Il caffè non provica tachiaritmia, anzi..

(da Univadis)    Uno studio di coorte prospettico basato sulla popolazione condotto negli Stati Uniti ha incluso 380.000 persone (età media di 56 anni) e, dopo un follow-up medio di 4,5 anni, ha stabilito che in caso di consumo moderato abituale, ciascuna tazza aggiuntiva di caffè è stata associata a una riduzione statisticamente significativa del 3% del rischio relativo (corretto per caratteristiche demografiche, condizioni di comorbilità e abitudini di stile di vita) delle tachiaritmie incidentali in generale, e in particolare della fibrillazione/flutter atriale o tachicardia sopraventricolare. L’associazione era indipendente dai profili genetici dei soggetti interessati.

(Coffee Consumption and Incident Tachyarrhythmias. Reported Behavior, Mendelian Randomization, and Their Interactions.  https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2782015)

Emergenza climatica. Anche la sanità “inquina”. Ecco come diminuire il suo impatto negativo

Si calcola che il settore sanitario contribuisca per il 4-5% alle emissioni totali di gas serra in atmosfera. Un contributo non da poco, tanto che se fosse una Nazione occuperebbe il 5° posto (dopo Stati Uniti, Cina, Russia e India) nella classifica mondiale relativa alla quantità di CO2 immessa nell’ambiente. Senza un deciso cambio di rotta, le emissioni del settore sanitario continuerebbero ad aumentare, fino a raggiungere nel 2050 la fantastica cifra annuale di 6 miliardi di tonnellate di CO2    Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=99385&fr=n

Dormire poco aumenta il rischio di demenza

(da Univadis)  Negli adulti di mezza età (da 50 a 60 anni), una durata del sonno generalmente breve (≤6 ore), rispetto a quella che è considerata una normale durata del sonno (7 ore), è associata a (molto) lungo termine a un rischio relativo indipendente di demenza che è maggiore del 30%  L’analisi di 8.000 partecipanti nello studio di coorte prospettico britannico Whitehall II, 521 dei quali con diagnosi di demenza nell’arco di un follow-up molto lungo (25 anni; età mediana alla diagnosi di 77 anni), ha riscontrato un aumento del 30% del rischio relativo di demenza, indipendentemente dalle caratteristiche sociodemografiche, cardiometaboliche e di salute mentale.

(Association of sleep duration in middle and old age with incidence of dementia  https://www.nature.com/articles/s41467-021-22354-2)

Comunicato ufficiale sui comportamenti antiscientifici e/o contrari all’obbligo vaccinale dei Professionisti Sanitari e sociosanitari rispetto alla pandemia da SARS-CoV-2

Le Federazioni Nazionali degli Ordini delle Professioni Sanitarie e il Consiglio nazionale degli ordini degli Assistenti sociali, riuniti in un tavolo interfederativo, hanno emanato un comunicato ufficiale nel quale stigmatizzano le violazioni deontologiche da parte degli iscritti e i comportamenti antiscientifici rispetto alla pandemia da SARS-CoV-2 ed al ruolo dei vaccini antivirali 

Ecco le borse di studio Enpam per i figli dei liberi professionisti

(da enpam.it)   Novità importante per tutti i liberi professionisti iscritti all’Enpam. Da quest’anno, infatti, l’ente previdenziale di medici e odontoiatri, comincia a erogare borse di studio ai figli dei camici bianchi attivi e pensionati che versano la Quota B. Le borse, in totale 300, sono riservate agli studenti universitari.

VALORE DEL SUSSIDIO    Il bando attualmente in corso si rivolge agli iscritti all’anno accademico 2020/2021 e prevede per loro un assegno di 3.100 euro. L’importo viene maggiorato del 50 per cento (diventando di 4.650 euro) per chi si laurea con 110 e lode entro quest’anno. Per fare domanda, attraverso l’area riservata del sito dell’Enpam, ci sarà tempo fino al 20 dicembre.

REQUISITI DEGLI STUDENTI     I figli dei camici bianchi interessati alla borsa di studio devono innanzitutto avere un’età non superiore ai 26 anni. Dovranno poi essere in regola con gli studi.   Con questo si intende avere conseguito tutti i crediti previsti per gli anni accademici precedenti e almeno la metà dei crediti previsti per l’anno 2020/2021.    “Vogliamo essere vicini alle famiglie dei nostri iscritti durante la carriera, negli appuntamenti che la vita presenta – ha commentato il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti –. Per questo la Fondazione vuole contribuire a ridurre i costi sostenuti per far studiare i figli. Oltretutto, investire nella formazione deve essere una priorità per le casse dei professionisti, perché è solo grazie alla qualità del lavoro che si rilancia la professione”.

REQUISITI DEI PROFESSIONISTI   Il libero professionista interessato può fare domanda se iscritto alla Quota B e se ha un reddito che non supera 6 volte il trattamento minimo Inps. Questo limite è aumentato di un sesto (6.702,54 euro) per ogni ulteriore componente del nucleo.  Per fare un esempio, per una famiglia di quattro persone il limite di reddito è di 60.322 euro.  L’incremento per ogni familiare, inoltre, raddoppia nel caso in cui il componente sia invalido almeno all’80 per cento.

STANZIAMENTO    Lo stanziamento per le borse di studio ai figli universitari dei contribuenti Quota B potrà arrivare quest’anno a 1,4 milioni di euro e si aggiunge ai fondi messi a disposizione per gli universitari, figli della generalità degli iscritti Enpam, che hanno ottenuto l’ammissione ai collegi di merito.   Per questi ultimi esiste una borsa specifica più alta, di 5mila euro. In questo caso però, le domande potranno essere presentate solo fino al 12 novembre.