Odontoiatri vaccinatori: come aderire, le questioni da chiarire

(da Odontoiatria33)    Firmato nei giorni scorsi tra il Governo, le Regioni e le Province autonome e i rappresentanti istituzionali (CAO) e di categoria degli odontoiatri (AIO-ANDI-SUSO), il protocollo che definisce il coinvolgimento nella campagna vaccinale degli iscritti all’Albo degli Odontoiatri diventerà realmente operativo dopo gli accordi regionali con le singole CAO ed i sindacati e quando le dosi di vaccini saranno in una quantità tale da rendere necessario il coinvolgimento di “tutte le forze in campo” per vaccinare il maggior numero di persone nel minor tempo, come ricordato dal Ministro della Salute e dallo stesso presidente Draghi.  Con il presidente CAO Raffaele Iandolo abbiamo cercato di capire gli aspetti organizzativi e le questioni ancora non chiare, come le responsabilità. 

- Presidente Iandolo, perché il protocollo firmato con il Ministero della Salute per inserire anche gli odontoiatri nella campagna di vaccinazione è importante? 

E’ straordinariamente importante per una serie di motivi. Prima di tutto è la dimostrazione del fatto che il Ministero della Salute ci considera interlocutori essenziali nell’ ambito dell’assistenza sanitaria in Italia, dopo un lungo periodo in cui l’attenzione ministeriale era quasi esclusivamente rivolta agli attori del Servizio Sanitario Nazionale. Il Paese si rivolge anche a noi per chiederci aiuto in un momento di estrema difficoltà. Ci viene riconosciuto un ruolo fondamentale in termini di qualità, di organizzazione e di capillarità, tutti elementi che qualificano ulteriormente la nostra partecipazione alla campagna vaccinale, in un’ottica completamente diversa da quella adottata fino a poche settimane fa dalla precedente struttura commissariale nazionale. 

- Gli odontoiatri vaccinatori dovranno attivare una polizza assicurativa dedicata, quali sono le responsabilità? 

Bisogna scindere la responsabilità penale da quella civile. E’ necessario che uno scudo penale appositamente approvato per legge tuteli in tal senso tutti i vaccinatori. In questa direzione mi risulta che il Governo si stia attivando. In caso contrario il rischio di incorrere in problemi penali disincentiverà notevolmente odontoiatri e medici dall’ aderire alla campagna vaccinale.Per quanto attiene alla responsabilità civile è necessario essere coperti da una polizza che copra gli eventuali danni da somministrazione del vaccino anti COVID 19. La FNOMCeO ha sottoscritto apposita convenzione con costi accettabili, ma anche le associazioni di categoria stanno adoperandosi, allo scopo di integrare le polizze RC in essere con tale copertura in maniera assolutamente gratuita. Laddove ci fosse uno specifico accordo con le Regioni tale garanzia assicurativa sarà ricompresa in tale accordo. 

- Gli odontoiatri che si offriranno volontariamente potranno mettere a disposizione i propri studi oppure saranno chiamati a prestare la propria opera dalle Asl nei centri vaccinali? Potranno concordare giorni ed orari? 

Il protocollo lascia aperte entrambe le opzioni, lasciando l’ultima parola agli accordi che Commissioni Albo Odontoiatri e sindacati, nel rispetto dei ruoli, sapranno sottoscrivere nelle varie realtà regionali, con modalità che prevedano con precisione le modalità di partecipazione degli odontoiatri, compresi tempi, orari, quantità, qualità e sicurezza riguardanti le somministrazioni. 

- Chi volesse aderire come deve fare? 

Deve attendere che gli accordi regionali vengano resi pubblici e, da quel momento, comunicare la propria disponibilità tramite l’accesso al canale che verrà definito nell’ ambito di tale accordo, precisando tempi (giorni e ore), luogo e organizzazione scelti. Dopo aver frequentato l’apposito corso, gli saranno assegnate le dosi di vaccino come da opzioni da lui definite. 

- L’adesione è volontaria, perché gli odontoiatri italiani dovrebbero aderire? 

