Ecm, stop proroghe per formazione professionisti. Ecco come cambia sistema sanzionatorio

(da Doctor33)    Per medici e operatori sanitari non sarà più possibile prorogare il recupero dei crediti formativi Ecm per mettersi in regola con il triennio formativo 2020-2022. “La decisione l’ha annunciata il ministro della Salute” Orazio Schillaci “in questi giorni”, dichiara all’Adnkronos Salute Roberto Monaco, presidente del Consorzio gestione anagrafica delle professioni sanitarie (Cogeaps) e segretario della Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Per sanare le posizioni relative alla formazione dei medici del triennio precedente, secondo la legge, dunque, c’è tempo fino al 31 dicembre 2023. “La volta scorsa era stata data una proroga. Questa volta il ministro dice che le proroghe sono finite e noi non possiamo fare altro che prendere atto di una legge che già c’era. Il ministro ha ribadito quanto scritto in questa legge”, afferma Monaco. Più che un’altra proroga, “secondo me va cambiato il sistema sanzionatorio. Dovremmo immaginare, cioè, un sistema che incentivi o penalizzi, piuttosto che sanzionare e basta”, dichiara Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, in vista della prima riunione della Commissione nazionale Ecm, in programma il 13 ottobre.

“Far insediare la Commissione nazionale Ecm è la prima cosa, e abbiamo un po’ di ritardo su questo. Una volta insediata, dovremmo portare a termine una riforma del modello di formazione continua per i medici e affrontare il tema importante delle inadempienze. C’è stato il periodo del Covid che è stato molto difficile e per questo il Parlamento ha previsto un bonus che abbiamo applicato nel precedente triennio. Ma i carichi di lavoro attuali costituiscono anch’essi un grosso problema di adempimento, perché i colleghi sono sempre più stremati dal lavoro e questo non favorisce la formazione”, spiega Anelli. “Il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi pone oggi il professionista nella condizione di essere censurato dal giudice laddove dovesse avere un problema di carattere medico-legale. La ricaduta già c’è ed è pesante e i professionisti devono pensarci. Non è la sanzione che può oggi spaventarli quando il mancato adempimento all’attività formativa può essere un’aggravante della situazione nel momento in cui ci sono problemi di carattere giudiziario”, sostiene il presidente Fnomceo. Nella precedente consiliatura della Commissione Ecm, ricorda Anelli, “c’era stata la legge che prevedeva che i professionisti che rimangono sotto il 70%” dei crediti formativi obbligatori richiesti per il prossimo triennio 2023-2025 “non avrebbero più goduto delle assicurazioni. Un altro passaggio importante per favorire l’adempimento da parte dei professionisti – aggiunge – noi pensiamo che sia anche quello di intervenire sul lavoro quotidiano che si fa ogni giorno all’interno degli ospedali, relativo alla ricerca, gli audit, e così via. Insomma, bisogna completare il processo di riforma e nel frattempo si possono incentivare i colleghi a fare corsi di formazione.

“I numeri di quanti camici bianchi rischiano sanzioni per non aver assolto agli obblighi formativi non sono ancora disponibili”, precisa l’esperto. “Ma la situazione – osserva – è che rispetto ai precedenti trienni si era già evidenziato un incremento dei crediti Ecm da parte dei professionisti e questo triennio in corso sta facendo rilevare la stessa tendenza. Ci sono sempre più colleghi che si stanno accreditando e certificando. Inoltre, è vero che abbiamo tempo fino al 31 dicembre, ma bisogna anche considerare che il 31 dicembre 2023 è anche il termine della scadenza dei corsi Fad”, di formazione a distanza. “E ci saranno 60-90 giorni che servono per l’inserimento di questi corsi nelle piattaforme da parte dei provider per far sì che il Cogeaps ne abbia contezza. Quindi il risultato definitivo del triennio in corso lo avremo a marzo prossimo. Le sanzioni potrebbero partire quando si ha un dato definitivo sui crediti”. La legge prevede anche che “in Commissione nazionale Ecm verranno decise le misure per chi non avrà effettuato i crediti. Molto probabilmente ci sarà la possibilità – continua – di avere i crediti compensativi che il medico professionista sanitario dovrà effettuare per poter assolvere al compito” formativo. “La Commissione nazionale Ecm si convoca domani, e quindi da domani in poi tutto questo diventerà oggetto di discussione. Dobbiamo decidere insieme quali sono gli step, il percorso da seguire per essere aderenti alla legge. Noi siamo sereni, perché da una parte ci sono gli incrementi dei crediti rispetto al precedente triennio, che già aveva fatto registrare un aumento. E anche durante la pandemia si poteva pensare che i medici non avrebbero fatto crediti, invece non è andata così. Li hanno fatti cambiando il tipo di formazione, hanno lavorato molto sui corsi Fad”, chiarisce Monaco.

