche, un aiuto economico quando saranno adulti. Ricordiamo comunque che il limite di deducibilità resta sempre complessivamente lo stesso (5.164,57 euro) cumulando i versamenti anche per più persone o per più fondi.

I vantaggi fiscali    Un fondo pensione per un proprio figlio permette di ottenere gli stessi vantaggi fiscali che si godono per il proprio fondo pensione. Quanto versato nel fondo pensione entro il 31 dicembre 2019 (fino ad un massimo di 5.164,57 euro) contribuirà ad abbassare il reddito già nella dichiarazione dei redditi del 2020.  “Attivare un fondo pensione per i propri figli, qualsiasi età abbiano, consente di aumentare i vantaggi anche dal punto di vista del rendimento, potendo scegliere un Fondo più aggressivo, visto il lungo periodo di investimento che si prospetta”, spiega ad Odontoiatria33 Luigi Daleffe già presidente ed attuale consigliere di  Fondo Sanità (https://www.fondosanita.it) , il fondo pensione per i professionisti medici ed odontoiatri che è stato recentemente premiato come Fondo pensione a maggior rendimento medio a 10 anni.  “Altro vantaggio della pensione integrativa è la detassazione totale dei fondi versati per la parte non dedotta ai fini Irpef”, ricorda Daleffe. Una volta in pensione il capitale eventualmente non portato in detrazione, magari perché eccedente ai 5.164,57 euro previsti dalla legge, non verrà tassato al momento dell’erogazione della rendita vitalizia o del capitale.Tra i vantaggi anche la ridotta tassazione in uscita: “la rendita vitalizia -sottolinea sempre Daleffe- sarà tassata al massimo al 15%, fino a 15 anni di anzianità contributiva; dopo di ché la tassazione diminuirà dello 0,3% l’anno, fino ad una tassazione del 9% con un’anzianità nei fondi pensione di 35 anni”.   Oltre ai vantaggi fiscali e a quelli di poter cominciare a costruire un futuro pensionistico per i propri figli anche se non sono ancora in età lavorativa, vi è la possibilità, per i figli, di disporre in età adulta di parte della somma versata per eventuali esigenze, ad esempio per l’acquisto della prima casa, prima ancora di beneficiare di una pensione integrativa. Da quanto versato nel fondo pensione si potranno infatti richiedere anticipi fino al 75% per spese di acquisto o ristrutturazione di casa o per motivi di salute e del 30% per qualsiasi altra esigenza, come per motivi di studio, ma anche per avviare una propria attività imprenditoriale.   “Aspetto importante da tenere in considerazione, continua Daleffe, è anche il fatto che il figlio iscritto a FondoSanità, anche se dovesse scegliere una strada professionale diversa dall’area sanitaria (infatti possono aderire anche altre professioni sanitarie come farmacisti, veterinari, infermieri), potrà continuare a rimanere iscritto al fondo”.

Un interessante evento sugli ECM presso la nostra sede

Giovedì 5 Dicembre alle 20:30 presso la nostra Sala Convegni la Commissione Cao ha organizzato un interessante Corso di Aggiornamento su “ECM Come, Quando e Perchè?”. Durante il corso il Dott. Stefano Almini, Rappresentante dell’ Area Odontoiatri in Commissione ECM Regione Lombardia e  Componente del Comitato Scientifico del Provider Ecm “Fnomceo-Omceo in Rete”, istruirà i colleghi sulle modalità di acquisire facilmente crediti anche con il proprio tablet o smartphone durante la seduta di aggiornamento. Il corso sarà pertanto interattivo e di estremo interesse per la gestione personale dei nostri Dossier Formativi e le ultime novità sulla Formazione Continua. Invitiamo tutti gli iscritti (non solo i colleghi odontoiatri) a partecipare numerosi.

