UNIBO: nuova Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative

Desideriamo informarvi che da anno scorso l'Università di Bologna è una delle sedi della nuova Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative. La nuova scuola può essere scelta tra tutte le scuole di specializzazione del concorso nazionale, e rende specialisti in Medicina e Cure Palliative, con la possibilità di esercitare la funzione di specialista in tutti gli assetti erogativi delle reti cure palliative: l’hospice, la assistenza domiciliare, l’ambulatorio, e le consulenze ospedaliere di cure palliative. Le cure palliative moderne prevedono  presa in carico e continuità di cura, dalle cure palliative precoci a quelle di fine vita, all’interno dei percorsi delineati dai LEA.  La formazione della Scuola di Specialità tocca tutti quindi gli aspetti clinici, psicologici, etici, di processo decisionale, di comunicazione e relazione atti a rispondere ai bisogni complessi di cure palliative  sempre più diffusi e propri di pazienti affetti da patologie croniche inguaribili evolutive, oncologiche e non oncologiche.  Lo specialista di cure palliative si integra con gli altri specialisti e con i medici di medicina generale, completando i due livelli coessenziali di intervento palliativo: quello di un approccio palliativo di primo livello diffuso e capillare, con quello specialistico per la assistenza complessa, la formazione, e la ricerca.

Per informazioni rivolgersi a:

Prof. Paolo Muratori, Direttore UO Medicina Forlì e Direttore della Scuola di Specialità  

paolo.muratori3@unibo.it

Prof. Marco Maltoni, Direttore UO Cure Palliative Romagna e Oncologo esperto in Cure Palliative

marcocesare.maltoni@unibo.it

Adolescenti che usano lo smartphone per più di 3 ore al giorno soffrono maggiormente di mal di schiena

(da Quotidiano Sanità)   A causa della sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet, della moltiplicazione di canali video, giochi per computer e app educative, bambini e adolescenti trascorrono progressivamente più tempo davanti a uno schermo, solitamente con una postura scorretta. Una situazione che come noto può causare mal di schiena, tra gli altri problemi. Uno studio di scienziati brasiliani, pubblicato sulla rivista scientifica 'Healthcare', ha identificato quali sono i principali fattori di rischio per la salute della colonna vertebrale: in primis, utilizzare questi strumenti per più di 3 ore al giorno, porre gli occhi troppo vicini allo schermo, utilizzare i device da seduti o da sdraiati.
Lo studio si è concentrato sul dolore alla colonna vertebrale, a livello della parte posteriore del torace, principalmente tra le scapole, che si estende dalla parte inferiore del collo fino all'inizio della colonna lombare. Si tratta di un disturbo comune nei diversi gruppi di età della popolazione generale in tutto il mondo, con una prevalenza che va dal 15% al 35% negli adulti e dal 13% al 35% nei bambini e negli adolescenti. I dati analizzati provengono da sondaggi effettuati su studenti e studentesse di età compresa tra 14 e 18 anni del primo e del secondo anno di scuola superiore a Bauru, una città di medie dimensioni nello stato di San Paolo. Il questionario di riferimento è stato somministrato fra marzo e giugno 2017 da 1.628 partecipanti, di cui 1.393 hanno completato anche un questionario di follow-up nel 2018. L'analisi ha mostrato una prevalenza di questo tipo di dolore del 38,4% (la percentuale di partecipanti che riportava dolore sia nell'indagine iniziale che nel follow-up) e un'incidenza del 10,1% (nuovo dolore, riportato solo nell'indagine di follow-up). Più ragazze che ragazzi hanno segnalato mal di schiena. E ha individuato le situazioni che espongono al maggior rischio di questo problema: appunto, oltre 3 ore di utilizzo quotidiano di telefonino o tablet e posizioni non corrette nell'impiego. "Speriamo che questo studio possa essere utilizzato nei programmi di educazione sanitaria per studenti, insegnanti, personale e genitori", ha affermato Alberto de Vitta, primo autore dell'articolo