Mmg e stress, i fattori di rischio non sono cambiati dopo la pandemia

(da M.D.Digital)   Secondo la FNOMCeO sulla base dell’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli lo scorso marzo, la quota dei Mmg che si dichiarava stressata, aveva raggiunto il 90%. E le sindromi legate allo stress diventavano sempre più palesi: disturbi del sonno, ansia, paura, ecc..  Ma le prospettive non sono rosee. “Alcuni fattori di rischio stress ereditati dalla pandemia non sono variati ha dichiarato all’Adnkronos Salute Paolo Misericordia, responsabile del Centro studi della Fimmg. “Durante la pandemia – ha spiegato –  abbiamo aperto una serie di canali che erano assolutamente necessari per affrontare l’emergenza e per assistere i nostri pazienti, dai WhatsApp ad altre piattaforme social o le mail. In quel momento è stato importante farlo. Ora però tornare indietro è impossibile. Ma per il medico significa gestire, insieme alle mille incombenze della professione, decine di messaggi al giorno che necessitano attenzione. I pazienti, di fronte a un problema di salute, si aspettano una risposta in qualsiasi momento, alle 5 del mattino come alle 22. Le interazioni continue assottigliano i tempi di vita del medico e fanno crescere lo stress. Ora dovremo trovare soluzioni, anche tecnologiche, come algoritmi in grado di discriminare e dare livelli di priorità ai messaggi. Questo renderebbe la vita del medico vivibile”.    E che lo stress da WhatsApp sia una realtà ingombrante lo conferma anche la testimonianza di molti medici di famiglia, come quella rilasciata al quotidiano La Repubblica da Nicola Calabrese segretario Fimmg Bari. “A me è capitato di ricevere un messaggio anche alle 4 di notte – ha dichiarato – motivo per cui bisogna passare a strumenti di comunicazione più professionali con i pazienti che tutelino le loro esigenze, ma anche il diritto di molti di noi a staccare con serenità”. A poi ricordato che ormai i Mmg rispondono per più di 12ore al giorno a un numero sempre maggiore di pazienti”.   Non è difficile quindi comprendere la disaffezione e la non attrattività di questa professione che vede i bandi di concorso andare quasi deserti e le richieste di prepensionamento crescere, mentre aumentano gli italiani senza più Mmg a cui rivolgersi.

Allarme per la sanità pubblica: crolla rapporto tra spesa e PIL

(di Pierpaolo Molinengo – Wall Street Italia) Con la presentazione delle ‘Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza’ – ossia il Nadef – del 2023 si comprende quali saranno gli stanziamenti per la sanità pubblica delprossimo triennio. Crolla il rapporto tra la spesa pubblica ed il PIL: dal 6,6% del 2023, si passa al 6,2% il prossimo anno, per arrivare al 6,1% nel 2025. Nell’arco del triennio 2024-2026 la spesa per la sanità pubblica cresce solo dell’1,1%.  Il Governo ha dichiarato che sono previsti, inoltre, due disegni di legge che dovrebbero prevedere:

– la riorganizzazione ed il potenziamento dell’assistenza territoriale pubblica ed ospedaliera;

– la riorganizzazione delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della Salute.

