Responsabilità professionale, in arrivo novità su linee guida di buona pratica clinica

(da Doctor33)   Riguarda l’accreditamento delle società scientifiche deputate a emanare linee guida di buona pratica clinica il primo decreto che arriverà per attuare la legge 24 sulla sicurezza delle cure e la responsabilità sanitaria. Approvata lo scorso marzo, la legge affida a un Sistema nazionale la redazione di linee guida e raccomandazioni ad esse connesse che se seguite dal medico ne escludono la negligenza (e quindi la colpa grave e la conseguente responsabilità penale). L’imminente uscita del decreto attuativo è stata annunciata da Federico Gelli deputato Pd, medico e soprattutto relatore e artefice della legge. Il decreto è uno dei sei che il governo dovrebbe emanare, sulla carta entro luglio, per dare gambe alla legge.

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Ipertensione, nuova strategia terapeutica con dosaggi più bassi e meno effetti collaterali

(da Doctor33)   Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Hypertension, un trattamento con il quarto di una dose standard di uno o più farmaci antipertensivi può essere sufficiente per il controllo della pressione sanguigna con il vantaggio di portare meno effetti collaterali. «C’è una necessità critica di strategie di riduzione della pressione sanguigna che abbiano grande efficacia e minimi effetti collaterali» spiega Alexander Bennett, del George Institute for Global Health alla University of Sydney in Australia e autore principale dello studio. I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una metanalisi di studi controllati randomizzati e i risultati della ricerca, su 42 studi randomizzati con 20.000 adulti, hanno mostrato che la terapia con un quarto di dose di un singolo agente antipertensivo riduceva la pressione sanguigna rispetto al placebo, ma era meno efficace della monoterapia a dose standard; la terapia con un quarto di dose di due agenti, invece, ha ridotto la pressione sanguigna rispetto al placebo, ed è risultata efficace come la monoterapia a dose standard.  Per quanto riguarda la terapia con un quarto di dose di quattro agenti, i dati erano limitati a due studi. Gli eventi avversi nella terapia a singolo e doppio agente con un quarto di dose non erano significativamente diversi rispetto al placebo, ed erano significativamente inferiori rispetto alla monoterapia a dose standard. «L’uso di una terapia di abbassamento della pressione sanguigna doppia con un quarto di dose può essere preferibile alla monoterapia a dose standard» dicono gli autori, che poi concludono: «In alternativa, l’aggiunta di un quarto di dose di un singolo agente alla terapia esistente è in grado di conferire una riduzione di pressione sanguigna sistolica da 3 a 4 mmHg senza ulteriori effetti collaterali e quindi potrebbe essere preferibile al raddoppio della dose dell’agente in uso». «Anche se clinicamente rilevante, la metanalisi di Bennett e colleghi ha limiti intrinseci che dovrebbero essere menzionati» scrivono in un editoriale di accompagnamento Guido Grassi e Giuseppe Mancia dell’Università di Milano-Bicocca. «Queste limitazioni, tuttavia, non riducono l’interesse verso i dati dello studio e le loro favorevoli implicazioni cliniche» concludono.

(Hypertension. 2017. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.117.09202https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28584013)

Depressione del medico: i fattori di rischio pesano di più

(da M.D.Digital)   Cosa accade quando è il medico ad essere depresso? Come si comportano quando i giorni bui si trasformano in settimane, e a volte anche in mesi? Esistono dei fattori specifici che portano alla depressione nel medico? Quali trattamenti i medici cercano o evitano? La realtà è che quello che molti medici depressi fanno è … niente. Oppure provano rimedi che in realtà non aiutano. In una recente indagine è stato chiesto a un gruppo di medici se avessero sperimentato episodi di depressione durante la loro carriera e, in caso affermativo, che tipo di intervento hanno scelto per uscire. Questi in sintesi i risultati: il 33% ha deciso per un aiuto professionale, il 27% si è affidato all’autocura, il 14% ha avuto comportamenti autodistruttivi, il 10% non ha fatto alcunché, il 6% ha cambiato lavoro, il 5% si p autoprescritto dei farmaci, il 4% ha dichiato un generico altro, l’1% si è rivolto alla preghiera. Per quanto riguarda la terapia, al maggior parte dei medici ha tentato opzioni multiple. Tuttavia, la maggior parte non ha preso nessuna misura per mesi se non addirittura per anni prima di decidersi finalmente a fare qualcosa (e talvolta questo si è tradotto in autolesionismo).

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I Rimedi naturali, andrebbero sempre discussi con il proprio medico

(da M.D.Digital)   Il medico dovrebbe essere edotto in relazione ai rimedi naturali che i pazienti affetti da cardiopatie di vario genere potrebbero assumere, in modo da essere in grado di valutare le potenziali implicazioni cliniche, i benefici e i possibili effetti collaterali. Il tema è stato oggetto di una review pubblicata su Journal of the American College of Cardiology.
I rimedi naturali non richiedono studi clinici prima della loro commercializzazione né tanto meno approvazioni da parte di agenzie regolatorie, così la loro efficacia e sicurezza non sempre risultano provate. Una recente survey ha rivelato che un soggetto su 5 assume un rimedio naturale o un supplemento dietetico almeno una volta nella vita. Nella review sono stati valutati 42 preparati con possibili indicazioni per malattie cardiovascolari (ipertensione, scompenso cardiaco, coronaropatia, dislipidemia, malattie tromboemboliche o arteriopatia periferica) e tra questi ne sono stati selezionati 10 più comunemente utilizzati in terapia cardiovascolare per discuterne indicazioni, dati biologici e clinici, dati di sicurezza. I ricercatori hanno osservato che vi è una complessiva mancanza di evidenze e non è sempre possibile stabilire una chiara relazione causa-effetto tra esposizione a questi rimedi e potenziali effetti indesiderati. Suggeriscono dunque che, a causa della popolarità di questi rimedi e delle potenziali interazioni con altre terapie, sarebbe sempre opportuno indagarne l’uso presso i pazienti. Va detto che spesso i pazienti non forniscono volontariamente informazioni relativamente all’uso di questi composti poiché non vengono percepiti come farmaci veri e propri. Diventa così importante un’indagine da parte del medico, anche perchè si è osservato come l’uso di rimedi naturali è associato a una bassa aderenza alle terapie convenzionali, con tutti i problemi che ne possono derivare. I potenziali rischi derivati da scarsa compliance o da eventuali interazioni devono essere illustrate e discusso con il paziente.
In questo studio i ricercatori hanno anche sottolineato l’importanza dell’educazione e della consapevolezza in materia da parte del medico, considerando che lo studio delle medicine complementari o alternative non fa parte dei piani di studio. Avere una soddisfacente conoscenza permetterebbe di fornire un altro livello di cura dove la parte informativa comprende i diversi approcci terapeutici, tradizionale e alternativo, con accenti tanti sull’efficacia quanto sugli eventuali eventi avversi o le possibili interazioni.
(Liperoti R, et al. Herbal Medications in Cardiovascular Medicine. J Am Coll Cardiol 2017; 69: 1188-99.)

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