Per valutare l’obesità il BMI non è sufficiente

(da M.D.Digital)   Per decenni è stato utilizzato l'indice di massa corporea (Bmi) come indicatore della salute di una persona. Ma questa equazione considera solo l'altezza e il peso e potrebbe non catturare un quadro accurato del rischio di una persona di incorrere in malattie legate all’eccesso ponderale, come le malattie cardiache, il diabete e alcuni tipi di cancro.  Recentemente è stata pubblicata una serie di articoli su 'International Journal of Environmental Research and Public Health e Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases' che includono una serie di equazioni: aggiungendo semplici misurazioni della circonferenza è possibile una più accurata previsione della distribuzione del grasso corporeo, tenendo in considerazione le differenze già note relative a etnia e sesso.
Se la localizzazione del grasso prevale a livello di cavità viscerale, il rischio metabolico è aumentato. Ma va tenuto conto che la distribuzione del grasso appare diversa tra le diverse popolazioni etniche e tra donne e uomini e ciò si deve riflettere sugli interventi scegliendo quelli che meglio si rivelano utili nei diversi gruppi.  Per generare le loro equazioni, il team di ricercatori ha esaminato i dati di 12.000 scansioni DXA di tutto il corpo registrate nel National Health Nutrition Examination Survey.
Una scoperta significativa è stata che gli individui ispanici corrono un rischio più elevato di avere una cattiva distribuzione del grasso con conseguente aumento del rischio di malattie associate.  Inoltre, hanno scoperto che gli uomini classificati come sottopeso o obesi in base al criterio del Bmi avevano una distribuzione del tessuto adiposo più “rischiosa” di quanto si credesse, mentre per le donne era vero il contrario.  Nelle donne con una elevata adiposità viscerale il rischio risulta minore rispetto al sesso maschile: le donne infatti, anche a livelli importanti di obesità, sembrano essere in grado di distribuire il grasso in modo più sano.  I ricercatori si dicono fiduciosi che queste equazioni possano servire come strumento per medici e ricercatori che possono inserire semplici misurazioni dell'altezza, del peso e della circonferenza della vita e dell'anca di un paziente per avere un'idea di come il grasso di quel paziente è distribuito in base al sesso e all'etnia.
Ciò aiuterà i medici a valutare il rischio di un paziente di condizioni correlate all'obesità in modo più accurato rispetto all'utilizzo del solo Bmi che potrebbe etichettare erroneamente le persone e raccomandare interventi sullo stile di vita inappropriati.  Ad esempio, un soggetto con peso elevato potrebbe essere classificato come obeso, ma il suo peso potrebbe essere dovuto alla massa muscolare e ossea e avere una distribuzione del grasso che è in realtà sana. Al contrario, soggetti definibili normopeso o sottopeso potrebbero avere una eccessiva adiposità viscerale e quindi raggiungere livelli elevati di rischio elevati. Il gruppo dei ricercatori sta anche lavorando con i dati ottenuti di recente dall'UConn Center on Aging e dal Pepper Center per studiare la distribuzione del grasso all'interno dei muscoli. Ma man mano che le persone invecchiano, il grasso presente all'interno dei muscoli diventa un elemento di preoccupazione.
I prossimi indirizzi delle ricerche saranno rivolti a esaminare le modalità per adattare le equazioni alle popolazioni con malattie croniche come il diabete e la Bpco che creano una distribuzione atipica del grasso.
(Furong Xu et al. The Sex and Race/Ethnicity-Specific Relationships of Abdominal Fat Distribution and Anthropometric Indices in US Adults. Int J Environ Res Public Health 2022; 19: 15521. doi: 10.3390/ijerph192315521. (2022). DOI: 10.3390/ijerph192315521
Furong Xu et al. Sex and race/ethnicity specific reference predictive equations for abdominal adiposity indices using anthropometry in US adults, Nutr Metab Cardiovasc Dis 2023. 
DOI: 10.1016/j.numecd.2023.03.001)