Alla vigilia della discussione della Legge di Bilancio 2024 – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – abbiamo effettuato un’analisi indipendente della Nadef 2023 relativamente alla spesa sanitaria, sia per verificare la coerenza tra dichiarazioni programmatiche e stime tendenziali, sia per informare confronto politico e dibattito pubblico in vista della discussione sulla Manovra.

Spesa per la sanità: cosa prevede il Nadef

Nella sua analisi la fondazione Gimbe mette in evidenza che nel 2023, rispetto al 2022, la spesa per la sanità aumenta del 2,8%. In termini assoluti stiamo parlando di una cifra pari a 3.361 milioni di euro. In termini di percentuale di PIL siamo davanti ad una riduzione dal 6,7% al 6,6%. Ovviamente queste sono delle previsioni di spesa.   Per il periodo compreso tra il 2024 ed il 2026, a fronte di una crescita prevista del PIL nominale del 3,5%, la spesa sanitaria crescerà dell’1,1%. Per quanto riguarda il rapporto tra i costi per la sanità e il PIL il rapporto precipita dal 6,6% del 2023 al 6,2% nel 2024 e nel 2025, e poi ancora al 6,1% nel 2026.   In termini assoluti nel 2024, rispetto al 2023, la spesa sanitaria scende a 132.946 milioni di euro, ossia dell’1,3%. Nel 2025, invece, passerà a 136.701 milioni di euro (+2,8%) e a 138.972 milioni di euro nel 2026 (+1,7%).

Secondo l’analisi della fondazione Gimbe:   le stime previsionali della Nadef 2023 sulla spesa sanitaria 2024-2026 non lasciano affatto intravedere investimenti da destinare al personale sanitario, ma certificano piuttosto evidenti segnali di definanziamento. In particolare il 2024, lungi dall’essere l’anno del rilancio, segna un preoccupante -1,3%.

La posizione della Meloni

Nel corso del Festival delle Regioni che si tiene a Torino, la premier Giorgia Meloni ribadisce e difende la posizione del Governo sulla sanità.  I margini di manovra sono limitati anche a causa dell’eredità di una politica che ha un orizzonte troppo breve. Non rinunceremo ad occuparci di salute, con le risorse per il personale sanitario e per abbattere le liste di attesa – spiega la Meloni-. Bisogna lavorare passo dopo passo, il vantaggio che abbiamo è l’orizzonte di una legislatura, non si può fare tutto e subito ma si possono cadenzare gli interventi. Un sistema sanitario efficace è l’obiettivo di tutti, ma è miope una discussione concentrata tutta sulle risorse, serve un approccio più profondo, con una riflessione anche su come le risorse vengono spese. Non basta necessariamente spendere di più se poi le risorse vengono spese in modo inefficiente.

La sanità nel resto dell’Europa

Come si muovono gli altri paesi europei? Quali investimenti stanno effettuando nella sanità. A scattare una fotografia è il Termometro della Salute, promosso dall’Osservatorio Salute, Legalità e Previdenza Eurispes-Enpam, che ha messo in evidenza come il Fondo Sanitario Nazionale, per almeno quindici anni, ha subìto una serie di decurtazioni, per assestare i conti pubblici. Questo ha provocato un progressivo depotenziamento delle capacità prestazionali e ha portato al declassamento dell’Italia nelle varie classifiche mondiali nel rapporto tra il PIL e gli investimenti nella sanità pubblica.   A costituire l’anno spartiacque in questo senso è stato il 2019, quando il sistema sanitario italiano non era ancora stato toccato dalla pandemia. La quota del PIL riservato alla sanità era scesa al 6,2%. I cittadini aggiungevano un 2,2% di spesa diretta. Cosa succedeva, nello stesso periodo, negli altri paesi europei le due percentuali (rapporto con il PIL e spesa individuale):

Germania: 9,9% e 1,7%;

Francia: 9,4% e 1,8%;

Svezia: 9,3% e 1,6%.

