Una donna su sei partorisce con il Covid e sei su dieci non erano vaccinate al momento del parto.

I dati di 12 ospedali “sentinella” della Fiaso. “La presenza di pazienti gravide positive - sottolinea Fiaso - pone un problema dal punto di vista gestionale: a differenza di tante altre condizioni di positività che possono essere gestite in reparti multidiscliplinari, una partoriente positiva al Covid va ricoverata nei reparti di Ostetricia e questo impone la duplicazione dei percorsi per l’assistenza di pazienti negative e positive, che devono essere separate, con il conseguente raddoppio delle risorse necessario”

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Progetto europeo sulla vaccinazione degli anziani

A gennaio 2019 è stato avviato un progetto internazionale chiamato VITAL ("I vaccini e le malattie infettive nella popolazione che invecchia"), finanziato dalla Comunità Europea e condotto in collaborazione da realtà pubbliche e private di 11 Paesi.  La vaccinazione degli anziani è in genere considerata meno importante per la società rispetto a quella di neonati e bambini. Tuttavia, le persone anziane sono più soggette alle infezioni e di conseguenza le malattie infettive diventeranno più comuni in una società che invecchia.  Uno degli obiettivi del progetto VITAL, di cui l’Università di Ferrara è partner, è quello di sviluppare una piattaforma educativa per la formazione/aggiornamento degli operatori sanitari in merito alle vaccinazioni per gli anziani. Con questo obiettivo, abbiamo sviluppato un questionario che si compila online (circa 15 minuti): i dati anonimi che raccoglieremo saranno usati per comprendere al meglio le esigenze di aggiornamento/formazione del personale medico-sanitario in merito alla vaccinazione degli anziani.

Siamo anche interessati a conoscere il suo punto di vista sulle vaccinazioni per gli anziani. Utilizzando queste informazioni, potremo adattare la piattaforma educativa il più possibile alle sue esigenze.  La ringraziamo sin d’ora per il fondamentale aiuto che vorrà dare al nostro studio dedicando un po’ di tempo alla compilazione del questionario.

Il link per partecipare al questionario è: https://vitalresearch.eu/i/E5B9p5lFi

Prof. Riccardo Gavioli, Prof. Antonella Caputo, Dr. Francesco Nicoli

Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie Università di Ferrara

Adolescenti, uno su quattro ha sintomi di depressione da Covid. Raddoppiati i casi in due anni

(da Doctor33)   L'incidenza di depressione e ansia fra gli adolescenti è raddoppiata rispetto a prima della pandemia di Covid-19 e questo diffuso disagio mentale rischia di mettere una seria ipoteca sulla salute futura dei ragazzi. Lo sottolineano gli esperti riuniti per il XXIII congresso nazionale virtuale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, discutendo i dati degli studi più recenti sull'argomento. Un'ampia metanalisi appena pubblicata su 'JAMA Pediatrics', che ha incluso 29 studi condotti su oltre 80 mila giovani, ha infatti dimostrato che oggi un adolescente su quattro ha i sintomi clinici di depressione e uno su cinque segni di un disturbo d'ansia.
Una situazione che potrà purtroppo avere conseguenze negative sul lungo periodo: è stato infatti dimostrato che soffrire di depressione durante l'infanzia e l'adolescenza si associa da adulti a una salute peggiore, mentale e non solo, e a maggiori difficoltà nelle relazioni e nella vita in generale. Questo è vero soprattutto per chi ha sofferto in maniera persistente di sintomi depressivi: essere costantemente 'sotto tono', specialmente durante l'adolescenza, ha ripercussioni più negative di un singolo episodio depressivo anche molto precoce, se questo viene poi risolto. "Tutte le ricerche concordano: con la pandemia un'allarmante percentuale di giovanissimi sta manifestando i segni di un disagio mentale - spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore emerito di neuroscienze e salute mentale all'ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano -. I tassi di depressione e ansia che si registrano sono direttamente correlati alle restrizioni: si impennano cioè quando viene impedita la socialità, quando si deve tornare alla didattica a distanza, quando non si possono coltivare le relazioni con i coetanei che in adolescenza sono indispensabili". Le conseguenze sono più negative per chi soffre di depressione durante l'adolescenza. "Questi dati confermano la necessità di intercettare e trattare la depressione nei giovanissimi, un problema che sta emergendo con sempre maggiore forza a causa della pandemia", commenta Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all'Università di Udine.
Il primo passo è una corretta diagnosi. Gli esperti evidenziano come i farmaci non sono indicati in depressioni lievi né come prima linea di trattamento, ma con opportuni accorgimenti possono essere d'aiuto quando la psicoterapia da sola non basta, per evitare che la depressione diventi persistente e quindi più pericolosa per il benessere presente e futuro dell'adolescente. In età evolutiva molti farmaci vengono tuttora utilizzati off-label, ovvero prescritti al di fuori delle indicazioni per cui sono approvati: tanti principi attivi utilizzati nelle patologie psichiatriche di bambini e adolescenti hanno l'approvazione regolatoria solo per gli adulti e anche per colmare le lacune di conoscenza e rispondere ai bisogni dei giovani pazienti all'interno di SINPF è nato il Gruppo di Ricerca in NeuroPsicoFarmacologia dell'Infanzia e Adolescenza, che oltre a favorire la ricerca scientifica nel settore potrà dare opportune indicazioni per la gestione adeguata dei giovani pazienti.