Se il Paese chiama, gli odontoiatri italiani, con la propria sensibilità ed in piena autonomia, sono chiamati a rispondere secondo le singole disponibilità e nelle quantità che riterranno di garantire. Noi ci adopereremo per incentivare le adesioni al fine di cercare, insieme a tutti i cittadini italiani, di unirci nello sforzo di portare l’Italia fuori dalla crisi pandemica. Quando questa battaglia avrà successo, una significativa parte di tale successo sarà da attribuire alla nostra fattiva partecipazione quali attori fondamentali nell’ ambito dell’assistenza sanitaria in Italia.

Vaccini Covid. Ema: “Pfizer, Moderna e J&J efficaci contro le varianti”

Lo ha detto Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccini dell'Ema, in audizione alla commissione Sanità del Parlamento europeo. “Secondo un piccolo studio su duemila casi, il vaccino AstraZeneca è risultato invece non efficace contro la variante sudafricana” ma è necessario attendere “studi più ampi”   Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=93522&fr=n

Attività motoria come rimedio a ansia e depressione da Covid

(da DottNet)   Se durante il lockdown dello scorso anno le persone avessero potuto mantenere gli stessi livelli di attività motoria, si sarebbero potuti evitare fino al 21% dei casi gravi di ansia o depressione. È il risultato più rilevante dell'indagine 'Io conto 2020' condotta fra studenti e dipendenti delle università di Pisa, Firenze, Torino, Genova e Messina, pubblicato sulla rivista scientifica 'Plos One'.   Lo studio, spiega una nota, coordinato dall'Università di Pisa, ha consentito di raccogliere informazioni relative allo stile di vita della popolazione universitaria durante il lockdown tra aprile e maggio 2020 tramite un sondaggio online a cui hanno partecipato 18.120 tra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo delle università partecipanti.    Il risultato pubblicato su 'Plos One' riguarda l'analisi dei dati relativi al disagio psicologico dei partecipanti da cui è risultato che elevati livelli di ansia o depressione erano presenti con maggiore frequenza fra gli studenti, fra i partecipanti con un basso reddito e fra coloro che, durante il lockdown, hanno interrotto la pratica dell'attività fisica.    Rispetto a coloro che sono sempre stati inattivi, chi è riuscito a praticare con continuità attività fisica durante il lockdown ha avuto un rischio ridotto del 20% di soffrire di ansia e depressione, mentre chi ha interrotto la pratica dell'esercizio fisico ha avuto un rischio maggiore del 50%. Gli autori del lavoro hanno appunto stimato che, se durante il lockdown si fossero potuti mantenere gli stessi livelli di attività fisica, si sarebbero potuti evitare fino al 21% dei casi gravi di ansia o depressione.

Vaccinazioni e varianti, le 10 risposte dell’ISS ai dubbi dei medici

(da Univadis)   Le Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione anti-COVID-19 sono appena state aggiornate dall’Istituto superiore di sanità per riflettere la diversa condizione epidemiologica determinata dalla diffusione delle varianti virali. Il documento fornisce anche risposte chiare e semplici ad alcuni dei dubbi espressi dai medici.

- La circolazione delle varianti richiede una modifica delle misure di prevenzione e protezione non farmacologiche (distanziamento fisico, mascherine, igiene delle mani) in ambito comunitario e assistenziale?

No, non è indicato modificare le misure di prevenzione e protezione basate sul distanziamento fisico, sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani; al contrario, si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure.

- Test diagnostici e varianti

Per garantire la diagnosi d’infezione sostenuta da varianti virali con mutazioni nella proteina spike, i test diagnostici molecolari real-time PCR devono essere multi-target ovvero capaci di rilevare più geni del virus e non solo il gene spike (S) che potrebbe dare risultati negativi in caso di variante con delezione all’interno del gene S quale la variante inglese.

- I lavoratori vaccinati, inclusi gli operatori sanitari, devono mantenere l’uso dei DPI e dei dispositivi medici, l’igiene delle mani, il distanziamento fisico e le altre precauzioni sul luogo di lavoro?

Tutti i lavoratori, inclusi gli operatori sanitari, devono continuare a utilizzare rigorosamente i DPI, i dispositivi medici prescritti, l’igiene delle mani, il distanziamento fisico e le altre precauzioni secondo la valutazione del rischio, indipendentemente dallo stato di vaccinazione e aderire a eventuali programmi di screening dell’infezione.