La media europea a 27 era rispettivamente il 6,4% e 2,2%. Questo significa, in altre parole, che l’investimento nella sanità effettuato da Germania e Francia è un terzo superiore rispetto a quello italiano.

Non molto incoraggianti le prospettive per il futuro.  Secondo il Termometro della Salute:   Dal 2022 al 2027 il Sistema Sanitario Pubblico perderà ogni anno una media di 5.866 medici dipendenti, e una media di 2.373 medici di medicina generale. Per l’intero quinquennio vanno calcolate le uscite di 29.331 medici dipendenti, e di 11.865 medici di base. Rispetto agli attuali organici, per entrambi i comparti si tratta di perdite di poco inferiori al 30%. Anche i 21.050 infermieri più anziani del servizio pubblico sono destinati a lasciare vuoto il loro posto di lavoro nel prossimo quinquennio per raggiunti limiti di età. Si consideri inoltre che in molti casi si tratta di un lavoro usurante e che non è da escludere che si producano molti prepensionamenti che aggreverebbero la perdita di quasi il 10% degli addetti. Inoltre, i dati sulla remunerazione di medici specialisti e infermieri ospedalieri in rapporto al Pil pro capite indicano che il medico italiano ha un reddito pari a 2,4 volte quello medio del Paese, mentre in Gran Bretagna il rapporto sale a 3,6, in Germania a 3,4, in Spagna a 3,0, in Belgio a 2,8.

Visite frequenti, e se fosse endometriosi?

(da Univadis)    Messaggi chiave   Nei 10 anni che precedono la diagnosi, le donne con endometriosi ricorrono all’assistenza primaria e secondaria più spesso delle altre donne.   In media le donne con endometriosi non diagnosticata effettuano circa il 30% di visite di medicina generale in più.   Riconoscere questo comportamento potrebbe aiutare il medico a prender in considerazione il sospetto di endometriosi e potenzialmente a ridurre il ritardo diagnostico.

Perché è importante   L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce il 5-10% delle donne in età fertile.   I sintomi più comuni dell’endometriosi sono dolore pelvico severo, dolore dopo/durante i rapporti sessuali, mestruazioni dolorose, fatigue e infertilità; i sintomi possono essere confusi con quelli di altre condizioni ginecologiche e gastrointestinali.  L’aspecificità dei sintomi e l’invasività della procedura diagnostica (laparoscopia) ostacolano la diagnosi dell’endometriosi.   È possibile che al ritardo diagnostico, che può arrivare a 10 anni, possa contribuire la scarsa conoscenza della malattia da parte del medico che porta a una valutazione non esaustiva del caso e alla mancata consultazione del giusto specialista.

Come è stato condotto lo studio      Utilizzando un registro nazionale danese sono stati identificati 21.616 casi di endometriosi, ciascuno dei quali è stato appaiato (matched) a cinque controlli.   Si è andati a verificare l’accesso alle prestazioni sanitarie nei 10 anni precedenti la diagnosi.   Lo studio ha riguardato solo casi con diagnosi ospedaliera, non è stato possibile includere le donne a cui l’endometriosi è stata diagnosticata dal medico di medicina generale o dal ginecologo.

Risultati principali     Le donne con endometriosi mediamente contattano il proprio medico di medicina generale 9,99 volte all’anno, mentre le donne senza endometriosi lo fanno 7,85 volte (Incidence Rate Ratio [IRR] 1,28; 95%CI 1,27-1,29).   Le donne a cui sarà diagnosticata l’endometriosi effettuano anche più visite in ospedale; l’aumento delle visite è contenuto nei primi 9 anni, ma aumenta nettamente nell’anno che precede la diagnosi (IRR 2,26; 2,28-2,31).

(Melgaard A, Høstrup Vestergaard C, et al. Utilization of healthcare prior to endometriosis diagnosis: a Danish case–control study. Human Reproduction. 2023 Aug 15. doi:10.1093/humrep/dead164)

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