Lotto sospeso vaccino Astrazeneca, la Società Italiana di Igiene: “Ci vuole prudenza, ma il vero nemico è il COVID-19 non le vaccinazioni”

(da DottNet)“Bisogna adottare la giusta prudenza. Il vero nemico di questa pandemia è il SARS-CoV-2 e non la vaccinazione”. È questo il messaggio che la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) ha voluto veicolare a seguito del ritiro del lotto ABV2856 del vaccino anti Covid_19 di Astra Zeneca.

La probabilità – dichiara il Dr. Antonio Ferro, Presidente della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica – di avere eventi avversi gravi, dopo essersi vaccinati, sono esattamente le stesse di coloro che ricevono, come ‘vaccino’, una soluzione placebo. E’ quello che è emerso dagli studi scientifici che hanno autorizzato i vaccini contro Covid 19 attualmente in commercio. È estremamente improbabile, quindi, che si verifichino trombosi a seguito di una vaccinazione. Viene comunque tenuto tutto sotto controllo per indagare ciò che accade, procedendo anche con scrupolose verifiche del caso per analizzare ciò che è contenuto nel vaccino ed escludere il decesso a seguito della vaccinazione. I due casi che si sono verificati recentemente, molto vicini tra loro, dimostrano come il tutto non sia legato da un rapporto causa-effetto (a seguito della vaccinazione), ma molto probabilmente dalla propensione delle due persone di essere colpite da quella patologia”. Aifa ha comunicato che al momento non esiste alcun nesso di casualità.

Bisogna quindi procedere adottando la giusta prudenza, ma l’auspicio della Società Italiana di Igiene è che si continuino le vaccinazioni anche con questo vaccino che è già stato somministrato a più di 8 milioni di persone con risultati di sanità pubblica straordinari e con reazioni collaterali equivalenti se non inferiori a quelle del vaccino Pfizer. Teniamo sempre ben presente che, se si dovessero mettere sulla bilancia i “rischi” derivanti dal contrarre il Coronavirus o dall’assunzione del vaccino, sarebbe sempre da privilegiare il vaccino.

Fanno più vittima obesità e sovrappeso che non il fumo

Fanno più vittima obesità e sovrappeso che non il fumo  (da M.D.Digital)  L'obesità e il sovrappeso potrebbero aver contribuito a più morti in Inghilterra e Scozia rispetto al fumo dal 2014: lo evidenzia una ricerca pubblicata su BMC Public Health.  Tra il 2003 e il 2017 è stato calcolato che la percentuale di decessi attribuibili al fumo sia diminuita dal 23.1% al 19.4% a fronte però di un rilevante aumento delle morti attribuibili all'obesità e al sovrappeso, che sono aumentate dal 17.9% al 23.1%. Percentuali che hanno portato gli autori a sostenere che, nel 2014, le morti attribuibili all'obesità e al sovrappeso abbiano superato quelle attribuibili al fumo.
Per diversi decenni, ha commentato Jill Pell, dell’Università di Glasgow, uno degli autori dello studio, il fumo è stato uno dei principali obiettivi degli interventi di salute pubblica in quanto è una delle principali cause di decessi evitabili. Di conseguenza, nel Regno Unito si è registrata una riduzione della prevalenza del fumo.
Per esaminare i cambiamenti nella prevalenza del fumo, dell'obesità e del sovrappeso negli adulti, gli autori hanno analizzato i dati raccolti tra il 2003 e il 2017 nell'ambito degli Health Surveys for England e Scottish Health Surveys, su 192.239 adulti in Inghilterra e Scozia, che avevano un’età media di 50 anni. Ai partecipanti è stato chiesto se avevano fumato regolarmente mentre altezza e peso sono stati misurati da intervistatori o infermieri addestrati.
I ricercatori hanno combinato questi dati con le stime del rischio di morte per fumo (17 studi) o obesità e sovrappeso (198 studi), per calcolare il numero di decessi attribuibili al fumo, all'obesità e al sovrappeso.
I risultati hanno indicato due tipi di tendenza: mentre l'obesità e il sovrappeso probabilmente hanno causato più morti rispetto al fumo dal 2006 tra gli adulti più anziani, è ancora probabile che il fumo contribuisca a più morti rispetto all'obesità e al sovrappeso tra i giovani adulti. Gli autori suggeriscono che tra le persone di età pari o superiore a 65 anni e tra i 45 e i 64 anni, l'obesità e il sovrappeso hanno contribuito, rispettivamente, al 3.5% e al 3.4% in più di morti stimate rispetto al fumo nel 2017, mentre il fumo ha rappresentato il 2.4% in più di morti stimate rispetto all'obesità e al sovrappeso tra i soggetti di età compresa tra 16 e 44 anni.
Un altro elemento emerso da questa analisi è l’influenza del genere su fumo, obesità e sovrappeso in relazione alle morti stimate. L'obesità e il sovrappeso potrebbero aver causato il 5.2% di decessi in più nel 2017 rispetto al fumo negli uomini, rispetto al 2.2% in più di decessi nelle donne. Si ritiene che le morti stimate dovute all'obesità e al sovrappeso siano aumentate del 25.9% per le donne e del 31% per gli uomini tra il 2003 e il 2017, mentre si ritiene che le morti dovute al fumo siano diminuite del 18.1% per le donne e del 14.9% per gli uomini.
Secondo il parere degli autori l'aumento delle morti stimate dovute all'obesità e al sovrappeso è probabilmente dovuto al loro contributo al cancro e alle malattie cardiovascolari. I risultati, inoltre, suggeriscono che la sanità pubblica e gli interventi politici volti a ridurre la prevalenza del fumo hanno avuto successo e che le strategie nazionali per affrontare l'obesità e il sovrappeso, in particolare concentrandosi su uomini e gruppi di mezza età e anziani, dovrebbero essere una sanità pubblica priorità.
(Ho FK, et al. Changes over 15 years in the contribution of adiposity and smoking to deaths in England and Scotland. BMC Public Health 2021. DOI: 10.1186/s12889-021-10167-

Pressione arteriosa, il limite di normalità femminile è più basso

da M.D.Digital)   Uno studio dello Smidt Heart Institute del Cedars-Sinai pubblicato su Circulation ha dimostra che nelle donne l’intervallo di pressione arteriosa "normale" è inferiore rispetto a quello degli uomini. Lo studio dunque, evidenziando differenze di genere nei valori pressori, è in controtendenza alle definizioni contenute nelle linee guida per la pressione arteriosa, che indicano sia per le donne che per gli uomini lo stesso limite di pressione considerata normale.  Questi risultati, commentano gli autori, suggeriscono che un approccio unico per entrambi i sessi nella definizione di normotensione può essere dannoso per la salute di una donna. Aggiungendo che in base a questi dati sarebbe opportuna una rivalutazione delle linee guida sull’ipertensione che non tengono conto delle differenze di sesso. Per anni, 120 mmHg è stato considerato il limite superiore normale per la PAS negli adulti, al di sopra del quale si definiscono i diversi gradi di ipertensione.  In questo recente studio, il team di ricercatori ha esaminato le misurazioni della pressione arteriosa condotte in quattro studi di comunità, comprendenti più di 27.000 partecipanti, il 54% dei quali erano donne. L’analisi ha permesso di confermare il valore soglia di 120 mmHg nell’uomo mentre nella donna il rischio di sviluppare qualsiasi tipo di malattia cardiovascolare (inclusi infarto, insufficienza cardiaca e ictus) correlato all’ipertensione inizia a manifestarsi con valori superiori a 110 mmHg.    Precedenti studi degli stessi ricercatori avevano suggerito i vasi sanguigni della donna invecchiano più velocemente rispetto a quanto accade nell’uomo, confermando che le donne hanno una biologia e una fisiologia diverse rispetto agli uomini e possono essere più suscettibili di sviluppare alcuni tipi di malattie cardiovascolari e in diversi momenti della vita. In tutti gli studi del team il confronto dei valori pressori è stato effettuato nel medesimo sesso (donne con donne e uomini con uomini) piuttosto che con il modello comune di confronto tra donne e uomini.  Se il range fisiologico ideale della pressione arteriosa femminile è davvero inferiore rispetto a quello maschile, gli attuali approcci terapeutici per il controllo dell’ipertensione devono essere rivalutati.     Il passo successivo cui i ricercatori intendono dedicarsi è valutare se le donne debbano essere trattate per l'ipertensione quando la PAS è superiore a 110 mmHg, ma ancora inferiore al valore di 120 mmHg dell’uomo.

(Hongwei Ji, et al. Sex Differences in Blood Pressure Associations With Cardiovascular Outcomes, Circulation 2021. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.120.049360)

Herpes Zoster. Ministero: “In arrivo nuovo vaccino, efficacia fino al 97%”

Con una circolare dalla Salute informa che quest’anno sarà commercializzato in Italia, tramite il canale pubblico, un nuovo vaccino ricombinante adiuvato contro HZ, indicato nelle persone a partire da 50 anni d’età e negli individui ad aumentato rischio di HZ a partire da 18 anni d’età. Ricordiamo che la vaccinazione anti HZ deve essere offerta attivamente ai soggetti di 65 anni d’età e ai soggetti a rischio a partire dai 50 anni di età.  Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=93345&fr=n