 

Sigarette elettroniche, confermati anche i danni cardiovascolari

(da M.D.Digital)   Dopo le conferme che le sigarette elettroniche sono dannose per i polmoni tanto quanto il fumo di tabacco, ora si aggiungono i dati che confermano i danni che queste provocano all’apparato cardiovascolare. Sono questi i risultati di uno studio recentemente pubblicato su Cardiovascular Research.
Le sigarette elettroniche contengono nicotina, particolato, metalli e aromi, non solo innocuo vapore acqueo. È noto, dagli studi sull’inquinamento atmosferico, che le particelle di piccole dimensioni (meno di 2.5 micron) entrano nella circolazione e sono in grado di produrre effetti diretti sul cuore: ora i dati relativi alle sigarette elettroniche puntano in questa direzione.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la diffusione delle sigarette elettroniche è aumentato e, dai circa 7 milioni di utenti nel 2011, nel 2018 si è arrivati a contare 41 milioni di soggetti, con una proiezione di oltre 55 milioni entro il 2021. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia sono i maggiori mercati, che a livello globale è per un valore stimato di $ 19.3 miliardi, rispetto a circa $ 7 miliardi di cinque anni fa. Il dato relativo agli adolescenti indicava che negli Stati Uniti nel 2018 un adolescente su cinque era “vaper” nel 2018.

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Aggiornamento del Documento “Tariffe Indicate 2019”

Facendo seguito alla risposta ad un interpello in data 2 settembre 2019, la Agenzia delle Entrate nazionale ha chiesto retroattivamente ad autoscuole e cittadini l’IVA sulle lezioni, esimendoli solo dalle sanzioni per aver agito in base a disposizioni (rivelatesi a posteriori erronee) impartite dall’Amministrazione stessa tra il 2004 e il 2005 (vedi documento ufficiale qui)

E’ noto da tempo che la normativa europea in ogni suo dispositivo e sentenza ribadisce il principio generale che tutte le operazioni nella UE sono soggette ad IVA e che le situazioni di non applicazione devono essere eccezionali. In conseguenza, si deve desumere che non è più valido il concetto della “tutela della salute collettiva” che fino ad ora permetteva la non applicazione dell’IVA sulle certificazioni di tipo anamnestico, in precedenza ammesso dalla stessa Agenzia delle Entrate fino al Settembre u.s.  Inoltre si deve considerare che la maggior parte di tali certificazioni sono quasi sempre finalizzate ad un lavoro o ad un guadagno attraverso la attività che esse permettono, e questo le fa assoggettare ad IVA ai sensi della normativa UE vigente. Si aggiunge che è comunque impossibile determinare a priori quale uso il paziente farà della acquisita patente o arma per cui viene autorizzati, nel dubbio l’IVA va sempre applicata  Quindi da ora in poi CONSIGLIAMO LA APPLICAZIONE DELLA IMPOSTA IVA SU TUTTE LE CERTIFICAZIONI ANAMNESTICHE,  SIANO ESSE PER IL PRIMO RILASCIO PATENTI AUTO E MOTO, PER PORTO E DETENZIONE ARMI E PER ATTIVITA’ DI BUTTAFUORI O GUARDIA GIURATA  Come ulteriore conseguenza delle variazioni legislative e tributarie in oggetto, la tariffa applicata fino ad ora può essere aggiornata, perché il 22% del percepito dagli iscritti va ora versato all’erario. Pertanto Il Consiglio Direttivo dell’OMCeO di Forlì-Cesena, nella seduta del 19 Novembre 2019, ha deciso  di modificare il documento pubblicato on line intitolato “Tariffe Indicate 2019”, con la nuova suddivisione delle certificazioni tra “IVA” e “non IVA”  e le nuove tariffe (vedi nuovo documento qui)

N.B. La applicazione di IVA sui certificati non riguarda I colleghi che operano in regimi fiscali di vantaggio (forfettari, etc.) che sono esclusi dal dover applicare l’IVA. Nel momento della compilazione della fattura i contribuenti forfettari dovranno indicare che sono assoggettati al regime agevolato.

 

TARIFFE INDICATE 2019-2
RISOLUZIONE+N+79_2019

Cassazione, il medico dell’equpe deve controllare anche i colleghi

(da DottNet)   Il medico e la responsabilità dell’equipe. Una questione che va tra diligenza e professionlità, tanto che, secondo la Cassazione (sentenza numero 26307/2019) Il medico che lavora in équipe chirurgica è gravato di un obbligo di diligenza che non si limita alle mansioni che gli sono specificamente affidate ma si estende anche al controllo sull’operato altrui, teso a individuare la commissione di eventuali errori evidenti e non settoriali.  Secondo la Suprema Corte, quindi, il medico dell’équipe, prima che l’operazione chirurgica inizi, è tenuto a consultare la cartella clinica, nella quale sono contenuti tutti i dati del paziente, al fine di verificare se, in ragione delle condizioni nelle quali si trova quest’ultimo, occorra prendere qualche particolare precauzione.

Obbligo del medico di segnalare il dissenso   A prescindere da quale sia la sua posizione (subordinata o sovraordinata), ciascun componente dell’équipe, se dissente rispetto alle scelte chirurgiche effettuate o, addirittura, alla necessità di compiere l’operazione, deve quindi segnalarlo, motivando la propria posizione. Se non lo fa, non potrà esimersi dal rispondere, come concorrente, dell’eventuale non corretto adempimento della prestazione sanitaria. Il fine perseguito da tutti i medici che compongono un’équipe, del resto, è comune e unico e ognuno dei sanitari è quindi tenuto a osservare gli obblighi che derivano dalla convergenza di tutte le attività poste in essere dal gruppo, in cooperazione multidisciplinare.  Ciascun medico, di conseguenza, deve conoscere e valutare tutte le attività poste in essere dai suoi colleghi, anche se non rientrano nel proprio campo di specializzazione, controllandone la correttezza (per quanto nelle proprie possibilità) e in tal modo evitando che vengano posti in essere errori evidenti, che potrebbero essere rilevati ed emendati ricorrendo alle conoscenze scientifiche comuni che ciascun professionista medio deve necessariamente possedere.

Depressione maggiore, alcuni antinfiammatori utili nel controllo sintomi.

(da Doctor33)   Secondo una revisione delle prove pubblicata sul ‘Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry’, diversi tipi di agenti antinfiammatori, tra cui aspirina, paracetamolo, statine e antibiotici, possono intervenire sui sintomi della depressione maggiore in modo sicuro ed efficace, e gli effetti sono ancora più forti quando questi agenti vengono aggiunti al trattamento antidepressivo standard. Circa un terzo delle persone clinicamente depresse non rispondono bene alla loro terapia, e subiscono comunemente diversi effetti indesiderati del farmaco. «Molti dati emergenti suggeriscono che l’infiammazione contribuisca allo sviluppo della depressione maggiore, ma i risultati degli studi clinici con vari agenti antinfiammatori per trattare tale patologia si sono rivelati inconcludenti. Per questo abbiamo voluto rivedere le prove disponibili e valutare se gli agenti antinfiammatori funzionino meglio del placebo da soli o unitamente al trattamento standard» spiega Shuang Bai, della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, in Cina, primo nome dello studio. Gli antinfiammatori valutati nei 26 studi presi in esame sono stati farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), acidi grassi omega 3, inibitori delle citochine, statine, steroidi, minocicline, modafinil e N-acetil cisteina. L’analisi dei dati aggregati ha suggerito che gli agenti anti-infiammatori funzionano meglio del placebo e migliorano gli effetti del trattamento antidepressivo standard. Infatti, questi medicinali sono risultati più efficaci del 52% nel ridurre la gravità dei sintomi, nel complesso, e più efficaci del 79% nell’eliminare i sintomi rispetto al placebo.
Analisi più dettagliate hanno indicato che FANS, acidi grassi omega 3, statine e minocicline sono i farmaci più efficaci nel ridurre i principali sintomi depressivi rispetto al placebo, e che gli effetti sono stati ancora maggiori se l’antinfiammatorio veniva usto in aggiunta al trattamento antidepressivo standard. Gli agenti antinfiammatori, tuttavia, non sembravano migliorare la qualità della vita, anche se, secondo gli autori, questo fatto potrebbe essere dovuto al numero esiguo di studi esaminati. Non si sono evidenziati effetti indesiderati importanti a breve termine. «I risultati di questa revisione sistematica suggeriscono che gli agenti antinfiammatori svolgono un ruolo antidepressivo nei pazienti con disturbo depressivo maggiore e sono ragionevolmente sicuri» concludono gli autori.
(J Neurol Neurosur Psych 2019. Doi: 10.1136/jnnp-2019-320912
http://dx.doi.org/10.1136/jnnp-2019-320912  )

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