- Una persona vaccinata, al di fuori dell’ambiente di lavoro, deve continuare a rispettare le misure di prevenzione per la trasmissione del virus (distanziamento fisico, mascherine, igiene delle mani)?

Una persona vaccinata con una o due dosi deve continuare a osservare tutte le misure di prevenzione quali il distanziamento fisico, l’uso delle mascherine e l’igiene delle mani, poiché, come sopra riportato, non è ancora noto se la vaccinazione sia efficace anche nella prevenzione dell’acquisizione dell’infezione e/o della sua trasmissione ad altre persone.  Questo ancor più alla luce dell’attuale situazione epidemiologica che vede la comparsa e la circolazione di nuove varianti virali, che appaiono più diffusive rispetto al virus circolante nella prima fase della pandemia e per le quali la protezione vaccinale potrebbe essere inferiore a quella esercitata rispetto al ceppo virale originario.

- Se una persona vaccinata con una o due dosi viene identificata come contatto stretto di un caso positivo, bisogna adottare le misure previste per i contatti stretti?

Se una persona viene in contatto stretto con un caso positivo per SARS-CoV-2, secondo le definizioni previste dalle Circolari del Ministero della Salute, questa deve essere considerata un contatto stretto anche se vaccinata, e devono, pertanto, essere adottate tutte le disposizioni prescritte dalle Autorità sanitarie. Si mantiene la deroga alla quarantena per il personale sanitario, con il rispetto delle misure di prevenzione e protezione dell’infezione, fino a un’eventuale positività ai test di monitoraggio per SARS-CoV-2 o alla comparsa di sintomatologia compatibile con COVID-19.

- Quali casi sono da considerarsi fallimenti vaccinali?

Anche i soggetti vaccinati, seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da SARS-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita.

- I programmi di screening dell’infezione degli operatori sanitari, inclusi quelli delle strutture residenziali socioassistenziali e sociosanitarie, devono essere modificati dopo l’introduzione della vaccinazione?

Alla luce delle conoscenze acquisite, non si ritiene, al momento, di dovere modificare i programmi di screening dell’infezione da SARS-CoV-2 in atto per gli operatori sanitari mantenendo inalterata la frequenza dei test.

- Opportunità e tempistiche di rilevazione del titolo di anticorpi diretti verso la proteina spike (S) ed eventuale sorveglianza nel tempo nei soggetti vaccinati.

La valutazione e il monitoraggio del titolo anticorpale dopo la vaccinazione anti-COVID-19 non sono indicati nella pratica clinica se non nell’ambito di studi scientifici/epidemiologici.  Poiché, al momento, è impossibile correlare in modo preciso il titolo di anticorpi con il livello di protezione, la presenza di anticorpi all’esame sierologico non esime la persona dall’uso dei DPI e dispositivi medici, nonché dal seguire tutte le precauzioni standard e specifiche per impedire la trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2.    L’identificazione del titolo di anticorpi capace di attività neutralizzante sia nei sieri di pazienti in convalescenza a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2 sia in sieri di individui vaccinati è tuttora in corso per le varianti virali note. Tuttavia, è necessaria la standardizzazione dei test, valutando lo stato immunitario in seguito a infezione naturale e a vaccinazione con i diversi vaccini disponibili e utilizzando le diverse varianti di SARS-CoV-2 identificate.

- I contatti stretti di un caso di COVID-19 quando possono essere vaccinati?

I contatti stretti di COVID-19 dovrebbero terminare la quarantena di 10-14 giorni secondo quanto previsto dalle normative ministeriali vigenti prima di potere essere sottoposti a vaccinazione.

- Chi ha avuto il COVID-19 deve comunque vaccinarsi? È a rischio di avere delle reazioni avverse più frequenti o gravi al vaccino?

La vaccinazione anti-COVID-19 si è dimostrata sicura anche in soggetti con precedente infezione da SARS-CoV-2, e, pertanto, può essere offerta indipendentemente da una pregressa infezione sintomatica o asintomatica da SARS-CoV-2. Ai fini della vaccinazione, non è indicato eseguire test diagnostici per accertare una pregressa infezione. È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e, preferibilmente, entro i 6 mesi dalla stessa. Fanno eccezione i soggetti che presentino condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, i quali, pur con pregressa infezione da SARS-CoV-2, devono essere vaccinati quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi.